{"id":38062,"date":"2021-03-08T00:00:00","date_gmt":"2021-03-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=38062"},"modified":"2021-03-08T00:00:00","modified_gmt":"2021-03-07T23:00:00","slug":"una-vita-tra-le-auto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/una-vita-tra-le-auto\/","title":{"rendered":"Una vita tra le auto"},"content":{"rendered":"<p> \t<strong>M<\/strong><strong>olin <\/strong><strong>di Ponte <\/strong>\u00e8 una localit\u00e0 in comune di <strong>Cervignano del Friuli <\/strong>che ospita un\u2019azienda agricola, vi sono pochi caseggiati e nessun abitante. \u00c8 il risultato di un improponibile intervento di trasformazione edilizia commissionato negli anni\u201970 dalla compagnia di assicurazioni Lloyd Adriatico che, di fatto, ha cancellato una delle architetture rurali pi\u00f9 tipiche del territorio.<\/p>\n<p> \tLo storico Stefano Perini sulla rivista <em>Cervignano Nostra <\/em>lo ricorda cos\u00ec: \u201c<em>Un abitato di grande suggestione per la sua collocazione e per le acque scorrenti che lo incorniciavano, segnalato da diverse case, anche affrescate all\u2019esterno, da una torre portaia, da stalle, da un mulino e da un\u2019elegante\u00a0<\/em><em>fontana (per fortuna sopravvissuta). Vi vivevano diverse famiglie contadine. Il censimento del 1910 ricorda infatti la presenza di ben 107 abitanti. Anche in seguito, comunque, il loro numero sar\u00e0 discreto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p> \tPropriet\u00e0 della famiglia Fabris, appartenne all\u2019ingegner Luciano Cam piuti, che nel 1901 lo don\u00f2 all\u2019Associazione Agraria Friulana di Udine per costituire una scuola d\u2019agricoltura. Ci\u00f2 nonostante l\u2019Associazione poco fece, passando poi sotto il controllo della Provincia di Udine. Anche se l\u2019istituto non fu mai realizzato, si apr\u00ec una piccola scuola, grazie all\u2019interessamento proprio di Campiuti (morto nel 1934). Una sezione scolastica che per\u00f2 ebbe vita breve.<\/p>\n<p> \tArriviamo nel 1946, quando in una casa del luogo nasce <strong>Claudio Comelli<\/strong>, oggi noto e stimato imprenditore. Il 25 aprile 1970, assieme al <strong>fratello Paolo<\/strong>, avvia l\u2019omonima e conosciuta rivendita d\u2019auto di viale Venezia a Cervignano, che nel 2020 ha festeggiato i cinquant\u2019anni di attivit\u00e0. Un traguardo considerevole per un\u2019azienda che da decenni \u00e8 punto di riferimento per il mercato di automobili oltre che servizio di carrozzeria e officina.<\/p>\n<p> \tIn occasione di questo speciale compleanno siamo andati a trovarlo.<\/p>\n<p> \t<strong>Claudio, ci conosciamo bene anche per tutte quelle volte che le ho portato l\u2019auto ad aggiustare\u2026 Che ricordi ha della sua infanzia legata a Molin di Ponte?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abEra appena finita la Seconda guerra mondiale e la vita si svolgeva in completa autosufficienza, anche se si avvertivano i primi segni di cambiamento dovuti al progresso. Ci\u00f2 nonostante l\u2019esistenza scorreva lenta, scandita dai ritmi naturali delle stagioni. I miei genitori erano dei mezzadri a servizio degli eredi della famiglia Campiuti che coltivavano la terra e allevavano gli animali. Vivevamo con i prodotti che raccoglievamo quasi come vivessimo nel medioevo, ma nonostante tutto eravamo felici. Io peraltro mi divertivo giocando sopra il letamaio e camminavo scalzo lungo le strade bianche e impolverate del borgo\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Un luogo in cui visse anche suo nonno Luigi.<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abMio nonno Luigi, ex gendarme austriaco, che abitava a Molin di Ponte, mi raccontava le vicissitudini della Grande Guerra nella quale fu inviato sul fronte orientale in Galizia. Alla fine delle ostilit\u00e0 raggiunse New York e infine il Regno d\u2019Italia. Qui trov\u00f2 tutto cambiato, a parte Molin di Ponte che aveva mantenuto intatta quella sua identit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Si dice che il lavoro nobiliti l\u2019uomo, ma lei ha iniziato a fare il meccanico ad appena 14 anni. Oggi gli\u00a0<\/strong><strong>stili di vita sono cambiati e iniziare a lavorare cos\u00ec presto \u00e8 raro. Quale consiglio darebbe a un giovane in cerca di una prima occupazione nel suo settore?