{"id":41095,"date":"2021-12-13T00:00:00","date_gmt":"2021-12-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=41095"},"modified":"2021-12-13T00:00:00","modified_gmt":"2021-12-12T23:00:00","slug":"un-uomo-della-bassa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/un-uomo-della-bassa\/","title":{"rendered":"Un uomo della Bassa"},"content":{"rendered":"<p> \tIl termine \u201cpopolare\u201d, nel significato, spazia come la spera di un amperometro. Nonostante il rischio, in questo caso, vale la pena di definire cos\u00ec l\u2019impegno di vita che mostr\u00f2 un personaggio della Bassa scomparso dopo pi\u00f9 di novant\u2019anni trascorsi su questa terra. Nove i decenni, tre gli anni, di <strong>Celestino Cocolin<\/strong>, che, alla fine del suo tempo, si \u00e8 presentato nella parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a <strong>Saciletto<\/strong>, come nei momenti topici della vita.<\/p>\n<p> \tOltre che per le braccia aperte di Dio, la chiesa \u00e8 un vero abbraccio, di rara eleganza, in un barocco unitario e parlante con le sue espressioni di provenienza veneta. A partecipare alla messa e alle esequie, celebrate dal parroco <strong>don Giampiero Facchinetti<\/strong>, quel giorno, c\u2019era gente del paese e di fuori. A fine del rito, dopo canti e preghiere, semplici e intense parole di saluto del presidente dell\u2019ANPI <strong>Bernardino Spanghero<\/strong>: ha ricordato l\u2019impegno d\u2019una vita (fra lotta, comunit\u00e0 e lavoro) di \u201c<em>Zelestin<\/em>\u201d, l\u2019ultimo partigiano del Comune di Ruda.<\/p>\n<p> \tNei nostri paesi, si potevano contare sulle dita di una mano monca, tra le persone di estrazione popolare (qui significa dalla parte dei \u201cmeno\u201d), chi arrivava a galleggiare nella scuola oltre le elementari. Se privi di mezzi, unico modo per emergere era di essere bravi, capaci di sopportare, o amare, i sacrifici. Lui fu uno di essi, anche se non fra gli \u201cultimi\u201d. \u00a0Avviamento a Cervignano (scuola, l\u2019avviamento, sognata ancora da chi non vi avrebbe mandato mai i propri figli \u2026), poi la Scuola Agraria di Pozzuolo.<\/p>\n<p> \tChi scrive ha avuto il desiderio di conoscerlo, dopo aver letto le sue poche (e di poche manciate di versi) poesie in friulano e anche friulane per contenuti, alieni da verbosit\u00e0 o sentimentalismo. Erano state pubblicate su di un geniale ciclostilato cui diede l\u2019anima mons. Onofrio Burgnich (1926-2003), uno dei non pochi preti \u201csociali\u201d di Ruda. Lo aveva creato guardando in avanti, per non perdere l\u2019esperienza dei vecchi e per non far perdere le opportunit\u00e0 ai giovani. Ai primi di ricordare, ai secondi di partecipare e di esprimersi senza timori. Un provarci per tutti, poi sarebbero stati tempo e intelligenza a vagliare.<\/p>\n<p> \tVennero fuori palpitanti note di vita, pensieri, riflessioni, racconti\u2026 Tanti provarono anche con la poesia. Uno che si segnal\u00f2 fu Celeste Cocolin: si capiva che, in non numerose parole, aveva molto da dire, per esperienze di vita e capacit\u00e0 di riflessione.<\/p>\n<p> \tAbitava in una casa moderna fuori dal serpeggiare (con rami interni) dell\u2019abitato di Saciletto, un paese che si pu\u00f2 ancora immaginare antico, anche se la frenesia del nuovo ne ha cancellato numerosi segni. Un castello diventato una villa incastellata, un paio di ponti sulla roggia Brischis incorniciano scampoli di poesia della Bassa.<\/p>\n<p> \tForse l\u2019avevo gi\u00e0 visto, <em>Zelestin<\/em>, ma lo conobbi a tu per tu in una giornata di quelle che ti invitano a stare dentro e a pensare. Cadevano le foglie; il tempo era crudo; piovigginava. Lui era in una poltrona, gi\u00e0 sofferente, ma spirito lucido, memoria integra, ancora grinta da vendere. Era assistito da un sollecito figlio, Carlo.