{"id":49895,"date":"2023-08-30T00:00:00","date_gmt":"2023-08-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/convivere-con-lalzheimer\/"},"modified":"2023-08-30T00:00:00","modified_gmt":"2023-08-29T22:00:00","slug":"convivere-con-lalzheimer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/convivere-con-lalzheimer\/","title":{"rendered":"Convivere con l&#8217;Alzheimer"},"content":{"rendered":"<p> \tAnche in Friuli Venezia Giulia crescono i casi di decadimento cognitivo e patologie correlate conseguenti all\u2019allungamento della vita, favorito da condizioni di benessere e progressi medici un tempo inimmaginabili.<\/p>\n<p> \tNe parliamo con il <strong>dottor Claudio Albiero<\/strong>, specialista in geriatria e gerontologia.<\/p>\n<p> \t<strong>Dottor Albiero, come cambiano le funzioni cognitive con l\u2019avanzare degli anni?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abOgnuno invecchia in modo diverso e perci\u00f2 l\u2019effetto dell\u2019et\u00e0 sulle funzioni cognitive \u00e8 del tutto individuale. Le capacit\u00e0 intellettive raggiungono il massimo livello a 30 anni, restando sufficientemente stabili per poi modificarsi in modo variabile dopo i 60-70 anni, quando la velocit\u00e0 di elaborazione delle informazioni diminuisce, rallentando le reazioni e l\u2019esecuzione dei compiti\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come si modifica la memoria con l\u2019et\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLa capacit\u00e0 di richiamare nozioni immagazzinate rimane invariata, al pi\u00f9 rallenta, ma la perdita di memoria \u00e8 il disturbo neuropsicologico pi\u00f9 frequente negli anziani. Viene per\u00f2 mantenuta l\u2019abilit\u00e0 a imparare cose nuove, magari in pi\u00f9 tempo e con maggiore concentrazione\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Se si perdono le connessioni neurologiche ne nascono di nuove?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abAnche in tarda et\u00e0 il cervello mantiene la plasticit\u00e0, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di creare nuove connessioni tra le cellule rimanenti per sopperire alla loro diminuzione. Nel 2019 un team di ricercatori spagnoli, contraddicendo ricerche precedenti, ha trovato prove di neurogenesi, cio\u00e8 nuovi neuroni generati nell\u2019area ippocampale cerebrale, quella pi\u00f9 importante per la memorizzazione, in soggetti anziani deceduti da poco tempo, cosa non rilevata in individui affetti da Alzheimer\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come si manifestano i primi segnali di decadimento cognitivo?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abI primi segnali sono di varia natura per cui \u00e8 comunque importante prestare attenzione anche a uno solo dei sintomi iniziali se persistente e progressivo. Si va dalla perdita di memoria di eventi e informazioni recenti al frequente smarrimento di oggetti di uso quotidiano, con disorientamento nel tempo e nello spazio (non orientarsi in un luogo conosciuto, perdere la strada di casa). Ma possono essere anche problemi di linguaggio come perdere il \u201cfilo del discorso\u201d, non ricordare nomi, diminuzione della capacit\u00e0 di giudizio, di risolvere problemi semplici, oppure comportarsi in modo non appropriato o ancora difficolt\u00e0 nel pensiero astratto, nel fare calcoli o esprimere un ragionamento complesso\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Una difficolt\u00e0 nei compiti abitudinali pu\u00f2 essere un segnale?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abCampanello di allarme pu\u00f2 essere la difficolt\u00e0 nelle attivit\u00e0 quotidiane (utilizzo di elettrodomestici, guida dell\u2019auto, assunzione della terapia). Cos\u00ec come la riduzione di interesse per le abituali occupazioni, trascuratezza per la cura della casa e di s\u00e9, poca voglia di frequentare gli amici. Ma anche rapide variazioni di umore, del carattere e del comportamento senza motivate ragioni. Tali modificazioni possono comprendere allucinazioni, visive e\/o uditive, deliri, frequente quello di ladrocinio, irritabilit\u00e0 e aggressivit\u00e0 verbale, difficolt\u00e0 a riconoscere luoghi e persone, insonnia e cambiamenti delle abitudini alimentari\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Perch\u00e9 si manifesta l\u2019Alzheimer?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abL\u2019accumulo a livello cerebrale di frammenti di una proteina chiamata <em>beta-amiloide <\/em>\u00e8 una delle cause della malattia che inizia qualche decennio prima della comparsa dei sintomi iniziali\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come si colloca una persona smemorata fra normalit\u00e0 e malattia?