{"id":48329,"date":"2023-01-31T00:00:00","date_gmt":"2023-01-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/il-fvg-e-la-tradizione-del-carnevale\/"},"modified":"2023-01-31T00:00:00","modified_gmt":"2023-01-30T23:00:00","slug":"il-fvg-e-la-tradizione-del-carnevale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-fvg-e-la-tradizione-del-carnevale\/","title":{"rendered":"Il FVG e la tradizione del Carnevale"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>Sappada<\/strong>, <strong>Sauris<\/strong>, <strong>Resia<\/strong>, <strong>Trieste<\/strong> e <strong>Muggia<\/strong>, ma anche in <strong>Carnia<\/strong>, nelle <strong>Valli del Natisone<\/strong>, in <strong>Carso e a Monfalcone<\/strong>: il Carnevale in Friuli Venezia Giulia affonda le radici nella <strong>storia<\/strong>, nelle strade dei suoi borghi e delle sue citt\u00e0, dal mare alla montagna, dove si respira uno<strong> spirito gioioso e dissacrante<\/strong>.<\/p>\n<p> \tFesteggiamenti dal sapore <strong>antico<\/strong> in un\u2019atmosfera di <strong>allegria<\/strong> e <strong>genuinit\u00e0<\/strong>, <strong>maschere <\/strong>di legno intagliate e dipinte, sfilate di <strong>carri allegorici<\/strong>, appuntamenti musicali e danzanti, per non parlare dei <strong>coriandoli, la cui invenzione \u00e8 rivendicata proprio dalla citt\u00e0 di Trieste<\/strong>. Ma \u00e8 a tavola che si pu\u00f2 continuare a scoprire la vera essenza del Carnevale, con i <strong>piatti<\/strong> e i <strong>dolci <\/strong>pi\u00f9 originali del Friuli Venezia Giulia.<\/p>\n<p> \t<strong>Carnevale di Sappada (5-21 febbraio) <\/strong><\/p>\n<p> \tUna delle tradizioni pi\u00f9 caratteristiche di <strong>Sappada<\/strong> \u00e8 il Carnevale (<strong><em>Vosen\u00f2cht<\/em><\/strong>), momento in cui si intrecciano <strong>ritualit\u00e0<\/strong> e <strong>folclore<\/strong>. Protagoniste assolute sono le maschere in legno intagliate da artigiani locali e tramandate di generazione in generazione. I festeggiamenti del Carnevale sappadino si svolgono come un tempo nelle tre domeniche che precedono la Quaresima, dedicate ai tre diversi ceti della societ\u00e0: \u00a0la\u00a0<strong>\u201cDomenica dei poveri<\/strong>\u201d (<em>p\u00e8ttlar sunntach<\/em>), in cui si usa vestire abiti dimessi e svolgere i lavori pi\u00f9 umili per guadagnarsi da vivere; \u00a0la \u201c<strong>Domenica dei contadini<\/strong>\u201d\u00a0(<em>paurn sunntach<\/em>) che rievoca gli antichi lavori agricoli e la &#8220;<strong>Domenica dei signori<\/strong>&#8221; (<em>hearn Sunntach<\/em>), espressione della classe benestante e occasione di sfoggio dei costumi pi\u00f9 raffinati. Durante questo periodo si possono gustare i <strong>mogn kropfen<\/strong> e le <strong>orecchiette di coniglio<\/strong>. Ci sono infine i <strong>krischkilan<\/strong> e i <strong>muttn<\/strong>, varianti locali di crostoli e castagnole. I mogn kropfen sono deliziosi tortelli ripieni e fritti che vengono distribuiti dai <strong>Rollate<\/strong> \u2013 protagonista indiscusso delle maschere sappadine \u2013 durante le sfilate. Queste particolari frittelle nascondono un ripieno di semi di papavero e miele. Esiste anche una versione semplice di ravioli fritti senza ripieno che prende il nome di <strong>hosenearlan<\/strong>, poich\u00e9 la forma ricorda le orecchie (earlan) di coniglio (hosen).