{"id":42675,"date":"2022-01-11T00:00:00","date_gmt":"2022-01-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=42675"},"modified":"2022-01-11T00:00:00","modified_gmt":"2022-01-10T23:00:00","slug":"che-sinfonia-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/che-sinfonia-la-vita\/","title":{"rendered":"Che sinfonia la vita"},"content":{"rendered":"<p> \tFuori il dente, fuori il dolore: <strong>Liliana Esposito <\/strong>\u00e8 mia madre a cui dovevo quest\u2019intervista non per obblighi familiari ma perch\u00e9 la sua \u00e8 una storia bellissima che merita di essere raccontata in quanto ruota intorno a un\u2019arte sempre pi\u00f9 desueta nella corsa tecnologica odierna. Sto parlando della musica e in particolare della musica entro il panorama territoriale locale.<\/p>\n<p> \tLa storia artistica di Liliana si intreccia con quella di una donna del sud Italia che negli anni \u201980 \u00e8 stata catapultata a <strong>Gorizia <\/strong>come tantissime altre donne meridionali che sono arrivate in questa provincia con le loro pesanti valige e il camion dei traslochi al seguito, venendo accolte da usanze, culture e lingue completamente differenti dalla propria; donne che appena potevano, solitamente d\u2019estate, tornavano alle proprie origini con gli allora viaggi notturni in treno dove ci si addormentava la sera a Udine e ci si risvegliava il mattino successivo a Napoli, le pi\u00f9 fortunate nei vagoni letto le altre nelle cuccette, tutte strette nell\u2019intento di riuscire a chiudere occhio.<\/p>\n<p> \t<strong>Liliana iniziamo quest\u2019intervista\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abAspetta che mi faccio il segno della croce\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Addirittura? Non stai esagerando?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNo, mi aiuta a concentrarmi meglio\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Com\u2019\u00e8 iniziata la tua lunga storia d\u2019amore con il pianoforte?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abIo non provengo da una famiglia di pianisti: mio padre era un maresciallo della Guardia di Finanza e mia madre una casalinga figlia di una famiglia nobile e ricca di grande cultura. Fu proprio lei a notare che quando avevo solo 5 anni, sul tavolino dove era appoggiata una grande e vecchia radio, quando trasmettevano musica sinfonica io battevo le dita delle mie manine quasi a voler simulare le movenze di una pianista: non ne avevo mai vista una fino ad allora eppure quelle azioni mi sembravano istintive e spontanee. Colpiti, i miei genitori mi iscrissero a lezioni di pianoforte da una suora che caso volle fosse la cugina del maestro Galdieri, famosissimo a Napoli perch\u00e9 autore della trasmissione allora molto in voga \u201c<em>Spacca Napoli<\/em>\u201d\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come and\u00f2?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abFin dall\u2019inizio al pianoforte feci subito faville: ricordo che alla prima audizione ufficiale proprio con il maestro Galdieri lui, dopo gi\u00e0 i miei primi tocchi alla tastiera, subito disse: \u201c<em>Questa bambina diventer\u00e0 una grande pianista<\/em>\u201d. Ed effettivamente negli anni successivi sbocci\u00f2 tutto il mio talento: al liceo musicale di Napoli, dove venivo accompagnata per passare gli esami annuali, i miei voti erano sempre altissimi \u201c10, 10, 10\u2026\u201d mentre la media generale era 7, 8, massimo 9. Ero portata in trionfo ovunque con l\u2019orgoglio della mia famiglia. Velocemente si sparse la notizia di questa bambina talentuosa: la voce arriv\u00f2 non solo a chi mi avrebbe apprezzato ma anche ai miei primi detrattori che, ingelositi, costrinsero la suora a non seguirmi pi\u00f9 negli studi costringendomi prima a un iniziale smarrimento \u2013 allora ero solo una bambina e come tale sensibile alla perdita della maestra \u2013 e poi a essere assegnata a una nuova insegnante. Ma la Provvidenza era dalla mia e passato il dispiacere del cambio, fui ascoltata da una maestra di pianoforte molto conosciuta a Castellammare di Stabia, paese in cui vivevo, che si riserv\u00f2 la scelta se prendermi o meno\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Veramente una maestra privata di pianoforte poteva permettersi il lusso di rifiutare un\u2019allieva?