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abL\u2019<em>Alzheimer\u2019s Association Australia <\/em>ha pubblicato un quadro sinottico per capire se le modificazioni della memoria sono un normale processo di invecchiamento o una forma di demenza. I cambiamenti dovuti all\u2019et\u00e0 prevedono occasionalit\u00e0 nelle dimenticanze di eventi e nozioni recenti. Per contro le abilit\u00e0 funzionali esaminate prevedono nelle demenze una difficolt\u00e0 progressiva con incapacit\u00e0 graduale. Se il deficit di memoria \u00e8 sporadico, non associato ad altri sintomi cognitivi e non \u00e8 progressivo, viene considerato normale invecchiamento cerebrale\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quali fattori, genetici e ambientali, influenzano i processi di decadimento mentale?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abOltre all\u2019et\u00e0 avanzata e alla predisposizione genetica sono vari e diversi fra questi l\u2019ipertensione arteriosa, l\u2019ipercolesterolemia, le cardiopatie. il diabete mellito e l\u2019obesit\u00e0, i traumi cranici, il fumo e l\u2019alcol ma anche una vita sedentaria\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Ci possono essere familiarit\u00e0 genetiche per queste malattie?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abI fattori genetici intervengono solo per il 25-30% nello sviluppo della malattia, pesano di pi\u00f9 gli stili di vita e i fattori ambientali. L\u2019et\u00e0 rappresenta il maggiore fattore di rischio non modificabile. Dopo i 65 anni l\u2019incidenza della malattia di Alzheimer aumenta in modo esponenziale. Fondamentale per\u00f2 \u00e8 rimarcare che la demenza non \u00e8 una conseguenza dell\u2019invecchiamento ma \u00e8 l\u2019espressione di una malattia\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>\u00c8 una malattia che si eredita?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abIn un ridottissimo numero di casi, non superiore al 5% e in pi\u00f9 persone della stessa famiglia, di solito prima dei 60 anni, con la probabilit\u00e0 del 50% di trasmettere la mutazione a ognuno dei figli. Un test genetico dimostra l\u2019origine della malattia. Nel restante 95%, nelle pi\u00f9 frequenti forme dette sporadiche o tardive, per i familiari vi \u00e8 una generica predisposizione, di poco superiore a quella di persone che non hanno un parente affetto da demenza. Questo serve ad allontanare la preoccupazione pi\u00f9 diffusa dei familiari\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>La vecchiaia non \u00e8 dunque la causa dell\u2019Alzheimer.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNel 2019 sono stati pubblicati alcuni sondaggi: 2 persone su 3 pensano che la malattia sia causata dall\u2019invecchiamento e, cosa veramente sorprendente, lo pensa anche il 62% del personale sanitario intervistato. Questa errata convinzione \u00e8 facilitata dal frequente e improprio uso del termine \u201cdemenza senile\u201d che in realt\u00e0 non indica una forma specifica di malattia e induce a pensare che l\u2019anziano, in quanto tale, possa diventare demente\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quali sono i comportamenti corretti verso il malato?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00ab\u00c8 importane che il familiare <em>caregiver <\/em>conosca le problematiche della malattia e come approcciarsi ai nuovi bisogni. Utile a questo scopo l\u2019edizione italiana di <em>A. D. \u2013 Help for Caregivers<\/em>. In un ideale protocollo \u00e8 importante stabilire una routine quotidiana e mantenere le stesse attivit\u00e0 alla stessa ora in base agli interessi precedenti e alle abilit\u00e0 residue. Sostenere l\u2019autonomia della persona ammalata, non sostituirsi precocemente, rispettando in ogni fase di malattia la dignit\u00e0 del malato. Evitare scontri, commenti negativi cause di stress inutili sia al malato sia al <em>caregiver<\/em>, tenere conto che il malato potrebbe non essere in grado di comprendere le spiegazioni e le istruzioni e, quindi, passibile di ripetere gli stessi errori. \u00c8 importante entrare nel suo mondo, cercando di comprendere meglio i nuovi bisogni, evitando di rimarcare gli insuccessi\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quali sono le necessit\u00e0 per una persona disorientata e confusa?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abEssere rassicurata, poter mantenere il senso dell\u2019umorismo, sentirsi al sicuro, sempre in grado di comunicare. Ma anche essere incoraggiata nel mantenimento di una buona forma fisica e gestire al meglio eventuali comorbilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Cosa fare alla comparsa dei primi sintomi comportamentali?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDomandarsi dove, quando, come e con chi. Ricordiamoci che il malato diventa prigioniero di una realt\u00e0 unica, del tutto personale e non pi\u00f9 condivisibile. Le demenze per le dimensioni epidemiologiche, per la sofferenza dei malati, per il carico angosciante di travaglio psicologico, professionale, familiare ed economico dei <em>caregivers<\/em>, sono uno dei principali problemi socio-sanitari che per\u00f2 sembra continuare a rimanere non ben visibile al sistema, quasi in una forma ulteriore di ageismo, stante la carenza di servizi e strutture specifiche, dedicate e collegate in rete\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Le deprivazioni sensoriali come sordit\u00e0 e ipovisione incidono?