{"id":37983,"date":"2021-03-02T00:00:00","date_gmt":"2021-03-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=37983"},"modified":"2021-03-02T00:00:00","modified_gmt":"2021-03-01T23:00:00","slug":"clara-nanut-la-semplicita-del-lusso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/clara-nanut-la-semplicita-del-lusso\/","title":{"rendered":"Clara Nanut, la semplicit\u00e0 del lusso"},"content":{"rendered":"<p> \t\u201cAbbandonate ogni preconcetto o voi che entrate\u201d perch\u00e9 questa volta parliamo di social, la bestia nera da cui molti prendono (apparentemente) le distanze e che invece tiene tutti incollati (e per molto tempo, statistiche alla mano anche pi\u00f9 rispetto alla televisione).<\/p>\n<p> \tUn cavallo di Troia mediatico che in pochi anni ha espresso una potenzialit\u00e0 inattesa, andata ben oltre quello che inizialmente sembrava essere, cio\u00e8 un semplice collante sociale, diventando anche un potente mezzo di informazione e di pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p> \tSoprattutto pubblicit\u00e0: se questa negli anni cinquanta rubava i famosi dieci minuti del <em>Carosello <\/em>con le prime composte signorine in bianco e nero, negli anni duemila \u00e8 approdata sui social attraverso aitanti \u00a0\u00a0testimonial che, pubblicando loro immagini mescolati tra la folla, si mostrano nel bere, nel mangiare, nel vestire, nel viaggiare accendendo l\u2019aspirazione a ripeterli da parte di chi li osserva.<\/p>\n<p> \tSe vuoi essere come loro, devi fare come loro: un\u2019equazione tanto semplice quanto fruttifera. D\u2019altronde non \u00e8 la pubblicit\u00e0 l\u2019anima del commercio? \u00c8 il \u201cdesiderare\u201d una spinta permanente che costringe il consumatore a uno stato di perenne insoddisfazione tendendo sempre al nuovo?<\/p>\n<p> \tSe il fine della pubblicit\u00e0, dunque, resta sempre lo stesso (vendere), le protagoniste dagli anni cinquanta a oggi sono radicalmente cambiate e, per i social, tecnicamente si chiamano \u201c<em>influencers<\/em>\u201d: un plotone di ragazzi e ragazze divisi per \u201ccategorie\u201d e prodotti sponsorizzati: <em>travel, food, fashion, beauty<\/em>, organizzati con un ordine militare (talent manager, agenzie, cachet) che il frequentatore ordinario di <em>Instagram <\/em>o <em>Facebook <\/em>non si aspetta minimamente.<\/p>\n<p> \tAnche <strong>Gorizia <\/strong>ha la sua <em>influencer<\/em>, nata in citt\u00e0 ma professionalmente sbocciata nella grande <strong>Milano<\/strong>, corteggiata a livello nazionale e non solo: si chiama <strong>Clara Nanut<\/strong>, neppure trent\u2019anni, una bellezza eterea da sfilata di moda e, numeri alla mano, oltre cinquantamila <em>followers<\/em>.<\/p>\n<p> \tCon Clara ci incontriamo in una caratteristica tavernetta sull\u2019<strong>isola di Grado<\/strong>, all\u2019angolo di due tipiche calli storiche dal gusto Veneziano. Le nostre chiacchere si mescolano tra il via vai dei turisti e il vociare degli uomini del paese che la guardano fra tante, perch\u00e9 non passa certo inosservata.<\/p>\n<p> \tClara ha un\u2019eleganza innata, quella che pure con un sacco nero si distinguerebbe: \u00e8 delicata nei gesti e nelle parole, fine nel portamento, d\u2019aspetto quasi pallido e fragile che stride con le sue idee all\u2019opposto determinate e precise, gi\u00e0 strategicamente pianificate ad accrescere e consolidare il suo lavoro.<\/p>\n<p> \tParlare con lei mi tenta al pensare che la sua generazione, essendo nata in anni di social, sia cresciuta con naturalezza e confidenza con certi racconti virtuali e pubblicazione di immagini sofisticate (che niente hanno a che spartire con le foto spartane che si scattavano i ragazzi fino agli anni novanta).<\/p>\n<p> \tMa poi scopro che nella sua preparazione accademica terminata con l\u2019Executive Master Bocconi SDA in <em>Fashion Experience &#038; Design Management<\/em>, nelle esperienze fatte dopo la laurea (tra cui nella divisione lusso di <em>l\u2019Oreal Italia<\/em>), in Clara non c\u2019\u00e8 l\u2019ordinario di una ragazza della sua et\u00e0: in lei nulla \u00e8 fine a s\u00e9 stesso e nessuna delle fotografie pubblicate hanno un banale scopo autocelebrativo.