{"id":34602,"date":"2020-09-25T00:00:00","date_gmt":"2020-09-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=34602"},"modified":"2020-09-25T00:00:00","modified_gmt":"2020-09-24T23:00:00","slug":"aquileia-ritorna-in-vita-la-domus-di-tito-macro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/aquileia-ritorna-in-vita-la-domus-di-tito-macro\/","title":{"rendered":"Aquileia, ritorna in vita la Domus di Tito Macro"},"content":{"rendered":"<p>Inaugurato ad<strong> Aquileia <\/strong>il progetto di valorizzazione e ricostruzione degli ambienti della<strong> Domus di Tito Macro<\/strong>, <strong>promosso dalla Fondazione Aquileia<\/strong>. L\u2019intervento \u00e8 stato <strong>finanziato con un importo di sei milioni di euro<\/strong>, attraverso l\u2019utilizzo delle risorse erogate alla Fondazione dalla Regione Friuli Venezia Giulia e mediante il contributo di ALES S.p.A., societ\u00e0 in house del MiBACT.<\/p>\n<p>Il progetto di valorizzazione, ideato per assicurare la conservazione dei reperti esistenti e garantire la pi\u00f9 ampia fruibilit\u00e0 del sito, ha previsto la<strong> risistemazione dell\u2019area in seguito a un\u2019attivit\u00e0 di scavo condotta dall\u2019Universit\u00e0 di Padova, nonch\u00e9 la costruzione di una copertura in laterizio monocromo<\/strong> &#8211; tra le pi\u00f9 ampie esistenti in Europa all\u2019interno di un\u2019area archeologica &#8211; sostenuta da pilastri d\u2019acciaio in rosso pompeiano. <strong>La costruzione consente al pubblico di entrare in un\u2019antica dimora romana e di comprenderne in maniera pi\u00f9 immediata l\u2019articolazione<\/strong>, le volumetrie, i percorsi, le fonti di illuminazione e il rapporto fra le sale principali e le aree scoperte.<\/p>\n<p>Sono state inoltre effettuate <strong>operazioni di pulitura, consolidamento, risarcimento di lacune e protezione finale su una superfice di 320 mq di pavimenti decorati con mosaici<\/strong> &#8211; la cui fase visibile \u00e8 databile tra la fine del I\u00b0 secolo a.C e la met\u00e0 del I\u00b0 d.C.<\/p>\n<p><strong>La visita sar\u00e0 prossimamente arricchita con un allestimento multimediale<\/strong>, attento agli aspetti didattici, che permetter\u00e0 di ricostruire le caratteristiche degli ambienti e delle pavimentazioni attraverso l\u2019utilizzo delle pi\u00f9 moderne tecnologie.<\/p>\n<p>\u201cLa valorizzazione della Domus di Tito Macro rappresenta un punto importante di un percorso che la Fondazione Aquileia segue da tempo, allo scopo di raggiungere una migliore fruibilit\u00e0 dei resti della grande citt\u00e0 romana. L&#39;obiettivo \u00e8 rendere \u2018parlanti\u2019 i reperti archeologici e le grandi opere d&#39;arte conservate ad Aquileia, aiutando la comprensione nel contesto originalissimo di una citt\u00e0 che fu punto d&#39;incontro della romanit\u00e0 con il mondo balcanico e con quello nordafricano e mediorientale. Confidiamo che la Domus di Tito Macro possa richiamare ulteriormente l&#39;attenzione del pubblico, unendosi cos\u00ec ad altri due grandi edifici costruiti dalla Fondazione, l&#39;Aula Meridionale e la Domus Episcopale, che attraggono ogni anno 60.000 visitatori ciascuno\u201d, ha dichiarato l\u2019ambasciatore <strong>Antonio Zanardi Landi<\/strong>, presidente della Fondazione Aquileia.<\/p>\n<p>\u201cAbbiamo sostenuto con decisione questo importante progetto, perch\u00e9 conferma la capacit\u00e0 dell&#39;Italia di essere leader nella valorizzazione dei beni culturali. Con la ricostruzione dei volumi della Domus di Tito Macro il visitatore avr\u00e0 modo di immergersi in modo ancora pi\u00f9 coinvolgente nella realt\u00e0 del tempo e coglierne al meglio le caratteristiche. Ales conferma cos\u00ec il suo impegno a supporto del MiBACT per la realizzazione di progetti volti alla valorizzazione e al miglioramento delle condizioni di fruibilit\u00e0 del patrimonio del Paese\u201d, ha sottolineato<strong> Mario De Simoni<\/strong>, presidente e AD di Ales S.p.A.<\/p>\n<p>\u201cSi tratta di un\u2019impresa particolarmente lunga e complessa ma anche appassionante, frutto di un lavoro corale, di riflessioni, discussioni e scelte non banali, mirate a trovare un equilibrio tra tutela, restauro e ricostruzione filologica, leggibilit\u00e0 e godibilit\u00e0. Il risultato consente di apprezzare in modo nuovo i resti archeologici, restituendo loro atmosfere, luci e volumi\u201d, ha affermato<strong> Simonetta Bonomi<\/strong>, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.