{"id":41069,"date":"2021-12-10T00:00:00","date_gmt":"2021-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=41069"},"modified":"2021-12-10T00:00:00","modified_gmt":"2021-12-09T23:00:00","slug":"archeologi-friulani-riportano-alla-luce-le-opere-degli-assiri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/archeologi-friulani-riportano-alla-luce-le-opere-degli-assiri\/","title":{"rendered":"Archeologi friulani riportano alla luce le opere degli Assiri"},"content":{"rendered":"<p> \tUna vasta area destinata alla produzione vinicola e i pi\u00f9 antichi acquedotti della storia sono le ultime scoperte realizzate dagli archeologi dell\u2019ateneo friulano durante la campagna di scavi nel Kurdistan iracheno, presentate nel convegno di ieri a <strong>Udine<\/strong> da <strong>Daniele Morandi Bonacossi<\/strong>, professore di Archeologia del Vicino Oriente Antico all\u2019Universit\u00e0 di Udine e direttore del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive del Dipartimento di Scienze Umanistiche e del Patrimonio Culturale (DIUM) dell\u2019Universit\u00e0 di Udine.<\/p>\n<p> \t<strong>Francesca Simi<\/strong>, vicedirettrice del progetto e assegnista dell\u2019ateneo friulano ha parlato invece dell\u2019archeologia pubblica e della protezione del patrimonio culturale in uno scenario post bellico.<\/p>\n<p> \t<strong>LE VASCHE PER IL VINO.<\/strong> Gli archeologi hanno riportato alla luce 14 vasche per la spremitura dell\u2019uva, scavate direttamente nella roccia calcarea, lungo il pendio della collina che si trova alle spalle dall\u2019antico sito di Khinis (l\u2019antica Khanusa assira), dove il fiume Gomel fu deviato nel grande canale scavato dal re assiro Sennacherib per irrigare la campagna del centro dell\u2019impero e portare l\u2019acqua alla sua capitale Ninive. Quattro di queste grandi installazioni per la produzione \u201cindustriale\u201d di vino sono state scavate e documentate e gli archeologi sono ora al lavoro per analizzarle e definire la loro datazione. Al momento, i dati raccolti sembrano confermare che si tratti del primo e pi\u00f9 antico sito per la produzione vinicola dell\u2019intera Mesopotamia.<\/p>\n<p> \t<strong>GLI ACQUEDOTTI.<\/strong> A Shiv Asha, a est di Duhok, gli archeologi hanno portato alla luce un monumentale acquedotto collegato al canale fatto costruire dal sovrano assiro Sennacherib e da lui chiamato nelle sue iscrizioni \u201cCanale di Sennacherib\u201d. L\u2019acquedotto di Shiv Asha \u00e8 simile al celebre, non troppo distante, acquedotto di Jerwan scavato da archeologi americani negli anni \u201930 del secolo scorso. Prima dell\u2019inizio dei lavori del progetto PARTeN, l\u2019acquedotto di Jerwan sembrava rappresentare un <em>unicum<\/em>. Le ricerche del team friulano, invece, hanno identificato altri quattro acquedotti. Lo scavo dell\u2019acquedotto di Shiv Asha ha dimostrato come questi monumentali acquedotti in pietra (larghi oltre 20 metri) e costruiti nel loro nucleo interno con grandi blocchi di pietra non lavorati e rivestiti di conci di calcare ben squadrati, fossero presenti lungo tutto il corso del canale per permettere all\u2019acqua trasportata di evitare le distruttive piene stagionali dei corsi di acqua minori che ne intersecavano il percorso e di continuare a scorrere verso sud fino alla capitale dell\u2019impero assiro, Ninive (moderna Mosul). Questi monumenti rappresentano i primi acquedotti in pietra della storia e sono pi\u00f9 antichi di circa quattro secoli dei pi\u00f9 noti acquedotti romani.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>LA VISITA VIRTUALE.<\/strong> Durante il 2021, tuttavia, gli archeologi non hanno solo lavorato sul campo, ma si sono anche impegnati nel rendere accessibile alle comunit\u00e0 locali e al pubblico internazionale una delle pi\u00f9 importanti scoperte del progetto: il canale e i rilievi rupestri di Faida. A questo scopo, \u00e8 stata creata la visita virtuale al sito di Faida, accessibile gratuitamente dal <u><a href=\"http:\/\/www.terradininive.com\/visita-virtuale-di-faida\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000cd;\">sito internet del progetto<\/span><\/a><\/u>: grazie alla collaborazione con la Direzione delle Antichit\u00e0 di Duhok e il Lab Gis dell\u2019Universit\u00e0 Roma Tre. Attraverso il sito, illustrato durante il convegno da Alessandro Cecili, responsabile del laboratorio Lab Gis di Roma Tre, \u00e8 possibile navigare tra dieci dei dodici pannelli di Faida e avere uno sguardo a 360\u00b0 sul sito archeologico e il paesaggio circostante. La visita \u00e8 arricchita da contenuti audio e video che permettono di conoscere e comprendere il sito archeologico e la sua storia millenaria comodamente seduti al proprio computer. Per il momento la visita \u00e8 disponibile solamente in inglese, ma in futuro sar\u00e0 tradotta in italiano, curdo e arabo.