{"id":38086,"date":"2021-03-09T00:00:00","date_gmt":"2021-03-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=38086"},"modified":"2021-03-09T00:00:00","modified_gmt":"2021-03-08T23:00:00","slug":"respirando-la-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/respirando-la-bellezza\/","title":{"rendered":"Respirando la bellezza"},"content":{"rendered":"<p> \tUn architetto, classe 1963, un amante dell\u2019arte e della bellezza, uno spirito libero, ottimista e positivo, un operatore nel settore dell\u2019arte e della cultura sempre in cerca di nuove sfide. Un uomo di relazioni, capace di far incontrare e di trasmettere come docente le competenze frutto della sua formazione ed esperienza.<\/p>\n<p> \tUn eclettico con una forte dedizione al suo lavoro che considera la bellezza, l\u2019aria giusta da respirare.<\/p>\n<p> \t<strong>Alvise Rampini<\/strong>, direttore del <strong>CRAF &#8211; Centro di Ricerca e di Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo<\/strong>, organizzatore di importanti mostre e docente universitario, \u00e8 un udinese con radici in laguna, essendo <strong>nato a Venezia <\/strong>dove \u00e8 tornato dopo il liceo per laurearsi brillantemente in Architettura. Senza nostalgia <strong>considera il Friuli la sua vera patria <\/strong>per la quale svolge un\u2019attivit\u00e0 nel settore culturale da oltre 30 anni. Un lavoro che gli piace molto.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei si \u00e8 laureato con il massimo dei voti e la lode: come mai non ha poi proseguito su questa strada che si preannunciava ampia e luminosa?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abPerch\u00e9 mi sarei sentito troppo vincolato dalle dinamiche di uno studio di progettazione, da una committenza che avrebbe limitato la mia creativit\u00e0. Cos\u00ec ho preferito cambiare rotta\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Com\u2019\u00e8 avvenuto l\u2019incontro con l\u2019arte, la fotografia e quindi la progettazione e realizzazione di mostre e convegni?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDevo fare una premessa: grazie ai miei genitori, a mio padre (<em>Giampaolo, restauratore e grande conoscitore dell\u2019arte antica noto a livello internazionale, n.d.r.<\/em>) ho avuto la fortuna di crescere nella bellezza e nell\u2019arte. Musei, dipinti, mostre hanno fatto parte della mia formazione sin da piccolo in modo naturale e questo ritengo mi abbia formato e preparato a certe scelte. Gi\u00e0 a 15 anni sono stato folgorato dalla fotografia osservando mio padre che scattava, sviluppava e stampava sempre un gran numero di immagini legate al suo lavoro ma anche alle sue passioni. Ho iniziato ad allestire la mia camera oscura con un ingranditore e tutto quello che serviva per essere autonomo in tutte le fasi. Una passione ritrovata e approfondita all\u2019Universit\u00e0, dove seguii un corso con il grande fotografo friulano Italo Zannier. Con lui ho imparato non solo le tecniche ma ho studiato la storia della fotografia che in regione ha avuto e ha grandi esponenti\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quando sono arrivate le prime offerte di lavoro?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abMolto presto, dopo la laurea e dopo aver capito che non avrei fatto l\u2019architetto, ho avuto la fortuna di lavorare nella Fototeca dei Civici Musei di Udine accanto a Cristina Donazzolo Cristante che ne era la responsabile. Sono rimasto affascinato dal <strong>mare magnum <\/strong>di migliaia di scatti della citt\u00e0 realizzati sin dall\u2019Ottocento. Ho preso allora la decisione: avrei messo le mie conoscenze apprese durante gli anni di studio allo IUAV al servizio di progettazione e costruzione non di case ma di mostre\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>In questo lei \u00e8 stato anticipatore: oggi in giro per il mondo vi \u00e8 sempre di pi\u00f9 una contaminazione fra architettura, design, arte, musica ed esperienze multimediali. <\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abEra il momento giusto per provare a fare in modo nuovo qualcosa di antico: nell\u2019organizzazione di mostre fino agli anni \u201980 era possibile essere molto creativi. La mancanza di normative e di strutture lo rendeva possibile e necessario. Era tutto molto bello e stimolante\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Mai avuti rimpianti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abAssolutamente no. Ho messo a frutto con grande soddisfazione quanto appreso alla facolt\u00e0 di Architettura con insegnanti del calibro di Ennio Concina, docente di Storia dell\u2019Architettura. Ho imparato cosa significa conseguire le capacit\u00e0 tecniche e organizzative ma ho anche studiato la storia dell\u2019arte, conoscenza fondamentale. Gli anni dell\u2019universit\u00e0 sono stati molto belli, respiravo l\u2019aria nativa, mi muovevo a mio agio in una citt\u00e0 tanto fascinosa, che conoscevo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Erano anni nei quali molti friulani e udinesi in particolare sceglievano Venezia per gli studi universitari.