<\/p>\n<p>&#8220;La valorizzazione della Domus di Tito Macro ha rappresentato per la Fondazione, e certo rappresenter\u00e0 anche in futuro, una sfida costante e appassionante nel coniugare la realt\u00e0 dei resti archeologici con la loro \u2018narrazione\u2019, sia sotto il profilo delle scelte architettoniche adottate per la copertura e per la restituzione delle antiche strutture, sia sotto il profilo del racconto, o meglio dei racconti, che la domus, le sue trasformazioni, la vita al suo interno, il rapporto con la citt\u00e0 antica possono ispirare. Tengo a ringraziare di cuore il personale della Fondazione, i tecnici, i professionisti e le imprese che hanno collaborato con noi per giungere a questo risultato&#8221;, ha evidenziato<strong> Cristiano Tiussi<\/strong>, direttore della Fondazione Aquileia.<\/p>\n<p>\u201cUn plauso a tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato che consentir\u00e0 di valorizzare e migliorare ulteriormente l\u2019offerta culturale e turistica della nostra citt\u00e0\u201d, ha aggiunto il sindaco di Aquileia, <strong>Emanuele Zorino<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8220;Entro breve, la Regione predisporr\u00e0 gli strumenti per la realizzazione della variante di Aquileia, per trasferire all&#39;esterno dell&#39;abitato il traffico che ora percorre il nucleo urbano, con l&#39;obiettivo di facilitare la visita dell&#39;antica citt\u00e0 romana e completer\u00e0 le infrastrutture per poter dotare della banda larga l&#39;intera localit\u00e0. In questo modo, si potr\u00e0 consentire ai turisti, ai visitatori e agli appassionati di storia e archeologia di affrontare con i pi\u00f9 moderni strumenti multimediali tutti i percorsi disponibili per la scoperta delle memorie dell&#39;antica localit\u00e0 romana. Inoltre, la banda larga consentir\u00e0 di vedere Aquileia non solo in orizzontale, ma anche in verticale&#8221;, ha anticipato\u00a0l&#39;assessore regionale alla Cultura, <strong>Tiziana Gibelli<\/strong>, intervenuto all&#39;inaugurazione assieme al presidente del Consiglio regionale, <strong>Piero Mauro Zanin<\/strong>.<\/p>\n<p>Il progetto di ricostruzione \u00e8 stato redatto dal Raggruppamento Temporaneo di Professionisti, coordinato dall\u2019arch. <strong>Eugenio Vassallo<\/strong> e realizzato sotto la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia con la direzione dei lavori dell\u2019ing. <strong>Ermanno Simonati<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La Domus sar\u00e0 visitabile sabato 26 e domenica 27 settembre su prenotazione in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio<\/strong> e, a seguire, sar\u00e0 aperta al pubblico su prenotazione, in base a modalit\u00e0 che saranno comunicate prossimamente sul sito internet <u><strong><a href=\"http:\/\/www.fondazioneaquileia.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.fondazioneaquileia.it<\/a><\/strong><\/u><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em><u>La \u201cDomus di Tito Macro\u201d e i lavori di scavo<\/u><\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>La \u201cDomus di Tito Macro\u201d, una delle pi\u00f9 vaste dimore di epoca romana tra quelle rinvenute nel Nord Italia, copre\u00a0una superficie di 1.700 metri quadrati e rappresenta un unicum in Europa<\/strong>. L\u2019abitazione si estende per circa 77 metri in lunghezza e 25 in larghezza massima, tra due strade lastricate della citt\u00e0 (decumani) all&#39;interno di uno degli isolati meridionali della colonia, fondata nel 181 a.C., dal quale provengono il celeberrimo mosaico del ratto d\u2019Europa, il bellissimo pavimento con tralcio di vite con fiocco e il \u2018pavimento non spazzato\u2019, ora esposti al Museo Archeologico Nazionale, e il mosaico del Buon Pastore, provvisoriamente collocato a Palazzo Meizlik.<\/p>\n<p>La dimora fu indagata parzialmente negli anni \u201950 del secolo scorso e, <strong>tra il 2009 e il 2015,<\/strong><strong> \u00e8 stata oggetto degli scavi condotti da parte del Dipartimento dei Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova<\/strong>, in convenzione con la Fondazione Aquileia e su concessione del MiBACT, sotto la <strong>direzione del Prof. Jacopo Bonetto<\/strong>. <strong>Gli scavi hanno permesso di riconoscere, in particolare, la pianta della domus<\/strong>, costruita nel I sec. a.C. e vissuta ininterrottamente fino al VI sec. d.C. , <strong>e di proporne l\u2019attribuzione a Tito Macro<\/strong>, facoltoso abitante di Aquileia, in base al ritrovamento di un peso di pietra con maniglia di ferro con l\u2019iscrizione T.MACR.