{"id":38253,"date":"2021-03-18T00:00:00","date_gmt":"2021-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=38253"},"modified":"2021-03-18T00:00:00","modified_gmt":"2021-03-17T23:00:00","slug":"viaggio-enogastronomico-nella-pasqua-del-fvg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/viaggio-enogastronomico-nella-pasqua-del-fvg\/","title":{"rendered":"Viaggio enogastronomico nella Pasqua del FVG"},"content":{"rendered":"<p> \tIn una regione come il Friuli Venezia Giulia, ricca di tradizioni enogastronomiche che si tramandano di generazione in generazione e contaminate dai tanti popoli passati per questa terra, la Pasqua \u00e8 un momento sentito e celebrato a tavola con piatti unici che trovano le radici nella storia e nel folklore.<\/p>\n<p> \t<strong>Il Brunch Pasquale &#8211; Dal prosciutto cotto nel pane alla gelatina\u00a0con l\u2019alloro<\/strong><\/p>\n<p> \tIl giorno di Pasqua dopo la messa era usanza far benedire i cibi della merenda pasquale che era il primo vero banchetto dopo i quaranta giorni di Quaresima.<\/p>\n<p> \tL\u2019usanza della merenda pasquale prevede sempre il\u00a0<strong><em>magri cuet<\/em>\u00a0o prosciutto cotto nel pane:<\/strong>\u00a0una preparazione di origine austroungarica che si \u00e8 fedelmente mantenuta nella Venezia Giulia.\u00a0<strong>Il prosciutto che tutti conoscono come \u201cdi Praga\u201d \u00e8 in realt\u00e0 nato a Trieste<\/strong>.\u00a0\u00c8 un prosciutto di suino, cotto generalmente con osso, leggermente affumicato, venduto caldo e tagliato a mano al quale si aggiungevano o fiori di finocchio o radice di rafano grattugiata.<\/p>\n<p> \tDurante il resto dell\u2019anno \u00e8 nei <u><strong><a href=\"https:\/\/www.turismofvg.it\/trieste\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000ff;\">tipici\u00a0buffet di Trieste<\/span><\/a><\/strong><\/u>\u00a0che si pu\u00f2 assaggiare, a tutte le ore, il Cotto di Trieste o altri prodotti come la porcina (coppa di maiale bollita) accompagnati dalla senape o dal kren.<\/p>\n<p> \tIn questo brunch ante litteram, o nel pranzo pasquale che segue, spesso \u00e8 presente un\u00a0<strong>piatto di gelatina di maiale decorato con una foglia di alloro<\/strong>. Questa preparazione non trova riscontri in altre regioni d\u2019Italia ed \u00e8 caratteristica del Carso, del Collio, di Gorizia, di alcune parti del Friuli e di Trieste. Le vecchie ricette carsoline prevedono l\u2019impiego soprattutto di piedini e orecchie di maiale, ginocchia di vitello e stinchi, mentre in tempi recenti si sono aggiunti altri tagli di maiale. A cottura ultimata, le carni vengono guarnite da una foglia di alloro, grani di pepe e fettine di uova sode.<\/p>\n<p> \tNon solo tradizioni gastronomiche, la Pasqua in Friuli Venezia Giulia \u00e8 sempre stata un momento di gioco: a\u00a0<u><a href=\"https:\/\/www.turismofvg.it\/localita\/cividale-del-friuli\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000ff;\"><strong>Cividale del Friuli<\/strong><\/span><\/a><\/u>, ad esempio,\u00a0<strong>il \u201cTruc\u201d<\/strong>\u00a0\u00e8 un antico rituale pasquale praticato, secondo un manoscritto conservato nel Museo di Cividale, almeno dal XVIII secolo ma probabilmente molto pi\u00f9 antico. Consiste nell&#39;approntare un catino di sabbia digradante dalla caratteristica struttura ovale, in cui si fanno scendere, seguendo la codificazione di precise regole, le uova colorate con l&#39;intento di farle toccare tra loro.