{"id":34350,"date":"2020-08-24T00:00:00","date_gmt":"2020-08-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=34350"},"modified":"2020-08-24T00:00:00","modified_gmt":"2020-08-23T23:00:00","slug":"antonella-perrucci-limprenditrice-del-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/antonella-perrucci-limprenditrice-del-cinema\/","title":{"rendered":"Antonella Perrucci, l&#8217;imprenditrice del cinema"},"content":{"rendered":"<p>Presidente della Galaxia Nova Film, un book casting di oltre 45.000 iscritti, vent\u2019anni sul mercato cinematografico italiano e internazionale, nomination al Nastro d\u2019Argento come Casting Director per il film <em>Il Ragazzo Invisibile <\/em>nel 2015, riconoscimenti dalla Camera di Commercio di Gorizia nel 2011 e dal Comune di Monfalcone nel 2013 e poi casting per <em>Tolo Tolo <\/em>di Checco Zalone, <em>Volevo fare la Rockstar <\/em>di Matteo Oleotto, spot pubblicitari, serie tiv\u00f9 e tanto altro ancora. Questa \u00e8 <strong>Antonella Perrucci<\/strong>, giovane <strong>imprenditrice di Gorizia <\/strong>dalle orgogliose origini pugliesi.<\/p>\n<p>Mi accoglie con un grande sorriso nel suo ufficio alle pendici del Montesanto, tutto \u00e8 allestito da set fotografico, fatta eccezione per l\u2019area dove lavorano le collaboratrici e uno spazio relax dove ci accomodiamo noi. Antonella la conosco da molti anni: \u00e8 sempre stata bella, di quella bellezza semplice mai sporcata da troppo trucco, briosa, luminosa, dai modi gentili e accoglienti.<\/p>\n<p>Oggi per\u00f2 ha qualcosa in pi\u00f9: \u00e8 posata, consapevole, una donna che, maturando, ha fatto spazio alla riflessione e alla moderazione. Una mamma oltretutto di due splendidi maschietti di 6 e 4 anni avuti con Giovanni \u00aba cui devo moltissimo di quello che ho realizzato, guai se non avessi avuto la sua spalla per la crescita dei nostri figli\u00bb, mi confida. Riconoscente dunque, virt\u00f9 appannaggio di pochi, ma anche una meravigliosa dedica d\u2019amore nel segno dell\u2019equilibrio di genere.<\/p>\n<p><strong>Antonella, tu sei un\u2019imprenditrice affermata, di quell\u2019affermazione che affascina tutti (relazioni importanti, viaggi, avere a che fare con il mondo dello spettacolo), ma per cui pochi sono disposti a impegnarsi. Proviamo allora a raccontare la tua vita quando eri solo una sognatrice, una giovane ventenne che neppure immaginava che il suo percorso sarebbe stato cos\u00ec ricco di soddisfazioni. Raccontami gli inizi, quando il tuo lavoro non affascinava nessuno\u00a0e, anzi, \u00e8 stato causa di tanta diffidenza per te che volevi occuparti di cinema in una piccola citt\u00e0 di provincia come Gorizia.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa mia storia lavorativa \u00e8 l\u2019inseguimento di una passione: la fotografia, fotografia che poi si \u00e8 trasformata in video. Io ho sempre voluto esplorare queste arti collegate al contesto cinematografico. Quando iniziai a muovere i miei primi passi nel mondo del lavoro ero una ragazzina affannatamente alla ricerca della propria autonomia e che, in nome di questa, ha accettato ruoli impiegatizi estranei alle mie ambizioni ma che mi hanno consentito almeno di essere indipendente. Per\u00f2 non ho demorso e non mi sono accontentata: mi sono iscritta a corsi di fotografia, di montaggio video, di produzione collegata al cinema e non mi sono mai vergognata di dedicarmi a riprese e montaggio di filmini per i matrimoni e tesi di laurea. Per tesi, ad uno di questi corsi, mi prestai come assistente alla regia per un cortometraggio. Da l\u00ec alla produzione di cortometraggi miei. I primi festival. I primi contatti con le societ\u00e0 di produzione cinematografica. Poi attori allora esordienti e oggi di punta come Edoardo Leo, una sceneggiatrice preziosa come Federica Pontremoli (<em>sceneggiatrice di Nanni Moretti, ndr<\/em>) e tanti altri a cui sono immensamente grata. La diffidenza si \u00e8 sciolta progressivamente difronte alla mia perseveranza e ai risultati raggiunti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali difficolt\u00e0 hai dovuto superare per farti aprire le porte di questo mondo cinematografico?