<\/p>\n<p> \tClara \u00e8 una professionista e nel suo percorso tutto \u00e8 funzionale allo sviluppo di un\u2019immagine e di un brand: il suo e del suo blog <strong><em>Gourmode <\/em><\/strong>e <strong><em>Atelier Gourmode<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p> \t<strong>Clara, partiamo dall\u2019inizio: da dove hai mosso i primi passi per poi trasformare i social nella tua professione?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNei miei inizi c\u2019\u00e8 la creazione del blog <em>Gourmode<\/em>; era il 2013 e stavo frequentando il secondo anno del mio corso di laurea triennale alla Bocconi di Milano (in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione). <em>Gourmode <\/em>inseguiva, come tutt\u2019ora, la mission di raccontare e ispirare uno stile di vita: la ricerca del lusso, delle cose belle, rare, pregiate. Da l\u00ec alla piattaforma <em>Instagram <\/em>il passo \u00e8 stato breve anche perch\u00e9 questo social nasceva in quegli anni ed ebbe subito un enorme successo fondato su un\u2019idea semplice: fotografie e immagini per una comunicazione rapida e asciutta. Approdando con un posizionamento riconoscibile datomi appunto dal blog, un posizionamento da <em>luxury lifestyle<\/em>, sono seguite collaborazioni eccellenti a tema, come ad esempio con le testate <em>Glamour.it <\/em>e <em>Grazia.it<\/em>. Con <em>Grazia.it<\/em>, in particolare, ho poi iniziato un rapporto stabile come parte della loro \u201c<em>factory<\/em>\u201d, un progetto che racconta e d\u00e0 voce alle <em>influencer <\/em>emergenti attraverso progetti di creazione di contenuti per famosi marchi del <em>fashion<\/em>, <em>beauty <\/em>e <em>lifestyle<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Considerato che il successo di una <\/strong><strong><em>influencer <\/em><\/strong><strong>si misura con il numero dei suoi <\/strong><strong><em>followers<\/em><\/strong><strong>, ovvero coloro che la seguono, come hai incrementato i tuoi fino ad arrivare alla quantit\u00e0 che oggi ti consente di affermarti con sicurezza in un mondo pieno di aspiranti?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abInserendo sempre di pi\u00f9 me stessa nelle fotografie: all\u2019inizio facevo difficolt\u00e0 a \u201centrare dentro\u201d il soggetto che rappresentavo, dunque se raccontavo un hotel o un ristorante mi limitavo a fotografare loro e i loro prodotti. Poi mi sono inserita nell\u2019immagine: cos\u00ec ad esempio ero io all\u2019hotel, io che mangiavo in quel ristorante; non davo pi\u00f9 solo consigli commerciali ma, attraverso le foto, raccontavo la mia storia in determinati luoghi che poi godevano, per traslazione diretta, della qualit\u00e0 della mia immagine. In particolare il format dove io interagisco col cibo ha avuto un enorme successo (<em>e s\u00ec che Clara \u00e8 magra come un\u00a0<\/em><em>chiodo, ndr<\/em>), ma anche l\u2019uso sapiente degli <em>hashtag<\/em>, delle location, la crescita della qualit\u00e0 fotografica, la vetrina di <em>Glamour.it <\/em>e <em>Grazia.it<\/em>, un sistema di <em>tag <\/em>reciproci e incrociati da pagine illustri. Oggi, poi, lo sforzo maggiore non \u00e8 nemmeno pi\u00f9 quello di acquisire nuovi <em>followers <\/em>bens\u00ec non perderli tradendo la mia riconoscibilit\u00e0, il mio posizionamento appunto, quella <em>mission <\/em>legata alla mia immagine. Questo potrebbe accadere se ad esempio mi facessi tentare da \u201csegmenti di mercato\u201d differenti che, pur avendo una enorme popolarit\u00e0, sono molto lontani dal mio stile: troppo \u201ccommerciali\u201d per natura o per scelta comunicativa. Abbracciarli significherebbe disorientare chi mi segue e quindi disattendere i miei <em>followers<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Milano torna sempre nel racconto del tuo percorso professionale: se non avessi studiato e fatto esperienze lavorative l\u00ec oggi saresti comunque un\u2019affermata <\/strong><strong><em>influencer <\/em><\/strong><strong>che avrebbe pagato solo lo scotto di un\u2019ascesa pi\u00f9 lenta?