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abVi era una grande comunit\u00e0 di friulani, soprattutto ad Architettura. Ricordo con piacere Stefano Gri, oggi professionista di fama. Era stato mio compagno alle elementari: era gi\u00e0 un vero talento, confermatosi poi\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>A seguire l\u2019incontro con il pittore Giuseppe Zigaina, con il quale ha collaborato per molti anni alla Triennale europea dell\u2019Incisione.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDopo un\u2019esperienza con Isabella Reale, ho iniziato la collaborazione con il ruolo di direttore organizzativo dell\u2019associazione presieduta dal maestro Zigaina fino al 2000. Un\u2019esperienza che mi ha dato tanto. Il solo ascoltare il maestro durante le lunghe trasferte a Lubiana o a Trieste \u00e8 stato un privilegio, anche se il suo carattere autoritario \u00e8 stato spesso origine di conflitti. Belli, ma molto difficili quegli anni\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Altro suo maestro?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abCertamente Giuseppe Bergamini, direttore dei Civici Musei di Udine, oggi del Diocesano. Persona umile e preparatissima che mi ha coinvolto nella attivit\u00e0 museale come nel 2012 con il Tiepolo a Villa Manin\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Da un\u2019esperienza direzionale organizzativa a quella della docenza universitaria. Che affinit\u00e0 fra le due?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abMolte, direi un\u2019osmosi di conoscenze ed esperienze dal mondo del lavoro a quello della formazione. Un principio sempre pi\u00f9 forte negli ultimi anni. Dal 2005 al 2018 ho insegnato organizzazione e promozione degli eventi culturali, mentre negli ultimi due anni ho tenuto dei corsi di museologia per il turismo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Com\u2019\u00e8 cambiato il rapporto tra professori e studenti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abOggi i docenti sono molto pi\u00f9 attenti alle esigenze degli studenti. Ai miei tempi l\u2019atteggiamento era autoritario. Trovo che i miei studenti siano una bella giovent\u00f9, con le idee chiare su quello che faranno. Le ragazze pi\u00f9 dei ragazzi. Sono avanti anche grazie agli strumenti per studiare, fare ricerca, redazione di testi e studi che noi non avevamo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei ha allestito mostre molto diverse, da Tiepolo a Mimmo Paladino. Come \u00e8 cambiato il modo delle esposizioni d\u2019arte in questi anni?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00ab\u00c8 cambiato tutto. All\u2019inizio della mia attivit\u00e0, nel percorso vi erano \u201cspiegoni\u201d con testi impegnativi che richiedevano tempi lunghi di lettura da parte del visitatore. Oggi l\u2019approccio \u00e8 veloce, testi brevi e molta grafica, sagome, tanto colore e strutture che interagiscono con l\u2019opera e il contenitore della mostra. I supporti didattici sono multimediali e tendono a incuriosire e a fornire informazioni divertendo. Ieri gli allestimenti erano sobri, filologici e molto ponderati\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quante mostre ha allestito nella sua carriera?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abQuasi un centinaio. L\u2019ultima \u00e8 stata la mostra fotografica \u201c<em>Tra vecchio e nuovo. Il Friuli si racconta<\/em>\u201d, corredata da un catalogo realizzata dall\u2019IRPAC \u2013 Istituto regionale di Promozione e Animazione culturale, quello che considero uno scrigno tutto mio, allestita nella chiesa di San Francesco a Udine\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Anche a Spilimbergo, nella sede del CRAF, durante questo anno di pandemia sono state realizzate due manifestazioni espositive. Quale sar\u00e0 l\u2019impronta qualificante che lei intende dare alla sua direzione?