{"id":34314,"date":"2020-08-18T00:00:00","date_gmt":"2020-08-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=34314"},"modified":"2020-08-18T00:00:00","modified_gmt":"2020-08-17T23:00:00","slug":"il-mondo-si-e-fermato-a-lima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-mondo-si-e-fermato-a-lima\/","title":{"rendered":"Il mondo si \u00e8 fermato a Lima"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019asfalto scorre veloce visto dal finestrino. Il nostro taxi procede spedito lungo la strada a tre corsie per senso marcia che collega l\u2019aeroporto internazionale di <strong>Quito <\/strong>con il centro cittadino. Lo scenario di modernit\u00e0, tuttavia, cambia in maniera repentina alle porte della <strong>capitale dell\u2019Ecuador<\/strong>.<\/p>\n<p>La carreggiata diventa improvvisamente stretta, inerpicandosi su una salita lungo cui gli autobus sputano un\u00a0fumo nero che contamina l\u2019aria. Rallentando le auto in coda. Finalmente arriviamo in citt\u00e0, dopo un viaggio intercontinentale partito da Venezia, via Madrid. \u00c8 il 14 febbraio.<\/p>\n<p>Dopo aver depositato i bagagli io e mia moglie Lucia andiamo subito alla scoperta del centro. A dominarlo \u00e8 l\u2019imponente <strong>Bas\u00edlica del Sagrado Voto Nacional<\/strong>, paragonata alla cattedrale di Notre-Dame di Parigi: un capolavoro di arte neo-gotica, il pi\u00f9 grande nel suo genere in tutto il continente americano.<\/p>\n<p>Proseguiamo lungo i rilassanti saliscendi di Quito; sentiamo le note di una musica e subito intravvediamo giovani che danzano e bande con majorette al seguito, pronti per l\u2019avvio della sfilata di San Valentino.<\/p>\n<p>Ci allunghiamo verso <strong>Plaza Grande<\/strong>, su cui si affaccia la maestosa cattedrale: scocca mezzogiorno, udiamo un vociare incessante provenire dalle vie laterali.<\/p>\n<p>Colorate bancarelle vendono di tutto: palloncini a forma di cuore, giubbotti, calzini, maglie e dolci che restano per ore illuminati dal sole\u2026 Sotto i portici una fila di lustrascarpe ripetono all\u2019infinito le movenze del mestiere, rendendo a specchio i calzari di clienti soddisfatti. Iniziamo a essere stanchi: i 3000 metri di altitudine di Quito si fanno sentire, cos\u00ec decidiamo di rientrare.<\/p>\n<p>L\u2019indomani \u00e8 sabato e tutto \u00e8 chiuso. Cerchiamo senza fortuna un locale per la colazione, finch\u00e9 ci imbattiamo in una struttura angusta: non invoglia, ma \u00e8 l\u2019unico aperto che ci fornisce un pasto spartano. Dopo aver pagato una cifra modesta, ci avviamo verso <strong>Parque El Ejido<\/strong>, il pi\u00f9 grande di Quito, bellissimo\u00a0punto di ritrovo di giovani e famiglie, ricco di divertimenti per bambini.<\/p>\n<p>Il mattino seguente raggiungiamo il terminal bus per partire alla volta di <strong>Ba\u00f1os<\/strong>. Dopo tre ore e mezza di viaggio tra grandi pascoli di mucche, serre e coltivazioni di ananas e di prodotti orticoli, raggiungiamo la citt\u00e0 situata a 1.820 metri sul livello del mare, sul pendio settentrionale del vulcano <strong>Tungurahua<\/strong>, la cui attivit\u00e0 \u00e8 caratterizzata da frequenti e potenti esplosioni e getti di lava, visibili dal centro cittadino.<\/p>\n<p><strong>Ba\u00f1os de Agua Santa <\/strong>(ovvero \u201cBagni di acqua santa\u201d) deve il suo nome alle numerose sorgenti di acqua termale presenti, conosciute per le elevate propriet\u00e0 curative, che la popolazione locale definisce \u201cmiracolose\u201d. Il giorno successivo ci dirigiamo di buon mattino alle terme, situate ai piedi della cascata <strong>Cabellera de la Virgen<\/strong>.<\/p>\n<p>Qui troviamo le <strong>Piscinas de la Virgen<\/strong>: piscine di acqua solfurea calda, a 54 gradi centigradi, e piscine di acqua fredda. Trascorriamo alcune ore immergendoci prima nell\u2019acqua calda poi in quella molto calda, stando attenti di non rimanerci per troppo tempo\u2026 Quindi sotto la doccia nell\u2019acqua fredda: un\u2019esperienza unica. Impossibile non concludere il rito gustando una deliziosa paella nel ristorantino della struttura\u2026<\/p>\n<p>Il pomeriggio raggiungiamo <strong>Casa del \u00c1rbol<\/strong>, al cui interno si trova una cabina di monitoraggio sismico, a ridosso di un burrone. Dietro allo strapiombo, i nostri occhi vengono catturati dalla <strong>Cordillera Real <\/strong>e dal vulcano Tungurahua: uno spettacolo da brividi. Pochi metri accanto, i turisti fanno la fila per testare il salto nel vuoto dell\u2019<strong>Altalena alla fine del mondo<\/strong>, attrazione mozzafiato priva di qualsiasi cintura salvavita\u2026<\/p>\n<p>Lucia decide di abbandonarsi a questa pazzia, mentre io resto con i piedi piantati per terra a fotografare la sua gioia per questa esperienza unica.