{"id":34442,"date":"2020-09-07T00:00:00","date_gmt":"2020-09-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=34442"},"modified":"2020-09-07T00:00:00","modified_gmt":"2020-09-06T23:00:00","slug":"antonio-scalonesi-memoriale-di-un-anomalo-omicida-seriale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/antonio-scalonesi-memoriale-di-un-anomalo-omicida-seriale\/","title":{"rendered":"Antonio Scalonesi: memoriale di un anomalo omicida seriale"},"content":{"rendered":"<p>Intervistare <strong>Davide Buzzi <\/strong>significa avere le possibilit\u00e0 di confrontarsi con un artista a tutto tondo, non solo scrittore, classe 1968, nato ad Acquarossa (Svizzera).<\/p>\n<p>Nel 2013 approda al mondo letterario con il libro di racconti dal titolo &#8220;Il mio nome \u00e8 Leponte\u2026 Johnny Leponte&#8221;, illustrato della pittrice Milvia Quadrio, ristampato poi nel 2017 da 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni di Follonica in una seconda edizione aggiornata. Sempre nel 2017, per ANA Edizioni \/ Collettivo ARBOK, pubblica il racconto breve \u201cLa multa\u201d. A distanza di tre anni, lo scorso febbraio torna sul mercato editoriale con il thriller noir \u201cAntonio Scalonesi: memoriale di un anomalo omicida seriale\u201d, la storia autobiografica di Antonio Scalonesi, ma nel frattempo \u00e8 anche cantautore, fotografo, giornalista, ex poliziotto.<\/p>\n<p><strong>Davide, pensi che la musica, la fotografia, il giornalismo come background concorrano tutte parimenti alla stesura dei tuoi romanzi? <\/strong><\/p>\n<p>\u201c\u00c8 naturale e quasi involontario. Certo, succede senza che io me ne accorga. Il mio istinto mi spinge a scrivere pensando a ci\u00f2 che ho visto, o magari fotografato, in un altro momento della mia vita, sempre per\u00f2 in un\u2019immagine diversa e spesso fantasiosa. Il giornalismo serve per documentarsi e imparare a conoscere i limiti entro i quali muoversi, la musica a filtrare il dolore per ottenerne positivit\u00e0, gioia e voglia di ricominciare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Anche la professione di agente di polizia, che hai svolto in passato, si \u00e8 per\u00f2 rivelata utile ai fini della creazione del thriller noir \u201cAntonio Scalonesi: memoriale di un anomalo omicida seriale\u201d, perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIo facevo parte del corpo delle Guardie di confine svizzere (In Italia sarebbe la guardia di finanza) e ovviamente, nel periodo nel quale ho svolto quella professione, ne ho viste di tutti i colori.<br \/> L\u2019idea di scrivere un racconto che parli di un criminale ha cominciato a svilupparsi in quegli anni, quando in occasione di diversi arresti effettuati, ho avuto l\u2019occasione di entrare in contatto con diversi delinquenti. Infatti i tratti iniziali e il modo di esprimersi del protagonista del mio racconto rispecchiano molto quelli dei personaggi che avevo arrestato, ma poi nel prosieguo della scrittura Scalonesi ha assunto una sua personalit\u00e0 ben definita, spesso entrando anche in contrasto con il sottoscritto, soprattutto quando racconta certi particolari dei suoi delitti o quando manifesta tutto il suo odio per le forze dell\u2019ordine\u201d.<\/p>\n<p><strong>Te lo avranno chiesto decine e decine di volte, ma ci vuoi spiegare il genere Spoof poco praticato in Italia? <\/strong><\/p>\n<p>\u201cIn poche parole, si tratta di un racconto che mescola realt\u00e0 e finzione fino a trasformare il tutto in una nuova verit\u00e0. In questo caso si tratta di una vera e propria (auto)biografia, che racconta le gesta di uno spietato serial killer, combinando fatti realmente accaduti con altri completamente inventati.<\/p>\n<p>Una grande bugia ma talmente reale da apparire vera in tutto e per tutto. Lo spoofing \u00e8 un genere letterario, ma non solo (esistono anche film documentari realizzati con questa forma), spesso anche la politica ha creato e diffuso delle notizie spoof con l\u2019intento di distruggere avversari di partito e anche i servizi segreti di ogni nazione del mondo creano ogni giorno delle notizie spoof, magari per provocare la caduta di qualche governo in modo pi\u00f9 o meno drammatico. Tornando al mio romanzo, per far s\u00ec che tutta la costruzione potesse funzionare, \u00e8 stato fondamentale il contributo di diversi specialisti, fra i quali l\u2019ex capo della polizia scientifica del Cantone Ticino Emilio Scossa Baggi, , lo psichiatra Orlando Del Don, gli avvocati Amanda Rueckert e Giovanni Martines (gi\u00e0 difensore di Bernardo Provenzano durante il <em>processo<\/em>\u00a0per l&#39;omicidio di\u00a0<em>Mario Francese), <\/em>un armaiolo, giornalisti, ecc\u201d.<\/p>\n<p><strong>Che differenze trovi tra il mercato editoriale svizzero e quello italiano?