{"id":48543,"date":"2023-02-21T00:00:00","date_gmt":"2023-02-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/da-harvard-al-fvg-per-comprendere-il-post-guerra-fredda\/"},"modified":"2023-02-21T00:00:00","modified_gmt":"2023-02-20T23:00:00","slug":"da-harvard-al-fvg-per-comprendere-il-post-guerra-fredda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/da-harvard-al-fvg-per-comprendere-il-post-guerra-fredda\/","title":{"rendered":"Da Harvard al FVG per comprendere il post Guerra fredda"},"content":{"rendered":"<p> \tUDINE\/GORIZIA &#8211; La <strong>Guerra fredda <\/strong>come antefatto degli scenari del nostro tempo: un periodo storico da indagare e rileggere per comprendere pienamente, sin dalla loro genesi, i contesti drammatici e conflittuali in cui l\u2019Europa e il mondo si trovano immersi oggi.<\/p>\n<p> \tPerch\u00e9 l\u2019impatto della Guerra fredda sulle zone di confine \u00e8 durato ben oltre il crollo del muro di Berlino. Questo il filo rosso del <strong>Forum internazionale \u201c<em>Terre di confine. Dalla Guerra fredda ai conflitti del nostro tempo<\/em>\u201d<\/strong>, in programma <strong>dal 9 all\u201911 marzo a Udine e Gorizia, <\/strong>per iniziativa dell\u2019Associazione <strong>Friuli Storia:<\/strong> un <em>think tank<\/em> che riunisce per la prima volta in una partnership di ricerca<strong> l\u2019Universit\u00e0 di Udine e l\u2019Universit\u00e0 di Harvard &#8211; Cold War Studies Project<\/strong>, e che potr\u00e0 contare sul contributo di <strong>una quarantina di analisti<\/strong> e studiosi internazionali, impegnati in <strong>otto percorsi tematici<\/strong> per analizzare gli accadimenti prodotti nel corso della Guerra fredda e la loro onda lunga su quanto stiamo vivendo.<\/p>\n<p> \tA inaugurarlo sar\u00e0 uno degli storici pi\u00f9 autorevoli a livello internazionale,<strong> Mark Kramer<\/strong>, direttore del Cold War Studies Project dell\u2019Universit\u00e0 di Harvard e Senior Fellow del Davis Center for Russian and Eurasian Studies di Harvard: sar\u00e0 lui, infatti, <strong>gioved\u00ec 9 marzo alle 18 nella cornice del Castello di Udine<\/strong>, a svolgere la <strong><em>lectio<\/em> inaugurale sul tema portante del Forum<\/strong>, fra indagine storica e implicazioni geopolitiche.<\/p>\n<p> \tA chiudere i lavori, sabato 11 marzo, sar\u00e0 invece l\u2019intervento di un altro storico, l\u2019accademico<strong> Charles S. Maier, professore di Storia europea ad Harvard,<\/strong> pubblicato in tutto il mondo e in Italia da Einaudi.<\/p>\n<p> \t\u00abLa tre giorni di marzo \u2013 spiega il docente di Storia contemporanea dell&#8217;Universit\u00e0 di Udine<strong> Tommaso Piffer, <\/strong>che firma la direzione scientifica del Forum \u2013 apre uno sguardo retrospettivo sulle Terre di confine nell\u2019Europa centro-orientale ma anche nella vasta area eurasiatica, e va alle radici dei conflitti che stiamo attraversando. Fu all\u2019alba della Guerra fredda che Stalin decise di espandere i confini dell\u2019Ucraina perch\u00e9 fungesse da cuscinetto contro l\u2019Occidente, favorendo una forte emigrazione russa nelle zone orientali del Paese per presidiare il controllo sovietico di quelle zone di confine. Siamo particolarmente lieti che questa iniziativa sigli la nuova partnership fra Friuli Storia, le Universit\u00e0 di Udine e quella di Harvard, con il suo Centro Studi sulla Guerra fredda: una collaborazione progettata sul medio e lungo termine come un ponte di studio e ricerca che affonda nel recente passato per decodificare il presente e aprire sguardi pi\u00f9 consapevoli sul futuro. Il Friuli Venezia Giulia vanta un patrimonio storico culturale unico in Europa e una tradizione di ricerca umanistica ai massimi livelli. Con questo progetto questo territorio si candida ad ospitare una vera e propria capitale della storia contemporanea a livello internazionale\u00bb.