{"id":33144,"date":"2020-04-20T00:00:00","date_gmt":"2020-04-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=33144"},"modified":"2020-04-20T00:00:00","modified_gmt":"2020-04-19T23:00:00","slug":"non-dimentichero-mai-il-gesto-di-segnare-con-una-croce-la-fronte-di-un-morente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/non-dimentichero-mai-il-gesto-di-segnare-con-una-croce-la-fronte-di-un-morente\/","title":{"rendered":"&#8220;Non dimenticher\u00f2 mai il gesto di segnare con una croce la fronte di un morente&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>La dottoressa <strong>Maria Karin Ghisla<\/strong> si \u00e8 sempre occupata di pazienti fragili scegliendo dopo la laurea all\u2019Universit\u00e0 di Brescia di specializzarsi in geriatria e medicina interna.<\/p>\n<p>Lavora dal 2002 all\u2019Ospedale Richiedei di Gussago, cittadina a pochi chilometri da Brescia, struttura nata da un lascito di un benefattore privato, <u><a href=\"http:\/\/www.richiedei.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">oggi Polo socio-sanitario pubblico<\/a><\/u> con una disponibilit\u00e0 di una settantina di posti letto. Una realt\u00e0 nella quale la lotta contro la pandemia \u00e8 stata difficile soprattutto per la presenza di pazienti anziani con una criticit\u00e0 di patologie.<\/p>\n<p>Il virus ha cambiato la vita e l\u2019attivit\u00e0 del nosocomio e del personale tutto nel giro di pochi giorni: da ospedale specializzato nella riabilitazione, soprattutto di anziani, l\u2019emergenza ha richiesto la trasformazione dei reparti in strutture adatte a gestire l\u2019emergenza dei pazienti colpiti dal Covid-19 ma anche ad accogliere i dimessi ma non negativizzati dai reparti di terapia intensiva degli Spedali civili di Brescia.<\/p>\n<p>Oggi la dottoressa Ghisla inizia a vedere la luce infondo al tunnel scavato dal virus. Ma sono stati mesi passati in reparto con turni di 12 ore a diretto contatto con la morte di pazienti per i quali non c\u2019\u00e8 stato nulla da fare, e la paura di portare il virus a casa, infettando la sua famiglia.<\/p>\n<p><strong>Dottoressa, qual \u00e8 la situazione all\u2019Ospedale Richiedei di Gussago?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSi inizia a vedere un filo di luce e di speranza. I pazienti sono sfiancati dal virus ma iniziano a riprendersi. La malattia non ha attaccato solo i polmoni ma anche tutti gli organi. Hanno problemi a deambulare anche adulti di 50 anni in piena attivit\u00e0, non riescono a stare in piedi autonomamente perch\u00e9 gli arti sono danneggiati, ma sappiano che si riprenderanno\u201d.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 cambiato l\u2019ospedale durante l\u2019emergenza?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cAbbiamo riorganizzato i reparti della struttura in modo da poter accogliere i pazienti dimessi dai reparti di pneumologia, di terapia intensiva o dopo l\u2019intubamento negli Spedali Civili. Sono persone che solo dopo un mese non sono pi\u00f9 positivi al tampone, possono dunque uscire dall\u2019isolamento e passare alla riabilitazione. Anche fra i degenti e il personale del Richiedei all\u2019inizio ci sono stati degli infettati, ma grazie alla disponibilit\u00e0 di tamponi siamo riusciti a isolarli. Alcuni sono stati trasferiti in altre strutture altri sono rimasti da noi\u201d.<\/p>\n<p><strong>La pandemia che cosa ha cambiato nel suo modo di essere medico?<\/strong><br \/> \u201cNella sua drammaticit\u00e0 questa esperienza ha lasciato a tutti gli operatori sanitari qualcosa di positivo. Ci ha forgiato, reso pi\u00f9 forti, sensibili e umani. Ci ha insegnato a lavorare in team, ogni figura professionale ha collaborato nella fase di emergenza. Tutti disponibili a fare qualcosa di diverso dal proprio ruolo. Se il paziente non aveva ancora mangiato io sostituivo il collega nel dargli il cibo. Cos\u00ec facevano i fisioterapisti e i logopedisti. Tutto questo ha creato un legame che proseguir\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il momento pi\u00f9 difficile?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIn preda al panico non si capiva perch\u00e9 pazienti pi\u00f9 fragili se ne andavano, non capivamo dove sbagliavamo. \u00c8 stato drammatico. Siamo poi riusciti a capire e ad avere una visione, non solo di morte ma di vita. Per un medico \u00e8 terribile trovarsi di fronte a un grande numero di decessi. Difficilissimo \u00e8 stato anche il rapporto con i familiari che non potevano essere accanto ai loro cari ed erano disperatamente alla ricerca di notizie sul loro stato di salute. Ogni giorno arrivavano decine di telefonate alle quali dare risposte. Poi grazie alla disponibilit\u00e0 di ipad abbiamo avuto modo di fare delle video chiamate. \u00c8 stato un grande passo in avanti grazie al progetto E-motivo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quale \u00e8 stato il suo sostegno?