<\/p>\n<p> \t<strong>Carnevale di Sauris (18 febbraio)<\/strong><\/p>\n<p> \t<strong>Sauris<\/strong> ha una tradizione legata al Carnevale tra le pi\u00f9 radicate dell\u2019arco alpino: protagonisti della festa sono il <strong>R\u00f6lar<\/strong> (con il volto ricoperto dalla fuliggine) e il &#8220;<strong>Kheirar<\/strong>&#8221; (con mascherone in legno). Il R\u00f6lar \u00e8 una figura magica e demoniaca, il cui nome deriva dai Rolelan, i <strong>campanelli<\/strong> che porta intorno alla vita, usati per avvertire gli abitanti dell&#8217;inizio della mascherata, il Kheirar invece \u00e8 il <strong>re delle maschere<\/strong> e si occupa dello svolgimento dei festeggiamenti. La tradizione prevede la preparazione dei <strong>vledlan<\/strong> (frittelle con le erbe), che nella frazione di Lateis assume la forma tronca di \u2018vl\u00e9\u2019 (nella lingua germanica locale significa anche pulce). Per la preparazione dei vledlan si utilizzano farina, zucchero, uova arricchiti da grappa ed erbe aromatiche, come la menta selvatica e la salvia, seccate e sminuzzate, che conferiscono alla frittella un aroma delicato e inconfondibile. Il sabato prima del mercoled\u00ec delle Ceneri, <strong>il 18 febbraio<\/strong>, avr\u00e0 luogo la tradizionale \u201c<strong>Notte delle Lanterne<\/strong>\u201d, suggestiva passeggiata al chiaro di luna.<\/p>\n<p> \t<strong>Le opere artistiche carnevalesche di Ravinis<\/strong><\/p>\n<p> \tA <strong>Ravinis<\/strong>, frazione del comune di Paularo, l\u2019entusiasmo e il grande amore per il territorio hanno spinto la comunit\u00e0 a una vivace attivit\u00e0 creativa, sviluppando in particolare <strong>inedite realizzazioni artistiche<\/strong> in ambito carnevalesco. Queste\u00a0<strong>opere carnevalesche<\/strong>, particolarmente apprezzate per lo stile e l&#8217;arte originale, mettono insieme abilit\u00e0 scultoree, raffinatezza sartoriale, ingegnosit\u00e0 strutturale, ricercati materiali e un proprio stile con l\u2019intento di creare un\u2019atmosfera originale e affascinante. Negli anni, le numerose creazioni hanno dato vita a vere e proprie <strong>collezioni<\/strong> visitabili tutto l\u2019anno nella sezione multimediale dell\u2019<strong>Ecomuseo di Ravinis<\/strong> e hanno valso a Ravinis e a Paularo la partecipazione e l\u2019assegnazione di alcuni riconoscimenti in importanti manifestazioni di prestigio nazionale e internazionale.<\/p>\n<p> \t<strong>Carnevale di Resia (17-22 febbraio)<\/strong><\/p>\n<p> \t<strong>Resia<\/strong> ha una tradizione legata al Carnevale (<strong>P\u00fcst<\/strong>) molto importante, il cui elemento fondamentale \u00e8 rappresentato dalla <strong>danza eseguita con i tipici strumenti musicali resiani<\/strong>, la c\u00eftira (violino) e la b\u00fcnkula (violoncello). Le maschere tradizionali sono di due tipi: te lipe bile ma\u0161kire, <strong>le belle maschere bianche<\/strong>, con cappello alto adorno di fiori di carta colorata e piccoli sonagli e i babaci\/kukaci, <strong>le maschere brutte<\/strong>. Un fitto calendario di <strong>eventi<\/strong>, <strong>escursioni naturalistiche<\/strong> e <strong>stage di danza<\/strong> \u00e8 in programma <strong>dal 17 al 22 febbraio<\/strong>, oltre alla possibilit\u00e0 di gustare le pietanze tipiche nei ristoranti del borgo e di visitare il <strong>Museo dell\u2019Arrotino<\/strong> e il <strong>Museo della Gente della Val Resia<\/strong>.