{"id":34963,"date":"2020-11-06T00:00:00","date_gmt":"2020-11-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=34963"},"modified":"2020-11-06T00:00:00","modified_gmt":"2020-11-05T23:00:00","slug":"di-madre-in-figlia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/di-madre-in-figlia\/","title":{"rendered":"Di madre in figlia"},"content":{"rendered":"<p>Sei cognomi in due, tanti ma troppo pochi per donne i cui racconti intrecciano molteplici storie e vissuti, dalla vivida cultura, illuminate dove il sapere \u00e8 quello di chi sa e sa comprendere, pilastri in una casa che vanta tanti avvocati i quali, riuniti, riempirebbero gli spalti di un palazzetto di basket (unica tangente che ha intersecato questa famiglia votata alla professione forense).<\/p>\n<p><strong>Laura Luzzatto Guerrini Premier <\/strong>e sua madre <strong>Giorgia Rossaro Luzzatto Guerrini <\/strong>sono state per me una vera sorpresa. Vorrei dire che la signora Giorgia (non posso non attribuirle il suffisso di \u201csignora\u201d per rispetto alla sua et\u00e0) potrebbe essere la nonna di tutti noi ma no, non ci riesco proprio: mia nonna, con tutto il rispetto per la sua buonanima, all\u2019et\u00e0 di 70 anni gi\u00e0 mescolava i ricordi. La signora Giorgia invece, con vent\u2019anni ampi in pi\u00f9 e salute da vendere, si ricorda pure della gonnellina scozzese della figlia quando, a\u00a0quattro anni, si ribell\u00f2 alla prima sculacciata del padre. Incredibile. Una memoria attenta, sveglia, vigile, scattante, ordinata, di quelle che anche se perde il filo poi lo ritrova subito: parla del 1945 o del 1952 con la padronanza di chi deve averlo fatto pi\u00f9 e pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p>Laura invece \u00e8 un avvocato di quelli che non vorresti avere come avversario neppure al gioco dell\u2019oca: \u00e8 forte, sicura. Ne senti il peso specifico pure dall\u2019impostazione della voce; non so se ci fate caso, c\u2019\u00e8 chi si infila sottovoce nei buchi di una conversazione e chi guida il passo come in un solfeggio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec parla Laura: parole grevi scandite senza fretta nel desiderio non solo di raccontare, ma proprio di spiegare.\u00a0 Alta, bionda, occhi grandi e nocciola. Da una donna cos\u00ec o se ne resta sottomessi o affascinati. Mi siedo nel salottino d\u2019epoca della loro bella casa nel centro di Gorizia. Le osservo, la luce del sole \u00e8 tutta per loro, abbandono ogni sforzo di cercare una qualche somiglianza fisica tra le due e comincio la mia intervista.<\/p>\n<p><strong>Laura, sei un affermato avvocato penalista che si \u00e8 occupato molto di minori e donne, quale denominatore in te per affrontare tematiche cos\u00ec delicate?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa mia vocazione nell\u2019essere un avvocato penalista pretende una certa predisposizione mentale e caratteriale, al decisionismo per lo pi\u00f9 perch\u00e9, nell\u2019assistere, partecipi alla responsabilit\u00e0 delle scelte: devi comprendere quale possa essere quella fatta dall\u2019imputato che per\u00f2 non sempre \u00e8 in grado di esternartela. In altre parole, estrapolare dal cliente la sua volont\u00e0 senza sporcarla. Senza surrogazione. Estrapolata poi, mi si impone un distacco freddo, chirurgico, per istruire con la massima professionalit\u00e0 il processo. Direi che la virt\u00f9 pi\u00f9 importante che ho dovuto allenare sia stato il controllo emotivo, nessuna empatia e si badi che questo non \u00e8 cinismo bens\u00ec professionalit\u00e0 che deontologicamente un buon avvocato, a maggior ragione penalista, deve al suo cliente\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Che idea ti sei fatta sulla parit\u00e0 fra uomo e donna, tema oggi sotto i riflettori?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo sono stata cresciuta nel segno della parit\u00e0 di genere anche prima che diventasse la moda dei nostri giorni, gi\u00e0 con esempi in tempi ben lontani: non solo mia madre ha sempre rappresentato una donna autonoma, laureata in tempo di guerra, una rarit\u00e0, ma ancor prima anche la mia nonna paterna, nobile, educata in casa quando l\u2019istruzione era limitatissima e appannaggio di pochi. Scrisse libri, dipingeva, conosceva 4 lingue. Io sono cresciuta con questi stimoli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Donne indipendenti e istruite in anni in cui le donne stavano a casa a badare ai propri mariti. Qual era il parere degli uomini di casa e quale la tua emancipazione nell\u2019affermarti avvocato penalista?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMio padre mi ha cresciuto dandomi certezze, era illuminato non solo nella visione della propria donna, mia\u00a0madre, ma anche per me, unica figlia femmina. Era un uomo severo che per\u00f2 ammirava il mio profondo spirito libero. Ricordo bene quando, giovanissima, decisi di sposarmi: ancora studiavo, avevo l\u2019incoscienza dei vent\u2019anni e presentai in famiglia il mio compagno che allora era un campione della pallacanestro, dunque grandi fasti ma poche sicurezze. Lui non obiett\u00f2 nulla, mi lasci\u00f2 la mia libert\u00e0 chiedendomi solo di finire gli studi. Capii presto che <strong>lo studio e la mia famiglia sarebbero stati quel perimetro entro il quale sarei stata sempre protetta<\/strong>: da allora sono passati non solo 39 anni di felice matrimonio (con due figli meravigliosi) ma anche altrettanti da quando iniziai a esercitare la mia professione. Al di fuori dello studio di\u00a0famiglia, a Monfalcone con un tavolo e una sedia di bassa fattura, con le tante difficolt\u00e0 dell\u2019inizio ma ricca di buona volont\u00e0 e fiducia, fino al giro di boa quando strinsi una collaborazione preziosa con il collega Roberto Maniacco, uomo meraviglioso e maestro. La difficolt\u00e0 maggiore in quegli anni \u00e8 stata che pochissime donne lavoravano nell\u2019ambito penale, allora appannaggio prettamente maschile, e quindi le prime difese a imputati uomini partivano lente e con una certa diffidenza. Per\u00f2 gli anni sono passati e la tenacia mi ha dato ragione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Credi che questo sostegno maschile alle donne della tua famiglia provenga da un certo grado di cultura (e quindi, viceversa, l\u2019ignoranza sia concausa di oppressione)?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa cultura incide certo, per\u00f2 poi la storia ci insegna che i costumi e gli usi influenzano anche limitando le scelte e quindi l\u2019idea dell\u2019emancipazione della donna. Io credo nell\u2019uomo, credo che la differenza la faccia ogni singolo essere umano: ogni persona pu\u00f2 fare la differenza per s\u00e9 e per la propria famiglia e ahim\u00e8 anche in negativo. Conosco uomini edotti, ma che per le proprie compagne hanno imposto un profilo dimesso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come ti spieghi dunque quest\u2019ondata di violenza sulle donne?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSar\u00f2 impopolare ma io sono convinta che qualunque donna, anche la pi\u00f9 sottomessa, conosca esattamente\u00a0la situazione amorosa in cui si infila e che fino a un certo punto la accetti per paura dei giudizi, perch\u00e9 ha dei figli, per status, per non privarsi di un uomo che comunque socialmente rappresenta qualcosa. Questo \u00e8 il problema. Cos\u00ec all\u2019inizio accetta un lento stillicidio di privazioni (di attenzioni, di importanza, di riconoscimenti) e poi si trova all\u2019angolo in situazioni pi\u00f9 grandi di lei. Ma si parte sempre da un \u201cva bene\u201d, \u201ccambier\u00e0\u201d, \u201c\u00e8 un bel ragazzo, \u00e8 considerato\u201d, \u201cmi mantiene\u201d. \u00c8 un ingannevole compromesso che porta una donna a vivere gradualmente una vita non sua, costringendola a ricorrere a espedienti per sopravvivere: il prosciutto negli occhi, il ripetuto perdono, il dormire in camere separate\u2026 sono scelte. Probabilmente se sei\u00a0stata cresciuta in una famiglia che non ti ha consegnato la libert\u00e0 e la fiducia di sperimentare \u201coltre\u201d ma ti ha tarpata, questo ti predispone gi\u00e0 a una naturale sottomissione. Comunque, \u00e8 bene essere chiari: di donne morte per mano del compagno ci sono sempre state in tutto il mondo, solo che venivano occultate o le cause mistificate perch\u00e9 nessun marito voleva l\u2019onta del titolo di \u201cuomo violento\u201d, nessuna famiglia voleva questa vergogna. Ora i mass media ne parlano di pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oltre alla scelta consapevole, secondo te, cos\u2019altro contribuisce a questa deplorevole tendenza?