{"id":49485,"date":"2023-06-26T00:00:00","date_gmt":"2023-06-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/a-palmanova-il-museo-regionale-della-resistenza\/"},"modified":"2023-06-26T00:00:00","modified_gmt":"2023-06-25T22:00:00","slug":"a-palmanova-il-museo-regionale-della-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/a-palmanova-il-museo-regionale-della-resistenza\/","title":{"rendered":"A Palmanova il Museo Regionale della Resistenza"},"content":{"rendered":"<p> \tPALMANOVA &#8211; \u00c8 stato presentato stamattina il progetto di fattibilit\u00e0 del nuovo\u00a0<strong>Museo Regionale della Resistenza nella ex Caserma Piave<\/strong>\u00a0a Palmanova, in quella che fu uno dei principali centri di repressione antipartigiana regionali durante la Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p> \tPrima dell\u2019inizio della presentazione,\u00a0il vice presidente della Regione con delega alla Cultura,\u00a0<strong>Mario Anzil<\/strong>, assieme ai consiglieri regionali, amministratori locali e studiosi presenti,\u00a0<strong>ha visitato le celle della ex caserma Piave<\/strong>\u00a0dove tra settembre 1944 e aprile 1945 oper\u00f2 il principale centro repressivo antipartigiano della Bassa friulana sotto il comando tedesco.<\/p>\n<p> \tQui furono torturati e uccisi centinaia di persone tra partigiani e dissidenti del nazi-fascismo, di molti dei quali le pareti delle celle conservano ancora struggenti messaggi.\u00a0In otto mesi, dal settembre 1944 all&#8217;aprile 1945, nella Caserma Piave vennero massacrati 465 uomini e donne, imprigionati e torturati all&#8217;incirca altri 700 partigiani o supposti tali.<\/p>\n<p> \t\u201cPreservare la memoria della comunit\u00e0 deve indurci a\u00a0<strong>non ripetere gli errori del passato<\/strong>, a volte degenerati in tragedia. Su certi argomenti\u00a0<strong>non dovrebbero esserci divisioni o obiezioni<\/strong>\u00a0determinate da visioni politiche differenti. I complimenti all\u2019iniziativa dalla Regione e rimango a disposizione se potremo dare un aiuto al percorso di realizzazione del progetto. La storia attraverso le testimonianze e l\u2019esperienza diretta di certi luoghi ha una forza comunicativa importante, utile anche alle nuove generazioni\u201d, ha affermato\u00a0<strong>Anzil<\/strong>.<\/p>\n<p> \tAlla presentazione hanno partecipati anche il sindaco di Palmanova,\u00a0<strong>Giuseppe Tellini<\/strong>, e i componenti della commissione tecnico scientifica che stanno seguendo la realizzazione del progetto, il professor\u00a0<strong>Andrea Zannini<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Vania Gransinigh<\/strong>.<\/p>\n<p> \t\u201cIl Museo \u2013 ha aggiunto l\u2019assessore comunale alla cultura, <strong>Silvia Savi<\/strong> \u2013, oltre ad avere una collocazione storica di rilievo regionale al pari della Risiera di San Sabba, offrir\u00e0\u00a0<strong>l\u2019opportunit\u00e0 di valorizzare, in un sistema di rete<\/strong>, anche i siti degli ex campi di concentramento di Visco e di Gonars. Il Museo avr\u00e0 principalmente una fruizione didattica oltrech\u00e9 una destinazione culturale che andr\u00e0 a\u00a0<strong>completare l\u2019offerta che oggi il Comune sta approntando<\/strong>\u00a0con la ristrutturazione del Museo civico comunale, l\u2019ampliamento del percorso di visita delle gallerie, il centro visita multimediale sui bastioni, e la gestione del Museo storico militare di Porta Cividale che il Comune ha da tempo richiesto al Ministero della Difesa\u201d.<\/p>\n<p> \tIl percorso che ha portato all\u2019avvio della progettazione del Museo della Resistenza del Friuli Venezia Giulia\u00a0nell\u2019edificio della ex caserma veneta Piave di Palmanova\u00a0<strong>inizi\u00f2 nel 2002-2006<\/strong>\u00a0con la delibera comunale della Giunta Muradore-Cressati che avvi\u00f2 i primi interventi di manutenzione delle celle. Nel 2013 il Consiglio comunale del sindaco Martines vot\u00f2 all\u2019unanimit\u00e0 un\u00a0<strong>ordine del giorno per la realizzazione del Museo della Resistenza<\/strong>. Lo stesso ordine del giorno venne poi approvato dai Consigli comunali di\u00a0<strong>oltre trenta Comuni del FVG<\/strong>\u00a0tra cui Trieste e Udine.<\/p>\n<p> \tNell\u2019aprile 2021 \u00e8 stata nominata una Commissione scientifica composta da 11 membri in rappresentanza dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Trieste e dell\u2019Universit\u00e0 degli studi di Udine, dell\u2019Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione, dell\u2019Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell\u2019et\u00e0 contemporanea nel Friuli Venezia Giulia (Irsec Fvg), del Comune di Udine, medaglia d\u2019oro al valor militare della Resistenza &#8211; Musei civici di Udine, dell\u2019associazione nazionale partigiani d\u2019Italia e del Comune di Palmanova.