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abIn generale no, ma lei s\u00ec. Era molto in gamba in un panorama di eccellenza della scuola di musica napoletana che sfornava nomi di altissima qualit\u00e0 tra cui, uno fra tanti, il maestro Riccardo Muti. Quindi questa nuova insegnante mi sent\u00ec suonare e accett\u00f2 subito l\u2019incarico\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Studiavi pianoforte sempre, anche 8 ore al giorno, in base ai tuoi impegni scolastici. Come hai conciliato tutto?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDopo la licenza ginnasiale, a 16 anni, comunicai ai miei genitori la decisione di volermi dedicare esclusivamente agli studi musicali. Allora avevo gi\u00e0 superato l\u2019esame di quinto anno di pianoforte e sapevo e senza dubbio alcuno che la mia strada era la musica. Mio padre dapprima non era d\u2019accordo, sperava in una laurea in medicina, ma io non ho mai avuto esitazioni. Mia madre mi sostenne e, a dipanare qualunque incertezza, contribu\u00ec l\u2019esito di una importante audizione che feci in quegli anni con uno dei pi\u00f9 grandi pianisti della scuola napoletana di concertismo, il maestro Sergio Fiorentino. Lui accolse me, tesissima dall\u2019emozione, i miei genitori e la mia maestra a casa sua dove eseguii tutto il repertorio dovuto. Verso la fine della mia esecuzione, mi si sedette accanto accompagnandomi a quattro mani per suonare il finale insieme per poi, finito il pezzo, girarsi verso la mia maestra ed esclamare \u201c<em>Ma che me l\u2019hai portata a fare questa ragazza! \u00c8 preparatissima, non ha bisogno dei miei consigli<\/em>\u201d. Ogni dubbio di mio padre sulle mie scelte professionali fu dipanato\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Dopo tante conferme, quale fu il tuo trampolino di lancio verso la carriera di concertista?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abA 19 anni diedi l\u2019esame di ottavo anno: difficilissimo e corposo. Le commissioni di esame erano due e cos\u00ec divisero in due gruppi tutti noi aspiranti pianisti. Nella commissione opposta alla mia c\u2019era il maestro Vincenzo Vitale, un altro nome stimatissimo della scuola napoletana. All\u2019esame io eseguii il Valzer in Re bemolle di Chopin anche chiamato \u201c<em>La coda del cagnolino<\/em>\u201d. Mi riferirono che il maestro Vitale appena ud\u00ec la mia musica diffondersi nei corridoi usc\u00ec dalla sua aula per ascoltarmi da dietro la porta e quando finii sbott\u00f2 esterrefatto \u201c<em>Che meraviglia!<\/em>\u201d. Questo fu lo slancio che mi accompagn\u00f2 verso l\u2019esame del decimo e ultimo anno. Due anni intensi di preparazione dove ricordo che studiavo sempre e senza alcun rimpianto di dedicare tutta la mia giovinezza alla musica. Mattina, pomeriggio e sera, l\u00ec in una stanza della casa che negli anni fu adattata alla mia passione: due pianoforti, uno verticale e un quarto di coda, uno acquistato da me con i miei primi risparmi dalle lezioni private che gi\u00e0 impartivo dall\u2019ottavo anno, l\u2019altro regalatomi dai miei genitori. All\u2019esame, che consiste in un vero e proprio concerto, al termine del mio Bach, un maestro in commissione ruppe il silenzio generale e mi disse \u201c<em>Sono vent\u2019anni che io non sentivo un Concerto Italiano di Bach eseguito in questa maniera, brava!<\/em>\u201d. Mi diplomai ovviamente con il massimo dei voti e non pass\u00f2 molto tempo che fui contattata da tutti i grandi maestri per iniziare la mia carriera concertistica: mi si spalancarono le porte dell\u2019altissimo livello pianistico. Quale pi\u00f9 alta soddisfazione per tutte le ore passate al pianoforte?\u00bb<\/p>\n<p> \t<strong>Quanti concerti hai poi fatto?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abUno soltanto, a Napoli\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Perch\u00e9 solo uno?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNon era la vita che volevo: fui da subito travolta dalle pressioni legate al concertismo, gli orari, i viaggi. Io amavo follemente la musica ma non la proiezione di quella vita. Mi fu chiaro che non avrei dovuto sposarmi n\u00e9 tantomeno pensare di avere dei figli da seguire. No, io volevo la mia famiglia, volevo realizzarmi come madre, non rinnegavo il mio amore verso il pianoforte ma crescere e diventare donna ha fatto emergere in me nuovi desideri e priorit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Cosa facesti quindi?