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abStupefacenti, alcool e cocktail pericolosi. Molti omicidi avvengono in un impeto d\u2019ira o di depressione e spesso questi stati emotivi sono alterati. Capita che una donna accetti per molti anni una situazione di abnegazione, poi per\u00f2 succede qualcosa, la famosa \u201cgoccia che fa traboccare il vaso\u201d e lei dice basta. Quel rifiuto non verr\u00e0 letto come scelta obiettiva di libert\u00e0 ma come sfida, perch\u00e9 se una donna ha sempre accettato non si comprende perch\u00e9 di colpo non le vada pi\u00f9 bene. Quindi l\u2019uomo vede quell\u2019azione di libert\u00e0 come provocazione, come sopraffazione. \u00c8 un po\u2019, semplificando, come un cane a cui \u00e8 stato sempre dato l\u2019osso e poi glielo si tira via: ti azzanna credendo pure di avere ragione. \u00c8 ovvio che tutto questo \u00e8 profondamente sbagliato e distorto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quindi credi ci sia una tendenza latente alla violenza in questi uomini?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCome in tutti gli essere umani. Tutti noi possiamo avere reazioni incontrollate e di panico. Violenza, panico, ansia, mescolate alle sostanze stupefacenti o a emotivit\u00e0 irrisolte diventano tante micce. La casistica dimostra che non stiamo parlando di uomini incapaci di intendere e di volere, anzi, sono capacissimi e nei loro atti violenti vi \u00e8 la predeterminazione. Se si crea la dinamica della \u201csfida-reazione\u201d, un uomo incontrollabile e alla ricerca della vendetta pu\u00f2 trasformarsi in un carnefice, se non di femminicidio sicuramente di qualcosa che lede la libert\u00e0 della compagna come ad esempio lo stalking\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink_euro.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/euromobili_banner_art.jpg\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Saluto Laura che ha un appuntamento di lavoro e mi rivolgo alla signora Giorgia. Altri argomenti, altro\u00a0approccio e altro periodo storico. Anche lei, come Laura, ha un piglio deciso. Osservo le mani e il collo: non un gioiello, nessuno sfarzo n\u00e9 fronzolo. \u00c8 semplice, essenziale ma ricca di memoria.<\/p>\n<p><strong>Signora Giorgia, lei si \u00e8 molto raccontata pubblicamente per ricordare il suo vissuto tra le dittature nazifasciste e comuniste, ma per chi non la conoscesse, racconti chi \u00e8. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo sono una donna che proviene dalla classe borghese e questo per me \u00e8 sempre stato un vanto perch\u00e9 la borghesia mi ha dato accesso alla cultura. Io sono trentina di nascita, esattamente di Rovereto, mio nonno era trentino mentre mia nonna era triestina di una importante famiglia di commercianti. Mia mamma invece polacca di Leopoli, che allora era la capitale della Galizia austriaca. Arrivammo a vivere a Gorizia quando io avevo 7 anni e mio padre, medico, dopo la morte di mio fratello nel \u201929 per una grave malattia, da Lentigione di Brescello in Emilia Romagna, si trasfer\u00ec qui a seguito di un concorso per ufficiale sanitario. Io ero una bambina che faceva la seconda elementare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019era Gorizia in quegli anni (esattamente nel 1930)?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGorizia era Italia. Qui non c\u2019era il fascismo che avevo conosciuto in Emilia Romagna. Si sentiva che l\u2019italianit\u00e0 si era consolidata nell\u2019ultimo decennio e la presenza del Comando Corpo d\u2019Armata ne rinforzava l\u2019idea: Generali, Colonnelli con a seguito le mogli di un certo rango. Io arrivavo da un paesino agricolo immerso nella nebbia della pianura padana. Mi accolse invece una Gorizia luminosa, signorile, elegante, spazzata dal vento. Qui non si vedevano pi\u00f9 le cicatrici della guerra passata, le ricostruzioni erano gi\u00e0 consolidate, si viveva bene, si respirava la stabilit\u00e0 della Patria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua famiglia ha una storia piena di violenze subite sia da parte dei comunisti sia dei nazi-fascisti e di questo ne ha raccontato nel libro <\/strong><strong>Ricordi vivi di un passato lontano <\/strong><strong>a cura di Laura Marangon. Ma fra tutti i ricordi qual \u00e8 il pi\u00f9 vivo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa deportazione di mio padre. Era mattina presto, arrivarono i comunisti alla mia porta e me lo portarono via. Questo evento mi ha sdoppiato la vita perch\u00e9 non avere una tomba su cui piangere significa non trovare mai la pace, significa domandarsi sempre quando \u00e8 morto e come. L\u2019ho cercato a lungo e ho le prove che lui sia rimasto vivo dopo la deportazione per oltre un anno a Lubiana, era vivo e imprigionato come tanti goriziani che hanno subito la stessa sorte, oltre seicento. Soffro tremendamente per la disparit\u00e0 di trattamento che viene riconosciuto oggi dalla mia Italia ai caduti della dittatura nazi-fascista rispetto a quelli della dittatura comunista, ci sono morti di serie a e di serie b e a me tocca piangerli entrambi dato che pure la nonna, dalla parte paterna, fu deportata dai nazisti ad Auschwitz senza aver fatto pi\u00f9 ritorno. Ma mio\u00a0padre \u00e8 il ricordo che mi ossessiona e che mi costringe a un pianto continuo, intimo e silenzioso, perch\u00e9 dopo\u00a0che hai gridato ovunque l\u2019importanza della ricerca della verit\u00e0, e non hai avuto seguito, il tuo lutto te lo devi\u00a0portare da sola, senza ossessionare gli altri. Ricordiamoci poi che l\u2019epitaffio qui a Gorizia l\u2019abbiamo eretto noi cittadini vittime della deportazione: ogni anno il Presidente della Repubblica ricorda il sacrificio dei partigiani che si opposero al regime nazi-fascista, ma quelle sciagure maturarono durante la guerra e durante\u00a0la guerra succedevano cose tremende (alza la voce commuovendosi, ndr). La deportazione che mi strapp\u00f2\u00a0mio padre, invece, accadde in tempo di pace: nello stesso giorno infatti che mor\u00ec Roosevelt, si incontrarono Stalin e Tito e si spartirono le destinazioni: Stalin verso Berlino e Vienna, Tito arriv\u00f2 a Trieste e nella Venezia Giulia con la sua dittatura appoggiata dai comunisti italiani. Il 3 maggio 1945 iniziarono le deportazioni da Gorizia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua impotente sofferenza \u00e8 insopportabile, come poterla quantomeno convogliare in un messaggio da lasciare a tutte le nuove generazioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl messaggio \u00e8 quello dell\u2019importanza di raccontare la verit\u00e0. Bisogna insegnare la storia ai nostri ragazzi\u00a0senza essere condizionati dalle tendenze n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra. E poi che il legame con i propri genitori, con mio padre in questo caso, \u00e8 un legame indissolubile. Lui era un carducciano fervente, un medico stimato, un grande uomo che non lesin\u00f2 aiuto ai partigiani che bussavano a questa porta coi piedi torturati dai tedeschi (battuti con i bastoni). Rischiava la vita eppure lo faceva, oggi lo chiameremmo eroe eppure non ha\u00a0neppure una tomba\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La vita le ha tolto molto ma le ha anche dato tantissimo come la sua famiglia ricca di brillanti avvocati di cui essere orgogliosa, Laura in primis. A Natale com\u2019\u00e8 pranzare con tanti avvocati a tavola? Parlano a colpi di commi e clausole?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab(<em>ride, finalmente<\/em>) Significa chiedere ripetutamente di non parlare di lavoro per goderci insieme quei momenti preziosi\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storie di donne a Nordest \/ 2<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":34964,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-34963","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",1000,749,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",1000,749,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",1000,749,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1-300x225.webp",300,225,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",640,479,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",300,225,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",500,375,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",433,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",347,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",300,225,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",1000,749,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",1000,749,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",1000,749,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1.webp",250,187,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36842-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Anna Limpido","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/limpido\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Storie di donne a Nordest \/ 2","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34963","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34963"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34963\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34964"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34963"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34963"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34963"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}