{"id":44028,"date":"2022-06-23T00:00:00","date_gmt":"2022-06-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=44028"},"modified":"2022-06-23T00:00:00","modified_gmt":"2022-06-22T23:00:00","slug":"la-signora-debegnac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-signora-debegnac\/","title":{"rendered":"La signora D\u00e9begnac"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>E<\/strong><strong>clettica, <\/strong>dotata di diversi registri interpretativi, dal comico al drammatico, capace di una raffinatezza popolare, sempre in attesa di nuovi stupori, sbarazzina oltre il dato anagrafico dei natali triestini nel 1936, instancabile lavoratrice da quando, dopo la maturit\u00e0 classica, entra nella compagnia di prosa della Rai di Trieste.<\/p>\n<p> \t<strong>Ariella Reggio <\/strong>\u00e8 attrice di teatro che lavora al cinema, in televisione, con tanta esperienza radiofonica in Italia e in Gran Bretagna, fondatrice con Orazio Bobbio nel 1976 della compagnia La Contrada di Trieste. Curiosa e disposta a imparare dai giovani che ama e stima, durante il <em>lockdown <\/em>si \u00e8 \u201cbuttata\u201d nel mare magnum della rete con la sua signora D\u00e9begnac, personaggio di triestinit\u00e0 popolare, ficcanaso saccente. Assieme hanno girato il mondo, fino alla Cina. Poi, appena la pandemia lo ha reso possibile, ha ripreso a viaggiare su \u00e8 gi\u00f9 per il Paese, sui set cinematografici e nei teatri.<\/p>\n<p> \t<strong>Partiamo dalla sua ultima interpretazione: \u201c<\/strong><strong><em>Harold &#038; Maude<\/em><\/strong><strong>\u201d di Colin Higgins, adattamento e regia di Diana H\u00f6bel, prodotto dalla Contrada, \u00e8 un dialogo fra generazioni in un\u2019opera degli anni \u201970. \u00a0Quali sono gli elementi che avete scelto di valorizzare del testo?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDirei la magia che solo il teatro rende possibile e la poesia del testo, ieri come oggi fortemente trasgressivo, nel rapporto fra i personaggi: l\u2019ottantenne Maude e il giovane Harold. L\u2019idea del progetto \u00e8 nata alcuni anni fa e finalmente \u00e8 stato possibile andare in scena nel cartellone dell\u2019ERT. Maude mi assomiglia. Mi sono identificata non nelle sue trasgressioni superficiali da figlia dei fiori, bens\u00ec nelle sue aspirazioni pi\u00f9 profonde, interiori e universali. Avendo abitato e lavorato a Londra negli anni \u201970 ho rivissuto le atmosfere e le spinte al cambiamento di allora\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come \u00e8 stato tornare in teatro dopo i mesi di <\/strong><strong><em>lockdown<\/em><\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00ab\u00c8 stato riscoprire la mutua necessit\u00e0 che d\u00e0 vita al teatro. Attori, tecnici e pubblico hanno reciprocamente bisogno gli uni degli altri, dal loro incontro nasce la magia dello spettacolo. Senza le persone in sala gli attori parlano a se stessi e i teatri sono una scatola vuota. Certo lo streaming ha aiutato, ma non \u00e8 la stessa cosa\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei ha fondato \u201cLa Contrada\u201d di Trieste; oggi come allora qual \u00e8 la motivazione?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLa passione: semplice ma vero. \u00c8 la spinta che rende incosciente nel sognare ambiziosi progetti, d\u00e0 coraggio e forza nella perseveranza nei momenti pi\u00f9 duri quando non \u00e8 facile andare avanti. Sento \u201cLa Contrada\u201d, nata grazie alla passione di Orazio Bobbio, Lidia Braico e Francesco Macedonio, come una parte di me. Orazio soprattutto si \u00e8 dedicato completamente, rinunciando anche alla soddisfazione di essere attore, per concentrarsi su un progetto che \u00e8 anche azienda. Perch\u00e9 la vita di una compagnia teatrale \u00e8 anche gestione finanziaria e capacit\u00e0 manageriale. Dopo la scomparsa di Orazio e di Francesco non \u00e8 stato facile andare avanti ma con caparbiet\u00e0 siamo ancora qui\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come si sente oggi nella sua creatura?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abMi sento nell\u2019anima e non nella burocrazia, il mio contributo \u00e8 pi\u00f9 creativo che manageriale e stimo i giovani entrati dopo di noi che considero bravi\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Cosa intende per bravi?