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Dopo una notte di pioggia incessante, anche il mattino successivo si presenta grigio e piovoso, alla faccia dell\u2019estate. In puntuale ritardo partiamo in bus alla volta di <strong>Cuenca<\/strong>. Un viaggio di sette ore su strade di montagna in mezzo a strapiombi che tolgono il fiato, attraversando ponti su cui gli autobus passano sbuffando.<\/p>\n<p>Per rendere il viaggio emozionante, l\u2019autista fa danzare il mezzo a ogni tornante: qui non ci si addormenta. Lungo il tragitto salgono a bordo venditori di tutto, che ci fanno provare un\u2019infinit\u00e0 di profumi, comprese le papas con pojo e la specialit\u00e0 di queste zone: il cuy (porcellino d\u2019India). Continuiamo a salire fino in mezzo alle nuvole e, a tratti, non vediamo ci\u00f2 che ci circonda. Ma, alla fine, arriviamo a Cuenca.<\/p>\n<p>La sua bellezza ci viene svelata dalla vista meravigliosa offerta dal <strong>Mirador de Turi<\/strong>, con la <strong>chiesa Reina del Cisne <\/strong>che cattura subito la nostra attenzione. Raggiungiamo il <strong>Parque Calder\u00f3n <\/strong>e la <strong>Cattedrale\u00a0dell\u2019Immacolata Concezione <\/strong>(Nuova Cattedrale di Cuenca). Tra i diversi stili dell\u2019edificio il neoromanico \u00e8 quello predominante: la cattedrale \u00e8 sormontata da tre cupole giganti coperte da piastrelle smaltate blu e bianche fatte pervenire appositamente dall\u2019allora Cecoslovacchia. All\u2019esterno risuona la musica della banda che sancisce l\u2019inizio dei festeggiamenti del Carnevale.<\/p>\n<p>L\u2019indomani ci dirigiamo al <strong>museo Pumapungo<\/strong>, dove sono esposti preziosi reperti archeologici. All\u2019esterno, invece, si possono ammirare le rovine del pi\u00f9 grande complesso archeologico a sud di <strong>Ingapirga<\/strong>. Negli spazi espositivi del piano terra ammiriamo la mostra dedicata ai centocinquanta anni dalla nascita di Gandhi, con bellissime foto dell\u2019epoca e molti oggetti riconducibili alla cultura e religione indiana.<\/p>\n<p>Di buon passo ci rechiamo anche al <strong>museo del Sombrero de Paja Toquilla<\/strong>, luogo dove si confezionano i famosi <strong>cappelli Panama<\/strong>, erroneamente ritenuti provenienti dall\u2019omonimo Stato: la loro origine \u00e8 infatti di Cuenca.<\/p>\n<p>Il giorno successivo la citt\u00e0 \u00e8 piena di gente festante per la sfilata del Carnevale. Cerchiamo di schivare le persone che spruzzano con le bombolette di schiuma bianca che i venditori invitano a comprare all\u2019urlo \u201ccarioca, carioca\u201d. Raggiungo il container della polizia, da dove riesco a scattare diverse foto. Poi a un uomo viene la balzana idea di scaricarmi acqua e schiuma sulla schiena: lo fulmino con gli occhi urlando alcune parole in friulano che sembra comprendere, visto come scappa.<\/p>\n<p>L\u2019indomani, alle 21.30 partiamo da Cuenca in bus per raggiungere il <strong>Per\u00f9<\/strong>. La notte scorre tranquilla e, nonostante un forte temporale estivo, dormiamo tranquilli. Alle prime luci dell\u2019alba il panorama attorno a noi \u00e8 cambiato: ordinate risaie si alternano con piantagioni di banane. Poi, all\u2019improvviso, il deserto. Lo sguardo si perde nell\u2019infinito. Scorgiamo solo qualche piccolo arbusto e cespugli addobbati con rifiuti di plastica. La scarsa attenzione per l\u2019ambiente viene confermata al nostro arrivo a <strong>Chiclayo<\/strong>: lungo le strade molte immondizie bruciano all\u2019aria aperta.