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abChi entra nel mondo del lavoro deve farlo con seriet\u00e0 e professionalit\u00e0, ogni impiego deve svolgersi con piacere, senza imposizioni dall\u2019alto, in base alle proprie attitudini personali. \u00c8 importante avere umilt\u00e0 e ascoltare chi ne sa pi\u00f9 di te. Non voglio scoraggiare nessuno, ma fare il nostro mestiere oggi \u00e8 complicato, anche perch\u00e9 circolano pi\u00f9 di 23.000 modelli di automobili e di conseguenza ordinare i pezzi di ricambio richiede conoscenze approfondite della componentistica <em>automotive<\/em>, oggi peraltro sempre pi\u00f9 dipendente dai sistemi elettronici. Per chi volesse aprire un\u2019officina, invece, sconsiglio di fare \u201cla cresta\u201d sui prodotti in vendita, perch\u00e9 \u00e8 sbagliato pensare solo al proprio profitto: un pezzo di ricambio deve costare il meno possibile anche perch\u00e9 vige la regola che il cliente deve andare via sempre soddisfatto\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Il primo giorno di lavoro \u00e8 un po\u2019 come il primo giorno di scuola: batticuore e anche un po\u2019 di paura per non sapere che cosa ti aspetta\u2026 Il primo giorno di Claudio Comelli come fu?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abIn quel primo giorno di scuola non ebbi timori, d\u2019altra parte vivevo ancora nell\u2019et\u00e0 della spensieratezza. Era il 12 ottobre 1960 quando iniziai a fare il garzone nella carrozzeria Riva e Degano, allora ubicata in via Carnia, tra Muscoli e Cervignano, dove oggi si trova la pizzeria Chichibio. Per giungerci era necessario attraversare il quadrivio \u201cla Rotonda\u201d, una rudimentale intersezione stradale, nota perch\u00e9 nel mezzo si trovava un\u2019isola spartitraffico a forma circolare. Era talmente pericolosa che fu sostituita qualche anno dopo da un in crocio semaforico. All\u2019epoca c\u2019erano diverse rivendite di auto e carrozzerie che davano lavoro a quasi cento persone. Oltre a Riva e Degano, con 20 operai, esistevano le officine Breggion (40 dipendenti), Crespan (15 dipendenti) e l\u2019elettrauto Guerino Zia con una forza lavoro di 5 persone. In dieci anni di lavoro da Riva Degano ho imparato il mestiere senza mai prendere un giorno di ferie\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Dietro a ogni impresa di successo c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa. Anche lei evidentemente\u2026\u00a0 Quando ha deciso di fare il grande salto e mettersi proprio?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNel 1965 andai a lavorare dai fratelli Burba. Avevo deciso di cambiare officina grazie a mio fratello Paolo che da tempo lavorava con loro, ma anche per via del miglior trattamento economico che mi veniva riconosciuto. Il 25 aprile del 1970, sempre con mio fratello Paolo, decisi di aprire in viale Venezia il servizio autorizzato dei marchi Fiat e Lancia e un\u2019officina con servizio di soccorso stradale\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>L\u2019inizio di una lunga avventura. <\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNel 1992 inaugurammo il nuovo capannone. Una festa durata 3 giorni, a cui parteciparono il giornalista Bruno Pizzul e il senatore Paolo Micolini: contammo pi\u00f9 di 1.500 presenze. E nel 2020 abbiamo festeggiato i 50 anni di attivit\u00e0. Tempi duri, ma siamo ancora qui anche grazie a mio figlio Francesco e mio nipote Samuele\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>In tanti anni di attivit\u00e0 ne avr\u00e0 viste di cotte e di crude. Ne condivide qualcuna?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abUna sera d\u2019autunno di pi\u00f9 di vent\u2019anni fa, soccorsi un\u2019automobile portando assistenza al suo conducente. Era un signore trasandato, sporco di vino, ma per fortuna non aveva subito traumi rilevanti, cos\u00ec come la sua automobile pronta nuovamente a circolare. Tuttavia l\u2019uomo si trovava in un grave stato confusionale, tanto che voleva perfino suicidarsi. Seppure a disagio, lo accompagnai all\u2019albergo \u201cAl Cervo\u201d di Cervignano, facendogli prendere una camera per dormire. L\u2019indomani era ritornato in s\u00e9 e non ricordava pi\u00f9 nulla della notte brava. Pi\u00f9 di trent\u2019anni fa invece\u2026\u00bb<\/p>\n<p> \t<strong>Cosa accadde?