<\/p>\n<p> \t<strong>IL PROGETTO PARTEN.<\/strong> Il Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive (PARTeN) lavora da 10 anni nel Governatorato di Dohuk nel Kurdistan iracheno in collaborazione con la Direzione delle Antichit\u00e0 di Duhok. Nel 2021, il team di PARTeN \u00e8 tornato in Iraq dopo un anno di blocco forzato di tutte le missioni archeologiche dovuto alla situazione epidemiologica globale. Quest\u2019ultima campagna della missione archeologica dell\u2019Universit\u00e0 di Udine ha confermato le aspettative degli studiosi che confidavano in importanti risultati con le riprese delle attivit\u00e0 sul campo. Gli archeologi dell\u2019Universit\u00e0 di Udine sono tornati a Faida, nel complesso archeologico monumentale dove due anni fa erano stati scavati i 10 pannelli scolpiti che hanno poi portato all\u2019assegnazione dell\u2019International Archaeological Discovery Award \u201cKhaled al-Asaad\u201d (6\u00b0 edizione 2020). Il premio consegnato a Morandi Bonacossi in occasione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum lo scorso 26 novembre, rappresenta l\u2019unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi e alla pi\u00f9 importante scoperta archeologica fatta nel mondo ogni anno. Il Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive \u00e8 sostenuto da: Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Aliph Foundation, Gerda Henkel Stiftung, Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Lab GIS dell\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre, ArcheoCrowd e 3DTarget.<\/p>\n<p> \t<strong>I LAVORI DEL 2021.<\/strong> Il complesso archeologico di Faida \u00e8 di fatto un sito straordinario che consiste in un lungo canale scavato nella roccia per quasi 9 km costruito dal al sovrano assiro Sargon II (721-705 a.C.) o da suo figlio Sennacherib (704-681 a.C.) alla base di una collina. Lungo il canale, il sovrano assiro fece scolpire grandi pannelli di quasi 5 m di larghezza e 2 m di altezza rappresentanti il sovrano assiro ai due lati di una serie di divinit\u00e0 stanti sui loro animali simbolo. Nell\u2019agosto del 2021, sono riprese le attivit\u00e0 per lo studio, documentazione, conservazione e protezione del sito. Il lavoro \u00e8 stato portato avanti dal Kurdish-Italian Faida Archaeological Project, una \u00e9quipe curdo-italiana di archeologi provenienti dalla Direzione delle Antichit\u00e0 di Duhok e dall\u2019Universit\u00e0 di Udine, co-diretta dal Prof. Morandi Bonacossi e dal Dr. Bekas Hasan. Il team, composto non solo da archeologi ma anche da restauratori, geologi, fotografi, disegnatori e topografi, ha lavorato per oltre due mesi per studiare e comprendere meglio questo complesso cos\u00ec unico e difficile da proteggere. Oltre 150 metri di canale ancora inesplorato sono stati scavati e altri due straordinari rilievi sono venuti alla luce, indagini geochimiche e idrogeologiche sono state condotte per comprendere come proteggere al meglio i rilievi rupestri e una recinzione \u00e8 stata costruita per delimitare e proteggere l\u2019area che gli archeologi italiani stanno trasformando in un esteso parco archeologico che renda questi straordinari monumenti fruibili alle comunit\u00e0 locali e al turismo nazionale e internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Kurdistan iracheno<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":41070,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-41069","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",500,334,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/45092-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Nel Kurdistan iracheno","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41069","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41069"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41069\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41069"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41069"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41069"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}