<\/p>\n<p> \tAttualmente il Comune dispone di\u00a0<strong>circa 450.000 euro di risorse<\/strong>, la gran parte fondi regionali ricevuti in pi\u00f9 tranche e la restante parte fondi comunali.<\/p>\n<p> \t\u201cIl restauro proposto \u2013 ha sottolineato l\u2019<u><a href=\"https:\/\/imagazine.it\/notizie-trieste-gorizia-udine-friuli\/6192\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000cd;\">architetto\u00a0<strong>Giovanni Tortelli<\/strong><\/span><\/a><\/u>, dello studio GTRF Tortelli Giovanni Frassoni Roberto Architetti Associati che ha curato lo studio di fattibilit\u00e0 \u2013 \u00e8 indirizzato alla valorizzazione del percorso verso le celle che imprigionarono i detenuti politici. Luoghi che non verranno stravolti:\u00a0<strong>ogni segno \u00e8 fondamentale per capire il dramma consumato in questi spazi<\/strong>. Il primo lotto funzionale servir\u00e0 a\u00a0<strong>ridare dignit\u00e0 all\u2019ingresso<\/strong>\u00a0verso la citt\u00e0 attraverso la valorizzazione dell\u2019area verde retrostante alla caserma. Dopo questo, sono previsti ulteriori interventi per dare completezza ad una struttura museale, come una biblioteca, un archivio documentale e uno spazio per esposizione temporanee per rinnovare e attualizzare il tema della resistenza e delle resistenze\u201d.<\/p>\n<p> \tTra l\u2019autunno 1944 e l\u2019aprile 1945\u00a0<strong>la caserma Piave di Palmanova fu uno dei pi\u00f9 importanti\u00a0 centri di repressione antipartigiana,\u00a0<\/strong>istituito dai nazisti con lo scopo di debellare le attivit\u00e0 della Resistenza della Bassa Friulana, situata\u00a0nell\u2019Adriatisches\u00a0K\u00fcstenland,\u00a0la Zona di operazioni Litorale adriatico, che sotto diretta amministrazione del Reich includeva le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sottratte formalmente al controllo della RSI. All\u2019interno della Piave operavano bande di nazi-fascisti italiani, tra cui la famigerata \u201cbanda Ruggiero\u201d.<\/p>\n<p> \tSecondo i dati emersi nel processo celebrato nell&#8217;ottobre 1946 dalla Corte d&#8217;Assise Straordinaria di Udine, a carico della &#8220;banda Ruggiero&#8221;\u00a0<strong>appaiono i nomi di 543 detenuti fra uomini e donne, e 231 segnalati come morti &#8220;per tentata fuga&#8221;.<\/strong>\u00a0A costoro vanno aggiunti i 234 torturati e trucidati da parte delle &#8220;banda Borsatti&#8221;. Molti dei trucidati non furono registrati e quindi non identificabili. Nei giorni seguenti alla Liberazione, nella Caserma &#8220;Piave&#8221; si acquartierarono truppe inglesi. A causa del fetore esalato dai pozzi neri, venne effettuata una bonifica: da essi fuoriuscirono numerosi resti di corpi umani, tali da ostruire tutti i condotti. Per anni si sarebbe continuato a scavare nei pressi di Porta Aquileia e nei bastioni della citt\u00e0, e continui furono i ritrovamenti di salme li seppellite, delle quali non fu possibile risalire all&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 realizzato nella ex Caserma Piave che fu uno dei principali centri di repressione antipartigiana regionali durante la Seconda guerra mondiale<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":49486,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-49485","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",1000,671,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",1000,671,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",1000,671,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-300x201.webp",300,201,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",640,429,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-300x300.webp",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-500x500.webp",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-474x324.webp",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-391x260.webp",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-300x400.webp",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",1000,671,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",1000,671,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",1000,671,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",1000,671,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",250,168,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/53595-1.webp",272,182,false]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Sar\u00e0 realizzato nella ex Caserma Piave che fu uno dei principali centri di repressione antipartigiana regionali durante la Seconda guerra mondiale","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49485","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=49485"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49485\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/49486"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=49485"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=49485"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=49485"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}