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSoccorsi un ingegnere di Budapest che non parlava una parola d\u2019italiano. Era grave e bisognoso di cure, per questo motivo in ospedale chiamai la contessa Marion Oltay Strassoldo, mamma di Marzio e Raimondo, che, madrelingua ungherese, si rese subito disponibile a fare da interprete. Comunic\u00f2 con i medici del reparto aiutando il ricoverato magiaro ad avere le necessarie terapie. Ma il suo supporto non si ferm\u00f2 qui e prosegu\u00ec, tanto che inform\u00f2 l\u2019ambasciata ungherese del grave episodio e che lo stesso ingegnere non poteva rientrare in patria. All\u2019epoca, al tempo del blocco sovietico, era necessario ottenere un\u2019autorizzazione consolare su ogni minima variazione di entrata e uscita dal visto del passaporto. Pass\u00f2 qualche giorno e poi finalmente ripart\u00ec, anche grazie al biglietto del treno che gli acquistai. Per questo motivo mi fu doppiamente riconoscente. Tanto che mi invit\u00f2 a raggiungerlo in Ungheria. Anche se non segu\u00ec mai una mia visita\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Quello che oggi si dice \u201cAudi\u201d, una volta si scriveva \u201cLancia\u201d. Un marchio che ha fatto la storia dell\u2019automobile italiana: la Stratos, la Beta Montecarlo, la Delta Integrale, la Thema 8.32, tanto per citare alcuni modelli. Quel marchio oggi vive un sonno profondissimo. Lei \u00e8 da sempre un servizio autorizzato della Lancia: che effetto le fa vedere questo declino?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abTristezza infinita per la decadenza del simbolo della tecnologia, dello sport e della qualit\u00e0 dell\u2019auto italiana che \u00e8 Lancia\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Siamo arrivati alla fine. \u201cDa grande voglio lavorare alla Ferrari e sentire l\u2019emozionante rombo delle rosse fiammanti del Cavallino\u201d \u00e8 un sogno spesso ricorrente in tanti appassionati di motori. Anche per Claudio Comelli\u2026<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abS\u00ec\u2026 Nel 1966 il sogno di toccarle per mano si stava avverando, perch\u00e9 ricevetti una proposta di lavoro per il nuovo stabilimento di automobili di Quercianella di Livorno, in quella stessa citt\u00e0 dove era nato Giotto Bizzarrini, il famoso ingegnere e collaudatore italiano progettista delle leggendarie 250 GTO e della Testa Rossa. Ma decisi di intraprendere altre strade\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Claudio Comelli<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":38063,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-38062","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",1000,737,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",1000,737,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",1000,737,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1-300x221.webp",300,221,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",640,472,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",300,221,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",500,369,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",440,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",353,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",300,221,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",1000,737,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",1000,737,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",1000,737,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1.webp",250,184,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38532-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Claudio Comelli","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38062","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38062"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38062\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38063"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38062"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38062"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}