{"id":43646,"date":"2022-05-09T00:00:00","date_gmt":"2022-05-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=43646"},"modified":"2022-05-09T00:00:00","modified_gmt":"2022-05-08T23:00:00","slug":"lavoro-una-gavetta-e-per-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/lavoro-una-gavetta-e-per-sempre\/","title":{"rendered":"Lavoro, una &#8220;gavetta&#8221; \u00e8 per sempre"},"content":{"rendered":"<p> \tTutti noi da giovani abbiamo lavorato sottopagati: ci veniva ricordato che all\u2019inizio si \u00e8 un \u201cpeso\u201d e che, dovendo appena imparare un mestiere e non producendo alcunch\u00e9, si grava sul datore di lavoro che deve provvedere alla nostra formazione.<\/p>\n<p> \tSe di fatto questo \u00e8 vero, \u00e8 anche vero che la fase dell\u2019apprendimento \u00e8 sempre un momento di fatica, dedizione ed esclusiva che, seppur ancora acerbo, \u00e8 funzionale alla successiva produttivit\u00e0 di un bene o di un servizio.<\/p>\n<p> \tIn ogni caso, fino a un ventennio fa, di ci\u00f2 generalmente nessuno obiettava perch\u00e9 di base c\u2019era comunque un sottinteso Patto sociale, anche detto \u201cgavetta\u201d, che in buona sostanza diceva: \u201caccetta queste sub-condizioni, investi, perch\u00e9 il tuo futuro sar\u00e0 migliore\u201d. Ed effettivamente andava cos\u00ec: nessuno nel tempo restava ai livelli della gavetta, c\u2019era comunque un crescere nel proprio mestiere e con le proprie declinazioni.<\/p>\n<p> \tQuesto Patto sociale ha sorretto per anni la staffetta fra generazioni in un susseguirsi fiducioso dove i padri potevano con certezza ambire che i propri figli, accedendo a studi pi\u00f9 alti, potessero approdare a condizioni di vita migliori.<\/p>\n<p> \tPoi qualcosa \u00e8 andato storto, incrinandosi fino a spezzarsi definitivamente: il mondo economico ha iniziato a tirare il fiato e con esso ogni categoria e generazione ha innalzato barricate per proteggere i privilegi sino a quel momento acquisiti. Il mondo sociale ha perso le proprie certezze corrompendone le parole e tradendo gli accordi ove il coltello dalla parte del manico era tenuto dal \u201cmondo adulto\u201d sui giovani.<\/p>\n<p> \tAnche la tipologia dei contratti di lavoro ha visto un progressivo declassamento con l\u2019invasione di forme contrattuali nuove, chiamate in modo fraudolento \u201cflessibili\u201d, che, come l\u2019erbaccia, andavano a infestare le contrattazioni: l\u00ec dove questi contratti erano nati per offrire facilitazioni, nel tempo il loro abuso (che di fatto ne ha eluso lo scopo) li ha trasformati in trappole in cui tanti, troppi, restavano imbrigliati per anni (tra co.co.co, co.co.pro, etc.).<\/p>\n<p> \tAddirittura la Pubblica Amministrazione, che \u00e8 naturalmente vocata al lavoro stabile, ne ha fatto incetta a volte anche appaltando totalmente all\u2019esterno, con condizioni peggiorative, funzioni che prima erano ordinariamente interne.<\/p>\n<p> \tSe questo \u00e8 stato il buongiorno dei primi anni 2000, il ventennio successivo \u00e8 stato anche peggiore perch\u00e9 quel famoso Patto sociale, oramai gi\u00e0 rotto, \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 un lontano ricordo e non sostituito da altro: un vuoto etico e solidale in cui i nuovi precari, i sottopagati, gli espulsi dal sistema, quelli costretti a fare due lavori per vivere, ne sono restati l\u00ec parcheggiati con le loro sub condizioni senza sapere quando ne sarebbero venuti fuori e se ne sarebbero venuti fuori, senza alcuna proiezione futura.<\/p>\n<p> \tIn questa macro situazione generale (madre di ogni nichilismo attuale ovvero di quel pensiero che non crede pi\u00f9 a nulla), c\u2019\u00e8 poi quella micro costituita dai lavoratori stagionali, quelli che, a differenza degli altri che hanno sub condizioni perch\u00e9 giovani, perch\u00e9 nuovi, perch\u00e9 \u201cun altro come te lo trovo subito\u201d, loro le hanno perch\u00e9 lavorano con il mare o il solleone come sfondo.<\/p>\n<p> \tLa loro \u00e8 una categoria molto eterogenea ma qui sintetizzabile in due tipi: quelli che pianificano ciclicamente il lavoro stagionale con il sussidio di disoccupazione (tema che meriterebbe un\u2019attenzione a s\u00e9) e quelli, solitamente giovani, che vogliono affrancarsi con dei soldini facendo qualche lavoretto. Non sono ovviamente spariti quelli del primo tipo, ma i secondi s\u00ec. Introvabili tra la saziet\u00e0 data da opinabili sussidi e l\u2019apatia di sogni spenti, i giovani preferiscono le poche rassicuranti certezze familiari e domestiche, girando e rigirando nel porto senza fare capolino in mare aperto, rinviando a \u201cdopo\u201d (locuzione temporale imprecisa) l\u2019entrata nel mondo adulto.<\/p>\n<p> \tDisorientati e confusi dalle poche e ingannevoli certezze (tra l\u2019altro l\u2019Italia vanta anche il minor numero di laureati rispetto all\u2019intera Europa), pochi si distinguono inseguendo qualche chimera all\u2019estero, qualche ferma passione o il solco tassativo precettato dall\u2019indotto familiare: non rappresentati nella vita sociale, muti e spesso sordi in una dimensione parallela fatta dai social e dalle distanze imposte dalla messaggistica, entrano nei discorsi mediatici solo come pungiball per essere bistrattati, etichettati come nullafacenti e fannulloni.<\/p>\n<p> \tE in questo, c\u2019\u00e8 la mala fede generale di essere stati tutti noi conniventi in questi anni con il peggioramento del mondo del lavoro, accettando per noi e per gli altri condizioni che andavano via via diminuendo e che oggi, anche con l\u2019aumento dell\u2019inflazione, sono ai minimi dell\u2019offerta lavorativa. Tutto il mondo adulto ha accettato in silenzio l\u2019imbruttimento delle professioni: direttori di banca che sono diventati semplici esecutori, avvocati impiegati, steward camerieri, dove poi questa accettazione \u00e8 stata pagata con l\u2019unico compromesso di non perdere i propri benefici a discapito dei giovani che oggi sono pagati la met\u00e0 dei propri predecessori.<\/p>\n<p> \tScendiamo quindi tutti dal pulpito del giudizio e torniamo all\u2019ascolto.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<em>Anna Limpido \u00e8 Consigliera di Parit\u00e0 della Regione Friuli Venezia Giulia<\/em><\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fine del Patto sociale<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":43647,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-43646","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",1280,913,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",1280,913,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",1280,913,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1-300x214.webp",300,214,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1-1024x730.webp",640,456,true],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",300,214,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",500,357,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",454,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",365,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",300,214,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",1280,913,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",1280,913,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1-1280x720.webp",1280,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1-1024x730.webp",1024,730,true],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1.webp",250,178,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/47596-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Anna Limpido","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/limpido\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"La fine del Patto sociale","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43646","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=43646"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43646\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/43647"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=43646"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=43646"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=43646"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}