{"id":45324,"date":"2022-11-22T00:00:00","date_gmt":"2022-11-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=45324"},"modified":"2022-11-22T00:00:00","modified_gmt":"2022-11-21T23:00:00","slug":"il-viandante-e-lhospitalero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-viandante-e-lhospitalero\/","title":{"rendered":"Il viandante e l&#8217;hospitalero"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>L<\/strong><strong>uigi <\/strong><strong>Nacci<\/strong>, triestino, poeta, pellegrino, nomade, ma anche giornalista, insegnante, guida ambientale e naturalistica e scrittore. Il suo ultimo libro \u2013 \u201c<em>Non mancher\u00f2 la strada. Che cosa pu\u00f2 insegnarci il cammino<\/em>\u201d, edito da Laterza \u2013 \u00e8 un invito al cammino, ognuno con il proprio passo, approfondendo il pensiero di filosofi, teologi e intellettuali europei e americani.<\/p>\n<p> \tUna pubblicazione che segue volumi di versi e in prosa, come \u201c<em>Alzati e cammina<\/em>\u201d, Ediciclo (editore per il quale \u00e8 anche direttore della collana \u201cLa biblioteca del viandante\u201d) e \u201c<em>Trieste selvatica<\/em>\u201d, Laterza. Pagine che sono anche diario di esperienze, di incontri, di volti, di atmosfere, di viandanza. Pensieri condivisi, rappresentazione del buio dal quale nasce il desiderio incontenibile dell\u2019andare a piedi, racconti dei doni semplici ma preziosi che ne derivano.<\/p>\n<p> \tIntrecciati con il fluire del racconto anche consigli utili per girovaghi, suggerimenti di percorsi in Italia e all\u2019estero e strumenti per riconoscere i richiami ma anche la bellezza di andare senza motivo.<\/p>\n<p> \t<strong>Un libro che raccoglie testi scritti in 10 anni. Un tempo lungo che viene consigliato anche per la lettura. \u201c<\/strong><strong><em>Fai il primo passo fai tutto da capo<\/em><\/strong><strong>\u201d, apre il primo capitolo.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abThich Nhat Hanh scrive: \u201c<em>Dovremmo vivere la nostra vita come ci fosse una cerimonia del \u201cRicominciare da capo\u201d ogni minuto<\/em>\u201d. E dice anche: \u201c<em>Non si pu\u00f2 amare per meno di ventiquattro ore al giorno<\/em>\u201d. \u00c8 fantastico, no? Ricominciare da capo in continuazione e amare tantissimo. Un giorno che \u00e8 un\u2019esplosione di rinascite, di gesti e parole amorevoli. Il cammino \u00e8 proprio cos\u00ec: a ogni passo puoi ricrearti, a ogni passo puoi amare ogni essere che ti circonda, animato o inanimato. Pi\u00f9 sprofondi nel cammino, pi\u00f9 ti abbandoni a esso, pi\u00f9 la tua vita esplode\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Camminare \u00e8 un modo per cercare una forma di libert\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNon \u00e8 il camminare di per s\u00e9 ad approssimarci a una forma di libert\u00e0, ma la consapevolezza che imprimiamo nei passi. Il cammino inizia quando diciamo arrivederci, o addio, al nostro nome, sulla soglia di casa, ed entriamo lentamente in un\u2019altra dimensione, dove tutto \u00e8 possibile, dove le nostre gambe si trasformano in ponti\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei ha fatto l\u2019<\/strong><strong><em>hospitalero <\/em><\/strong><strong>in Spagna.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00ab\u00c8 una figura chiave: \u00e8 la creatura che accoglie. Senza le sue braccia aperte non c\u2019\u00e8 cammino. Senza questa figura non pu\u00f2 esserci un <em>trekking<\/em>, un\u2019attivit\u00e0 senza dubbio salutare ma che poco ha a che fare con il cammino. Il viandante e l\u2019<em>hospitalero <\/em>sono le due facce della stessa medaglia: il primo va per la strada aperta, offrendo al mondo la propria fragilit\u00e0; il secondo raccoglie quella fragilit\u00e0 e ne fa pane. Pane condiviso, per tutti coloro che sosteranno sotto lo stesso tetto per una notte\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Cosa fa un <\/strong><strong><em>hospitalero<\/em><\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSta sulla porta con un bicchiere di acqua in mano, in attesa che qualcuno arrivi, senza sapere se arriver\u00e0. La sua vita si illumina e si riempie nell\u2019attesa. E quando qualcuno giunge, allora sorride e disseta. Prepara una tavola con un posto in pi\u00f9, sempre, destinato al pi\u00f9 stanco, al pi\u00f9 fragile, quello che si \u00e8 perso, che ha pi\u00f9 fame. Ogni viandante dovrebbe farsi <em>hospitalero <\/em>e viceversa. Insieme danno vita alla sacra figura dell\u2019ospite: chi ospita e viene ospitato. L\u2019oste e il forestiero, il medico e il paziente, il maestro e l\u2019allievo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>In Italia quali sono i cammini pi\u00f9 interessanti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abI cammini pi\u00f9 interessanti sono quelli che partono da casa. \u201c<em>Quanti dei nostri problemi nascono dentro casa!<\/em>\u201d, scrive Thoreau, l\u2019ispettore delle albe e dei temporali, il viandante che ha esplorato ogni filo d\u2019erba dei campi intorno alla sua casa, un pensatore che non smette di parlarci a distanza di centoventi anni. Non \u00e8 stato un grande viaggiatore Thoreau, ma \u00e8 stato un grande viandante\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Dunque che significa \u201cviaggio\u201d?