<\/p>\n<p> \t<strong>Il Pranzo Pasquale \u2013 I cjarsons<\/strong><\/p>\n<p> \tOra associati per lo pi\u00f9 alla\u00a0<strong>Carnia<\/strong>, un tempo i\u00a0<strong>cjarsons\u00a0<\/strong>si preparavano in tutto il Friuli Venezia Giulia ed erano considerati il piatto delle feste di Pasqua a partire dal 1377 quando il cameraro di Gemona annotava nei suoi registri \u201cSpendey per fa lavar li santi a Pasca di chalcons\u201d.<\/p>\n<p> \tErano caratteristici di Pasqua e infatti questa festivit\u00e0 era detta\u00a0<em>Pasca di cjal\u00e7ons<\/em>. Nonostante si tratti di un piatto molto diffuso,\u00a0<strong>non \u00e8 mai stato possibile arrivare ad ottenere un\u2019unica ricetta dei\u00a0<em>cjarson<\/em>s<\/strong>: si dice che ogni casa custodisca entro le proprie mura il segreto per preparare quelli che, a proprio dire, sono i migliori cjarsons del Friuli Venezia Giulia. Ha fatto storia il fatto che negli anni Settanta il cuoco carnico\u00a0<strong>Gianni Cosetti\u00a0<\/strong>volle inserire questi ravioli nel suo menu, ma prima decise di indire un\u00a0<strong>concorso<\/strong>\u00a0per coinvolgere le casalinghe della zona per cercare la ricetta: si presentarono 40 persone con altrettante versioni diverse.<\/p>\n<p> \tLa\u00a0<strong>Carnia<\/strong>\u00a0\u00e8 un vero e proprio\u00a0<strong>scrigno enogastronomico<\/strong>: sette valli che solcano le Alpi carniche, al confine con Austria e Veneto, che custodiscono un universo folcloristico e un\u2019affascinante natura, insieme a un patrimonio di erbe spontanee, frutti, prodotti del bosco e primizie come i formaggi prodotti in malga. Un mondo da esplorare seguendo l\u2019itinerario <strong><u><a href=\"https:\/\/www.turismofvg.it\/da-noi-in-montagna\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000ff;\">Da noi in montagna della Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia<\/span><\/a><\/u><\/strong>.<\/p>\n<p> \t<strong>La merenda di Pasqua \u2013 Il pistun<\/strong><\/p>\n<p> \tLa merenda pasquale vede come protagonista il\u00a0<strong>pistun, un piatto che mescola sapori dolci e salati<\/strong>. Il <em>pistun<\/em>, o a Gorizia <em>fulis<\/em> o <em>velikono\u010dne fulje<\/em>, \u00e8 un dolce pasquale o di nozze visto che si serviva a casa dello sposo prima della cerimonia: consiste in polpettine allungate a base di pane raffermo cotte nell\u2019acqua dove si \u00e8 cucinato il prosciutto della festa. Contengono anche uva passa, pinoli, zucchero, uova, erbe fresche, erba cipollina, aglietto selvatico, cannella e noce moscata.<\/p>\n<p> \t<strong>I dolci di Pasqua \u2013 La pinza e le titole<\/strong><\/p>\n<p> \tNelle feste di Pasqua non pu\u00f2 mancare la\u00a0<strong>pinza, un pandolce e soffice che \u00e8 il pi\u00f9 diffuso dei dolci pasquali del Friuli Venezia Giulia<\/strong>, tanto che \u201c<strong>Bona Pasqua, bone pinze\u201d<\/strong>\u00a0\u00e8 l\u2019augurio che ci si scambia a Trieste e Gorizia durante i giorni di festa legati alla Pasqua.