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNoi ci buttavamo a capofitto mentre oggi hanno professionalit\u00e0 diverse. Sanno gestire, fare promozione e organizzare anche l\u2019aspetto aziendale della compagnia. Noi nei nostri camerini avevamo sogni e forse pi\u00f9 occasioni di lavoro e dunque di fare gavetta, una possibilit\u00e0 oggi carente. Loro per\u00f2 si buttano nella \u201crete\u201d e arrivano lontano. Stimo molto i giovani con cui lavoro, sono professionali e corretti, gente che sa dove vive, mi piace stare con loro\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Fra i giovani ricordiamo la sua lunga collaborazione, in teatro e al cinema, con il goriziano Matteo Oleotto, affermato regista della fortunata serie televisiva Rai \u201c<\/strong><strong><em>Volevo fare la rockstar<\/em><\/strong><strong>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abCon Matteo ho avuto modo di recitare il registro sia drammatico sia comico. Ho avuto l\u2019onore di partecipare a uno dei suo primi cortometraggi dal titolo \u201c<em>Passeranno anche stanotte<\/em>\u201d. Quando lo abbiamo girato era un progetto d\u2019avanguardia, metteva in scena la paura poetica e il desiderio carico di incognite di incontro dell\u2019altro, del diverso. Con lui ho successivamente recitato anche in \u201c<em>Zoran, il mio nipote scemo<\/em>\u201d. \u00c8 sempre un piacere lavorare con lui, bravo e gentile\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Ci parla del suo rapporto con il cinema?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abMaddalena Mayneri di Maremetraggio mi chiam\u00f2, fra le prime, per partecipare a \u201c<em>Per Agnese<\/em>\u201d con Ricky Tognazzi, testo di Stefano Savio e regia di Massimo Cappelli. Ero molto emozionata. Mi piace il cinema ma mi fa paura, non lo conosco abbastanza per essere a mio agio. In teatro mi confronto direttamente con il pubblico, al cinema ci sono molte figure professionali prima di arrivare alle persone. Ci torno con piacere ogni volta che mi chiamano, alla mia tarda et\u00e0 sono sempre in attesa di nuove esperienze\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>\u00c8 stata avvistata anche sul set di \u201c<em>Diabolik<\/em>\u201d girato a Trieste\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abMa chi glielo ha detto? (<em>ride<\/em>). Sono andata per salutare la protagonista Miriam Leone con la quale ho lavorato in una particina in \u201c<em>Marilyn ha gli occhi neri<\/em>\u201d e siamo rimaste legate. \u00c8 una persona meravigliosa, oltre che brava, semplice e profonda allo stesso tempo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Accanto al teatro e al cinema anche la televisione.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abS\u00ec, qualcosina ho fatto, citando ad esempio la popolare fiction Rai \u201c<em>Tutti pazzi per amore<\/em>\u201d. Forse non piacciono le mie troppe rughe? Ma la prego non entriamo nell\u2019argomento che si presta a prediche che non voglio fare. Solo aggiungo che io amo le pieghe del mio viso, sono parte dell\u2019accettazione di me\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Torniamo al teatro: memorabile il suo nudo in \u201c<\/strong><strong><em>Calendar girls<\/em><\/strong><strong>\u201d con Angela Finocchiaro per la regia di Cristina Pezzoli\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abUn\u2019esperienza unica con una grande regista scomparsa troppo presto. Cristina seppe creare la magia del vedo e non vedo per un approccio ironico al testo. Con delicatezza ci ha guidate rendendoci autentiche anche nelle scene di nudo, togliendoci i metri di tulle attorno ai corpi, modello insaccati. Ci siamo tanto divertite anche con i tecnici e i vigili del fuoco che abbiamo fatto spostare da dietro le quinte al fondo della sala. Ho incontrato colleghe meravigliose e ci vogliamo davvero bene, altro che litigare come alcuni avevano vaticinato. Una dimostrazione di come l\u2019ironia e la professionalit\u00e0 possono tutto, anche se viviamo in un paese abbastanza maschilista. In teatro, come nella societ\u00e0, accade infatti che le critiche verso le donne siano spesso pi\u00f9 feroci di quelle verso gli uomini. Certo io non vado d\u2019accordo con tutte ma mi piace lavorare con le brave, come ad esempio Serena Sinigaglia, originale nella sua direzione artistica, senza imitare i maschi, soprattutto nei difetti\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Parliamo della sua signora D\u00e9begnac, prototipo di ironia anche demenziale unita a una certa ignoranza saccente che ritroviamo anche nelle donne di Franca Valeri.