<\/p>\n<p>Il giorno seguente inizia con la visita al <strong>Mercado Modelo<\/strong>: un caos indescrivibile. Alle 13.30 si parte per <strong>Truijllo<\/strong>. La citt\u00e0 \u00e8 molto accogliente e pulita, mentre il clima gradevole conferma la sua fama di \u201ccitt\u00e0 dell\u2019eterna primavera\u201d.<\/p>\n<p>Decisamente pi\u00f9 caotica ci appare invece <strong>Lima<\/strong>, la capitale peruviana che raggiungiamo dopo un viaggio aereo e da dove ripartiamo sempre in volo con destinazione <strong>Cuzco<\/strong>. Appena atterrati ci affrettiamo a comprare i biglietti per il treno che ci porter\u00e0 a <strong>Machu Picchu <\/strong>e per l\u2019ingresso al sito. Incomincia a piovere e raggiungiamo il nostro alloggio: si \u00e8 fatta sera.<\/p>\n<p>Dopo una buona colazione cerchiamo un passaggio per uno dei luoghi che circondano la citt\u00e0. Contrattiamo non senza polemiche, individuando la persona che ci accompagner\u00e0 per tutto il giorno. Raggiungiamo <strong>Chinchero<\/strong>, dove i 3760 metri di altitudine si fanno sentire. Nella piccola comunit\u00e0 locale una cooperativa esegue numerosi lavori artigianali, in particolare con la lana di alpaca. Gironzoliamo fra le bancarelle e prima dei saluti ci chiedono di fare tutti assieme una foto: impossibile non accettare.<\/p>\n<p>La tappa successiva sono le <strong>saline di Maras<\/strong>. La strada sterrata mette i brividi: non ci sono infatti protezioni tra la carreggiata e i profondi precipizi ai suoi lati. La tensione viene tuttavia spazzata dallo spettacolo unico offerto dalle saline. Inizia a piovere, proseguiamo verso <strong>Ollantaytambo<\/strong>, passando per <strong>Urubamba <\/strong>e il maestoso sito archeologico di <strong>Ollata<\/strong>, di origine Inca. Da qui partono i treni per <strong>Aguas Calientes<\/strong>, punto\u00a0di partenza per Machu Picchu.<\/p>\n<p>Dopo 24 ore di relax, il grande giorno inizia con una levataccia alle 4.30 del mattino. Smette di piovere e qualche nube gioca a nascondino con il sole, la temperatura \u00e8 ideale. Il Machu Picchu lascia senza fiato. Mentre ascoltiamo le spiegazioni di Celestina, la nostra guida, ogni tanto ci fermiamo a riposare e a scattare foto. Il tempo scorre veloce ed \u00e8 gi\u00e0 ora di uscire per prendere il bus, quindi il treno che ci porter\u00e0 a Ollantaytambo per ritornare a Cuzco, dove arriviamo tardi.<\/p>\n<p>La notte successiva ci attende un nuovo viaggio in bus, destinazione <strong>Arequipa<\/strong>. Alle prime luci dell\u2019alba il sole nascente dipinge uno spettacolare quadro illuminando le <strong>Ande <\/strong>innevate. Arriviamo alla periferia di Arequipa all\u2019ora di punta: c\u2019\u00e8 un traffico incredibile ma nel caos pi\u00f9 totale non ci sono incidenti: il perfetto disordine. Giunti al terminal ci attende la solita trattativa per organizzare un tour sul mirador del Colca, esperienza ineguagliabile per assistere al volo del condor.<\/p>\n<p>Sono le 3.30 del mattino quando ci vengono a recuperare con un furgone. Alle prime luci dell\u2019alba \u00a0\u00a0giungiamo alla <strong>pampa del Toccra<\/strong>, una zona desertica e inospitale in cui crescono piccoli cespugli e si formano rare lagune. Il cielo \u00e8 limpido, in lontananza il <strong>vulcano Sawankaia <\/strong>sta fumando. Sul vicino <strong>vulcano Ampato<\/strong>, invece, \u00e8 stata trovata la ni\u00f1a Juaita. Siamo nella <strong>pampa di Patapampa<\/strong>, a 4900 metri di altitudine. Fa molto freddo e tira vento. Scatto alcune foto e poi via per raggiungere una piccola comunit\u00e0 dove ci aspettano per una frugale colazione. Mangiamo poco, ci attendono ancora troppe curve prima del mirador del Condor. Quando lo raggiungiamo, a 3700 metri di altitudine, la giornata \u00e8 meravigliosa. Tante persone sono in attesa di immortalare il volo del condor, tutti con il naso all\u2019ins\u00f9. E l\u2019attesa viene premiata.