{"id":41265,"date":"2021-12-31T00:00:00","date_gmt":"2021-12-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=41265"},"modified":"2021-12-31T00:00:00","modified_gmt":"2021-12-30T23:00:00","slug":"oltre-lo-scatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/oltre-lo-scatto\/","title":{"rendered":"Oltre lo scatto"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"> \t<strong>L<\/strong><strong>\u2019ultimo <\/strong>premio internazionale conquistato in ordine di tempo \u00e8 quello del TIFA (Tokio International Foto Awards), nella categoria \u201c<em>Natura<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\"> \tTuttavia i soggetti che la fotografa <strong>Claudia Guido <\/strong>preferisce immortalare sono le persone. Una passione nata grazie a suo nonno e che, come ci racconta in questa intervista, ha contaminato la sua vita.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Claudia Guido, come si trova una veneta in Friuli Venezia Giulia?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abHo scoperto la bellezza di questa regione solo quando mi ci sono trasferita. Apprezzo molto il ritmo del vivere qui, scandito da pause verdi e dal privilegio di poter andare anche ogni giorno a tuffarmi in questo splendido mare. Sono invece un po\u2019 nostalgica per quanto riguarda l\u2019offerta culturale e il divertimento proposto non solo a Padova, ma anche a Firenze, dove ho vissuto diversi anni prima di trasferirmi qui\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Lei vive e lavora a Monfalcone: come giudica la citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abMonfalcone \u00e8 una cittadina che avrebbe un enorme potenziale come ci hanno suggerito le recenti olimpiadi di Tokio. La diversit\u00e0 \u00e8 una ricchezza e io adoro uscire di casa e sentir parlare talmente tante lingue diverse da non riuscire a riconoscerne qualcuna. Vorrei che ci fossero pi\u00f9 possibilit\u00e0 di socializzare e di favorire l\u2019integrazione, penso sia una splendida opportunit\u00e0 che andrebbe colta. E poi c\u2019\u00e8 il mare. Se tutto andr\u00e0 bene per\u00f2 mi sposter\u00f2 da Monfalcone e andr\u00f2 a vivere a Gorizia: sono entusiasta e innamorata della casa che ho trovato, ma non \u00e8 stata una decisione presa facilmente\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Laureata in fotografia all\u2019Universit\u00e0 di Firenze: questo percorso di studi quanto \u00e8 stato determinante per la sua carriera professionale?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abQuello dell\u2019Universit\u00e0 \u00e8 stato uno dei periodi pi\u00f9 entusiasmanti della mia vita. Mi ero trasferita da sola a Firenze, non conoscevo nessuno e avevo abbastanza curiosit\u00e0 da non aver nessun timore ma solo voglia di scoprire. Ho avuto un professore, Lorenzo Giotti, talmente bravo a insegnare e ad appassionare che ho continuato ad andare alle sue lezioni anche post laurea. I miei maestri sono stati tanti, tutti fondamentali, e spero ce ne saranno sempre di nuovi. Forse la verit\u00e0 \u00e8 che la mia vera passione \u00e8 imparare, migliorare, prima ancora di fotografare\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Cos\u2019\u00e8 per lei la fotografia?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abLa risposta convenzionale \u00e8 che la fotografia sia un linguaggio ma ora credo che la fotografia sia molto di pi\u00f9. La fotografia \u00e8 diventata una parte fondamentale delle nostre vite. Non ha solo il valore di essere memoria, identit\u00e0 e racconto. Pensate alle ecografie e a tutti gli esami medici strumentali il cui risultato \u00e8 una fotografia. O pensate alla possibilit\u00e0 che abbiamo di studiare cose che il nostro occhio non vede, come l\u2019universo. Certo, lo strumento di osservazione \u00e8 fondamentale, ma per mostrarlo anche agli altri abbiamo bisogno di una fotografia. Mi affascina molto questo ruolo della fotografia nella nostra quotidianit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Quando \u00e8 nata in lei la passione per la fotografia?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abDa bambina. Mio nonno era un fotografo amatore paesaggista. Ogni volta che io e mia sorella andavamo dai nonni il primo posto da esplorare era l\u2019armadio delle fotografie del nonno. Passavamo ore a sfogliare i suoi album e credo che questo sia stato l\u2019inizio del mio grande amore per la fotografia\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Ricorda la prima foto che ha scattato?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abNo, ma ricordo la prima con la reflex analogica di mio nonno. Ero una ragazzina, volevo imparare a fotografare e gli ho chiesto di insegnarmi. Siamo andati in centro citt\u00e0, mi ha messo in mano la sua reflex e ha iniziato a spiegarmi le basi, indicandomi gli scorci pi\u00f9 belli di Padova per farmeli fotografare. Io per\u00f2 sentivo una sorta di resistenza, come una mancanza di interesse per il soggetto. Quindi a un certo punto gli ho chiesto se poteva posare per me e ho messo a fuoco lui invece del paesaggio. Sicuramente \u00e8 stato il primo indizio: volevo fotografare le persone\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Quando ha deciso che la fotografia sarebbe diventata la sua professione?