<\/p>\n<p> \tNon era uno qualunque nel paese<em>, Zelestin<\/em>; tra quelli dei suoi tempi, era stato l\u2019unico a raggiungere un diploma. Lo aveva messo a frutto lavorando nell\u2019agraria, in zuccherificio e nella sua braida <em>extra moenia<\/em>. Il padre, Guerrino, era \u201cuno di chiesa\u201d; lui, pareva di capire, no, ma da un <em>argumentum ex silentio<\/em>, al cugino prete ci teneva, perch\u00e9, dalle foto ricordo, si vedeva quando era coi cantori (anche se non era del coro) a far festa il giorno della prima messa di don \u201cRino\u201d, il cugino che sarebbe diventato arcivescovo di Gorizia, e che gli battezz\u00f2 il figlio.<\/p>\n<p> \tSuo padre aveva fatto da padrino a mezzo paese e, all\u2019arrivo dell\u2019Italia nella grande guerra, insieme al parroco, don Rodolfo Dilena, aveva consumato le particole restanti del tabernacolo, in quei tempi confusi e convulsi. Uomo di pace anche il padre che, nonostante il nome, aveva schivato gran parte della guerra attraversando la Russia per riportare la pelle a casa e, contrariamente alla gente del popolo di allora, nessuna simpatia gli ispirava Francesco Giuseppe: sosteneva che, se avesse voluto, la guerra avrebbe potuto evitarla.<\/p>\n<p> \tEra uno che leggeva Zelestin; confid\u00f2 che Manzoni gli era piaciuto pi\u00f9 di Victor Hugo, che aveva consumato l\u2019opera di Jack London e che aveva letto perfino <em>Il Paradiso perduto<\/em> di Milton. Ma si capiva che il suo interesse non veniva dal niente: gi\u00e0 suo nonno Celeste aveva letto <em>Genoveffa di Brabante<\/em>, e <em>Il Guerin Meschino<\/em>\u2026<\/p>\n<p> \tImpegno civile: una costante nella vita di Zelestin, a cominciare dalla lotta partigiana, fra 1944 e 1945, nel battaglione Mazzini, della divisione Garibaldi Natisone. L\u2019aveva presa dal padre l\u2019avversione al fascismo. Durante il ventennio, quando dalle nostre parti arrivava qualche papavero del regime, i carabinieri venivano a prendere suo padre, per ficcarlo in prigione. Erano i Carabinieri di Villa Vicentina a eseguire l\u2019operazione. In una di quelle occasioni, quando \u00e8 venuto il brigadiere della stazione di Villa, la sorella e Celeste, bambini, abbracciarono, disperatamente piangendo, le ginocchia del padre. Il brigadiere, allora, non lo port\u00f2 via, gli raccomand\u00f2 soltanto di non uscire di casa.<\/p>\n<p> \tQuando seppe che il carabiniere galantuomo era morto, Celeste, in bicicletta, \u00e8 andato fin nel cimitero di San Vito di Fagagna a portargli un mazzo di rose.<\/p>\n<p> \tEra, il Nostro, un contadino competente, e per conto suo: guardava, osservava e, in base a conoscenza e osservazione, sperimentava, in modo da non appestare le piante con veleni. Da apicoltore, era un esperto del settore; voleva bene alle api, tanto da non volerle mai sfruttare fino \u201c<em>sul crust<\/em>\u201d.<\/p>\n<p> \tIl nome di battaglia, da partigiano, era \u201cDardo\u201d, ma nel lavoro era un riflessivo, non uno \u201c<em>sbracon<\/em>\u201d. Amava il suo mestiere ed era in sintonia con la natura; gli piaceva lavorare la terra, di pi\u00f9 quando il vento fischiava, per ascoltare il vento. Era, come ha osservato Bernardino Spanghero, \u201c<em>un uomo di terra e di acqua<\/em>\u201d. Proprio la perfezione per uno della Bassa, una terra che vive fra terra e acqua. Proprio proprio ricordava, quand\u2019era con la Garibaldi, fra Collio e Bassa, le fatiche col cuore in mano, spesso con l\u2019acqua perfino nelle ossa.<\/p>\n<p> \tRimane il ricordo di Celestino e queste note sono perch\u00e9 il contesto non si perda. A ricordarlo degnamente, le sue poesie: intense, con la parola succosa e scabra, e una sintesi che racconta pi\u00f9 di quanto non mostri.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>Note<\/strong><\/p>\n<p> \tTestimonianze orali di Bernardino Spanghero, Danilo Tassin, e Adriana Miceu, alla quale va un grazie anche per la documentazione fotografica.