{"id":32514,"date":"2020-02-18T00:00:00","date_gmt":"2020-02-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=32514"},"modified":"2020-02-18T00:00:00","modified_gmt":"2020-02-17T23:00:00","slug":"premio-terzani-annunciata-la-cinquina-finalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/premio-terzani-annunciata-la-cinquina-finalista\/","title":{"rendered":"Premio Terzani, annunciata la cinquina finalista"},"content":{"rendered":"<p><strong>Behrouz Boochani <\/strong>per <strong><em>Nessun amico se non le montagne. Prigioniero nell\u2019isola di Manus<\/em><\/strong> (add editore), <strong>Erika Fatland <\/strong>per <strong><em>La frontiera. Viaggio intorno alla Russia<\/em><\/strong> (Marsilio), <strong>Amin Maalouf <\/strong>per <strong><em>Il naufragio delle civilt\u00e0<\/em><\/strong> (La nave di Teseo), <strong>Francesca Mannocchi <\/strong>per <strong><em>Io Khaled vendo uomini e sono innocente<\/em><\/strong> (Einaudi) e <strong>Ece Temelkuran<\/strong> per <strong><em>Come sfasciare un paese in sette mosse. La via che porta dal populismo alla dittatura<\/em><\/strong> (Bollati Boringhieri) sono i cinque finalisti della sedicesima edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani, riconoscimento istituito e <strong>promosso dall\u2019associazione culturale <em>vicino\/lontano<\/em> di Udine <\/strong>insieme<strong> alla famiglia Terzani<\/strong>.<\/p>\n<p>Compongono la <strong>Giuria <\/strong>Enza Campino, Toni Capuozzo, Marco Del Corona, Andrea Filippi, \u00c0len Loreti, