{"id":37627,"date":"2021-01-21T00:00:00","date_gmt":"2021-01-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=37627"},"modified":"2021-01-21T00:00:00","modified_gmt":"2021-01-20T23:00:00","slug":"santa-gnesa-a-joannis-un-legame-lungo-700-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/santa-gnesa-a-joannis-un-legame-lungo-700-anni\/","title":{"rendered":"Santa &#8220;Gnesa&#8221; a Joannis, un legame lungo 700 anni"},"content":{"rendered":"<p>La strada era ghiaiosa, di un colore marron chiaro e bianca di sassi. Le pozzanghere erano ghiacciate, in gennaio, e davano uno scricchiolio vetroso sotto i nostri passi anche se eravamo leggeri come piume, tutti asciutti, levrieri. Non c\u2019era uno che avesse la \u201ctrippa\u201d: la dieta, sufficiente, non ci mitragliava calorie.<\/p>\n<p>Dopo un paio di chilometri, non lineari, da <strong>Visco<\/strong> si entrava \u201c<em>in Uaniz<\/em>\u201d e non \u201c<em>a Uaniz<\/em>\u201d. Non ci si accorgeva pi\u00f9 del perch\u00e9 di questa bizzarria linguistica friulana. Secoli e secoli prima, s\u00ec, perch\u00e9 si entrava nella centa o, nel caso di <strong>Joannis<\/strong>, nelle cente, muraglioni, muraglie, torri e case forti erette per sbarrare la strada a gente che voleva schiacciare il prossimo, per prendergli tutto: roba, libert\u00e0, perfino la vita. Come oggi, per avere di pi\u00f9, esibire ricchezza a costo di lasciare gli altri nella miseria. Per fare in modo che non succeda, necessario \u00e8 Dio, necessari i santi, esempi di vita che accorciano, quasi annullano, la distanza, molto grande, fra noi e Dio. Siamo fatti a \u201cimmagine e somiglianza\u201d di Lui, come recitava il catechismo, ma sfido chi \u00e8 capace di parlare a tu per tu con Dio, se non per chiedergli qualcosa, pi\u00f9 che trattare con Lui <em>vis a vi<\/em>, come i santi.<\/p>\n<p>Erano una manciata di centinaia di metri fra Visco e Joannis, a noi sembrava molto, per il tempo e per la fatica, se non altro per passare il confine, segnato da due grandi cipressi, che tagliavano, sulla sinistra, la strada che, come una biscia ci portava da una curva all\u2019altra nella Bassa Friulana. Scuri, belli, come due gladiatori.<\/p>\n<p>I corami del portafoglio si toccavano, nelle nostre tasche; anzi, non arrivavano neanche a toccarsi, per via che il \u201ctaccuino\u201d era qualcosa degli altri; che, da mistero, poteva diventare reale solo un domani, non si sapeva quando\u2026<\/p>\n<p>Santa Agnese, popolarmente, con affetto e friulana sintesi, chiamata \u201c<em>Gnesa<\/em>\u201d, visibile quasi non era: non c\u2019era tiv\u00f9, quasi non si poteva immaginare per radio, merce rara; solo qualche santino\u2026<\/p>\n<p>Martire era, Lei, e per noi era una parola insanguinata. O il martire era pieno di sangue e coperto di piaghe e ferite o, per noi, era qualcosa d\u2019altro, non un martire. Agnese era giovane, e aveva accanto un agnello. Occhi volti al cielo; palma del martirio in mano o vicina (gente \u201cstudiata\u201d ha avuto il coraggio, la \u201ccapacit\u00e0\u201d di chiamare la palma piuma, proprio cos\u00ec, descritta, \u201cSanta con piuma\u201d).<\/p>\n<p>E dopo, se non era abbastanza, ci pensava il predicatore a dare il la col \u201c<em>Panegirico del santo<\/em>\u201d, che sarebbe il lodare chi ha avuto il coraggio di perdere la vita per il Signore.<\/p>\n<p>Allora, la festa, per noi, era un qualcosa di molto esterno, roba di fuori. La festa laica s\u2019intende, quella di comprare cose e dare soddisfazione a palato e \u201ccanale della minestra\u201d, con gazzose, vino, <em>passarette<\/em> o qualcosa da masticare. Forse qualcuno poteva, ma per noi era solo nel regno della fantasia. Non avevamo un soldo che fosse uno, niente di niente. Puliti. Neanche guardare le cose, per non dover tirare la gola. Sicch\u00e9 la nostra piet\u00e0 popolare era intatta e non si corrompeva col mondo; ma non per virt\u00f9, bens\u00ec per dovere da soldo negato.<\/p>\n<p>Festa, gente, tanta; banda, canto; preti vestiti a festa; gente ben vestita; Gidio sagrestano con la gabbana di gran gala; cantori; la statua della Santa come video, poi nulla.<\/p>\n<p>Qualche volta, l\u2019extra di ragazzi che si azzuffavano arrivando perfino a legnate, per via che un pochi erano di Visco, e un pochi di Joannis, e si sa che il primo comandava, un tempo, e l\u2019altro era sottomesso e allora, per vendicare la \u201cstoria\u201d, darsele, che dopo si stava meglio, o cos\u00ec si pensava.<\/p>\n<p>Antichissima la figura di Santa Agnese: perfino due dipinti del IV secolo: una dorata, in un resto di piatto di vetro, a Roma, con due colombe, una per parte. Un\u2019altra, affresco elementare che sembra un dipinto moderno di Roualt, con l\u2019agnellino.<\/p>\n<p>L\u2019agnello, non solo pel nome Agnese, da<em> agna<\/em>, agnella; anzi, per essere pi\u00f9 precisi, deriva dal greco <em>agn\u00e8<\/em>, che vuol dire purezza, castit\u00e0; quella dell\u2019agnello \u00e8 venuta fuori per via che, otto giorni dopo morta, Agnese sarebbe comparsa ai suoi di casa, in mezzo a un coro di fanciulle, vestita d\u2019oro, con un agnello per parte, ad annunciare che non serviva si preoccupassero per lei: era andata dritta dritta con Dio.<\/p>\n<p>Patrona: gi\u00e0 la parola racconta la sua importanza. Donna, anzi, poco pi\u00f9 che fanciulla (martire a 12 anni, <em>matura martyrio fuit\/ non dum matura nuptiis<\/em>, canta Sant\u2019Ambrogio nell\u2019inno <em>Agnes Beatae Virginis<\/em>), eppure patrona, una funzione che era laica, e del maschio, che proteggeva il cliente, come a lei sarebbe toccato di guardare ai suoi fedeli.<\/p>\n<p>Proviamo a pensare: dopo quelli della famiglia di Ges\u00f9 (Maria, \u201cLa\u201d Santa, pi\u00f9 che \u201cuna\u201d Santa e San Giuseppe), San Giovanni il Battezzatore, e gli apostoli furono patroni, soprattutto Pietro e Paolo. San Lorenzo e, dopo di lui, la pi\u00f9 nominata \u00e8 Santa Agnese.<\/p>\n<p>Papa Damaso (366-384) canta di lei \u201c<em>castitatem protexit, salutem cum immortalitate commutavit<\/em>\u201d, protesse la santit\u00e0 e scambi\u00f2 la salvezza fisica con l\u2019immortalit\u00e0\u201d! E questo Papa esordisce con un \u201c<em>fama refert<\/em>\u201d: si sente dire, raccontavano di lei.<\/p>\n<p>Poco si sa della sua vita e del suo martirio. Solo si racconta dell\u2019occasione della sua morte, perch\u00e9 era bella e un giovane voleva averla a tutti i costi. Ma lei si era promessa al Signore. E allora le hanno fatto di tutto: portata in un bordello, l\u2019hanno denudata; ma i suoi capelli fitti fitti l\u2019hanno vestita. Hanno tentato di ammazzarla col fuoco, ma le fiamme si sono spalancate per non lambirla: miracoli su miracoli, forse, anche leggende. Ma sta di fatto che nella basilica di Santa Agnese, fuori le mura a Roma, hanno trovato il suo corpo e anche quello di Santa Emerenziana (festa due giorni dopo di lei), sua sorella, uccisa perch\u00e9 difendeva il suo corpo. E il corpo era quello di una fanciulla, con le ossa piccole e non toccate dal fuoco; il capo non c\u2019era, la reliquia si trova in un\u2019altra chiesa di Piazza Navona. Dunque ci sono tanti indizi che battono, e si accordano con la sua vita, anzi, soprattutto con la sua morte: decapitata, spiccata la testa o giugulata, scannata, in poche parole.<\/p>\n<p>E i miracoli della patrona si aspettavano anche quelli di Joannis. Glieli chiedevano; la supplicavano che muovesse il Signore ad aiutarli. Anche ottenevano, quelli di Joannis, basta osservare l\u2019ex voto del 1820, un piccolo quadro, pieno di vita, custodito in sacrestia.<\/p>\n<p>Sappiamo il perch\u00e9 abbiano dato alla chiesa il nome di Sant\u2019Agnese? Antico il titolo? Di sicuro c\u2019era gi\u00e0 dall\u2019anno 1334, nominato nel testamento del conte Bernardo di Strassoldo, che lascia qualcosa alla chiesa di Sant\u2019Agnese in Joannis. Ma quello che emerge dai resti di l\u00e0, di quella chiesa, racconta di tempi assai pi\u00f9 antichi (scavi del m.o Augusto Geat). Gli \u201cJoannizesi\u201d hanno voluto cos\u00ec bene a quella chiesa che, verso la fine del Quattrocento, quando i Turchi l\u2019hanno incendiata, la ricostruirono. Hanno cominciato a staccarsi quelli di Joannis pian piano, dall\u2019inizio del Cinquecento, per via del confine sia verso <strong>Privano<\/strong> che verso <strong>Strassoldo<\/strong> (fra l\u2019Austria e Venezia), il paese non si sviluppa, si ritira pi\u00f9 a est, verso la \u201cvilla\u201d (il corpo principale dell\u2019abitato). Dov\u2019era gi\u00e0 un\u2019altra centa, innalzano una chiesa col titolo dell\u2019Immacolata, nel Seicento, vedendo che il viaggio verso Sant\u2019Agnese era gravido di pericoli, con pioggia, freddo e neve: con un buon colpo di freddo, allora, nel deserto di cure, si rischiava di andare con Dio.<\/p>\n<p>Per capire quanto ci tenessero a Joannis, a Santa Agnese, la loro Santa, hanno sovrapposto il suo titolo a quello dell\u2019Immacolata! Subito danno l\u2019incarico di preparare dei dipinti con la sua immagine (si trova in una pala dell\u2019abside), al Bainville, un pittore di Palmanova di origine francese. Non \u00e8 una gran cosa, forse lavoro di un allievo di bottega. Un altro a un pittore (siamo nel Settecento), di rango, il Lichtenreiter (attribuzione), dipinto di grandi dimensioni che orna il soffitto della navata. Non \u00e8 impresa da poco dopo aver costruito una nuova chiesa: era un popolo che si schiaffeggiava la bocca per dare onore alla Santa.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La sua festa era sempre celebrata con solennit\u00e0: nel Seicento venivano il pievano di Aiello i cappellani di Visco e di <strong>San Vito al Torre<\/strong> e <strong>Crauglio<\/strong>, il vicario di <strong>Romans<\/strong>, e dalla Repubblica di Venezia, i cappellani di Strassoldo e Privano. All\u2019epoca, si cantavano i vesperi; dopo la processione, messa e predica.<\/p>\n<p>Sebbene ci fosse la nuova chiesa, quella vecchia non veniva ancora trascurata, tanto che l\u2019altare fa trasloco ai primi dell\u2019Ottocento. Per essere precisi, la chiesa nuova si chiama di Santa Agnese dal 1772, quando si parla che \u00e8 quasi vuota, perch\u00e9 \u201c<em>de novo constructa<\/em>\u201d e quella vecchia la chiamano di Santa Maria Maddalena (l\u00e0, oltre che quella di Santa Lucia, c\u2019era un\u2019ancona dedicata a questa Santa).<\/p>\n<p>E il nome Agnese aveva fortuna nel paese? Poca: una bambina nel 1621 \u00e8 battezzata con questo nome; dopo, niente di niente, finch\u00e9 non torna a prender piede con il progredire della chiesa nuova. Anche nell\u2019Ottocento la festa patronale ha la sua importanza: basta vedere ci\u00f2 che davano a chi faceva qualcosa per quella solennit\u00e0: 20 \u201cpagnocche\u201d e 20 boccali di vino ai 10 cantori; al pievano, 4 e 4; I e II cappellano mezza tariffa, come al sagrestano e ai due chierichetti; 1 e 1 ai 6 che portavano le croci; 2 e 2 ai camerari (amministratori della Chiesa); 1 al fante per l\u2019ordine pubblico nella processione; 2 al cappellano di Visco e 1 al sagrestano.<\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento vengono battezzate otto Agnesi, tre della <strong>famiglia Vrech<\/strong>, quella dei sagrestani. Arriviamo al Novecento; proprio si accende il culto della Santa e lievita fino al 1925. Di quest\u2019anno e di Santa Agnese, a suo tempo, andai a farmi raccontare dai <strong>Deluisa<\/strong>, osti per tradizione gi\u00e0 dalla loro osteria \u201cAl Gambero rosso\u201d nel Settecento. Mi sembrava di andar a trovare dei parenti quando andavo da loro: accoglienza a cuore spalancato. L\u2019osteria era gi\u00e0 chiusa, ma l\u2019impianto era sempre lo stesso. Siamo andati \u201cdil\u00e0\u201d, nella \u201cstanzia\u201d dove le donne cucivano. Gigi (ex operaio al Cantier di Monfalcone e direttore del coro di chiesa) e le donne (Antonia e Onorina) raccontavano, e di rinforzo \u00e8 arrivata Lisuta, la sorella di Gigi: era la cronista del paese, con tanto di memorie scritte.<\/p>\n<p>Nel 1925, in paese avevano deciso di far scolpire la statua della Santa. L\u2019artista prescelto era di Visco: <strong>Rodolfo Del Mestri<\/strong> (detto Batelane). Ordina come incollare insieme tavoloni di abete, e fare la sagoma ad <strong>Augusto e Cesare Deluisa<\/strong>, e a <strong>Egidio Vrech<\/strong>; dentro hanno rinchiuso una carta con i nomi degli artisti (in friulano<em>, artist<\/em> \u00e8 polivalente, per artigiano e artista). Il baldacchino, regalato dalla gente, fu opera di <strong>Cesare Vrech<\/strong> e dei due figli. Del Mestri ha scolpito la statua nel suo laboratorio di Visco.