<\/p>\n<p> \tProprio poche settimane fa,\u00a0il Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale (Dium) dell&#8217;Universit\u00e0 di Udine \u00e8 stato riconosciuto dal Ministero dell\u2019Istruzione, per la seconda volta consecutiva, tra i <strong>Dipartimenti di Eccellenza degli atenei italiani per il periodo 2023-2027<\/strong>.<\/p>\n<p> \tIl <strong>Forum<\/strong> internazionale \u201c<em>Terre di confine. Dalla Guerra fredda ai conflitti del nostro tempo<\/em>\u201d \u00e8 organizzato con il contributo e la collaborazione della <strong>Regione Friuli Venezia Giulia<\/strong>, della <strong>Fondazione Friuli<\/strong>, della <strong>Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia<\/strong> e del <strong>Comune di Udine.<\/strong><\/p>\n<p> \tA integrarlo \u00e8 ai nastri di partenza <strong>un\u2019ulteriore iniziativa, il progetto Frontiera Est <\/strong>avviato dall\u2019<strong>Universit\u00e0 degli Studi di Udine <\/strong>in sinergia con l\u2019Associazione Friuli Storia: un format che per la prima volta metter\u00e0 a sistema le strutture difensive realizzate sul confine orientale nel corso del XX secolo, patrimonio storico e culturale che \u00e8 prerogativa geostrategica del Friuli Venezia Giulia.<\/p>\n<p> \tUna vera e propria \u201cregione sotto la regione\u201d, <strong>composta da oltre 1.300 strutture, completamente abbandonata con la fine della Guerra fredda e adesso in procinto di essere dettagliatamente mappata per una valorizzazione in chiave di ricerca e recupero, ma anche di divulgazione e formazione<\/strong>, dal turismo alla didattica.<\/p>\n<p> \tPrimo passo sar\u00e0 <strong>l\u2019inaugurazione del portale <u><a href=\"http:\/\/frontieraest.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000cd;\">frontieraest.it<\/span><\/a><\/u><\/strong>, ricco di video e foto documentazione sulle strutture difensive oggi aperte al pubblico. Il sito sar\u00e0 online entro fine mese.<\/p>\n<p> \tIl Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Udine, <strong>Roberto Pinton<\/strong>, ha inviato un messaggio in cui sottolinea come \u00abgrazie a questo importante progetto, e al collegato convegno internazionale che non a caso coinvolger\u00e0 Udine e Gorizia, due citt\u00e0 profondamente segnate dalla guerra fredda, l\u2019Ateneo friulano potr\u00e0 consolidare la significativa collaborazione con l&#8217;Universit\u00e0 di Harvard e contribuire alle attivit\u00e0 di studio, tutela e valorizzazione di un patrimonio storico unico a livello nazionale ed europeo quale quello delle opere difensive realizzate sul nostro confine orientale. Il progetto Frontiera Est rappresenta una importante opportunit\u00e0 di crescita per il territorio, di proficua collaborazione tra le istituzioni e di coinvolgimento attivo delle amministrazioni locali\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00abCi interessa soprattutto esaminare\u00a0le conseguenze nel mondo di oggi della storia di questi confini e di queste terre di confine,\u00a0ma anche indagare differenze e somiglianze tra zone di conflitto nell\u2019Asia Nord orientate, tra le due Coree, tra la Cina e l\u2019Unione Sovietica prima e la Russia poi e anche tra la Cina e il Giappone. Vogliamo analizzare l\u2019impatto che hanno avuto questi confini, e metterlo a confronto con le analoghe conseguenze prodotte dai confini in Europa, durante e dopo la Guerra fredda. Contiamo sia solo l\u2019inizio di una proficua cooperazione nel tempo fra l\u2019Universit\u00e0 di Harvard e l\u2019Universit\u00e0 di Udine\u00bb, afferma il direttore del Cold War Studies Project dell\u2019Universit\u00e0 di Harvard, <strong>Mark Kramer<\/strong>.