<\/p>\n<p> \tL\u2019impasto a mano delle pinze richiedeva notevole sforzo fisico e i vecchi ricettari consigliavano di lavorare l\u2019ultimo impasto anche per due ore. Si procedeva poi alla pezzatura in pagnotte rotonde che venivano appoggiate in fila su assi di legno coperta da una tovaglia. La cottura della pinza era molto difficile nelle cucine economiche a legna di un tempo e molti si rivolgevano\u00a0<strong>al <em>pec<\/em>, il fornaio di fiducia<\/strong>: il venerd\u00ec santo, infatti, si vedevano donne che portavano delle assi di legno con le pinze coperte da un tovagliolo e a parte un uovo per farle cucinare da un professionista. Le pi\u00f9 diffidenti mettevano una monetina o facevano dei segni particolari per essere certe che non venissero reimpastate con quelle di altre famiglie: si sarebbe persa la peculiarit\u00e0 della ricetta di famiglia! Il pec staccava dei numeri di carta: uno veniva messo sulle pinze e l\u2019altro veniva dato a chi le aveva portate, in modo che poi si potesse ritirarle senza scambiare pinze di diversa provenienza. Il pec doveva solo usare l\u2019uovo per pennellare le pinze e praticare poi il taglio tipico a Y al basso verso l\u2019alto.<\/p>\n<p> \tCon la pasta delle pinze si confezionano anche i\u00a0<strong><em>frati<\/em>, o\u00a0<em>titole<\/em>\u00a0o\u00a0<em>ti\u010dica<\/em>\u00a0o<em>\u00a0menihi<\/em><\/strong>\u00a0che consistono in\u00a0<strong>trecce di pasta lievitata che racchiudono un uovo sodo, spesso colorato di rosso<\/strong>. La forma dovrebbe richiamare quella dei chiodi usati nella crocifissione e le uova tinte di rosso ricordano i sassi del Calvario, macchiati dal sangue rosso vivo che cola dalla Croce.<\/p>\n<p> \t<strong>I dolci Ramandolo e Picol\u00ect<\/strong><\/p>\n<p> \tI due vini dolci pi\u00f9 famosi e apprezzati in Friuli Venezia Giulia sono i vini\u00a0<strong>DOCG Ramandolo e Picol\u00ect<\/strong>, che negli ultimi decenni hanno compiuto grandi progressi, divenendo\u00a0<strong>prodotti di straordinaria finezza,<\/strong>\u00a0capaci di figurare a pieni voti in ogni contesto.<\/p>\n<p> \tTra i due, il\u00a0<strong>Ramandolo<\/strong>\u00a0pu\u00f2 essere\u00a0<strong>prodotto soltanto in una sottozona<\/strong>\u00a0tra i territori comunali di\u00a0<strong>Nimis e Tarcento<\/strong>\u00a0in provincia di Udine, vicino al paese Ramandolo da cui prende il nome. Il\u00a0<strong>Picol\u00ect<\/strong>, invece, \u00e8 ottenuto dalle uve vendemmiate in\u00a0<strong>tutto il comprensorio collinare<\/strong>, vantando l\u2019indiscussa qualit\u00e0 tutelata dalla DOCG.Entrambi i vini rappresentano un\u00a0<strong>ottimo abbinamento con i dolci tipici pasquali.<\/strong><\/p>\n<p> \tSono diverse le cantine dell\u2019<strong><u><a href=\"https:\/\/www.turismofvg.it\/da-noi-sui-colli\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000ff;\">itinerario\u00a0Da noi sui Colli<\/span><\/a><\/u><\/strong>\u00a0della Strada del Vino e dei Sapori che producono Ramandolo e Picol\u00ect: visitarle significa regalarsi un\u2019esperienza slow tra le dolci colline dei Colli Orientali.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t(<em>Alcune informazioni sono tratte dal libro \u201cCe vitis in cusine\u201d di Roberto Zottar<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tradizioni e sapori<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":38254,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-38253","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",500,334,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38827-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Tradizioni e sapori","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38253","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38253"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38253\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38254"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38253"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}