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abNo. Sono fermamente convinta che se non avessi studiato in un luogo cos\u00ec ricco di stimoli, tra persone creative, dedite non solo alla moda ma anche all\u2019arte, al cinema, alla cultura, in una citt\u00e0 dove la comunicazione digitale \u00e8 nata ed \u00e8 cresciuta in una rete di rapporti di enorme valore, io oggi non sarei l\u2019<em>influencer <\/em>che sono. E neppure in pi\u00f9 tempo. Dove poi esserlo \u00e8 solo uno dei tanti aspetti del mio quotidiano: da poco ho fondato la mia societ\u00e0, <em>Atelier Gourmode<\/em>, che si occupa, tra Milano e Gorizia, di comunicazione digitale. Una <em>boutique agency <\/em>in contrapposizione con le agenzie generaliste di comunicazione dove ricerchiamo lo studio creativo sartoriale, \u201c<em>Le Digital Couturier<\/em>\u201d, e da qui anche il nome societario scelto\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Cosa significa per te lavorare al servizio di aziende della tua regione? Quali sono le opportunit\u00e0 e quali\u00a0<\/strong><strong>gli ostacoli?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abSignifica appartenenza alla mia terra, restituire il <em>know-how <\/em>che ho maturato altrove, mettere a disposizione delle aziende del mio territorio, molte delle quali ancora vergini mediaticamente, la possibilit\u00e0 di creare nuovi contenuti per usare con intelligenza e intraprendenza i canali social. Le opportunit\u00e0 sono enormi e anche in un momento economico difficile come quello che stiamo vivendo, scegliere di investire nella promozione digitale non dev\u2019essere vissuto come marginale: dev\u2019essere una scelta precisa, strategica, fiduciosa. Se infatti prendiamo ad esempio due <em>brand <\/em>che investono in piattaforme <em>e-commerce <\/em>noteremo che, statistiche alla mano, quello che avr\u00e0 applicato sapientemente un piano strategico vincente generer\u00e0 pi\u00f9 rapidamente una maggiore fonte di traffico e ricavi: un incremento esponenziale delle vendite dirette online e indirette offline. Non investire nel web, o non farlo nel modo giusto, non \u00e8 solo un\u2019opportunit\u00e0 mancata ma \u00e8 proprio un vuoto commerciale imperdonabile: oggi un\u2019azienda non pu\u00f2 non avere una strategia digitale di vendita o quantomeno di comunicazione\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Non mi hai detto gli ostacoli.<\/strong><\/p>\n<p> \t(<em>Ride e poi risponde sottovoce, quasi a non voler offendere nessuno, ndr<\/em>) \u00abI social e tutte le piattaforme digitali appartengono alle generazioni pi\u00f9 giovani, le aziende invece alle generazioni meno giovani e questo asincrono spesso \u00e8 il problema maggiore\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>Da <\/strong><strong><em>influencer <\/em><\/strong><strong>a fondatrice di <\/strong><strong><em>Atelier Gourmode<\/em><\/strong><strong>: quali le differenze tra lavorare davanti e dietro le piattaforme social?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abC\u2019\u00e8 un filo conduttore forte tra l\u2019essere <em>influencer <\/em>e consulente, tant\u2019\u00e8 che mi piace definirmi <em>digital content creator &#038; creative director<\/em>: io non solo consiglio ma costruisco, in sinergia con il cliente, i contenuti creativi della sua comunicazione e questa costruzione si appoggia anche sulla mia esperienza di <em>influencer<\/em>. Essere <em>digital content creator &#038; creative director <\/em>mi impegna oramai in maniera preponderante e questo perch\u00e9 la gestione del dietro le quinte (la creazione di un progetto espressivo, il