<\/p>\n<p> \t\u00abAbbiamo un rapporto consolidato di continuo confronto con l\u2019Universit\u00e0 di Udine e l\u2019Associazione Friuli Storia \u2013 osserva il presidente di Fondazione Friuli<strong> Giuseppe Morandini<\/strong> \u2013 con l\u2019obiettivo comune di sviluppare la ricerca ai pi\u00f9 alti livelli ma nel contempo di coinvolgere su questi temi le istituzioni e i cittadini delle nostre comunit\u00e0, promuovendo un\u2019importante attivit\u00e0 di sensibilizzazione sull\u2019importanza della conoscenza della storia. Con il Forum Internazionale e soprattutto con il progetto Frontiera Est si pongono le basi per un progetto di valorizzazione dalle grandi potenzialit\u00e0 anche in funzione dell\u2019attrattivit\u00e0 del territorio regionale\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00abPer noi \u00e8 un grande piacere poter essere parte attiva di questo Forum internazionale \u2013\u00a0le parole del presidente della Fondazione CariGO,<strong> Alberto Bergamin<\/strong>\u00a0\u2013 il periodo della Guerra fredda \u00e8 una parentesi storica che ha influenzato l&#8217;evoluzione di questi territori, in particolare della citt\u00e0 di Gorizia. La Fondazione CariGo ha fortemente voluto che uno degli appuntamenti del Forum fosse ospitato proprio nella sua sede, nella citt\u00e0 che nel 2025 insieme a Nova Gorica, ospiter\u00e0 la &#8220;Capitale Europea della Cultura&#8221;, perch\u00e9 il dialogo e lo studio di un periodo complesso e conflittuale, siano il viatico di una fruttuosa e continua collaborazione. In quest&#8217;ottica la Fondazione contribuisce, nell&#8217;ambito di un accordo con l&#8217;Universit\u00e0 degli studi di Udine, al sostegno del progetto di ricerca \u201cFrontiera Est\u201d incentrato sulle strutture difensive erette o impiegate lungo il nostro confine durante la Guerra Fredda\u00bb.<\/p>\n<p> \tLe sessioni di lavoro del forum (solo in lingua inglese) si apriranno <strong>venerd\u00ec 10 marzo, al Castello di Udine,<\/strong> con il <strong>primo panel sulla \u201cVita nelle terre di confine\u201d,<\/strong> indagata attraverso diversi spicchi visuali.<\/p>\n<p> \tDa quelli strettamente legati al territorio italiano di nord-est, tema della relazione di <strong>Tina Ivnik<\/strong> intorno all\u2019area delle <strong>Valli del Natisone<\/strong>, al contesto dei confini sovietici su cui si soffermer\u00e0 <strong>Zoe Allen-Mercier<\/strong>, dall\u2019osservazione lungo la Cortina di ferro, oggetto della relazione di <strong>Yuliya Komska, <\/strong>alla declinazione del socialismo nei diversi Paesi, su cui interverr\u00e0 <strong>Ed Pulford<\/strong>. Si parler\u00e0 anche degli incidenti lungo il confine fra Austria, Ungheria e Cecoslovacchia (<strong>Philipp Lesiak <\/strong>e<strong> Sabine Nachbaur<\/strong>), fra Austria e Jugoslavia (<strong>Dieter Bacher) <\/strong>Border Incidents between Austria and Jugoslavia e delle minoranze russe in Corea (<strong>Timothy Webster<\/strong>).\u00a0 Ma si parler\u00e0 anche di quello che succedeva <strong>attraverso i confini<\/strong>: varcati per esempio da contrabbandieri, spie o prostitute (<strong>Zsolt Nagy<\/strong>) o nel caso di rifugiati politici (<strong>Robert Nelson<\/strong>) o ancora di accordi sulle politiche migratorie, come nel \u201875 per iniziativa della Germania Occidentale <strong>Stefanie Woodard)<\/strong>. Anche <strong>l\u2019impatto economico della Guerra fredda<\/strong> sar\u00e0 analizzato negli interventi degli analisti <strong>Taylor Zajicek<\/strong>, <strong>Peter Svik<\/strong>, <strong>Anna Maria Scognamiglio<\/strong> e <strong>Lorenz L\u00fcthi. <\/strong><\/p>\n<p> \t<strong>Sabato 11 marzo i lavori si sposteranno a Gorizia, nella sede della Fondazione Carigo:<\/strong> dalle 10 si parler\u00e0 di <strong>Nazioni divise e citt\u00e0 divise,<\/strong> con riferimento alla Corea e alla Germania (<strong>Eilin Rafael Perez <\/strong>e<strong> Ben Van Zee) <\/strong>e focalizzando sull\u2019enclave