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDa una serie di studi effettuati negli Stati Uniti, e pubblicati su <em>Jama Neurology<\/em>, si \u00e8 evidenziato che il deficit visivo potrebbe determinare circa il 2% di casi di demenza. Anche la perdita dell\u2019udito rappresenta un fattore di rischio che aumenta a seconda del grado di sordit\u00e0. Entrambi portano all\u2019isolamento sociale favorendo la depressione e la possibilit\u00e0 di demenza, in una sommazione di disabilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quali esami possono rivelare propensione o presenza di problematiche di decadimento cognitivo, demenza o patologie correlate?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSi inizia dall\u2019anamnesi, dalla raccolta dei dati della storia passata e recente del malato, sentendo anche i familiari. Quindi si procede all\u2019esame fisico generale e neurologico, si richiedono le analisi del sangue e dell\u2019urina, e un esame di <em>neuroimaging <\/em>cerebrale. Indispensabile per orientare la diagnosi \u00e8 la valutazione neuropsicologica con la somministrazione dei relativi test\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quali sono le raccomandazioni, per prevenire o rallentare il cammino degenerativo?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDieta mediterranea e attivit\u00e0 fisica riducono i rischi per cui \u00e8 importante un elevato consumo di frutta e vegetali, legumi, cereali, noci, olio di oliva, pesce, pomodori e formaggi freschi. Per quanto riguarda l\u2019esercizio fisico il consiglio \u00e8 camminare almeno 30 minuti al giorno, a passo sostenuto, per stimolare anche la produzione di nuovi neuroni e sinapsi. Importante \u00e8 mantenere relazioni sociali ed essere intellettualmente attivi\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong><em>A chi rivolgersi<\/em><\/strong><\/p>\n<p> \tGli specialisti di riferimento per patologie di decadimento cognitivo sono il neurologo, il geriatra, lo psichiatra, il neuropsicologo e il radiologo. Alcuni riferimenti utili in regione sono i Centri Disturbi Cognitivi e Demenze delle Aziende Sanitarie, a Gorizia il Centro Alzheimer Mitteleuropeo (cell. 335 5307753) e S.O.F.I.A. (Sostenere Ogni Famiglia In Autonomia) (Numero verde 800 301171). A Monfalcone \u00e8 presente l\u2019Associazione Alzheimer Isontino (390 9011893), a Udine Associazione Alzheimer Udine (0432 25555) a Latisana l\u2019Associazione Alzheimer (0431 520496). Possibili riferimenti sono anche la Residenza protetta e Centro diurno Argo Alzheimer a San Canzian d\u2019Isonzo (0481 76409), l\u2019Associazione De Banfield a Trieste (040 362766) e l\u2019Ambito dei Servizi Sociali Sanvitese (0434842911) che gestisce vari Centri diurni.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dottor Claudio Albiero, specialista in geriatria e gerontologia: \u00abLa demenza non \u00e8 una conseguenza dell\u2019invecchiamento ma \u00e8 l\u2019espressione di una malattia\u00bb<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":49896,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-49895","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",1000,756,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",1000,756,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",1000,756,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-300x227.webp",300,227,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",640,484,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-300x300.webp",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-500x500.webp",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-474x324.webp",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-391x260.webp",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-300x400.webp",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",1000,756,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",1000,756,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",1000,756,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",250,189,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/54263-1.webp",241,182,false]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Il dottor Claudio Albiero, specialista in geriatria e gerontologia: \u00abLa demenza non \u00e8 una conseguenza dell\u2019invecchiamento ma \u00e8 l\u2019espressione di una malattia\u00bb","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49895","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=49895"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49895\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/49896"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=49895"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=49895"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=49895"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}