{"id":33112,"date":"2020-04-17T00:00:00","date_gmt":"2020-04-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=33112"},"modified":"2020-04-17T00:00:00","modified_gmt":"2020-04-16T23:00:00","slug":"arcigay-fvg-aumentati-i-casi-di-violenza-domestica-omotransfobica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/arcigay-fvg-aumentati-i-casi-di-violenza-domestica-omotransfobica\/","title":{"rendered":"Arcigay FVG: aumentati i casi di violenza domestica omotransfobica"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019omobitransfobia non \u00e8 in quarantena. Nelle ultime settimane <strong>lo sportello ascolto\/chat amica LGBTI+ FVG, il servizio di ascolto e supporto anonimo operato da Arcigay Friuli dal 1990<\/strong>, ha registrato un incremento delle richieste di aiuto da parte di persone LGBTI+ vittime di <strong>violenze all\u2019interno dei nuclei familiari<\/strong>, fenomeno che gi\u00e0 prima della quarantena veniva segnalato dagli utenti come uno dei contesti principali di violenza verso le persone LGBTI+ in regione, assieme a quello del bullismo omobitransfobico a scuola, che si \u00e8 visto aggravato dal confinamento.<\/p>\n<p>Mentre nel 2019 il servizio ha registrato un totale di 52 richieste di ascolto e supporto in 12 mesi, il numero registrato soltanto nei primi mesi del 2020 (da gennaio ad aprile) ha raggiunto quota<strong> 27, di cui 21 richieste registrate soltanto nei mesi di quarantena (marzo\/aprile) e 19 che corrispondono a richieste di aiuto di persone in situazioni di violenza intrafamiliare<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 stata inoltre registrata un\u2019aggressione verbale e fisica transfobica a una donna trans a Pordenone uscita a passeggiare con il cane.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.jpg\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Come funziona la violenza intrafamiliare omobitransfobica (<em>a\u00a0cura di Arcigay Friuli<\/em>)<\/strong><\/p>\n<p>In questi 30 anni di servizio di attivit\u00e0 dello sportello ascolto abbiamo riscontrato<strong> centinaia di casi di violenza intrafamiliare omobitransfobica<\/strong>, essendo le famiglie il primo scenario di relazione delle persone con l\u2019esterno.<\/p>\n<p>In determinati contesti familiari, quando le persone LGBTI+ cominciano a scoprirsi e mostrarsi e\/o i genitori percepiscono un\u2019identit\u00e0 sessuale fuori della norma cis-etero, abbiamo riscontrato che si esercitano<strong> una serie di azioni gerarchiche e regolamentari da parte dei genitori<\/strong> portate alla \u201cnormalizzazione\u201d di figlie e figli. Queste azioni e misure hanno come obiettivo base eliminare, reprimere, cambiare e modificare quella \u201cdifferenza\u201d che scomoda attraverso la repressione e il modellamento di condotte. Le azioni e misure si materializzano in molteplici forme.<\/p>\n<p><strong>L&#39;utilizzo del linguaggio in maniera persuasiva <\/strong>\u00e8 la forma pi\u00f9 comune per inibire i sentimenti della persona LGBTI+.<\/p>\n<p>\u201cSei una bambina, il blu \u00e8 per i bambini\u201d, \u201cMeglio un figlio ladro che un figlio omosessuale\u201d, \u201cI trans fanno schifo\u201d, \u201cSe avesse una figlia lesbica mi ucciderei\u201d, \u201cNon fare il frocio, smettila da piangere\u201d, sono le frasi pi\u00f9 ricorrenti.<\/p>\n<p>Quando la persuasione \u00e8 insufficiente, <strong>questo linguaggio diventa pi\u00f9 coercitivo<\/strong>, minimizzando la persona con insulti e nominando negativamente quello che l\u2019altro o l\u2019altra sta facendo e che \u00e8 percepito dal genitore come rimproverabile e considerato abominevole.<\/p>\n<p><strong>A questo utilizzo del linguaggio si accompagnano spesso altre azioni <\/strong>come la denegazione o mancanza di riconoscimento dell\u2019altro, sia verbalmente, sia fisicamente attraverso la scelta di ignorare volontariamente la persona, l\u2019utilizzo del silenzio per manifestare scontenti e\/o rendere invisibile ci\u00f2 che non piace, la manipolazione o atti pensati strategicamente per esercitare una pressione emotiva sulla persona forzandola a modificare la sua condotta e, infine, la minaccia della punizione.\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink_imprinta.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/imprinta.jpg\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Le punizioni<\/strong><\/p>\n<p>La principale materializzazione delle punizioni che riscontriamo sono l<strong>e proibizioni e restrizioni attuate come barriere di controllo <\/strong>che attaccano direttamente i gusti e le preferenze della persona LGBTI+ quando comincia a esprimere la sua sensibilit\u00e0. Altre volte, specialmente nell\u2019adolescenza, le proibizioni toccano anche<strong> la sfera delle amicizie<\/strong>, e le persone LGBTI+ si vedono obbligate a rinunciare alle amicizie per pressioni e controlli mirati a evitare che frequentino persone che possano incidere nelle sue condotte. In questo contesto abbiamo riscontrato, negli ultimi anni un particolare, <strong>controllo diretto dei cellulari<\/strong> da parti dei genitori (controllo delle conversazioni e messaggi, rubrica, app scaricate e ricerche sul web, cos\u00ec come controllo fisico e confisca del dispositivo evitando cos\u00ec il contatto con l\u2019esterno).<\/p>\n<p>Questo tipo di controllo viene spesso accompagnato da <strong>ritenzioni di supporti economici <\/strong>(nella misura in cui la persona dipende economicamente dei genitori) <strong>e affettivi<\/strong> (smetto di parlarti e non ti voglio pi\u00f9 bene) arrivando anche alla limitazione della libera mobilit\u00e0 della persona come forme di pressione.