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abAlla fine del liceo ero in crisi sulla scelta del percorso di studi. Avevo amato il disegno ma, complice una pessima insegnante alla fine dell\u2019artistico, mi ero allontanata da quella disciplina fino ad arrivare al rifiuto. La fotografia \u00e8 stato un modo di risolvere quella rottura. Potevo continuare a esprimermi senza necessariamente disegnare. La decisione di renderla una professione non \u00e8 stata un\u2019illuminazione, \u00e8 stato il naturale svolgimento degli avvenimenti\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>A proposito di professione: come sono stati gli inizi?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abHo iniziato con uno stage presso un grosso studio di matrimoni a Firenze. Sapevo gi\u00e0 che non volevo perseguire quella strada ma i fotografi che lavoravano in quello studio erano bravissimi e ho pensato &#8211; bene \u2013 che avrei potuto imparare moltissimo da loro. In quello studio ho incontrato Maurizio Degl\u2019Innocenti, mio relatore esterno alla laurea. Un fotografo giornalista bravissimo, divertente, che mi ha fatto rendere conto di quanto avessi ancora da imparare e per fortuna mi ha dedicato del tempo insegnandomi tantissimo. Poi ho dovuto lavorare a lungo per potermi permettere l\u2019attrezzatura necessaria a svolgere questa professione e un passo alla volta sono riuscita a diventare una fotografa professionista\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Ci sono quelli che fotografano matrimoni e prime comunioni, quelli che fanno foto-ritratto su commissione, quelli che scattano foto a eventi internazionali, quelli che scattano foto in scenari di guerra\u2026 Tutti, seppur con sfaccettature diverse, hanno fatto della fotografia la loro professione. Per Claudia Guido cosa significa essere una fotografa di professione?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abPurtroppo c\u2019\u00e8 molta confusione in questo. Essere professionista significa semplicemente avere una partita IVA e pagare le tasse. Non ha niente a che vedere con la qualit\u00e0 del proprio lavoro, ma solo con l\u2019essere in regola\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Da alcuni anni lei partecipa a concorsi internazionali ottenendo risultati di prestigio: come mai questa scelta?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abHo iniziato per capire se ero vittima dell\u2019effetto Dunning-Krouger che \u00e8 una curiosa distorsione cognitiva in cui \u00e8 molto facile cadere se si lavora in campo creativo. Sostanzialmente i due sociologi che hanno descritto questo effetto spiegano che persone poco esperte in un determinato campo tendono a sopravvalutare le proprie capacit\u00e0. Ma \u00e8 vero anche il contrario: chi \u00e8 esperto tende a sottovalutarle. E allora ho pensato che l\u2019unico modo oggettivo di capire se stavo lavorando bene era farmi giudicare da chi \u00e8 sicuramente pi\u00f9 esperto, accettandone i risultati ed eventualmente lavorando sulle mie lacune. Per questo motivo ho iniziato a partecipare con le foto scattate per lavoro, non con opere create ad hoc. I risultati sono stati in crescita: a ogni concorso un risultato migliore e questo non mi stupisce. I concorsi seri sono una grandissima scuola se si \u00e8 pronti ad accogliere il risultato e a lavorare per migliorarlo\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Il fotografo, lo strumento, il soggetto, l\u2019ambiente circostante: per la realizzazione di una bella foto uno di questi elementi \u00e8 pi\u00f9 importante di altri?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abDirei che l\u2019elemento pi\u00f9 importante \u00e8 il contenuto. Lo strumento \u00e8 quello pi\u00f9 irrilevante. Ho vinto i premi pi\u00f9 importanti utilizzando l\u2019attrezzatura pi\u00f9 scarsa che ho: \u00e8 stato un caso, ma significativo\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Per Claudia Guido quando \u00e8 bella una foto?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abQuesta \u00e8 una domanda troppo difficile. Potrei dire che le foto che mi interessano di pi\u00f9 sono quelle che hanno senso di esistere, ma non basterebbe. C\u2019\u00e8 ovviamente una produzione eccessiva di foto, ma chi sono io per dire agli altri cosa fotografare o perch\u00e9? Mi appassiona la dedizione che si percepisce in alcune fotografie, come anche la capacit\u00e0 comunicativa di alcuni fotografi, il coraggio, la difficolt\u00e0 risolta. Mi stregano le fotografie che non so &#8211; ancora &#8211; fare, oppure quelle oneste. Adoro le fotografie con pi\u00f9 di un significato, che ti spingono a ragionare o anche quelle che ti colpiscono in pancia. Mi piace il lavoro di chi riesce a esprimersi con uno stile davvero suo, frutto delle tante contaminazioni quotidiane e di studio, ma che fa qualcosa di diverso, di nuovo, anche sconsiderato. La fotografia \u00e8 un\u2019arte che ha moltissimo da offrire e per fortuna esistono tanti autori interessanti\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Quando le viene commissionata una foto, \u00e8 importante che lo scatto finale piaccia di pi\u00f9 al fotografo o al committente?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abCredo che sia necessaria una comunicazione molto chiara tra committente e fotografo. Il cliente deve fidarsi di chi assume. Il fotografo deve ascoltare chi gli commissiona il lavoro e le sue esigenze. Io stringo un patto chiaro con i miei clienti di ritratto: non hanno alcun obbligo di acquisto, possono comprare solo le foto che amano e dopo averle viste. Per\u00f2 bisogna che si fidino di me nella fase di progettazione e di realizzazione del lavoro. La mia \u00e8 una scelta rischiosa ma che nel tempo ha premiato: le persone che fotografo non hanno alcuna pressione e io mi sento responsabile di consegnare loro le migliori foto che abbiano mai avuto di s\u00e8, anche perch\u00e9, se non comprano, io non guadagno\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>La sua carriera professionale \u00e8 stata fin qui caratterizzata da un\u2019evoluzione e una sperimentazione costanti: quali sono i prossimi orizzonti che desidera raggiungere?