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLa mia volont\u00e0 \u00e8 di creare una <em>domus <\/em>dei fotografi regionali che possa in futuro essere un archivio di testimonianze ed esperienza utile a chi vorr\u00e0 studiare il percorso della fotografia in Friuli Venezia Giulia. Intendiamo realizzare delle interviste video nelle quali i fotografi si possano raccontare e spiegare il loro lavoro e la loro poetica di rappresentazione. Abbiamo in programma di documentare sia il lavoro dei maestri sia quello di altri autori, magari meno conosciuti ma altrettanto interessanti. Un lavoro democratico nel quale tutti abbiano il giusto spazio che sar\u00e0 anche un grande archivio multimediale. Oltre a ci\u00f2 vi \u00e8 la volont\u00e0 di potenziare la comunicazione e la promozione attraverso i social con incontri e approfondimenti. In questo anno sono state allestite due mostre a cura dello staff che ha dato prova di grande professionalit\u00e0 e affiatamento\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Lei ha 4 figli, cosa auspica per il loro futuro?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abDi trovare la loro strada professionale. Di intraprendere un lavoro, non necessariamente creativo, che dia loro la possibilit\u00e0 di vivere autonomamente e che soprattutto gli piaccia. Per fare questo il mio impegno \u00e8 nel fornire un indirizzo di istruzione e formazione e di incentivare le loro qualit\u00e0 per poi avere gli strumenti per proseguire nella vita e crescere\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Per che cosa ringrazia i suoi genitori?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abPer avermi trasmesso dei valori importanti. Da mio padre ho ricevuto un\u2019impronta di umilt\u00e0 nell\u2019affrontare la vita e una grande dedizione al lavoro. Mio padre \u00e8 stato forse non molto presente nella mia vita perch\u00e9 fortemente concentrato nel lavoro ma \u00e8 stato un grande esempio. Oltre a ci\u00f2 mi ha insegnato a cercare e riconoscere la bellezza nell\u2019arte e nella natura, in ci\u00f2 che ci circonda. Non \u00e8 mai stato imperativo nel portarmi a frequentare musei e gallerie, non c\u2019\u00e8 stata costrizione. Tutto \u00e8 avvenuto naturalmente, come un bel gioco. Vivere in una famiglia amante del bello \u00e8 stato come respirare l\u2019aria giusta\u00bb.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>Alvise Rampini <\/strong>vive a Udine ma \u00e8 nato nel 1963 a Venezia dove si \u00e8 laureato nel 1990 all\u2019Istituto Universitario di Architettura di Venezia, con votazione 110\/110 con lode. Dall\u2019inizio degli anni Novanta si occupa dell\u2019organizzazione, progettazione e promozione di mostre d\u2019arte e di eventi culturali per varie importanti associazioni, come la Triennale Europea dell\u2019Incisione, l\u2019IRPAC &#8211; Istituto Regionale di Promozione e Animazione Culturale e altre istituzioni del Friuli Venezia Giulia. Le sue competenze spaziano dall\u2019arte antica alla contemporanea, dalla pittura alla fotografia. Nell\u2019arco di 30 anni di attivit\u00e0 ha organizzato e diretto un centinaio di esposizioni e curato altrettanti cataloghi e pubblicazioni. Dal 2005 docente a.c. all\u2019Universit\u00e0 di Udine. Dal febbraio 2020 \u00e8 direttore del CRAF &#8211; Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alvise Rampini<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":38087,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-38086","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",1000,730,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",1000,730,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",1000,730,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1-300x219.webp",300,219,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",640,467,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",300,219,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",500,365,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",444,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",356,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",300,219,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",1000,730,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",1000,730,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",1000,730,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1.webp",250,183,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38569-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Alvise Rampini","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38086","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38086"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38086\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38087"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38086"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38086"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38086"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}