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abCi pensai a lungo e ne parlai con i miei genitori e con la mia maestra di pianoforte. Scelsi di ritirarmi dal concertismo e contestualmente preparai il concorso per insegnare musica nelle scuole, che poi vinsi subito. La mia maestra era la pi\u00f9 addolorata e mi implor\u00f2 di non tralasciare gli studi mentre i miei genitori oramai avevano capito che io comunicavo a loro solo sentenze senza appello\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Alla fine hai dato ascolto all\u2019implorazione della tua maestra proseguendo gli studi musicali?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abA livello di concertismo no: mi sposai con un ufficiale della Guardia di Finanza che ogni 5 anni si trasferiva di sede, mi ritrovai in giro per l\u2019Italia con due figli piccoli, mobili con le rotelle e un pianoforte traslocato di continuo. Come avrei potuto abbandonare la mia famiglia per arpeggiare ore e ore al pianoforte? Scelsi consapevolmente di non raccogliere le soddisfazioni di una vita da concertista ma questo non mi imped\u00ec di acquisirne altre nell\u2019insegnamento. Il mio \u00e8 stato un cambio di vita senza rimpianti: una scelta che rispondeva all\u2019amore per la mia famiglia e per me stessa, donna e madre\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Nei vari trasferimenti in giro per l\u2019Italia l\u2019ultimo \u00e8 stato a Gorizia. Come ti ha accolto questa citt\u00e0 e come ha accolto la tua musica.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSono arrivata a Gorizia nell\u201985, provenendo dai paesini del Golfo del Tigullio in Liguria. Vi arrivavo come insegnante di scuola superiore e media e subito mi affidarono cattedre tra Gorizia, Farra d\u2019Isonzo e Lucinico. Gorizia mi accolse con la tipica prima diffidenza che ho imparato a conoscere nelle persone del nord e che io gi\u00e0 avevo affrontato in Piemonte o in Liguria dove, dopo un inizio segnato da profondo distacco da parte di tutto lo staff docente, fui poi salutata con il pianto di tutti che col tempo avevano capito non solo la mia umanit\u00e0 ma anche la mia bravura nel campo professionale. La diffidenza goriziana dunque non mi spavent\u00f2. Pi\u00f9 che altro in quegli anni c\u2019era una grande curiosit\u00e0 verso chi, come me del sud, veniva a lavorare al nord e soprattutto per chi era sposata e con figli quando tante altre colleghe meridionali raggiungevano le cattedre del nord da single, alla sola ricerca di un posto di lavoro nella scuola a tempo indeterminato. Con il tempo e la mia solarit\u00e0 trovai la sintonia con i colleghi e successivamente tutta la loro solidariet\u00e0, la stessa che, proprio a volerne raffrontare, nella mia Napoli mi veniva accordata fin da subito e a prescindere. Ma sono culture differenti e la mia vita, in giro per l\u2019Italia, mi ha insegnato anche a rispettare i tempi altrui\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quali esperienze di docenza musicale fatte in citt\u00e0 ricordi in particolare?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLa scuola di musica Lipizer con la professoressa Lipizer, la scuola media D\u2019Attems con don Luigi Pontel, Nostra Signora con Suor Gabriella, le Madri Orsoline con Madre Cristina. E poi l\u2019Istituto di Musica con Perini, la Marussi, Del Zotto, Urdan, Grandi, Liviero, Tortora, Brussolo: tutti maestri incredibili che ho amato moltissimo. Negli anni \u201980 e \u201990 la musica era molto in auge in citt\u00e0 e venivano fatti saggi meravigliosi da parte di tutte le scuole presenti, onorati poi dalla successiva venuta del grande Maestro Mander e del suo ambizioso progetto di fondare l\u2019orchestra sinfonica. Fu un crescere qualitativo enorme che per\u00f2 invece di sbocciare come avrebbe dovuto implose a seguito di dissapori interni e poca lungimiranza e cos\u00ec i tanti ragazzi, anzich\u00e9 trovare una motivazione nel professionismo musicale, si allontanarono prima da queste grandi scuole e poi via via dalla musica stessa. Oggi la cultura musicale in citt\u00e0, nonostante qualche lodevole sforzo di qualche collega, \u00e8 molto spenta. Peccato: dovrebbero fare molto di pi\u00f9 per i giovani\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Ogni lavoro restituisce qualcosa sul piano umano, fare l\u2019insegnante di musica cosa ha ti dato?