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abSto vivendo un periodo di crisi e per me \u00e8 sempre stata una cosa positiva. Certo non \u00e8 divertente quando succede ma significa solo che ho esaurito gli stimoli in un determinato percorso, che sono finita in quella che ora chiamiamo \u201c<em>comfort zone<\/em>\u201d e che \u00e8 ora di muoversi di nuovo su terreni sconosciuti. Ora ho il desiderio di rivolgere lo sguardo pi\u00f9 verso la fotografia artistica che verso quella commerciale che ha caratterizzato il mio lavoro di questi anni, ma ho anche altri progetti in cantiere\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>C\u2019\u00e8 una foto che sogna di realizzare ma che non \u00e8 ancora riuscita a scattare?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abNon una ma molte. Ho una mente abbastanza florida dal punto di vista creativo e reagisco molto bene agli stimoli, cos\u00ec tanto che fatico a mettere a fuoco un solo obiettivo per dare il meglio su quello. Ci sono giornate in cui vorrei solo fotografare un fiore, ma in modo diverso dal solito. Altre in cui la mia mente si perde in progetti dal profondo significato sociale. Altre \u2013 molte pi\u00f9 di quanto si pensi \u2013 in cui non voglio fotografare ma elaborare gli stimoli ricevuti e rimetterli in ordine, in silenzio\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Ha mai pensato di dedicarsi all\u2019insegnamento?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abHo sempre pensato di essere portata all\u2019insegnamento e per questo, pre-pandemia, ho tenuto un corso, insieme alla mia amica Roberta Del Prete, come volontaria presso l\u2019UniTre di Corm\u00f2ns. Volevo capire quanto immaginazione e realt\u00e0 coincidessero e devo dire che mi \u00e8 piaciuto pi\u00f9 di quanto credessi. Ora sto lavorando in questo senso e spero di partire con questo progetto entro la fine del 2021\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Da anni la sua ricerca si dedica alla ritrattistica: qual \u00e8 un personaggio famoso che le piacerebbe ritrarre nelle sue foto?<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"> \t\u00abPi\u00f9 che famosa, una persona tristemente nota: mi piacerebbe poter fotografare Patrick Zaki, perch\u00e9 vorrebbe dire che \u00e8 definitivamente libero\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"> \t<strong>Nei difficili giorni di inizio lockdown ha avviato una raccolta fondi che ha portato nelle casse delle terapie intensive della nostra regione quasi 70 mila euro. Come mai questa scelta?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abUna professoressa dell\u2019Universit\u00e0 diceva che nei momenti di difficolt\u00e0 divento un caterpillar. Anche se mi piacerebbe, non mi rivedo in un cingolato, ma so che effettivamente ho una buona forza di reazione. Ho il reale bisogno di trovare qualcosa di positivo su cui mettere le mie energie quando le cose vanno male. In quei giorni, sull\u2019onda di altre raccolte fondi, ho pensato che fosse una buona idea rendersi utile. Ho quindi contattato quattro amici \u2013 Roberta Del Prete, Michele Grimaz, Valentina Sivec e Chiara Marchi \u2013 e abbiamo dato vita all\u2019iniziativa. \u00c8 stato tanto difficile quanto gratificante e utile: non solo facevamo del bene ma potevamo concentrarci su quei numeri invece che su quelli tremendi annunciati ogni giorno alla conferenza stampa della Protezione civile\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Claudia Guido<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":41266,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-41265","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",1000,786,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",1000,786,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",1000,786,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1-300x236.webp",300,236,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",640,503,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",300,236,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",500,393,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",412,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",331,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",300,236,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",1000,786,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",1000,786,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",1000,786,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1.webp",250,197,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45504-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Intervista a Claudia Guido","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41265","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41265"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41265\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41266"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41265"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41265"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41265"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}