coordinamento del team, le risposte alle esigenze del cliente, la cura delle campagne social, le pagine <em>Instagram <\/em>altrui e i giusti posizionamenti\u2026) \u00e8 molto pi\u00f9 stimolante che non solo prestare la propria immagine alla promozione di un prodotto. Lavoro che non rinnego, anzi, che continuo a portare avanti con enorme dedizione e che mi d\u00e0 sempre enormi soddisfazioni come l\u2019essere stata scelta <em>brand ambassador <\/em>per marchi in forte ascesa commerciale\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>La tua carriera sta crescendo repentinamente: oltre alla tua affermazione come <\/strong><strong><em>influencer<\/em><\/strong><strong>, in soli due anni hai trasformato il tuo blog in una stabile societ\u00e0 di comunicazione con provvido impegno tuo e dei tuoi collaboratori. Quale il prossimo passo?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLe istituzioni. Credo che il naturale sviluppo di chi si occupa di comunicazione sia mettersi a disposizione del pubblico, della promozione territoriale e non solo di aziende singole e private. Molte volte ho fatto dei tour in regione per lanci isolati di posti o prodotti, ma occuparsi di un intero territorio e della sua anima promozionale \u00e8 altra cosa e pretende la partnership con Enti locali e culturali. Dunque non solo frammentate sponsorizzazioni ma un\u2019integrata promozione pubblica-privata che attragga l\u2019interesse nazionale e internazionale dei portatori di interesse. Tanti hanno tentato, invano, di intraprendere questa strada ma la loro iniziativa \u00e8 comunque servita a evidenziare questo vuoto, l\u2019urgenza e l\u2019importanza di questa alta risposta qualitativa territoriale\u00bb.<\/p>\n<p> \t<strong>La tua visione \u00e8 molto matura, innovativa, vede oltre con organicit\u00e0 e consapevolezza dove i pi\u00f9 ancora non immaginano o non sanno o, peggio, ancora si approcciano ai social come gioco o con iniziative acerbe o duplicandone di gi\u00e0 viste. Dunque sarai la prima <\/strong><strong><em>local (digital content creator) influencer <\/em><\/strong><strong>della Regione Friuli Venezia Giulia?<\/strong><\/p>\n<p> \t\u00abLo spero\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progetto &#8220;Atelier Gourmode&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":37984,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-37983","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",1000,811,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",1000,811,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",1000,811,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1-300x243.webp",300,243,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",640,519,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",300,243,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",500,406,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",400,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",321,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",300,243,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",1000,811,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",1000,811,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",1000,811,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1.webp",250,203,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38438-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Anna Limpido","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/limpido\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Il progetto \"Atelier Gourmode\"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37983","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37983"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37983\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37984"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37983"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37983"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}