{"id":37809,"date":"2021-02-16T00:00:00","date_gmt":"2021-02-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=37809"},"modified":"2021-02-16T00:00:00","modified_gmt":"2021-02-15T23:00:00","slug":"i-volontari-irredenti-della-contea-di-gorizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/i-volontari-irredenti-della-contea-di-gorizia\/","title":{"rendered":"I volontari irredenti della Contea di Gorizia"},"content":{"rendered":"<p> \tDopo l\u2019uscita del volume di Federico Pagnacco del 1930 \u201c<em>Volontari delle Giulie e di Dalmazia<\/em>\u201d, \u00e8 apparso nelle librerie del Friuli Venezia Giulia, in questi giorni, un nuovo lavoro di ricerca sull\u2019irredentismo nelle \u201c<em>Terre liberate<\/em>\u201d della Prima guerra mondiale (circoscritto per\u00f2 solo alla Contea di Gorizia e Gradisca).<\/p>\n<p> \tIl titolo \u201c<em>I volontari irredenti della Contea di Gorizia \u2013 Tutti i nominativi<\/em>\u201d \u00e8 frutto di una lunga ricerca dello storico <strong>Giorgio Milocco<\/strong> di Cervignano. In distribuzione a cura della Casa Editrice \u201c<em>Nuove Edizioni della Laguna<\/em>\u201d di Mariano del Friuli e dell\u2019Associazione Culturale \u201c<em>Alsa<\/em>\u201d di Cervignano (Patrocinio del Comune di Cervignano).<\/p>\n<p> \tIl libro conta 144 pagine, numerose illustrazioni e riproduce inediti documenti raccolti nel corso degli ultimi vent\u2019anni. Sono stati visionati molteplici fondi archivistici presenti negli archivi statali e comunali e altre fonti. Grazie al contributo di persone amanti della storia locale, si \u00e8 potuto recuperare materiale di indubbio valore storico. \u00a0<\/p>\n<p> \tAl momento attuale non sono state programmate conferenze per illustrare il contenuto dell\u2019opera. Verranno messe in cantiere pi\u00f9 avanti nel Mandamento di Cervignano e nella stessa Provincia di Gorizia, quando la pandemia in corso lo consentir\u00e0.<\/p>\n<p> \t<strong>Il contenuto<\/strong>.<\/p>\n<p> \tIl fenomeno dei volontari irredenti, di quelli cio\u00e8 che cittadini austriaci scelsero non solo di parteggiare e di sperare nella vittoria italiana nello scontro con l\u2019Austria-Ungheria, ma anche di partecipare a quella guerra nelle file dell\u2019esercito italiano, \u00e8 certamente stato illustrato,\u00a0 descritto ed esaltato gi\u00e0 a guerra in corso, ma soprattutto in maniera ampia e diffusa a eventi bellici terminati, venendo\u00a0 poi ulteriormente\u00a0 sottolineato \u00a0quando il fascismo prese il potere.<\/p>\n<p> \tSi trattava di far vedere che gli obiettivi della guerra, la liberazione e l\u2019annessione dei territori trentini, friulani e giuliani erano stati sostenuti dalle popolazioni interessate, che in gran parte anelavano a tale liberazione, partecipando in massa a quel sentire e attivamente a far s\u00ec che tali fini venissero raggiunti.<\/p>\n<p> \tPerci\u00f2 cerimonie, commemorazioni, lapidi a ricordo di quei volontari e naturalmente in particolare di coloro che avevano perso la vita negli eventi bellici e studi e pubblicazioni che ne ricordassero imprese e nomi. Si tratta perci\u00f2 di un mondo apparentemente gi\u00e0 sondato, anche nei territori del Friuli austriaco. In realt\u00e0 questi lavori hanno per\u00f2 gonfiato il numero di coloro che meritavano il nome di volontari, attraverso ripetizioni di nomi o inclusione di persone nate s\u00ec nella Contea di Gorizia, ma senza essere cittadini austriaci. Oppure includendovi i prigionieri austriaci sul fronte russo che avevano optato per l\u2019Italia. E il tutto per evidenti motivi di propaganda: far vedere cio\u00e8 che quel sentimento di cui prima abbiamo parlato era molto diffuso e che si era manifestato in quella ampia partecipazione alla guerra di liberazione. In un territorio in realt\u00e0 rimasto legato all\u2019Austria, in cui il numero dei caduti in divisa grigioazzurra era stato di gran lunga maggiore.<\/p>\n<p> \tGiorgio Milocco con questo lavoro cerca di rivedere la vicenda. Un altro tassello di una ricerca che impegna lo studioso da diversi decenni nel mettere in luce fatti, eventi e persone della grande Guerra nei nostri territori. In particolare riportando alla luce tutti i combattenti nelle file austro-ungariche, rimasti finora nell\u2019ombra proprio per le ragioni a cui precedentemente avevamo fatto cenno. Ridando loro dignit\u00e0 e il giusto ricordo. Un lavoro svolto su testimonianze (finch\u00e9 c\u2019\u00e8 stata la possibilit\u00e0) e documenti inediti. Uno scavo negli archivi privati e pubblici, non certo solo locali, ma nazionali o austriaci, su documenti inediti.<\/p>\n<p> \tIn questo percorso rientra la presente ricerca, frutto dunque di decenni di raccolta di materiali. Tramite questo scavo Milocco \u00e8 riuscito a porre nella giuste proporzioni la partecipazione dei volontari irredenti delle nostre zone alla guerra al fianco dell\u2019Italia, scremando quelli che in realt\u00e0 erano cittadini italiani che combatterono con l\u2019Italia perch\u00e9 tali e non per una scelta nazionale o ideologica che dire si voglia.<\/p>\n<p> \tNe esce non un semplice elenco di nomi, ma una serie di piccole biografie, di vicende, alle volte conclusesi tragicamente con la morte. Una scelta, quella dei volontari irredenti, che deve essere giustamente valorizzata perch\u00e9 libero frutto di intima convinzione e perch\u00e9 difficile, in quanto pericolosa non solo per s\u00e9, ma pure per i familiari, comunque guardati con sospetto dalle autorit\u00e0 austriache, quando non internati. Pericolosa poi perch\u00e9 non solo poteva concludersi con la morte in battaglia, ma pure con la cattura e l\u2019impiccagione per tradimento o diserzione.<\/p>\n<p> \tAccanto a loro quelli che, pur nati in territorio austriaco, erano cittadini italiani e che fecero il loro dovere nelle file dell\u2019esercito della loro patria. Si pu\u00f2 dire che, specialmente nelle zone di pianura, circa il 10% della popolazione della Contea era formata da immigrati, per lo pi\u00f9 friulani. Anche qui notizie di prima mano, vicende, nomi che anch\u2019essi vanno e devono essere ricordati come quelli di vittime (siano caduti o non) della grande tragedia della Prima guerra mondiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti i nominativi<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":37810,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-37809","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",800,540,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",800,540,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",800,540,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1-300x203.webp",300,203,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",640,432,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",300,203,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",500,338,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",474,320,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",385,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",300,203,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",800,540,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",800,540,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",800,540,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",800,540,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1.webp",250,169,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/38177-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Claudio Pizzin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/pizzin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Tutti i nominativi","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37809","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37809"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37809\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37810"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37809"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37809"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37809"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}