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Violenza fisica<\/strong><\/p>\n<p>Le punizioni si materializzano anche attraverso <strong>la violenza fisica<\/strong>, forse il tipo di violenza pi\u00f9 visibile e identificabile, che pu\u00f2 manifestarsi in molteplici forme dallo schiaffo al pestaggio, dal tentativo di omicidio alla la violenza sessuale con fini correttivi, dall\u2019induzione al suicidio alla tortura (sorprendentemente quest\u2019ultima \u00e8 una delle forme pi\u00f9 riscontrate specialmente nella forma di terapie riparative ed esorcismi).\u00a0<\/p>\n<p><strong>Difficolt\u00e0 a denunciare <\/strong><\/p>\n<p>Tante persone LGBTI+ arrivano ad <strong>accettare e permettere queste circostanze di violenza <\/strong>con la paura che le conseguenze siano peggiori alla situazione di partenza. Basandoci nella nostra esperienza possiamo identificare <strong>diversi fattori che incidono nella non denuncia<\/strong> di questi casi di violenza intrafamiliare: la paura di mettere ancora pi\u00f9 in pericolo la propria integrit\u00e0 fisica, la paura di essere sbattuti fuori casa, la persuasione che altri membri della famiglia denunciano responsabilizzando la vittima delle possibili conseguenze per il nucleo familiare, la paura di essere rinnegati dal resto della famiglia, la mancanza di autostima derivata da questa situazione di maltrattamento e di conseguenza di coraggio ad intraprendere la via legale, l\u2019ignoranza degli strumenti e le vie per sporgere la denuncia, la paura di non essere credute o essere derisi e che i vissuti vengano minimizzati da parte dei funzionari pubblici e la dipendenza economica.<\/p>\n<p><strong>Cosa possiamo fare?<\/strong><\/p>\n<p>Quando affrontiamo questo tipo di casi riscontriamo sempre la stessa problematica: <strong>dove possono andare le persone LGBTI+ vittime di violenza intrafamiliare<\/strong> in situazione di necessit\u00e0 se decidono denunciare e\/o scappare di questa situazione e avere garantita la sua sicurezza?<\/p>\n<p>Negli anni passati abbiamo trovato, in situazioni in cui l\u2019emergenza lo richiedeva, <strong>sistemazioni temporanee<\/strong> nelle case dei volontari, ma l\u2019esperienza ci ha insegnato che questa ovviamente non \u00e8 una soluzione a lungo termine.<\/p>\n<p><strong>Casa rifugio per persone LGBTI+<\/strong><\/p>\n<p><strong>Questa situazione di confinamento, con l\u2019incremento di richieste d\u2019aiuto e l\u2019isolamento forzato<\/strong>, ne \u00e8 la prova. Perci\u00f2 non possiamo altro che cogliere l\u2019occasione per ribadire pubblicamente<strong> la necessit\u00e0 di una casa-rifugio in Regione per persone LGBTI+ <\/strong>che provengono da contesti di violenza e\/o discriminazione e si ritrovano in condizioni di difficolt\u00e0. Un progetto di casa-rifugio che permetta attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa,<strong> percorsi di reinserimento sociale<\/strong>, seguendo altri progetti simili avviati in altre regioni, purtroppo lontane al nostro territorio, come Piemonte, Lazio e Campania.<\/p>\n<p><strong>Spazio di ascolto in Fvg<\/strong><\/p>\n<p>Lanciato questo appello, vogliamo ricordare che al fine di combattere il senso di solitudine e offrire supporto, in particolare modo a chi vive delle situazioni di fragilit\u00e0, <strong>Arcigay Friuli, per tutto il periodo dell\u2019emergenza Covid-19, ha attivato il servizio straordinario \u201cchat e telefono amico SMART\u201d<\/strong>, uno spazio d\u2019ascolto telematico anonimo e neutrale dove le persone LGBTI+ avranno la possibilit\u00e0 di parlare di s\u00e9 e delle proprie difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Per accedere al servizio scrivi una mail a sportelloascolto@arcigayfriuli.it chiedendo la possibilit\u00e0 di un colloquio con gli operatori e le operatrici specificando la modalit\u00e0 con cui preferiresti che esso avvenga (videochiamata, chiamata, chat) e le tue disponibilit\u00e0 (giornate ed orari). Nella mail di risposta saranno definite la giornata e l\u2019ora del colloquio e fornito il link hangout a cui connettersi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante il periodo di quarantena<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":33113,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-33112","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",750,460,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",750,460,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",750,460,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1-300x184.webp",300,184,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",640,393,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",300,184,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",500,307,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",474,291,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",391,240,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",300,184,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",750,460,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",750,460,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",750,460,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",750,460,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1.webp",250,153,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/33615-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Durante il periodo di quarantena","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33112","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33112"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33112\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33113"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}