{"id":47877,"date":"2022-11-28T00:00:00","date_gmt":"2022-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/aquileia-svela-due-nuove-perle-delle-grandi-terme-romane\/"},"modified":"2022-11-28T00:00:00","modified_gmt":"2022-11-27T23:00:00","slug":"aquileia-svela-due-nuove-perle-delle-grandi-terme-romane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/aquileia-svela-due-nuove-perle-delle-grandi-terme-romane\/","title":{"rendered":"Aquileia svela due nuove perle delle Grandi Terme Romane"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>Due nuove \u201cperle\u201d delle Grandi Terme romane di Aquileia<\/strong>, costruite nella prima met\u00e0 del IV secolo d.C., sono state portate alla luce negli ultimi scavi fatti dalla <strong>missione archeologica dell\u2019Universit\u00e0 di Udine<\/strong> nell\u2019area.<\/p>\n<p> \tSi tratta di <strong>un vasto ambiente che ospitava grandi vasche, mosaici e fontane<\/strong> e di un\u2019<strong>ampia area dell\u2019abside <\/strong>(ambiente semicircolare)<strong> del <em>calidarium<\/em><\/strong>, la zona destinata ai bagni in acqua calda. Le indagini si sono concentrate in due settori del grande edificio termale: quello a sud est, dove lo scavo prosegue da alcuni anni, e quello a ovest, in un settore nuovo, nell\u2019area degli ambienti riscaldati.<\/p>\n<p> \tLe ricerche sono state condotte su <strong>concessione ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia<\/strong> e in collaborazione scientifica con <strong>Cristiano Tiussi<\/strong>, direttore di <strong>Fondazione Aquileia<\/strong>, che ha assicurato il sostegno economico allo scavo.<\/p>\n<p> \t<strong>Il cantiere-scuola <\/strong><\/p>\n<p> \tLa campagna di scavi \u00e8 stata condotta, a settembre e ottobre, da un gruppo di ricerca del dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale, diretto da <strong>Matteo Cadario<\/strong>, coadiuvato da <strong>Marina Rubinich<\/strong>. Alle ricerche hanno partecipato 25 studentesse e studenti dei corsi di laurea triennale, in Beni culturali, e magistrale, in Archeologia e Culture dell\u2019antichit\u00e0, e della Scuola interateneo di specializzazione in beni archeologici.<\/p>\n<p> \t\u00abTutte le attivit\u00e0 di scavo, documentazione e lavaggio dei materiali \u2013 sottolineano <strong>Cadario e Rubinich<\/strong> \u2013 sono state svolte anche allo scopo di preparare al meglio i futuri archeologi ad agire in un cantiere\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Vasche e fontane<\/strong><\/p>\n<p> \t<strong>Nel settore nord-orientale<\/strong> \u00e8 stato messo in luce un <strong>ambiente di oltre 200 metri quadrati<\/strong> che, nella prima fase delle terme (IV secolo d.C.), <strong>ospitava<\/strong> <strong>grandi vasche e forse fontane<\/strong>. L\u2019elemento pi\u00f9 impressionante \u00e8 la poderosa fondazione dell\u2019ambiente in calcestruzzo e grossi frammenti di colonne reimpiegate, prevalentemente in marmo cipollino. Sulla struttura, spessa oltre un metro e 60 centimetri, poggiavano vari strati di mattoni intorno a una vasca circolare di otto metri di diametro. Vasche, nicchie e pareti dovevano essere decorate con tessere musive in vetro colorato e lastre sagomate di marmi pregiati, i cui resti si trovano nei riempimenti della fase successiva. <strong>Tra la fine del IV e gli inizi del V secolo<\/strong>, infatti, <strong>la vasca circolare fu colmata<\/strong> e l\u2019<strong>ambiente<\/strong> ricoperto da un <strong>mosaico a grandi tessere<\/strong> con un reticolo di quadrati contenenti grandi fiori stilizzati. Si cre\u00f2 cos\u00ec un nuovo vano rettangolare, lungo 15 metri, che fa parte di una importante ristrutturazione non solo di questo lato nord, ma anche di quello sud, a ben 140 metri di distanza.<\/p>\n<p> \tLe sistematiche spoliazioni delle strutture murarie condotte a partire dal tardo Medioevo hanno asportato tutti i muri fino a notevole profondit\u00e0, rendendo molto difficile la lettura delle diverse fasi. Tuttavia, <strong>qualche raro documento dell\u2019antico lusso<\/strong> dei frequentatori delle Grandi Terme <strong>si \u00e8 salvato<\/strong>. Tra questi <strong>un grano di collana in vetro a stampo con una minuscola testina femminile<\/strong> databile, per la sua acconciatura, al III secolo d.C., rinvenuto proprio in uno di questi riempimenti. Lo scavo in quest\u2019area \u00e8 stato guidato da Marina Rubinich, con il supporto di un piccolo nucleo di professionisti, studenti e specializzandi affidato a Luciana Mandruzzato.