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDare delle opportunit\u00e0 a una giovane ventenne carica di entusiasmo ma di poca esperienza non \u00e8 stato facile, per\u00f2 il tutto si \u00e8 evoluto naturalmente e pazientemente, senza strappi, senza illusioni, n\u00e9 voglia di fare gradini a tre a tre. Ogni cortometraggio, di ottimo valore, era il lasciapassare per quello successivo e le relazioni acquisite nei primi lavori erano il tesoro per i successivi. Un passo alla volta sono arrivata fino alla nomination al Globo d\u2019Oro e una cinquantina di premi in tutto il mondo, i contatti con la televisione, le contribuzioni del Ministero per i beni Culturali e perfino la realizzazione di un cortometraggio, ad alto valore sociale e di cooperazione, supportato dall\u2019ONU\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Hai mai detto \u201cbasta, non ce la faccio pi\u00f9, mollo tutto\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMomenti di sconforto ci sono stati, ma io sono sempre stata convinta che se hai una buona dose di entusiasmo e credi in quello che vuoi ottenere, ce la fai. Io ho voluto raggiungere quelli che erano i miei obiettivi, risultati che io vedevo con chiarezza quando i pi\u00f9 non vedevano nulla; poi mettiamoci una gran dose di costanza, dedizione, investimento di tempo e di denaro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggi per\u00f2 non produci pi\u00f9 cortometraggi.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel 2010 optai di non produrre pi\u00f9 nulla: ho dovuto scegliere tra fare il grande passo producendo un lungometraggio oppure concentrarmi su alcuni dei tanti aspetti, anche amministrativi, delle produzioni. Fu il mio istinto a valutare, sentivo che dovevo fermarmi, sentivo che intraprendere la produzione di un lungometraggio mi avrebbe esposto troppo economicamente in anni che poi si rivelarono molto difficili: i finanziamenti del Ministero per i Beni Culturali rallentarono e anche qui in Regione i contributi all\u2019industria cinematografica subirono una battuta d\u2019arresto a seguito di incomprensioni sulla produzione del film di Marco Bellocchio dedicato alla storia di Luana Englaro. Di colpo, dunque, il vuoto. Dopo l\u2019iniziale panico, non mi persi d\u2019animo: organizzai insieme ad amici e colleghi una conferenza stampa che serv\u00ec a catturare l\u2019attenzione pubblica su una realt\u00e0 che fino ad allora ignorava: l\u2019indotto florido del settore cinematografico in regione. Il grave danno economico che ne sarebbe derivato doveva essere conosciuto, condiviso. Seguirono mesi e mesi di battaglie anche mie personali: fondammo l\u2019associazione Ala (associazione laboratori dell\u2019audiovisivo del FVG), di cui io ne fui presidente per tre anni, per riassumere in una la forza di tante voci. Alla fine abbiamo vinto e i contributi furono ripristinati. Ma tutto, anche queste battaglie, mi aiutarono a capire con pi\u00f9 chiarezza la strada del mio futuro: abbandonai definitivamente la produzione dei cortometraggi e mi\u00a0dedicai esclusivamente all\u2019amministrazione e gestione di parti di grandi produzioni. Mi affermai cos\u00ec come <em>location manager <\/em>e <em>casting director<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quella di <\/strong><strong><em>casting director <\/em><\/strong><strong>\u00e8 l\u2019ultima e forse la pi\u00f9 avvincente delle tue sfide professionali.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi ero gi\u00e0 cimentata con successo come <em>location manager <\/em>quando un giorno, anche su spinta e fiducia di alcuni colleghi, mi prestai ai casting. Di fatto mi inserii in un contesto che pareva non avere spazi vuoti da colmare ma io iniziai lo stesso, in punta di piedi, rubando con gli occhi in ogni occasione di confronto. Al primo casting arrivarono 150 persone: numeri piccoli visti con gli occhi di oggi dove arrivano 4-5.000 persone, ma che per me allora erano gi\u00e0 importanti, faticosi per un\u2019esordiente. And\u00f2 tutto bene: questo enorme sforzo, negli anni, mi port\u00f2 anche a un prezioso riconoscimento con la nomination proprio come Casting Director ai Nastri d\u2019Argento per il film <em>Il Ragazzo Invisibile <\/em>di Gabriele Salvatores: un grandissimo orgoglio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggi ti dedichi esclusivamente al mercato cinematografico italiano?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNo. Galaxia lavora tantissimo anche con la Slovenia che \u00e8 diventata il centro europeo di produzione di progetti pubblicitari. Tanto impegno profuso negli anni consente oggi, a me e a chiunque lavora in questo settore, di poter parlare di un mercato stabile cinematografico per tutto l\u2019alto Adriatico. Cosa che prima di me, e di tanti altri colleghi impegnati come me, fino agli anni 2000 non esisteva\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sul piano personale, mentre la tua carriera decollava che prezzo hai dovuto pagare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPrima dell\u2019arrivo dei miei figli io ero esattamente dove volevo essere: sul set. Il mio \u00e8 stato un investimento professionale esclusivo a cui mi sono dedicata totalmente senza sensi di colpa di mancare a qualcos\u2019altro. Poi con lo stesso entusiasmo, e con l\u2019uomo giusto, ho