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNon serve andare lontano. Possiamo fare lo zaino e avventurarci nel nostro quartiere come fosse una giungla. Possiamo essere gli avventurieri dei vicoli. Sognare a occhi aperti in giardino comunale, fare la rivoluzione in un parcheggio. Possiamo provare a farci nomadi, almeno un po\u2019, ogni giorno di pi\u00f9, e comprendere che viviamo in una societ\u00e0 stanziale, di stanziali che pur prendendo mille aerei e treni restano stanziali, iperconnessi e iperstanziali, diffidenti verso i nomadi&#8230;\u00bb<\/p>\n<p> \t<strong>Il suo \u00e8 un diario intimo di viaggio fisico e intellettuale: quali sono i suoi riferimenti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abThoreau, Chatwin, Emerson, Herzog, Buber, Jab\u00e8s, Hillman, Fermor, Sebald, Zambrano, Pavese, Lorca, Machado, Woolf, Dante, Handke, Lopez, Leopardi, Slataper, Nietzsche, Merton, Panikkar, Rigoni Stern, Solnit, Wordsworth, Snyder, Pessoa, Neruda, Celati, Bloch, Gurdjieff e molte e molti altri. Non tutti allo stesso livello, ma senza dubbio tutti in cammino con me. Sono grandi che mi insegnano, mi fanno sentire piccolo, e sentirsi piccoli credo sia una buona cosa. Mi fanno compagnia sui sentieri, soprattutto quelli oscuri\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>\u201c<\/strong><strong><em>Il viaggiatore che proviene dal Veneto entra in Friuli per dissolvenza<\/em><\/strong><strong>\u201d, scrive Pasolini. Quale il suo rapporto con il Friuli e i territori confinanti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abFulvio Tomizza diceva di sentirsi italiano a Belgrado, istro-italiano a Zagabria, croato-italiano a Lubiana, slavo-istriano a Trieste e triestino-italiano in Istria. Anch\u2019io, nel mio piccolo, mi sento sempre qualcos\u2019altro, a seconda di dove mi trovo. Per\u00f2 triestino sempre, quando sono lontano da Trieste, che sia il Friuli o la Slovenia o qualsiasi altro luogo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Triestinit\u00e0: per lei cosa significa?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abMi sento triestino perch\u00e9 mi sento simile a un refolo di bora, a una dolina, a uno scaricatore di porto, a un tramonto in faccia al Molo Audace, a un calcare, a una citt\u00e0 piena di contrasti e lingue e differenze e identit\u00e0 che si affastellano, si toccano, si abbracciano, si picchiano e poi si abbracciano, identit\u00e0 che si bevono l\u2019un l\u2019altra. Mi sento un cielo mitteleuropeo, balcanico e latino. Mi sento una <em>osmiza <\/em>quando sono a teatro e mi sento un verso di Saba quando sono in <em>osmiza<\/em>. Ma sempre e comunque un refolo di bora, che non conosce confini. Una bandiera bianca che sventola anche in assenza di vento\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Da scrittore e giornalista che rapporti ha con i social?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSui social lascio, spero con parsimonia, tracce delle mie peregrinazioni \u2013 della mente e dei piedi. Non faccio <em>selfie<\/em>, non amo essere fotografato. Non conto nulla. Non sono nessuno. La mia faccia non ha rilevanza. Rimbaud diceva: \u201c<em>Non sono nient\u2019altro che un pedone<\/em>\u201d. Se lui si sentiva cos\u00ec, io posso aspirare a definirmi al massimo un pedone dimezzato\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Ogni capitolo del suo libro inizia con una poesia. Una scelta di cadenza e linguaggio?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLa poesia \u00e8 ritmo, piede. Ed \u00e8 esplorazione dei margini. Si cerca la parola che riesca a dire ci\u00f2 che esiste negli interstizi. Il poeta \u00e8 un esploratore: cerca un\u2019ombra, vi entra in relazione, prende commiato dall\u2019ombra e torna a casa con un passo nuovo \u2013 in quell\u2019andatura, che \u00e8 prosodia, cerca le parole per riferire il suo incontro con l\u2019ombra. Il viandante \u00e8 un esploratore a sua volta: la sua vita si fonda sul piede, sul ritmo, sulla ricerca di vie segnate e soprattutto non ancora segnate, fa scoperte in continuazione, e quando torna a casa lo fa con altri piedi\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quale \u00e8 il rapporto fra poesia e viandanza?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSi sovrappongono. La letteratura \u00e8 un\u2019altra cosa. Nel bosco non servono a nulla le citazioni. Le biblioteche che abbiamo in casa non ci serviranno a nulla se incontreremo un orso o un lupo. Il poeta scopre, il letterato ricorda, cita le scoperte altrui. Ecco perch\u00e9 Scipio Slataper afferma che deve essere poeta e non letterato. Il Carso non potr\u00e0 svelarsi che a un poeta, cio\u00e8 a una creatura inerme, senza protezioni, che si offre al mondo soltanto con la sua voce e il suo piede. Un\u2019ombra in canto\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Nacci<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":45325,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-45324","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",1000,666,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",1000,666,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",1000,666,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",640,426,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",1000,666,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",1000,666,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",1000,666,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",1000,666,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/50970-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Luigi Nacci","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45324","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=45324"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45324\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/45325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=45324"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=45324"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=45324"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}