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019attivit\u00e0 svolta dall\u2019Universit\u00e0 di Padova ha portato alla luce un\u2019intera dimora, non una qualunque, ma una casa \u2018ad atrio\u2019: la prima rinvenuta ad Aquileia, un sito noto per i numerosi resti di edilizia domestica, nella maggior parte costituiti per\u00f2 da frammenti o porzioni difficilmente comprensibili. Di qui la decisione di affrontare una tra le sfide pi\u00f9 grandi e originali: riproporre nella sua interezza e nel suo ingombro spaziale una casa romana, realizzando una copertura che rendesse palese anche al grande pubblico l\u2019articolazione degli spazi e offrisse un\u2019esperienza sensoriale diversa, ma non meno emozionante, di quella che si pu\u00f2 vivere attraverso le ricostruzioni virtuali. Un\u2019esperienza che, ci auguriamo, possa contribuire a fare dell\u2019antica colonia romana, divenuta poi capitale della Venetia et Histria, non solo il luogo del cuore per gli aquileiesi, ma una tappa obbligata per tanti turisti\u201d hanno dichiarato<strong> Francesca Ghedini<\/strong>, professoressa emerita di archeologia classica, e <strong>Jacopo Bonetto<\/strong>, ordinario di archeologia classica e direttore delle ricerche archeologiche sui fondi Cossar.<\/p>\n<p>Le indagini archeologiche hanno permesso di documentare inoltre le fasi di evoluzione della domus, che fu oggetto di varie trasformazioni e rinnovamenti tra cui il grande mosaico della pesca, che verr\u00e0 ricollocato nella sala di rappresentanza aperta sul giardino. Il tenore di vita dei proprietari \u00e8 testimoniato da un bellissimo anello d\u2019oro e pasta vitrea datato II-III sec. d.C.. Oltre 1.200 sono le monete restituite dagli scavi, tra le quali spicca il sesterzio di Massimino il Trace (235-236 d.C.), l\u2019imperatore che trov\u00f2 la morte proprio ad Aquileia per mano dei suoi stessi soldati che avevano stretto d\u2019assedio, senza successo, la citt\u00e0 rimasta leale a Roma. Un tesoretto di ben 560 monete \u00e8 stato poi ritrovato nella zona dell\u2019atrio, nascosto dal suo proprietario in una buca intorno al 460 d.C., nei turbolenti anni successivi alla presa di Aquileia da parte di Attila, re degli Unni, e mai recuperato.<\/p>\n<p>Alla casa si accedeva da ovest, attraverso un atrio sorretto da quattro colonne e dotato di vasca centrale per la raccolta dell\u2019acqua e di un pozzo, parzialmente conservatosi e integrato nella parte mancante. In asse con l\u2019accesso si trovava il tablino, sala da ricevimento del padrone di casa, con ricco pavimento musivo. La parte retrostante della casa gravitava su uno spazio centrale scoperto, il giardino, circondato da un corridoio mosaicato e dotato di una fontana. Su di esso si apriva la grande sala di rappresentanza e, a sud, il triclinio, affiancato da ambienti di soggiorno e da una stanza da letto (cubicolo). A nord si trovava invece la cucina con bancone in muratura, mentre nella parte orientale sono state riconosciute quattro botteghe, tra le quali anche il negozio di un panettiere con il forno per la panificazione, i cui resti sono rimasti in vista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie al progetto promosso dalla Fondazione Aquileia<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":34603,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-34602","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",500,334,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/36222-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Livio Nonis","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/nonis\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Grazie al progetto promosso dalla Fondazione Aquileia","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34602","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34602"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34602\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34603"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34602"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34602"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34602"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}