<\/strong><br \/> \u201cSicuramente la fede in Dio, nella certezza che ci stava accanto dandoci la serenit\u00e0 per non mollare, trovando la forza di essere l\u2019unica persona presente al momento del trapasso. Non dimenticher\u00f2 mai il gesto di segnare con una croce la fronte di un morente. La fede mi ha aiutato a dare conforto ai miei colleghi, mi ha dato la forza di superare la paura di portare il virus a casa. Mi ha fatto trovare le soluzioni per condividere con mio marito e mio figlio i pasti e il tempo che passavo con loro, portando la mascherina e stando a debita distanza\u201d.<\/p>\n<p><strong>I pazienti in recupero di cosa hanno bisogno oltre al supporto medico?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cHanno bisogno della nostra presenza come creature, far sentire la nostra umanit\u00e0 non tanto come operatori sanitari ma come persone che hanno cura di loro. Per chi supera il virus \u00e8 importante iniziare a relazionarsi con gli altri, raccontando le emozioni di quei momenti drammatici nei quali erano soli, con la paura di non farcela. Hanno bisogno di sentirsi voluti bene anche perch\u00e9 l\u2019accesso ai parenti non sar\u00e0 possibile a breve\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cosa le lascia la pandemia?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNella sua drammaticit\u00e0 questa esperienza ci sta forgiando, ci rende pi\u00f9 forti e sensibili, uniti verso un unico obiettivo: sconfiggere il virus mantenendo la nostra umanit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.jpg\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Questa pandemia ci cambier\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p>\u201cChi \u00e8 cresciuto in questa esperienza avr\u00e0 grande potenzialit\u00e0, altri resteranno al palo. Non riesco a dire che diventeremo tutti pi\u00f9 buoni\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Il Covid 19 in Lombardia ha fatto strage, le citt\u00e0 pi\u00f9 colpite sono state Brescia e Bergamo, e in un secondo momento Milano. A Brescia i morti sono per ora pi\u00f9 di 1.900 sugli oltre 12.200 di tutta la Lombardia, dati in continuo cambiamento.\u00a0Che cosa non ha funzionato nella regione \u201ceccellenza sanitaria\u201d? Le risposte arriveranno, al momento volano stracci.<\/em><\/p>\n<p><em>A Brescia l\u2019eccellenza \u00e8 rappresentata da due grandi strutture: gli Spedali Civili pubblici e La Poliambulanza privata. Entrambi hanno fatto miracoli e nel giro di tempi brevissimi hanno allestito nuovi reparti e posti letto per accogliere chi non respirava pi\u00f9 se non aiutato da ventilatori meccanici oppure arriva all\u2019ultimo stadio e si richiede l\u2019ultimo passo possibile: intubamento.<\/em><\/p>\n<p><em>In citt\u00e0 poi ci sono altre piccole realt\u00e0 sanitarie, i media nazionali non si sono interessati di loro, ma il loro ruolo \u00e8 fondamentale per il dopo. Quando un paziente supera la fase acuta del ricovero per Covid il suo corpo \u00e8 massacrato dal virus. Ha bisogno di ossigeno, di rimparare a camminare anche nel caso di persone giovani, adulti in piena attivit\u00e0.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La testimonianza di una dottoressa bresciana<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":33145,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-33144","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",750,506,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",750,506,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",750,506,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1-300x202.webp",300,202,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",640,432,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",300,202,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",500,337,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",474,320,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",385,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",300,202,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",750,506,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",750,506,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",750,506,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",750,506,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1.webp",250,169,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33663-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"La testimonianza di una dottoressa bresciana","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33144","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33144"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33144\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33145"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33144"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33144"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33144"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}