<\/p>\n<p> \t\u201c<em>Sass\u00eel, Soviet<\/em>\u201d, si tratta della evocazione di un importante avvenimento nella Saciletto dopo la grande guerra. Il sindacalista Giovanni Minut (1895-1967) vi fond\u00f2 il primo soviet nella Bassa Friulana Orientale (ex Contea di Gorizia e Gradisca).<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>Al part<\/strong><\/p>\n<p> \t\u201cSelest je ora\u201d.<\/p>\n<p> \tMi svea cun la v\u00f4s<\/p>\n<p> \tdi simpri.<\/p>\n<p> \tLa roba je pronta<\/p>\n<p> \tin ordin.<\/p>\n<p> \tLa corsa ta gnot.<\/p>\n<p> \tUn lamp di dol\u00f4r<\/p>\n<p> \tgi passa tai voi.<\/p>\n<p> \tLa so man si poia calma<\/p>\n<p> \tsu lis m\u00eas che guidin<\/p>\n<p> \tgnarvosis.<\/p>\n<p> \tUn n\u00fbl di fumata<\/p>\n<p> \tmi plata la strada,<\/p>\n<p> \tma al puest lu cognossi,<\/p>\n<p> \tpar ch\u00ec eri za pass\u00e2t:<\/p>\n<p> \tal zaino sglonf di plastik,<\/p>\n<p> \tl\u00ec mi eri sigur\u00e2t<\/p>\n<p> \tda bomba a man tignuda<\/p>\n<p> \tpa l\u2019 \u201cUltima Ocasi\u00f2n\u201d.<\/p>\n<p> \tLa muart mi era compagna!<\/p>\n<p> \tCum\u00f2 mi \u00e8 compagna<\/p>\n<p> \tla vita!<\/p>\n<h1> \t\u00a0<\/h1>\n<p> \t<strong>Est\u00e2t 1921 &#8211; \u201cAghis\u201d<\/strong><\/p>\n<p> \t<em>(A Berta Tomasina che, al timp dal \u201cSoviet\u201d, <\/em><\/p>\n<p> \t<em>\u00e0 part\u00e2t in salv me pari, svign\u00fbt sot li\u2019<\/em><\/p>\n<p> \t<em>scoreadis dai fasisc\u2019)<\/em><\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \tVa\u00ee Sass\u00eel, agnul ribel but\u00e2t<\/p>\n<p> \ttal infi\u00e0r dal Chaco e da Patagonia.<\/p>\n<p> \tSass\u00eel, Soviet!! Rabia e speranza,<\/p>\n<p> \tpu\u00ecn alz\u00e2t, sfida ai par\u00f4ns.<\/p>\n<p> \tSass\u00eel, aghis claris vaiudis<\/p>\n<p> \ttal torgul dal Paran\u00e0 e da Garonne.<\/p>\n<p> \tSass\u00eel, ciamps verts pans\u00e2ts cun am\u00f4r<\/p>\n<p> \tsui pal\u00e0z fats su a Toronto.<\/p>\n<p> \tSass\u00eel, parad\u00ees piard\u00fbt,<\/p>\n<p> \ta larc e lontan simpri vai\u00fbt.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Celestino Cocolin (1926 \u2013 2003)<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":41096,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-41095","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",1000,608,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",1000,608,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",1000,608,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1-300x182.webp",300,182,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",640,389,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",300,182,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",500,304,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",474,288,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",391,238,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",300,182,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",1000,608,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",1000,608,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",1000,608,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",1000,608,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1.webp",250,152,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45128-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Ferruccio Tassin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tassin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Celestino Cocolin (1926 \u2013 2003)","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41095","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41095"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41095\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41095"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41095"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41095"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}