{"id":50111,"date":"2023-10-05T00:00:00","date_gmt":"2023-10-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/donne-e-natura-udine-rivive-un-legame-antico\/"},"modified":"2023-10-05T00:00:00","modified_gmt":"2023-10-04T22:00:00","slug":"donne-e-natura-udine-rivive-un-legame-antico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/donne-e-natura-udine-rivive-un-legame-antico\/","title":{"rendered":"Donne e natura, Udine rivive un legame antico"},"content":{"rendered":"<p> \tUDINE- I destini della risorsa femminile e di quella naturale sono legati a doppio filo nella storia della modernit\u00e0<strong>: pi\u00f9 di 10 graffianti voci del panorama artistico contemporaneo<\/strong>\u00a0<strong>internazionale<\/strong>\u00a0\u2013 tra artista visive, performer e scrittrici \u2013 si confrontano nella\u00a0<strong>mostra\u00a0<\/strong>\u201c<strong>Wasted<\/strong>\u201d,\u00a0<strong>allestita a Udine<\/strong>\u00a0(Bunker di Piazza I maggio) fino al prossimo 3 novembre dall\u2019Associazione artistico-culturale\u00a0<strong>IoDeposito<\/strong>\u00a0per la direzione artistica di\u00a0<strong>Chiara Isadora Artico<\/strong>.<\/p>\n<p> \tAl centro dell\u2019esposizione e del progetto \u2013 presentati alla presenza di\u00a0<strong>Francesca Turrini<\/strong> degli uffici Cultura della Regione FVG, di <strong>Antonella Gatta<\/strong> in rappresentanza del Comune di Udine e <strong>Renata della Ricca<\/strong>, Commissione Pari opportunit\u00e0 del Consiglio Regionale \u2013\u00a0<strong>alcuni dei temi caldi della questione femminile odierna<\/strong>, rintracciando sentieri e collegamenti tra lo \u201cspreco\u201d della competenza femminile e lo \u201cspreco\u201d di quella naturale<strong>.\u00a0<\/strong>La\u00a0<strong>mostra<\/strong>\u00a0\u2013 che oltre alle opere prevede eventi, talk, e live performance \u2013 \u00e8 suddivisa concettualmente in<strong>\u00a0tre capitoli <\/strong>e presenta <strong>visioni e suggestioni provenienti dal mondo dell&#8217;arte sul rapporto uomo-donna-natura<\/strong>, attivando <strong>circuiti di pensiero critico<\/strong> sull&#8217;iconografia e sulla rappresentazione visuale, sul tema dello sguardo, sul tema del corpo in rapporto alla societ\u00e0, rintracciando e suggerendo quei percorsi culturali collettivi che in modo implicito o esplicito possono accorciare la distanza tra i generi.<\/p>\n<p> \tIl <strong>primo capitolo della mostra<\/strong> verte sul tema del <strong>trasferimento di conoscenza<\/strong>, operato per secoli secondo <strong>schemi e pratiche \u201cpatriarcali\u201d<\/strong>, come osservato e teorizzato dalla scrittrice statunitense Bell Hooks: tali schemi \u2013 ci spiega &#8211; hanno promosso un modello apparentemente razionalizzante di matrice positivista: dietro a tale facciata, si venivano in realt\u00e0 <strong>squalificando e marginalizzando le conoscenze e le pratiche provenienti dall\u2019universo femminile<\/strong>. Spiccano in questa sezione le installazioni di <strong>Beatrice Achille &#8211; <\/strong>poetessa e filosofa, conosciuta per le sue opere di videopoesia &#8211; e di<strong> Zosia Zoltkowski, <\/strong>artista interdisciplinare di origine Polacca, australiana di prima generazione, che si occupa di ricerca e creazione performativa: entrambe suggeriscono <strong>nuovi modi per conoscere l\u2019ambiente<\/strong>, modi \u201csussurrati\u201d che richiedono l\u2019utilizzo dell\u2019epidermide e delle membrane vocali per l\u2019acquisizione e il trasferimento della conoscenza del mondo. Di <strong>Beatrice Achille<\/strong> \u00e8 presente l\u2019opera sonora \u201c<strong>Mnestica\u201d<\/strong>: da una conchiglia accostata all\u2019orecchio \u00e8 possibile ascoltare una sua poesia che invita i visitatori a scoprirsi custodi delle tracce sommerse della cultura femminile. Di <strong>Zosia Zoltkowski<\/strong> \u00e8 possibile apprezzare il suo distintivo metodo di \u201c<strong>body mapping<\/strong>\u201d in una <strong>video-performance<\/strong> dove l\u2019artista sviluppa un rapporto conoscitivo con l\u2019ambiente che la circonda tramite la consapevolezza del corpo. La performance suggestiona lo spettatore suggerendo un contatto primordiale, fisico e insieme spirituale, con gli elementi naturali. Zosia sar\u00e0 protagonista <strong>venerd\u00ec 13 ottobre alle 18.00<\/strong> (con <strong>replica sabato 14 ottobre alle 17.00<\/strong>) di una <strong><em>durational<\/em> performance<\/strong> creata appositamente per la mostra proprio dal titolo <strong>Wasted<\/strong>. Avvolta in uno strato di plastica (chiara evocazione dell\u2019inquinamento che soffoca il pianeta), l\u2019artista cerca la coabitazione con un sistema che manipola il suo spazio vitale e limita il suo movimento attraverso pareti trasparenti: una metafora dell\u2019esperienza femminile, equiparata a quella ambientale.