{"id":48487,"date":"2023-02-15T00:00:00","date_gmt":"2023-02-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/ferite-difficili-guarigione-piu-rapida-grazie-al-grasso\/"},"modified":"2023-02-15T00:00:00","modified_gmt":"2023-02-14T23:00:00","slug":"ferite-difficili-guarigione-piu-rapida-grazie-al-grasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/ferite-difficili-guarigione-piu-rapida-grazie-al-grasso\/","title":{"rendered":"Ferite difficili, guarigione pi\u00f9 rapida grazie al grasso"},"content":{"rendered":"<p> \tTRIESTE \u2013 Una stretta collaborazione tra istituti scientifici e imprese della Regione Friuli-Venezia Giulia ha prodotto risultati promettenti nel <strong>trattamento delle ferite difficili<\/strong>.<\/p>\n<p> \tUna nuova terapia avanzata per la risoluzione efficace delle ferite difficili \u00e8 stata <u><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41536-023-00283-6.epdf?sharing_token=QLz5-msgHON_2BpAO3IFjNRgN0jAjWel9jnR3ZoTv0Pv_VqWEC3rAbosIhJl8Pmvnmy4NWmEbut57_766m5zVCdKz-k2v6VTVerP_ntJ1PHhwahUtdfuzJRzknRqLjNK646YFHOxCTzoyNEv-Fy3q3xoFsNJlvpEVWRduy7QoO8%3D\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000cd;\">pubblicata sulla rivista del gruppo <em>Nature<\/em>, <em>npj Regenerative Medicine<\/em><\/span><\/a><\/u>. In questo studio \u00e8 stato dimostrato come alcune cellule del grasso, che prendono il nome di frazione stromale vascolare (Stromal Vascular Fraction o SVF), sono in grado di promuovere la formazione di nuovi vasi sanguigni a livello della ferita, con importante accelerazione dei tempi di guarigione.<\/p>\n<p> \tLe ferite difficili sono <strong>lesioni cutanee estremamente dolorose<\/strong> che non guariscono, anzi peggiorano con il tempo. Ci\u00f2 \u00e8 causato dalla coesistenza di patologie croniche sottostanti, <em>in primis<\/em> diabete e arteriopatie periferiche, che non consentono una adeguata vascolarizzazione della ferita, necessaria per garantire un sufficiente apporto di ossigeno e nutrienti, e quindi la guarigione.<\/p>\n<p> \tSi tratta di una condizione <strong>frequente nelle persone che hanno pi\u00f9 di 60 anni<\/strong>, almeno tanto quanto lo scompenso cardiaco, con importanti limitazioni nelle attivit\u00e0 quotidiane.<\/p>\n<p> \tLe ricadute economiche sono importanti. Circa il 3% del budget sanitario globale viene speso per la cura delle ferite difficili, che richiedono terapie specialistiche e costose: in Italia oltre 3 miliardi di euro all\u2019anno. A questo si aggiunge la riduzione delle capacit\u00e0 lavorative del malato e la necessit\u00e0 di assistenza sanitaria, a volte costante.<\/p>\n<p> \tQuesta ricerca, guidata da <strong>Serena Zacchigna<\/strong>, responsabile del laboratorio di <strong>Biologia Cardiovascolare dell\u2019International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB)<\/strong> e <strong>docente di<\/strong> <strong>Biologia Molecolare all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Trieste<\/strong>, \u00e8 stata resa possibile dal progetto PREFER &#8211; sviluppo di un PRodotto biocompatibile per la tErapia delle FERite difficili, finanziato dal Programma Operativo del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020 del Friuli-Venezia Giulia. Oltre a ICGEB e UNITS, hanno partecipato due aziende regionali, Zeta Research e Vivabiocell, capofila del progetto.<\/p>\n<p> \t\u201cLe terapie attualmente disponibili \u2013 spiega Zacchigna \u2013 si basano sull\u2019applicazione di sostituti cutanei per promuovere la cicatrizzazione delle ferite. Tuttavia la loro efficacia \u00e8 limitata dalla vascolarizzazione inadeguata che solitamente sta alla base di questa malattia\u201d. Come funziona questa nuova terapia?<\/p>\n<p> \t\u201cAbbiamo prelevato le cellule derivate dal tessuto adiposo dei pazienti \u2013 aggiunge \u2013 per applicarle sul letto della ferita. A distanza di qualche giorno abbiamo osservato la formazione di una nuova rete vascolare, funzionale e connessa con i vasi pre-esistenti\u201d.<\/p>\n<p> \t\u201cIl ripristino di un adeguato afflusso di sangue a livello della ferita \u00e8 fondamentale per supportare la guarigione della lesione cutanea\u201d, continua <strong>Giovanni Papa<\/strong>, <strong>docente UNITS<\/strong> e <strong>direttore della Unit\u00e0 di Chirurgia Plastica dell&#8217;Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI)<\/strong>, che ha fornito le cellule e consentito la validazione dell\u2019efficacia.<\/p>\n<p> \tLa collaborazione tra accademia e impresa ha permesso di ottenere questo primo traguardo verso una migliore cura e qualit\u00e0 di vita per le persone con ferite difficili. Fondamentale in questo percorso \u00e8 stata la partecipazione di VivaBioCell, azienda leader nella produzione di bioreattori per terapie cellulari, che ha apportato la propria esperienza industriale e la capacit\u00e0 di trasformare i risultati della ricerca in soluzioni implementabili in una realt\u00e0 clinica.<\/p>\n<p> \t\u201cIl lavoro congiunto tra noi ricercatori accademici, i clinici ospedalieri e il reparto ricerca e sviluppo industriale \u2013 afferma <strong>Roman Vuerich<\/strong>, primo autore del lavoro e studente di dottorato presso UNITS e ICGEB \u2013 \u00e8 stato essenziale per definire degli obiettivi concreti, compatibili con le esigenze del processo di scalabilit\u00e0 industriale. Questo progetto \u00e8 stato un esempio di come la sinergia tra accademia e impresa possa portare a soluzioni concrete per le sfide della salute pubblica\u201d.<\/p>\n<p> \t\u201cSiamo confidenti che questa collaborazione possa continuare in futuro per portare un prodotto di terapia avanzata ai pazienti e che funga da faro per promuovere altri progetti di collaborazione tra centri di ricerca, ospedali e industria. Solo grazie a finanziamenti che sostengano la sinergia tra queste realt\u00e0 potremo far s\u00ec che i risultati della ricerca arrivino ai malati e che questo possa accadere anche in Italia\u201d, concludono all\u2019unisono Zacchigna e Papa.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Trieste uno studio dimostra come alcune cellule del grasso sono in grado di promuovere la formazione di nuovi vasi sanguigni a livello della ferita<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":48488,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-48487","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",800,553,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",800,553,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",800,553,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-300x207.webp",300,207,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",640,442,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-300x300.webp",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-500x500.webp",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-474x324.webp",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-391x260.webp",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-300x400.webp",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",800,553,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",800,553,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",800,553,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",800,553,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",250,173,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/52015-1.webp",263,182,false]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Da Trieste uno studio dimostra come alcune cellule del grasso sono in grado di promuovere la formazione di nuovi vasi sanguigni a livello della ferita","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48487","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48487"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48487\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48488"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48487"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48487"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48487"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}