<\/p>\n<p> \t<strong>Il <em>calidarium<\/em><\/strong><\/p>\n<p> \tNel nuovo scavo nel settore occidentale, che ha interessato un\u2019area di circa 150 metri quadrati, \u00e8 stata messa in luce quasi completamente l\u2019ampia <strong>abside<\/strong> <strong>del <em>calidarium<\/em><\/strong>, la parte delle <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Terme_romane\" title=\"Terme romane\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">terme <\/a>\u00a0destinata ai bagni in acqua calda e di vapore, con cui l\u2019edificio si concludeva. Dell\u2019abside dissestata dai crolli delle volte e priva del muro di fondo asportato successivamente, si conserva la massiccia preparazione del pavimento, caratterizzata dall\u2019inserimento di centinaia di lastrine in marmi colorati. L\u2019identificazione del <em>calidarium<\/em> \u00e8 assicurata dalla presenza del doppio sistema di riscaldamento a <strong>ipocausto<\/strong> (pavimento sopraelevato sostenuto da pilastrini lapidei) e <strong>a parete<\/strong> (intercapedine formata da grandi <strong><em>tubuli<\/em><\/strong> fittili rettangolari). Entrambi erano alimentati dalla circolazione di aria calda proveniente dai forni.<\/p>\n<p> \tIntorno all\u2019abside \u00e8 stata poi riconosciuta la presenza di una piattaforma in laterizi, ampiamente spoliata, pertinente ad ambienti di servizio, tra cui almeno due <strong><em>praefurnia<\/em><\/strong> (i forni dove si bruciava la legna), gli imbocchi dei quali sono stati parzialmente messi in luce. La presenza di spessi livelli di bruciato nell\u2019ipocausto e il deterioramento dei pilastrini dovuto al forte calore dimostrano che il <em>calidarium<\/em> \u00e8 stato utilizzato a lungo. E questo nonostante le dimensioni e gli <strong>alti<\/strong> <strong>costi<\/strong> del suo funzionamento, il che costituisce un\u2019ulteriore prova della vitalit\u00e0 dell\u2019Aquileia tardoantica. Lo scavo nell\u2019area, organizzato come cantiere-scuola, \u00e8 stato eseguito da Chiara Bozzi e Federica Grossi, sotto la diretta supervisione di Matteo Cadario. \u00abLa scoperta dell\u2019abside \u2013 spiega <strong>Cadario<\/strong>, docente di archeologia classica \u2013 consentir\u00e0 in futuro di allargare lo scavo allo scopo di mettere in luce integralmente l\u2019area riscaldata dell\u2019edificio\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00abLe Grandi Terme con la loro imponenza rappresentavano un tratto distintivo della grandezza di Aquileia in et\u00e0 imperiale \u2013 spiega la Soprintendente del Friuli Venezia Giulia, <strong>Simonetta Bonomi<\/strong> \u2013. Indagarne i resti e comprenderne lo sviluppo funzionale e costruttivo, come sta da tempo facendo l&#8217;Universit\u00e0 di Udine, costituiscono sia una meritoria e importante impresa scientifica sia il presupposto imprescindibile per una futura valorizzazione\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00abI risultati dello scavo delle Grandi Terme sono per la Fondazione Aquileia \u2013 sottolinea il direttore, <strong>Cristiano Tiussi<\/strong> \u2013 di grande importanza perch\u00e9 la prospettiva della valorizzazione di questo straordinario ed enorme edificio dovr\u00e0 rappresentare, per tutti noi, una sfida ineludibile in un futuro non troppo lontano\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>L\u2019Universit\u00e0 di Udine ad Aquileia<\/strong><\/p>\n<p> \tLa presenza dell\u2019Ateneo friulano alle Grandi Terme \u00e8 ormai consolidata da due decenni e nelle campagne di scavo annuali si sono formati oltre 600 studenti di archeologia. Dal 2016, anno della prima concessione di scavo dal Ministero, allora dei beni e delle attivit\u00e0 culturali, fu avviata una nuova e proficua collaborazione con la Soprintendenza e la Fondazione Aquileia, che aveva appena acquisito l\u2019area in gestione.<\/p>\n<p> \t<strong>S<\/strong><strong>toria e caratteristiche dell\u2019edificio<\/strong><\/p>\n<p> \tLe Grandi Terme di Aquileia, o <em>Thermae felices Constantinianae<\/em>, come sono chiamate nell\u2019iscrizione di una base di statua di Costantino rinvenuta nell\u2019area, furono costruite (o completate) per volont\u00e0 di Costantino stesso nel corso dei primi decenni del IV secolo d.C. Allora Aquileia era uno dei porti principali del Mediterraneo e ospitava spesso l\u2019imperatore. La loro collocazione nella zona sud-occidentale della citt\u00e0, nella localit\u00e0 detta poi Braida Murada adiacente a Via 24 Maggio, tra l\u2019anfiteatro e il teatro, suggerisce la progettazione di un grande <strong>quartiere dedicato all\u2019<em>otium<\/em><\/strong> e alle attivit\u00e0 ludiche, protetto dalle nuove mura tardoantiche. Gli scavi dell\u2019Universit\u00e0 di Udine, ricollegandosi a quelli condotti dalla locale Soprintendenza archeologica nel corso del \u2018900, hanno permesso di ricostruire un <strong>edificio \u201cfuori scala\u201d <\/strong>anche per una citt\u00e0 importante come<strong> Aquileia<\/strong>, con elevati superiori a 10 metri e con un\u2019estensione pari a circa 2,5 ettari (25.000 metri quadrati), paragonabile quindi solo alle grandi terme imperiali pubbliche costruite a Roma da Caracalla, Diocleziano e Costantino stesso.