{"id":40001,"date":"2021-08-04T00:00:00","date_gmt":"2021-08-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=40001"},"modified":"2021-08-04T00:00:00","modified_gmt":"2021-08-03T23:00:00","slug":"loperaio-dellarte-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/loperaio-dellarte-2\/","title":{"rendered":"L&#8217;operaio dell&#8217;arte"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>A<\/strong><strong>ll\u2019interno <\/strong>del suo studio a <strong>Udine<\/strong>, <strong>Giorgio Celiberti <\/strong>opera in un fermento continuo. Classe 1929, l\u2019artista sembra non accorgersi del tempo che scorre. La sua, infatti, \u00e8 un\u2019elaborazione che non conosce soste. Pittore, scultore, ceramista, designer: la sua arte \u00e8 il risultato dell\u2019evoluzione di una vita dedita alla sperimentazione.<\/p>\n<p> \tViaggiatore del mondo, Celiberti ha avuto l\u2019opportunit\u00e0 di entrare in contatto con luoghi e artisti internazionali che ne hanno plasmato lo stile ma, soprattutto, allargato gli orizzonti e le visioni. Eppure la scintilla decisiva non \u00e8 scattata nella pomposit\u00e0 di una mostra o nella frenesia di un atelier, bens\u00ec nel silenzio assordante di un campo di concentramento in Repubblica Ceca. Come ci racconta in questa intervista a cuore aperto.<\/p>\n<p> \t<strong>Maestro, come nasce in lei l\u2019impulso per creare le sue opere?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abIl mio lavoro nasce dal niente ogni giorno, se non addirittura ogni ora. Un lavoro che si evolve mentre viene svolto: pu\u00f2 capitare che parta con l\u2019idea di realizzare un\u2019opera e che finisca per crearne una completamente diversa\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>In qualit\u00e0 di artista come si definisce?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSono un operaio dell\u2019arte. Lavoro tutti i giorni: sabato, domenica, Pasqua, Natale\u2026 L\u2019unica mia necessit\u00e0 \u00e8 quella di stare bene fisicamente, per il resto ci pensa l\u2019anima, ci pensa l\u2019istinto, ci pensa il lavoro\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei \u00e8 l\u2019unico artista vivente che ha partecipato alla prima Biennale di Venezia del dopoguerra; in quell\u2019occasione \u00e8 stato anche il pi\u00f9 giovane tra i partecipanti: che ricordi ha di quell\u2019evento?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abQuando ci ripenso mi commuovo. Ricordo il caloroso abbraccio del Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi: saputo della mia presenza, era venuto a porgermi degli auguri molto affettuosi che io ho ancora nel cuore\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Tra quelle da lei realizzate, qual \u00e8 l\u2019opera a cui \u00e8 pi\u00f9 affezionato?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abIn realt\u00e0 nel mio cuore ho sempre la speranza che l\u2019opera pi\u00f9 bella sia quella che devo ancora realizzare. Mi sembra di aver fatto molto poco nella vita\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei ha lavorato in diverse citt\u00e0 e in diversi Paesi: a quale \u00e8 particolarmente legato?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLa citt\u00e0 dove vivrei volentieri \u00e8 Parigi. Ci andai poco pi\u00f9 che ventenne dopo aver vinto una borsa di studio. Vi trovai fin da subito un terreno fertile per la mia anima, con tanti giovani di tutte le nazioni, desiderosi di scambiarsi esperienze e di condividere i propri lavori. Il meglio che un giovane artista come me all\u2019epoca potesse desiderare\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Nel 1965 ha visitato il lager di Terezin, vicino a Praga, dove migliaia di bambini ebrei, prima di essere uccisi dai nazisti, hanno lasciato in graffiti e disegni testimonianza della tragedia, con brevi frasi<\/strong><strong> a raccontare la drammaticit\u00e0 della loro vita. Un episodio che ha modificato totalmente la sua arte\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abAncora oggi parlarne mi fa tanto male. In quel luogo hanno vissuto bambini e ragazzi tra gli 8 e i 15 anni. I graffiti che hanno lasciato sul muro sono la testimonianza della loro storia. Per questo ho voluto fare in modo, attraverso la mia arte, che tutto ci\u00f2 non venisse mai dimenticato. Per questo anch\u2019io, da allora, ho deciso di realizzare graffiti\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei \u00e8 anche l\u2019autore di uno dei pi\u00f9 grandi affreschi al mondo, 840 metri quadrati di dimensione, realizzato nel 1991 in Giappone sulla volta dell\u2019hotel Kawakyu a Shirahama.