{"id":41245,"date":"2021-12-29T00:00:00","date_gmt":"2021-12-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=41245"},"modified":"2021-12-29T00:00:00","modified_gmt":"2021-12-28T23:00:00","slug":"musica-per-sognare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/musica-per-sognare\/","title":{"rendered":"Musica per sognare"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>V<\/strong><strong>incenzo <\/strong><strong>Sandro Brancaccio <\/strong>\u00e8 un virtuoso di chitarra classica, vincitore di numerosi e importanti premi nazionali e internazionali che da Napoli, dove ha iniziato lo studio dello strumento, ha messo radici in Friuli Venezia Giulia.<\/p>\n<p> \tDa poco \u00e8 uscito il suo primo lavoro discografico \u201c<em>R\u00eaverie Italien<\/em>\u201d per chitarra solo, pubblicato in Giappone dalla Da Vinci Publishing, una casa discografica d\u2019eccellenza per la musica classica e jazz fondata dall\u2019italiano Edmondo Filippini.<\/p>\n<p> \tDocente di ruolo al Liceo musicale Carducci Dante di Trieste, ha conseguito a soli 21 anni, nel 2005 da privatista con il massimo dei voti, il diploma al Conservatorio \u201cN. Sala\u201d di Benevento. Si \u00e8 successivamente trasferito a Coblenza, in Germania, per seguire il suo maestro Aniello Desiderio che nella citt\u00e0 tedesca era titolare di cattedra nella prestigiosa accademia.<\/p>\n<p> \tPrecoce la sua passione per la chitarra, che ha iniziato a studiare a soli 10 anni.<\/p>\n<p> \t<strong>Da Napoli a Coblenza, per giungere poi a Trieste come insegnante, scegliendo di vivere a Gradisca d\u2019Isonzo. Un viaggio seguendo la passione della musica classica in citt\u00e0 affacciate sul mare?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNon credo di essere approdato a Trieste casualmente. Le citt\u00e0 di mare hanno qualcosa di magico e io ho seguito il mio istinto. Undici anni fa vivevo a Coblenza, dove alternavo allo studio l\u2019insegnamento e l\u2019attivit\u00e0 di concertista. Quando il mio maestro Aniello Desiderio mi propose di trasferirmi a Gorizia per aprire una sezione italiana dell\u2019Accademia di Coblenza non ho avuto esitazioni. Forse una certa dose di incoscienza mi ha fatto prendere la decisione senza troppo valutare la reale possibilit\u00e0 di portare a compimento un progetto tanto ambizioso. Fu una scelta azzardata, l\u2019obiettivo sfum\u00f2 ma, con il senno di poi posso dire che \u00e8 stata l\u2019occasione per conoscere questa bella terra, dove esistono tante e valide realt\u00e0 musicali\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come ha deciso di dedicarsi all\u2019insegnamento negli istituti superiori?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00ab\u00c8 stato un fortunato intreccio di occasioni e della mia personale evoluzione che ha creato le condizioni, dopo una preparazione durata complessivamente quattro anni, per la conquista di una cattedra di ruolo al Liceo musicale Carducci Dante di Trieste. Anni dedicati allo studio, prima per il conseguimento dell\u2019abilitazione, poi per le prove del concorso. Nel frattempo ho avuto l\u2019occasione di fare esperienza in incarichi da precario al Liceo musicale di Udine. Una conoscenza del territorio che \u00e8 stata fondamentale per mettere radici. Da sei anni sono docente di ruolo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>La sua formazione non si \u00e8 fermata con il raggiungimento di una posizione sicura\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abAvevo il desiderio di tornare a essere uno studente accademico, in una forma diversa rispetto agli studi da privatista. Dunque mi sono iscritto al biennio di Musica da Camera al Conservatorio Tartini di Trieste\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Con quali motivazioni ha scelto di tornare a essere studente pur essendo docente?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDesideravo fare nuove esperienze, conoscere altri strumentisti e svestire i panni del docente per tornare a vivere l\u2019attivit\u00e0 didattica dal punto di vista dell\u2019allievo. Un\u2019esperienza davvero utile e stimolante, positiva per riassaporare aspettative, esigenze e motivazioni spesso dimenticate quando si sta dall\u2019altra parte della cattedra, ignorando il percorso precedente. Il tutto \u00e8 stato facilitato e incoraggiato dal fatto che Conservatorio e Liceo sono vicini: pochi passi per cambiare ruolo e tornare a imparare\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>L\u2019insegnamento in dad (didattica a distanza) cosa le ha lasciato di positivo e come ha affrontato le ripercussioni negative?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDal punto di vista personale il periodo \u00e8 stato positivo per l\u2019abbondanza di tempo libero creatosi con la necessit\u00e0 di restare in casa durante la pandemia. Un tempo che ho dedicato alla lettura, alle riflessioni oltre che all\u2019esercizio con lo strumento. Forse per\u00f2 non ho saputo trarre il meglio da questa abbondanza in quanto il venir meno degli schemi che regolano la vita lascia spaesati e forse meno concentrati. Dal punto di vista dell\u2019insegnamento a distanza la chitarra \u00e8 uno strumento che d\u00e0 un margine maggiore rispetto ad altri strumenti come il violino o la tromba che hanno frequenze alte. Certo, \u00e8 mancata la possibilit\u00e0 di affrontare con gli studenti la parte timbrica e pratica. Ma soprattutto \u00e8 mancato l\u2019aspetto emotivo ed empatico, azzerato dal medium della tecnologia. Abbiamo allora lavorato di pi\u00f9 sul programma organologico dello strumento, sullo studio della storia dei repertori, approfondendo la parte letteraria e di cultura generale, spesso sacrificate. Le lezioni pi\u00f9 penalizzate sono state quelle di musica da camera, impossibili da realizzare per la mancanza di connessioni veloci. Una carenza in tutto il Paese\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quante ore di studio dello strumento sono previste per gli allievi nel Liceo musicale?