<\/strong><\/p>\n<p>\u201c\u00c8 principalmente un problema linguistico. Nel nostro paese le lingue ufficiali sono quattro e l\u2019italiano \u00e8 parlato s\u00ec e no da circa 400.000 persone. Un romanzo in lingua italiana in Svizzera difficilmente pu\u00f2 riuscire a superare il San Gottardo, basta pensare che anche gli italiani immigrati in Svizzera e che vivono in Romandia o nella Svizzera Tedesca leggono prevalentemente nell\u2019idioma della regione che li ospita. Stessa cosa si pu\u00f2 dire per i libri realizzati nelle altre parti della Svizzera, che difficilmente possono arrivare fino da noi. Il mercato letterario \u00e8 piuttosto regionale e ridotto e le opere deli autori locali difficilmente vengono tradotte nelle altre lingue della confederazione. In Italia, invece, la lingua ufficiale \u00e8 una sola e questo naturalmente comporta un maggior potenziale del mercato. Poi il problema sta piuttosto nel fatto che oggi tutti scrivono e che ormai esistono un sacco di case editoriali pronte a diffondere di tutto e di pi\u00f9, spesso magari anche con mezzi poco etici, e questo ha provocato un certo intasamento nell\u2019editoria di ogni parte del globo\u201d.<br \/> <strong>Qual \u00e8, in una intervista, la domanda che ti dato maggiore soddisfazione o che, al contrario, ti ha messo maggiormente in difficolt\u00e0 nel rispondere?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQualche volta mi \u00e8 stato chiesto se non pensassi che il fatto di aver scritto un romanzo che racconta di un omicida senza scrupoli non fosse segno di una presenza concreta della violenza nel mio essere interiore, o magari se in realt\u00e0 Antonio Scalonesi non fosse una specie di mio alter ego.<br \/> Sono domande che sconcertano sempre, perch\u00e9 denotano una sorta di paura nascosta e forse anche una mancanza di conoscenza dell\u2019animo umano. Comunque in generale i giallisti sono persone come tutti gli altri, ci sono i buoni e i meno buoni, e non credo che il fatto di scrivere delle storie impregnate di violenza possa essere un sintomo di malessere o pericolosit\u00e0. Di solito le persone davvero pericolose sono anche piuttosto discrete e non hanno l\u2019abitudine di parlare o scrivere delle loro manie\u201d.<\/p>\n<p><strong>Hai due bellissime figlie: vorresti che anche loro un giorno scrivessero un libro? <\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019arte del raccontare \u00e8 una cosa che te la devi portare dentro. Se Karien o LeAnn un giorno avranno una bella storia che penseranno debba essere scritta, allora forse lo faranno e certamente io sar\u00f2 il loro primo lettore. In ogni caso non deve essere una sorta di impegno nei miei confronti, si pu\u00f2 vivere benissimo anche senza scrivere libri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Per quanto riguarda i tuoi progetti futuri, invece, cosa dobbiamo aspettarci? <\/strong><\/p>\n<p>\u201cNel cassetto ho un nuovo romanzo pronto per essere pubblicato. Ma \u00e8 molto diverso dal <em>Memoriale<\/em>. Non si tratta di un thriller e non ci sono morti sulle quali indagare. \u00c8 una bella storia di paese, molto divertente e ricca di colpi di scena. Vedremo se qualche casa editrice decider\u00e0 di farsi carico di quest\u2019opera. Inoltre sto scrivendo un ulteriore romanzo molto particolare e spero di riuscire a pubblicare nei prossimi mesi il mio nuovo album discografico, \u201cRadiazioni Sonore Artificiali Non Coerenti\u201d, che da un paio di anni \u00e8 pronto per l\u2019uscita ma che al momento \u00e8 ancora fermo a causa degli altri impegni nei quali sono immerso\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista con Davide Buzzi<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":34443,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-34442","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",1000,701,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",1000,701,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",1000,701,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1-300x210.webp",300,210,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",640,449,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",300,210,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",500,351,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",462,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",371,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",300,210,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",1000,701,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",1000,701,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",1000,701,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",1000,701,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1.webp",250,175,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35924-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Francesca Ghezzani","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/ghezzani\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Intervista con Davide Buzzi","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34442","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34442"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34442\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34443"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}