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abAll\u2019epoca ero un sessantenne in forze e fu un\u2019esperienza entusiasmante. Aver decorato uno dei pi\u00f9 grandi hotel del mondo in un Paese dalla cultura millenaria \u00e8 stato qualcosa di stupendo. L\u2019unico rammarico fu che i miei genitori erano gi\u00e0 morti e non ho potuto far vedere loro questo importante lavoro. Shirahama \u00e8 una citt\u00e0 del sud del Giappone, dove si trova la spiaggia pi\u00f9 grande del Paese. Mi sono fermato diverso tempo, ottenendo soddisfazioni enormi perch\u00e9 le persone che mi avevano ospitato erano di una generosit\u00e0 e di una simpatia uniche. Ancora oggi stento a credere di aver vissuto un\u2019esperienza cos\u00ec speciale\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Dopo aver superato i 90 anni, quali sono i prossimi obiettivi di Giorgio Celiberti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abVoler bene al mio prossimo, essere in pace con il mondo, avere la serenit\u00e0 e la forza di poter lavorare, senza tanti dolori. In questo periodo, dopo aver lavorato, avverto forti dolori alle braccia, tanto da non riuscire a infilarmi una camicia o una giacca. Ma sono ancora qui. Aspetto serenamente il mio momento: non ho paura della morte\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<em>Giorgio Celiberti nasce a Udine nel 1929. Comincia giovanissimo a dipingere, appena diciannovenne partecipa, infatti, alla Biennale di Venezia del 1948, la prima del dopoguerra. A Venezia frequenta il liceo artistico e poi lo studio di Emilio Vedova. Sulle orme dello zio Modotto, uno dei pi\u00f9 importanti pittori udinesi degli anni Trenta, protagonista, assieme ai fratelli Basaldella (Afro, Dino e Mirko) a Filipponi e a Candido Grassi, del rinnovamento in senso novecentistadell\u2019arte friulana, Celiberti agli inizi degli anni Cinquanta si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con i maggiori rappresentanti della cultura figurativa d\u2019oltralpe.<\/em><\/p>\n<p> \t<em>Inizia cos\u00ec una serie di viaggi che rimarranno fondamentali per la sua formazione: nel 1956 vince la borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione che gli consente di soggiornare a Bruxelles, dove ebbe modo di completare le proprie ricerche sull\u2019arte d\u2019avanguardia. Dal 1957 al 1958 \u00e8 a Londra: sono gli anni in cui dominava l\u2019espressionismo di Bacon e Sutherland. Viaggiatore instancabile, soggiorna negli Stati Uniti, in Messico, a Cuba, in Venezuela. Da queste esperienze trae un repertorio di segni, di tecniche, che rielaborer\u00e0 negli anni successivi.<\/em><\/p>\n<p> \t<em>Al rientro in Italia si trasferisce a Roma, dove frequenta gli artisti di punta del panorama italiano. Il ritorno a Udine, verso la met\u00e0 degli anni Sessanta, consente a Celiberti di avviare un lavoro di riflessione su se stesso, che dura tuttora, ricco di esiti creativi caratterizzati sempre da una divorante ansia di sperimentazione. Nel 1965 accade un fatto destinato a modificare in senso radicale la sua arte. Visita il lager di Terezin, vicino Praga, dove migliaia di bambini ebrei, prima di essere trucidati dai nazisti, hanno lasciato testimonianze della loro tragedia in graffiti, disegni, in brevi frasi di diario e in un libretto di poesie, testimonianze toccanti della loro tragedia.Nel 1975 i Muri Antropomorfi scaturiscono dalla riflessione sui reperti della necropoli di Porto, presso Fiumicino, della Roma paleocristiana, di Aquileia romana e di Cividale longobarda. Nel 1991 Celiberti ha eseguito anche due prestigiose realizzazioni pubbliche: il Mosaico dell\u2019amicizianell\u2019atrio dell\u2019Universit\u00e0 di Lubiana e l\u2019affresco di oltre 800 metri quadrati di superficie sulla volta dell\u2019hotel Kawakyu di Shirahama, in Giappone.<\/em><\/p>\n<p> \t<em>Da New York a Monaco di Baviera, l\u2019attivit\u00e0 espositiva di Celiberti ha interessato tutto il mondo, evidenziando il crescente interesse del pubblico per le sue opere. L\u2019artista vive e lavora a Udine.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio Celiberti<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":40002,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-40001","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",1000,666,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",1000,666,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",1000,666,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",640,426,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",1000,666,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",1000,666,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",1000,666,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",1000,666,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/42151-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Claudio Pizzin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/pizzin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Giorgio Celiberti","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40001","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40001"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40001\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40002"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40001"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40001"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40001"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}