<\/p>\n<p> \tDurante il P\u00fcst resiano i protagonisti diventano <strong>due dolci<\/strong> molto particolari: la <strong>sope<\/strong> e il <strong>bujarnik<\/strong>, quest\u2019ultimo annoverato tra i prodotti agroalimentari tipici del Friuli Venezia Giulia. La sope \u00e8 una frittella che in passato, essendo un piatto sostanzioso, era preparata per le puerpere. Si prepara con fette di pane bianco a filone e una pastella con uova, farina, liquore, zucchero e sale. Il <strong>bujarnik<\/strong> rappresenta una vera istituzione nella vallata ed \u00e8 proposto in due versioni: quella per il giorno dei morti (una pagnotta avvolta in foglie di verza e cotta al forno a legna) e la versione carnevalesca, un impasto composto di farina di mais e frumento, uova, zucchero, panna, mele e\/o pere, fichi secchi, uva sultanina, frutta secca, lievito, semi di finocchio selvatico, cannella o carrube.<\/p>\n<p> \t<strong>Carnevale delle Valli del Natisone (<\/strong><strong>11-12 febbraio)<\/strong><\/p>\n<p> \tIl <strong>Pust v Bene\u010diji<\/strong> \u00e8 un carnevale antico e ricco di tradizioni, proprio come il paesaggio delle <strong>Valli del Natisone<\/strong> in cui si festeggia. <strong>Pust<\/strong>, parola che nel dialetto sloveno locale significa \u201cscherzo\u201d, assume anche direttamente il significato di \u201cCarnevale\u201d inteso come festivit\u00e0 nella sua interezza. Inoltre, la parola Pust identifica la <strong>maschera principale del carnevale valligiano<\/strong>, protagonista di tutti i cortei. Si tratta di maschere ricoperte dalla testa ai piedi da <strong>svolazzanti frange multicolori<\/strong> sotto cui sono nascosti campanacci che creano un gioioso frastuono ad ogni salto. Ogni paese delle Valli ha poi le sue peculiarit\u00e0 e le sue maschere simbolo: i <strong>Pustje di Rodda<\/strong> con i loro colori sgargianti e la loro scherzosa impertinenza, <strong>il gallo e la gallina di Mersino<\/strong>, i <strong>Blumarji di Montefosca<\/strong> che correndo con i loro vestiti bianchi risvegliano la terra per la primavera. Ci sono inoltre le maschere facciali in latta di Stregna e da Montemaggiore non mancheranno te liepe, le belle, con i caratteristici cappelli fioriti, da Clodig infine le spettacolari maschere in vimini. Gli <strong>strucchi<\/strong> assieme alla <strong>gubana<\/strong> sono i dolci tipici delle Valli del Natisone: morbidi bocconcini fritti di pastafrolla, contengono un goloso ripieno ricco di noci, nocciole, uvetta e pinoli. Nati come dolcetto del carnevale, in passato venivano anche serviti nelle occasioni pi\u00f9 importanti al posto dei confetti.<\/p>\n<p> \t<strong>Carnevale bisiaco di Monfalcone (16-21 febbraio)<\/strong><\/p>\n<p> \tAnche a <strong>Monfalcone <\/strong>il Carnevale \u00e8 un appuntamento molto sentito che prevede ogni anno un programma di <strong>sfilate, giochi, appuntamenti in piazza e maschere<\/strong>, dietro le quali si scorgono rappresentazioni della vita cittadina, dei valori del territorio, rimandi alla sua storia, identit\u00e0 e tradizioni: dalla \u201c<strong>cantada in piazza<\/strong>\u201d alla tradizionale maestosa sfilata di carri e gruppi con <strong>oltre 3000 figuranti<\/strong>. Si possono poi gustare piatti tipici del posto nei diversi chioschi e ristoranti della citt\u00e0.<\/p>\n<p> \t<strong>Carnevale carsico: sfilata il 18 febbraio a Opicina<\/strong><\/p>\n<p> \tMaschere e carri sfilano anche a <strong>Opicina<\/strong>, sull\u2019altopiano carsico a pochi chilometri dal centro di Trieste. Il sabato pomeriggio i gruppi danno vita al corso mascherato per contendersi il premio del Carnevale Carsico\/Kra\u0161ki Pust e festeggiare poi la vittoria con balli, musica e spettacoli. Le <strong>frittole con l\u2019anima<\/strong> (Fancli z duso) sono le protagoniste a tavola. La ricetta \u00e8 originaria di Contovello, una frazione di Trieste: un tempo i \u201ckontovelci\u201d, gente di Contovello, erano eccellenti pescatori e le donne avevano il compito di vendere il pescato. Cos\u00ec nacquero le \u201cfrittole con anima\u201d, delle frittelle ripiene di acciughe sotto sale.