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abAppagamento morale, la grande sensibilit\u00e0 di capire gli altri. Per quanto lo studio della musica sia sempre troppo poco preso in considerazione, aiuta invece la quadratura personale, l\u2019integrazione, la socializzazione, lo sviluppo della maturit\u00e0 emotiva. Pensa al miracolo di mio nipote, tuo figlio, che si siede accanto a me e mi chiede \u201c<em>Nonna suonami Chopin<\/em>\u201d: lui non ha studiato musica eppure la sua emozione svela la profondit\u00e0 d\u2019animo che possiede e come lui tantissimi bambini che sono diseducati all\u2019ascolto e al contatto con la loro intimit\u00e0 solo perch\u00e9 impegnati nella vita frenetica a imparare nozioni e concetti (computer, inglese, scienze&#8230;) nella speranza dei loro genitori di offrirgli qualche chance lavorativa in pi\u00f9. Quando io suono, invece, la musica rapisce, ipnotizza: c\u2019\u00e8 qualcosa di magico in questo, non andrebbe trascurato o sottovalutato\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Parli di aver acquisito maggiore sensibilit\u00e0, perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abPerch\u00e9 un pianista, o un artista in genere, cerca la perfezione in quello che fa e suonando tutti i grandi (Beethoven, Mozart e altri) si impara a conoscerli, compenetri nel loro animo, li capisci bene sforzandoti di rendere esattamente quello che volevano loro. \u00c8 un esercizio costante di sensibilit\u00e0 e di immedesimazione nell\u2019animo altrui\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Pensi che la musica sinfonica dovrebbe essere insegnata a tutti e che, quindi, sia alla portata di tutti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abCertamente, anche tu l\u2019hai studiata ed eri bravissima\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>No, io ero una capra.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNon \u00e8 vero\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>S\u00ec, invece.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abPotevi applicarti meglio\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Liliana Esposito<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":42676,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-42675","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",1000,777,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",1000,777,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",1000,777,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1-300x233.webp",300,233,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",640,497,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",300,233,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",500,389,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",417,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",335,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",300,233,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",1000,777,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",1000,777,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",1000,777,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1.webp",250,194,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45609-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Anna Limpido","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/limpido\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Liliana Esposito","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42675","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42675"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42675\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/42676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42675"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42675"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42675"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}