occidentale di Berlino ovest, isola occidentale nel territorio della Germania est (<strong>Sonja Schmalenberger). Il ruolo delle Grandi Potenze <\/strong>sar\u00e0 indagato con riferimento al conflitto russo-giapponese<strong> (Yasuhiro Izumikawa) <\/strong>e alla disputa sino-sovietico sui confini<strong> (Sergey Radchenko), <\/strong>cos\u00ec come alle minoranze linguistiche nella polveriera dei Balcani <strong>(Nadia Boyadjieva)<\/strong>, al punto di vista britannico<strong> (Grace Huxford),<\/strong> al presidio anche marittimo dei confini italiani <strong>(Fabio De Ninno). <\/strong><\/p>\n<p> \tA suggellare il Forum sar\u00e0, sabato alle 16.15, l\u2019intervento dello storico e saggista<strong> Charles Maier, ordinario ad Harvard, intorno alle micro e macrostorie di confine nel tempo della Guerra fredda. <\/strong><\/p>\n<p> \t<strong>Si stima che sul territorio regionale vi siano oltre 1300 strutture difensive fra quelle realizzate negli anni Quaranta<\/strong> (Vallo alpino del Littorio) <strong>e quelle approntate dalla NATO <\/strong>in previsione di una possibile invasione da parte del patto di Varsavia. Alcune di queste strutture, che hanno talvolta un\u2019estensione che si misura in chilometri, furono ricavate sotto le montagne dell\u2019arco alpino. Altre, di dimensioni pi\u00f9 ridotte, sono mimetizzate nei centri urbani, soprattutto nella piana di Gorizia e nelle Valli del Natisone. <strong>Di queste, solo 4 sono state finora recuperate e valorizzate a uso turistico<\/strong>: una struttura del Vallo alpino del Littorio (le opere 2 e 3 dello sbarramento Invillino Ovest nel Comune di Villa Santina, gestite dall\u2019Associazione Friuli Storia e Territorio), e due strutture del Vallo alpino riadattate dalla NATO negli anni Cinquanta (opera 4 dello sbarramento di Ugovizza-Nebria nel Comune di Malborghetto-Valbruna e opere 1 e 2 dello sbarramento di Passo Monte Croce Carnico nel Comune di Paluzza, rispettivamente gestite da Associazione Landscapes e ASSFN-E), oltre ad una struttura originale NATO, il Bunker San Michele nel Comune di Savogna d&#8217;Isonzo, curato dall\u2019Associazione Nazionale Fanti d&#8217;Arresto.<\/p>\n<p> \t<strong>Le altre strutture sono in stato di totale abbandono<\/strong> e possono rappresentare un rischio per la sicurezza dei cittadini, ma anche un immenso potenziale turistico, didattico e divulgativo, ad oggi trascurato. <strong>Il Friuli-Venezia Giulia \u00e8 l\u2019unica regione in Italia ad avere un rilevante patrimonio riconducibile a questo periodo<\/strong>, ed \u00e8 anche l\u2019<strong>unica regione in Europa dove sono presenti artefatti riconducibili ai tre grandi conflitti del Novecento<\/strong>: la Prima guerra mondiale, la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda. <strong>Obiettivo di Frontiera Est \u00e8 la valorizzazione di questo patrimonio storico, attraverso una attivit\u00e0 sul piano della ricerca storica e attraverso iniziative divulgative<\/strong>, con la produzione di contenuti multimediali, fotografici, attivit\u00e0 di storytelling e percorsi espositivi. <strong>Primo passo di Frontiera Est sar\u00e0 l\u2019imminente inaugurazione<\/strong> \u2013 il 21 marzo \u2013 <strong>del portale <u><a href=\"http:\/\/frontieraest.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000cd;\">frontieraest.it<\/span><\/a><\/u><\/strong> accessibile online, per uno screening immersivo della rete di strutture difensive attualmente visitabili nell\u2019estremo nord-est d\u2019Italia e materiale documentale e fotografico sulle strutture aperte al pubblico.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Udine e Gorizia in arrivo una quarantina di studiosi internazionali si confronteranno su un periodo storico ritenuto antefatto degli scenari del nostro 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