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abPer il primo strumento le ore sono due alla settimana nel biennio e in quinta, un\u2019ora in terza e quarta. Ogni studente sceglie il primo strumento mentre il secondo gli viene assegnato d\u2019ufficio. Se il primo \u00e8 monodico il secondo \u00e8 polifonico e viceversa\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Come \u00e8 nata la sua passione per la musica classica?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLa mia non \u00e8 una famiglia di musicisti, io sono il primo ad aver intrapreso questa carriera. Fondamentale \u00e8 stato l\u2019incontro a 10 anni con Gennaro Venditto, artista molto eclettico che ha saputo trasmettermi la passione. Poi la convinzione su cosa volevo davvero fare nella vita si \u00e8 consolidata ascoltando in un concerto a Napoli il maestro Aniello Desiderio. Rimasi folgorato dal suo modo di esprimersi pi\u00f9 che di suonare. E non ebbi dubbi: io volevo studiare con lui. Poco importava che non avesse cattedra in Italia. Risolsi il problema studiando a casa e andando in conservatorio solo per dare gli esami. Sapevo senza esita zioni che la scelta era netta: diventare il suo allievo o lasciare\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Che ricordi ha degli anni di adolescente?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abTanto studio e tanto impegno sostenuti dalla convinzione che stavo percorrendo la strada giusta. E poi la libert\u00e0 di utilizzare il parco degli scavi di Pompei come sala studio. Mentre i compagni scioperavano io, con un gruppo di amici, andavo a studiare fra le meraviglie del passato. Davvero bei ricordi!\u00bb<\/p>\n<p> \t<strong>Per lei chi \u00e8 artista?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abArtista \u00e8 l\u2019uomo o la donna che, attraverso l\u2019espressione della sua sensibilit\u00e0, tocca le corde emotive degli altri. Come? Padroneggiando e plasmando il linguaggio artistico attraverso il mediatore espressivo scelto. Faccio sempre una netta divisione fra la capacit\u00e0 professionale e quella creativa artistica. Un musicista pu\u00f2 aver affinato un grande virtuosismo senza essere in grado di far piangere e sognare il suo pubblico. Chi va a un concerto vuole sognare, tutto il resto \u00e8 in secondo piano per me\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Che cosa \u00e8 la musica per lei?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abUn linguaggio universale che tende alla trascendenza totale. La musica \u00e8 libert\u00e0, le evocazioni che crea in chi ascolta non sono legate a nulla di reale, come pu\u00f2 accadere per un quadro o altra opera d\u2019arte. Quanto di pi\u00f9 universale l\u2019uomo possa creare senza mediazioni\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Il primo cd di Brancaccio va controcorrente rispetto alla produzione imperante di lavori monografici. La sua registrazione \u00e8 infatti una collana di grandi autori e brani di difficile esecuzione: \u201c<\/strong><strong><em>Carnevale di Venezia<\/em><\/strong><strong>\u201d da Paganini di Francisco T\u00e1rrega, \u201c<\/strong><strong><em>R\u00eaverie nocturne<\/em><\/strong><strong>\u201d di Giulio Regondi, \u201c<\/strong><strong><em>Rossiniana n. 1<\/em><\/strong><strong>\u201d di Mauro Giuliani, \u201c<\/strong><strong><em>Capriccio diabolico op. 85<\/em><\/strong><strong>\u201d di Mario Castelnuovo-Tedesco e due canzoni del compositore vivente Nuccio D\u2019Angelo. Il critico musicale Andrea Bedetti definisce questo programma \u201c<\/strong><strong>una parete di sesto grado<\/strong><strong>\u201d\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abHo lavorato molto sulle sfumature interpretative di questi autori e brani per evitare le secche di un\u2019esecuzione puramente virtuosistica. Sono sempre stato riluttante a incidere; ogni volta davo spazio a priorit\u00e0 altre senza sentirmi mai pronto per il passo. Sono stato messo alle corde, senza via di scampo, per cos\u00ec dire, dall\u2019energico incoraggiamento di un amico, Massimiliano Miani, primo clarinetto all\u2019Opera di Lubiana. Oggi sono abbastanza soddisfatto con alcune riserve, che tuttavia non mi hanno impedito di accettare un secondo lavoro con la stessa casa discografica italo-giapponese. Il prossimo lavoro sar\u00e0 un monografico in pi\u00f9 volumi su un importante autore per chitarra\u00bb.<\/p>\n<p> \tE dopo il cd \u00e8 arrivata anche la prima esibizione dal vivo a Trieste: due concerti per l\u2019associazione \u201cChamber Music\u201d al Double Tree Hilton. Dal golfo di Napoli a quello pi\u00f9 a nord dell\u2019Adriatico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Sandro Brancaccio<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":41246,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-41245","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",1000,800,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",1000,800,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",1000,800,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1-300x240.webp",300,240,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",640,512,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",300,240,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",500,400,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",405,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",325,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",300,240,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",1000,800,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",1000,800,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",1000,800,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1.webp",250,200,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45455-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Vincenzo Sandro Brancaccio","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41245","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41245"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41245\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41246"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}