<\/p>\n<p>Dapprima un esemplare giovane, poi un susseguirsi di condor: 5, 6, 7\u2026 per la gioia di tante persone e delle\u00a0loro macchine fotografiche. Dobbiamo ripartire: ci attendono le <strong>terme di Chivay la Calera <\/strong>per un bagno\u00a0rilassante e rigenerante. Dopo pranzo ritorniamo verso Arequipa, fermandoci alla <strong>Riserva Nacional de Agua Blanca e Salinas<\/strong>, dove osserviamo moltissimi lama e vicu\u00f1as liberi al pascolo. Lungo il tragitto possiamo ammirare la maestosit\u00e0 unica del vulcano <strong>El Misti<\/strong>, noto anche come \u201cGuagua-Putina\u201d con la sua\u00a0imponente altezza di 5822 metri che spicca tra il <strong>monte Chachani <\/strong>e il <strong>vulcano Pichu Pichu<\/strong>. Abbiamo percorso 480 chilometri.<\/p>\n<p>Molti altri ce ne attendono qualche sera dopo, quando su uno dei confortevolibus della Cruz del Sur partiamo\u00a0alla volta di <strong>Nazca<\/strong>. Dopo una giornata di visite agli antichi acquedotti tuttora funzionanti e al sito archeologico del <strong>Centro Administrativo Paredones<\/strong>, arriviamo all\u2019<strong>aeroporto Maria Reiche Neumann <\/strong>dove ci attendono i piloti per un volo sulle <strong>linee di Nazca e Palpa<\/strong>. Restiamo a bocca aperta mentre non troviamo risposte sulla loro origine antica. Osservandole da vicino noto che ci sono delle pietre disposte a piccoli gruppi, di un\u2019altezza di circa di 4-5 centimetri. Chiss\u00e0 com\u2019\u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Le emozioni proseguono l\u2019indomani, saliamo le imponenti scale del Mirador alto 18 metri per ammirare le mani, l\u2019albero e la lucertola che purtroppo la <strong>strada Pan-Americana <\/strong>taglia in due. Riesco anche a toccare la linea: brividi puri. Raggiungiamo la <strong>casa museo di Maria Reiche<\/strong>, la signora delle linee, dove sono conservati numerosi disegni con minuziosi rilievi. Il locale \u00e8 polveroso e piuttosto degradato: un cos\u00ec grande\u00a0personaggio meriterebbe altro rispetto.<\/p>\n<p>Il giorno seguente arriviamo a <strong>Cahuachi<\/strong>, antico centro cerimoniale della civilt\u00e0 Nazca, nel cui sito archeologico ha operato anche l\u2019archeologo italiano <strong>Giuseppe Orefici<\/strong>. Attraversando prima paesaggi lunari e poi vigneti e coltivazioni di asparagi arriviamo a <strong>Paracas<\/strong>, dove ammiriamo l\u2019oceano, la <strong>Spiaggia Rossa<\/strong>, il club nautico, l\u2019hotel e i ristoranti di tipica cucina peruviana a base di pesce e frutti di mare. Dal porto partono le escursioni per visitare le <strong>Isole Ballestas <\/strong>e le <strong>Isole Chincha<\/strong>.<\/p>\n<p>Mentre dall\u2019Italia arrivano notizie preoccupanti sull\u2019epidemia di Coronavirus, torniamo a Lima, ultima tappa\u00a0del nostro viaggio. Vorremmo visitarla con serenit\u00e0, ma con le cancellazioni dei voli in Europa siamo costretti a concentrarci \u2013 grazie all\u2019aiuto professionale della nostra agenzia di viaggio italiana \u2013 \u00a0nell\u2019organizzazione del rientro. Dalle tv, intanto, scopriamo che la pandemia coinvolge anche il Per\u00f9, che\u00a0chiuder\u00e0 le frontiere per tre mesi.<\/p>\n<p><strong><u><a href=\"http:\/\/www.imagazine.it\/notizie-trieste-gorizia-udine-friuli\/7727\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Saliamo sull\u2019aereo che ci riporter\u00e0 a casa con sensazioni strane. Sta accadendo qualcosa di epocale<\/a><\/u><\/strong>. Salutiamo il Sudamerica dal cielo. Chiss\u00e0 quando potremo tornarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecuador e Per\u00f9<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":34315,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-34314","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",500,334,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/35583-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Claudio Pizzin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/pizzin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Ecuador e Per\u00f9","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34314","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34314"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34314\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34315"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34314"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34314"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34314"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}