<\/p>\n<p>Non \u00e8 bella come la Madonna di Medana (ora in Slovenia) creata nel 1896 da questo artista sfortunato: forse \u201c<em>Dolfo<\/em>\u201d aveva perso la mano, o forse non aveva lo stesso spirito o, ancora forse, il materiale era di dozzina, non quello giusto di prima qualit\u00e0. Per\u00f2 un fatto \u00e8 certo: questa come qualche altra sua opera, ha un valore politico. Lui era socialista (la conversione a Sidney, in Australia, ancora prima del Novecento) e dopo comunista.<\/p>\n<p>Ha lavorato soprattutto per chiese, e sul pomo della <em>bagolina<\/em>, il bastone da passeggio, aveva intagliato la testa di Lenin. Era una persona onesta: ha saggiato la fortezza di Lubiana, da parte austriaca (la sua patria) e l\u2019internamento in Sicilia, catturato a Palma nova dagli Italiani mentre distribuiva giornali che parlavano contro la guerra: tutto per via che aveva fatto propaganda di qua e di l\u00e0 del confine, per la pace, perch\u00e9 non si entrasse nella Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Bene, questa statua grida al cielo, chiede perch\u00e9 ci possano essere tante guerre e tante sciagure in questa terra.<\/p>\n<p>Il colore della statua, per il giorno della festa era canchero per asciugarsi, tanto che Rodolfo dovette ritoccarla mentre era gi\u00e0 nel baldacchino in mezzo alla chiesa.<\/p>\n<p>In quel giorno, festa straordinaria a Joannis e lasagne ad asciugare sulle palizzate e i bastoni delle finestre; lasagne <em>sine fine dicentes<\/em>, poi nelle pentole; i pollai hanno tremato i giorni prima della festa. Quelli di Joannis, non per niente, oltre che \u201c<em>Gambarei<\/em>\u201d, gamberi, sono soprannominati \u201c<em>Lasagnots<\/em>\u201d, lasagnari, mangia lasagne.<\/p>\n<p>\u201c<em>Pistuns<\/em>\u201d in bollitura quei giorni, dolci che gi\u00e0 solo la vista rende lo stomaco satollo, e poi frittate con la \u201c<em>martundela<\/em>\u201d (salume fatto con le interiora del suino) nelle osterie, e vino a piena canna.<\/p>\n<p>Archi infrascati di verde; banda (Gigi vi suonava il clarino) aiellese di Lorenzo Tosorat e inni di don Visintin, il parroco. In quell\u2019anno, il 12 gennaio, \u00e8 stata battezzata Agnese Peressutti.<\/p>\n<p>Nella cronaca della festa, sul giornale cattolico, neanche il nome dell\u2019artista, tanta era la lotta. A Joannis hanno cominciato a chiamarla <em>Santa Gnesa dal cuel lung<\/em> , Sant\u2019Agnese dal collo lungo, e nel 1947 l\u2019hanno cambiata con un nuovo arrivo gardenese (parroco don Mantelli). Fermiamoci qui, ma spiegando che la Chiesa ha sempre insegnato che \u00e8 Dio a salvare, tanto che sono entrate nella lingua popolare le espressioni \u201cogni santo aiuta\u201d nel viaggio della vita, ma l\u2019ultima tappa \u00e8 chiamata \u201candare con Dio\u201d.<\/p>\n<p>Santa Agnese, una fanciulla dodicenne, insegna a grandi e piccoli come imboccare la via e proseguire senza andar fuori strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi ricorre il patrono<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":37628,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-37627","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",500,334,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/37930-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Ferruccio Tassin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tassin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Oggi ricorre il patrono","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37627","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37627"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37627\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37628"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37627"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37627"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37627"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}