desiderato dei figli e la mia vita \u00e8 cambiata radicalmente. Quando i tuoi bambini solo li immagini credi che con loro farai le stesse cose di prima, che baster\u00e0 organizzarti (<em>ride, ndr<\/em>). Avevo anche fatto realizzare nel mio precedente ufficio una <em>nursery <\/em>credendo che mentre io sarei stata dietro alla scrivania, i miei bambini avrebbero giocato l\u00ec tranquilli. Niente di pi\u00f9 falso: ho scoperto, oltre ovviamente alle gioie della maternit\u00e0, la fatica di essere mamma, una fatica che fino a prima non puoi neppure preventivare. Non solo quindi la <em>nursery <\/em>non l\u2019ho mai usata (<em>ride ancora, ndr<\/em>) ma sono dovuta rapidamente scendere con i piedi per terra. In quel momento ho iniziato a fare i miei primi sacrifici lavorativi: se prima a una chiamata da Roma avrei risposto col biglietto aereo pronto in 24 ore, ora direi un secco no, per la mia famiglia e per i bambini. Per l\u2019importanza di esserci\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da imprenditrice come ti sei organizzata?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa parola chiave \u00e8 stata delegare. Ho iniziato a investire sui miei collaboratori, dove anche l\u00ec ovviamente ci sono state esperienze positive e negative, ma non mi sono mai rassegnata, non potevo farlo: da un canto non volevo assolutamente rinunciare al mio lavoro e dall\u2019altro non volevo assentarmi lungamente da casa. Anche insegnare ai collaboratori mi ha richiesto tempo e dedizione ma sapevo che era l\u2019unica via da prendere, una via comunque sicura e al riparo da inganni possibili perch\u00e9 il mio \u00e8 un lavoro infungibile, fatto di relazioni umane, di rapporti a due, di riconoscimenti personali, difficile\u00a0da replicare con scorciatoie subdole. E poi a casa c\u2019\u00e8 Giovanni che, come ho gi\u00e0 detto, \u00e8 parte del mio successo: non \u00e8 facile trovare in un uomo la stessa dedizione di una madre, ma in lui l\u2019ho trovata\u00bb.<\/p>\n<p>Davanti a me c\u2019\u00e8 la quadratura perfetta di una vita cos\u00ec fruttuosa: sposta un tassello e cade il palco, togli una nota e perdi la melodia. Resto sempre molto colpita dall\u2019animo vivido degli imprenditori che sembrano cresciuti a pane e ottimismo: vedono soluzioni dove i pi\u00f9 trovano problemi, accolgono sfide quando gli altri le rifuggono.<\/p>\n<p>Io e Antonella ci regaliamo ancora qualche minuto per le ultime battute, chiacchere tipicamente \u201cda donna\u201d: consigli di fitness per mantenersi in forma, le scuole dei bambini e, soprattutto, decine di selfie alla ricerca della foto perfetta. Sono in uno studio fotografico, almeno una foto, su decine fatte, sar\u00e0 venuta bene?<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>L\u2019avvocato Anna Limpido \u00e8 Consigliera di parit\u00e0 goriziana<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storie di donne a Nordest<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":34351,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-34350","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",1000,736,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",1000,736,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",1000,736,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1-300x221.webp",300,221,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",640,471,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",300,221,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",500,368,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",440,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",353,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",300,221,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",1000,736,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",1000,736,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1-1000x720.webp",1000,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",1000,736,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1.webp",250,184,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35680-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Anna Limpido","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/limpido\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Storie di donne a Nordest","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34350","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34350"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34350\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34351"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34350"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34350"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34350"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}