<\/p>\n<p> \tIl <strong>secondo capitolo della mostra<\/strong> presenta una selezione di opere e di performance che reinterpretano <strong>due leitmotiv iconografici<\/strong> dell\u2019arte visuale, nei quali il <strong>trasferimento di conoscenza patriarcale<\/strong> si \u00e8 tradotto nel cosiddetto \u201cmale gaze\u201d, quello <strong>sguardo maschile<\/strong> egemone nei secoli, influente a tal punto da essere introiettato anche dalle donne. Si tratta dell\u2019accostamento dei <strong><em>topoi <\/em>visuali del nudo femminile e della natura morta<\/strong>, modelli di rappresentazione canonicamente accettati, nei quali il rapporto di potere tra l\u2019uomo e il soggetto dipinto rende evidente la disparit\u00e0. Decostruendo e reinterpretando i tratti tipici della natura morta e del nudo femminile, si possono ammirare le opere di <strong>Holly Timpener<\/strong> (Canada), <strong>Nemanja Milenkovi\u0107<\/strong> (Serbia), <strong>Andreja Karga\u010din<\/strong> (Serbia), <strong>Kate Gilmore<\/strong> (USA) e <strong>Marta Lodola<\/strong> (Italia\/Germania) che ne esplorano nuove versioni, provocatorie o concilianti, ribaltandone gli stereotipi e le relazioni unidirezionali di conquista e sopraffazione e ribilanciando lo sguardo, cos\u00ec da liberare i soggetti rappresentati o dare voce ai loro stati d\u2019animo.<\/p>\n<p> \tL&#8217;ultimo insieme narrativo, il <strong>terzo capitolo<\/strong>, traendo dai precedenti, introduce i temi dell&#8217;impatto di tale mentalit\u00e0 nell&#8217;ambito sociale, tratteggiando un filo rosso che vede il <strong>corpo femminile come perno centrale della discussione<\/strong>. Gi\u00e0 la prima ondata del movimento femminista americano rilevava il tema della percezione frammentaria del corpo femminile, nel quale ogni pezzo, disgiunto dagli altri &#8211; ad esempio le labbra, le gambe, il seno &#8211; deve misurarsi e cercare di <strong>corrispondere ad uno standard di bellezza e di perfezione imposto dallo sguardo maschile<\/strong> e dal mercato, che impedisce alla donna un&#8217;esperienza totalizzante del suo essere corporeo. <strong>Molti sono i meccanismi ancora non sufficientemente discussi<\/strong> relativi alle <strong>micro-aggressioni quotidiane ai danni dell\u2019universo femminile<\/strong> e dei suoi diritti di espressione e auto-affermazione. Il capitolo presenta una selezione inter-generazionale di opere video e performative, che portano a smascherare tali schemi e a offrirne antidoti. Spicca nella sezione la presenza dell\u2019artista americana <strong>Martha Rosler<\/strong> che storicamente si \u00e8 espressa attraverso differenti forme: video, fotografia, testi, installazioni e performance. In mostra la sua <strong>opera-video<\/strong> del 1977 <strong><em>Vital Statistic of a Citizen, Simply Obtained<\/em><\/strong>. Nel video, nell\u2019arco di una pseudo visita medica, un dottore misura con piglio assertivo e distaccato le parti del corpo dell\u2019artista, in un\u2019atmosfera di freddezza che scandisce sopraffazione: l\u2019esame prevede la graduale svestizione del corpo della donna, sottoposta a un\u2019umiliante situazione di reificazione e perdita di controllo. Presente anche una video-opera della britannica <strong>Sarah Maple<\/strong>, artista multidisciplinare nota per le sue opere audaci che sfidano le nozioni di identit\u00e0, religione e femminismo. Nel suo video <strong><em>Freedom of Speech<\/em><\/strong> il diritto di parola \u00e8 fisicamente impedito dalla dinamica di sopraffazione del corpo.<\/p>\n<p> \t<strong>INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA VENERD\u00cc 6 OTTOBRE ALLE 18.00 CON DUE LIVE PERFOMANCE<\/strong><\/p>\n<p> \tNel corso della mostra sono previste una serie di <strong>live-performance<\/strong>, a partire, <strong>venerd\u00ec 6 ottobre<\/strong>, dal <strong>vernissage di inaugurazione<\/strong> che prevede alle <strong>18.00 due performance in contemporanea.<\/strong> L\u2019artista serba <strong>Sonja Radakovi\u0107 <\/strong>propone \u201c<strong>Unrequited Love<\/strong>\u201d, una visione liberatoria del corpo femminile, attraverso una pratica di resistenza fisica e mentale. L\u2019artista offre un antidoto alla sensazione di oppressione attraverso una <strong>corsa ininterrotta di circa 3 ore <\/strong>sul breve e ripetitivo <strong>circuito di cemento fresco<\/strong>, avvicinando chi guarda all\u2019esperienza del fenomeno naturale per antonomasia: il dispiegamento di energia creatrice. In mostra resteranno poi disponibili i video, le fotografie, e il circuito cementificato: traccia visibile del passaggio dell\u2019artista. In contemporanea la <em>durational performance<\/em>, \u201c<strong>Hold on Her<\/strong>\u201d ideata nel 1975 da <strong>Kate