<\/p>\n<p> \tUn intervento di questa portata dimostra la volont\u00e0 di Costantino di dotare anche Aquileia, come le altre citt\u00e0 divenute <strong>residenze imperiali <\/strong>alla fine del III sec. d.C. (Milano, Trier, Arles, Antiochia), di una magnifica struttura termale, adeguata al suo ruolo strategico e degna della frequentazione della corte. Nelle terme imperiali l\u2019edificio era organizzato intorno a un <strong>asse centrale<\/strong> formato dalle aule che offrivano di bagnarsi consecutivamente in acque di temperature diverse (calda, tiepida e fredda) secondo il modello di pratica balneare peculiare del mondo romano.<\/p>\n<p> \t<strong>Gli scavi hanno finora rivelato: ampi saloni<\/strong> pavimentati <strong>con raffinati<\/strong> <strong>mosaici policromi<\/strong> geometrici e figurati o in tarsie di pietre e marmi multicolori; l\u2019<strong>enorme<\/strong> <strong><em>frigidarium<\/em><\/strong>, con le sue grandi vasche per i bagni freddi; la <strong>parte centrale della grande piscina<\/strong> (<em>natatio<\/em>) lastricata in cui si poteva nuotare; gli <strong>ambienti del settore nord-orientale<\/strong>, dove \u00e8 ancora visibile la sovrapposizione di tre fasi successive <strong>con i rispettivi mosaici<\/strong>; alcuni <strong>ambienti riscaldati del settore occidentale.<\/strong><\/p>\n<p> \t<strong>In particolare<\/strong>, dalla grande <strong>aula nord<\/strong> provengono i <strong>mosaici<\/strong> <strong>di eccezionale pregio<\/strong> oggi conservati al Museo archeologico nazionale di Aquileia e raffiguranti <strong>soggetti marini e atletici<\/strong>. Ossia i temi caratteristici della decorazione delle terme imperiali, dove erano previsti spazi per <strong>agonismo<\/strong> e <strong>training<\/strong> <strong>sportivo<\/strong>. Le didascalie in greco provano l\u2019intervento di raffinate maestranze di origine greca\/orientale.<\/p>\n<p> \tI rifacimenti e i restauri dei mosaici dimostrano che le terme costantiniane continuarono a vivere <strong>fino al termine del V secolo d.C.<\/strong>, anche oltre il famoso saccheggio di Attila del 452 d.C. Tra il VI e il VII secolo i ruderi furono riutilizzati a fini abitativi da piccoli nuclei familiari e, dopo il definitivo abbandono e il crollo delle volte e degli elevati, diventarono una grande cava di pietre e mattoni da riutilizzare come materiale da costruzione o da cuocere per ottenere calce.<\/p>\n<p> \tLa <strong>spoliazione<\/strong> dei resti delle terme si intensific\u00f2 in et\u00e0 tardomedievale (XIII-XIV secolo), eliminando tutti i resti delle strutture fino alle fondazioni dei muri. Cos\u00ec si trasform\u00f2 completamente l\u2019aspetto del sito, che prima dell\u2019inizio degli scavi moderni si presentava come un campo coltivato, proprio grazie a grandi riporti di terra disposti sulle macerie.<\/p>\n<p> \t<strong>Oggi<\/strong> delle terme si conservano quindi solo i pavimenti e le trincee di spoliazione dei muri depredati fino all\u2019et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p> \t<strong>Varie zone<\/strong> dell&#8217;edificio sono state <strong>indagate pi\u00f9 volte nel corso del XX secolo<\/strong> dalla locale Soprintendenza e da alcuni dei nomi pi\u00f9 noti dell\u2019archeologia aquileiese: Giovanni Battista Brusin (1922-1923); Luisa Bertacchi (1961); Paola Lopreato (1980-1987). \u00abGli scavi del \u2018900 \u2013 spiegano <strong>Cadario<\/strong> e <strong>Rubinich<\/strong> \u2013 furono per\u00f2 pubblicati solo in parte e soltanto con le nuove metodologie di scavo stratigrafico, introdotte nel 2002 con l\u2019inizio delle attivit\u00e0 dell\u2019Ateneo udinese, \u00e8 stato possibile ricollegare i nuovi ritrovamenti a quelli pregressi e indagare non solo le fasi di epoca romana, ma anche quelle che dal Medioevo a oggi hanno reso il sito un paesaggio prevalentemente agricolo\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportati alla luce un vasto settore con vasche, mosaici e fontane e un\u2019ampia area destinata ai bagni di acqua calda. 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