<\/p>\n<p> \t<strong>Trieste (18- 21 febbraio) e il Carnevale di Muggia (16 -22 febbraio)<\/strong><\/p>\n<p> \tDalle Alpi e Prealpi si scende fino ad arrivare a <strong>Trieste, dove fu inventato uno dei simboli indiscussi del Carnevale: i coriandoli<\/strong>. Ettore Fenderl, infatti, fu una celebrit\u00e0 nel campo della fisica nucleare, ma non furono solo i suoi studi a essere innovativi: nel 1876 il quattordicenne Ettore durante la parata di Carnevale che passava sotto casa sua in piazza della Borsa a Trieste, non avendo a disposizione <strong>confetti o petali di rose<\/strong> da lanciare sul corteo, tagliuzz\u00f2 pezzettini di carta colorata e li lanci\u00f2 sulle maschere che passavano. Fu subito imitato da tantissimi presenti e l&#8217;invenzione si propag\u00f2 velocissima a Vienna, Venezia e in tutto il mondo. <strong>Cos\u00ec furono inventati i coriandoli<\/strong>.<\/p>\n<p> \tArrivando a <strong>Muggia<\/strong>, si scoprono le origini antichissime del Carnevale muggesano. La prima citazione ufficiale si ha negli statuti comunali del 1420 in cui si fa riferimento al rimborso di un ducato a quelle compagnie, che si sarebbero poi impegnate a spenderne almeno il triplo per ingaggiare dei musicanti. <strong>El Carneval de Muja<\/strong> era caratterizzato da alcune usanze, tra cui la <strong>caccia al toro<\/strong>, d\u2019origine veneta, e il <strong>ballo della verdura<\/strong>, che si svolgeva il marted\u00ec grasso in quella che oggi \u00e8 Piazza Marconi. Le donne e gli uomini danzano con il capo ornato da verdi ghirlande, reggendo in mano un arco d&#8217;oro di fronde e di arance. La sfilata avr\u00e0 luogo il<strong> 19 febbraio<\/strong>. Tra i dolci troviamo le <strong>frittole triestine<\/strong>, per antonomasia il dolce tipico del Carnevale. Sono delle &#8220;polpettine &#8221; con uvetta e pinoli, fritte e in alcuni casi farcite con crema o cioccolato. Anche i crostoli hanno un&#8217;alta posizione sui gradini dell&#8217;eccellenza culinaria a Trieste: l\u2019impasto dolce che viene fritto ricorda molto le pi\u00f9 conosciute chiacchiere. Non mancano poi i <strong>krapfen<\/strong>, dolce di origine austriaca, ma che a Trieste sono pi\u00f9 piccoli di dimensione.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Sappada a Muggia tra maschere di legno, folclore locale, isole linguistiche e dolci originali<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":48330,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-48329","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-300x300.webp",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-500x500.webp",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-474x324.webp",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-391x260.webp",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-300x400.webp",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/51791-1.webp",272,182,false]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Da Sappada a Muggia tra maschere di legno, folclore locale, isole linguistiche e dolci originali","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48329","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48329"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48329\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48330"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48329"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48329"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48329"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}