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abGrazie per il paragone. Certo Franca \u00e8 stata una grande e ha dimostrato coraggio nel recitare anche da malata. Io stessa sono piena di acciacchi ma in scena tutto passa. Una magia ancora! Per questo in teatro ci sono molte persone della mia et\u00e0 e oltre come Annamaria Guarnieri e Umberto Orsini entrambi classe 1934. Il teatro \u00e8 vita. Ecco perch\u00e9 dopo il Covid ci sono molti pi\u00f9 giovani nei teatri; cercano la vita e la relazione che la pandemia ci ha tolto, insegnandocene il valore. Tornando alla D\u00e9begnac non mi aspettavo il suo successo, grazie ai video fatti da casa con il telefonino e messi in rete quasi per gioco durante la pandemia. Questo carattere di donna saccente triestina, anche se il cognome \u00e8 goriziano, era solo citato nei testi degli anni \u201970 degli autori Carpinteri e Faraguna. La Iole si era materializzata per la prima volta nel 2019 in <em>Nuovo Cine Swarovsky<\/em>, \u201cmusical vaudeville\u201d andato in scena al Teatro Bobbio per il testo e regia di Davide Calabrese. Adesso ha la mia voce e il mio viso. E mi sta dando tante soddisfazioni. Devo solo stare attenta che Maude non si ingelosisca\u2026\u00bb<\/p>\n<p> \t<strong>Qual \u00e8 il segreto della sua lunga e importante carriera?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDifficile dire, io sono stata fortunata perch\u00e9 ho capito subito quale era la mia strada, ho fatto la gavetta e non mi sono pi\u00f9 fermata. Qualsiasi sacrificio \u00e8 stato affrontato e mio padre, assai critico verso me come figlia, mi riconosceva rigore e impegno in teatro. Sono grata ai miei genitori, negli anni \u201960 mi incoraggiarono ad andare a Londra dove lavorai per diverso tempo alla BBC. Una formazione che mi ha aperto la mente. Certo la salute e la fortuna contano\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quali sono stati gli incontri fondamentali della sua carriera? <\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abTanti, ma fra questi i grandi registi come Ugo Amodeo, con il quale ho iniziato alla radio Rai di Trieste, poi Francesco Macedonio, persona schiva ma regista che lavorava con l\u2019attore per trovare nell\u2019interprete l\u2019anima dei personaggi, e Giorgio Streheler con il quale ho lavorato al Piccolo di Milano. Loro e altri mi hanno accompagnato fin qui\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Nella sua Trieste si sente amata?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abTanto, soprattutto dalle donne. Vengono in camerino o mi fermano per la strada per farmi i complimenti ma anche per manifestarmi il loro affetto. Molte si riconoscono nei miei personaggi di donna matura, io rappresento la voglia delle persone di una certa et\u00e0 di andare avanti, di non restare in un cantuccio ad aspettare\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Un suo sogno?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abTornare alla radio. Ha il potere di scatenare la fantasia. L\u00ec ho iniziato e l\u00ec vorrei ritornare dopo aver assaggiato un poco di tutto\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ariella Reggio<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":44029,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-44028","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",500,334,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/48495-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Ariella Reggio","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/44028","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=44028"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/44028\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/44029"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=44028"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=44028"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=44028"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}