Gilmore<\/strong> e interpretata da <strong>Camilla Isola<\/strong>. Nel panorama artistico internazionale quella della dell\u2019artista statunitense \u00e8 una delle voci pi\u00f9 riconosciute per la sua capacit\u00e0 di mettere in discussione gli stereotipi connessi al genere. Le sue opere, che si sviluppano tra scultura e performance, sono state esposte tra gli altri al Whitney Museum of American Art, alla Biennale di Mosca, al MoMA di New York e al Fine Art Museum di Boston. Nella performance, <strong>Gilmore inventa una nuova forma di natura morta<\/strong>: un <em>tableau vivant <\/em>nel quale il corpo femminile sta su uno stallo sorreggendo alcuni oggetti dal sapore archeologico ed etnografico. Sorreggendoli, la donna non abbandona mai la presa. La performance sar\u00e0 replicata sabato 7 ottobre alle 17.00 e sabato 21 ottobre alle 17.00<\/p>\n<p> \tAl centro del week end di <strong>venerd\u00ec 13 e sabato 14 ottobre<\/strong> due, ulteriori <strong>live performance<\/strong> a partire dalla gi\u00e0 citata \u201c<strong>Wasted<\/strong>\u201d di <strong>Zosia Zoltkowski<\/strong> affiancata dalla durational performance \u201c<strong>Covered<\/strong>\u201d di <strong>Marta Lodola<\/strong> della durata di circa 2 ore. Qui il corpo femminile \u00e8 al centro del paradosso: lo sguardo maschile lo vuole aderente ai parametri del \u201ccorpo ideale\u201d (un modello imposto da ci\u00f2 che dovrebbe essere l\u2019attrattiva sessuale), che per\u00f2 non corrispondono a ci\u00f2 che il corpo \u00e8 effettivamente in natura. Sovvertendo il canone del nudo femminile pittorico, l\u2019artista opera una riappropriazione della propria autonomia attraverso la vestizione. Nella sua performance l\u2019artista avvolge progressivamente il suo corpo con un gomitolo di lana rossa: il filo diventa come una seconda pelle, uno strumento di elevazione verso l\u2019auto-conferimento del potere personale e un mezzo di de-colonizzazione dallo sguardo maschile.<\/p>\n<p> \tIl progetto prevede per <strong>venerd\u00ec 20 ottobre <\/strong>a Casa Cavazzini il workshop <strong>Dualit\u00e0 ed espressione<\/strong> con il duo di artisti <strong>Alice Mestriner e Ahad Moslemi <\/strong>(ore 18.00). <strong>Sabato 21 ottobre <\/strong>alle 16.30 in programma un <strong>laboratorio didattico-creativo per ragazzi<\/strong> sui temi di interesse dell\u2019esposizione, appositamente studiato per ragazzi di et\u00e0 10-15 anni dagli arte-terapeuti di Comfort Zone.<\/p>\n<p> \tSpiccano nel programma <strong>due presentazioni editoriali<\/strong> a partire, <strong>venerd\u00ec 27 ottobre <\/strong>alle 18.00 alla Libreria Friuli del libro di <strong>Jennifer Guerra<\/strong> <strong>\u201cSul sellino posteriore della motocicletta. Pasolini e il femminismo\u201d<\/strong>. <strong>Sabato 28 ottobre<\/strong>, invece, sempre alle 18.00<strong> Gaia Ginevra Giorgi<\/strong> presenta il suo libro <strong>Dizionario fantastico Sul paesaggio e sui suoi attraversamenti<\/strong>.<\/p>\n<p> \tParticolare attenzione in mostra viene riservato anche alla possibile fruizione dell\u2019esposizione da parte di bambini e ragazzi e delle loro famiglie. Durante ogni evento, IoDeposito ha riservato uno spazio dedicato ai bambini e ai ragazzi con libri e personale dedicato.<\/p>\n<p> \tTutte le performance, i laboratori e gli incontri sono ad ingresso libero. Consigliata la prenotazione: <strong>prenotazione@iodeposito.org<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bunker antiaereo di piazza Primo Maggio ospiter\u00e0 una suggestiva esposizione sui temi caldi della questione femminile odierna<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":50112,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-50111","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-300x300.webp",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-500x500.webp",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-474x324.webp",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-391x260.webp",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-300x400.webp",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54625-1.webp",272,182,false]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Il bunker antiaereo di piazza Primo Maggio ospiter\u00e0 una suggestiva esposizione sui temi caldi della questione femminile odierna","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50111","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=50111"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50111\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50112"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=50111"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=50111"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=50111"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}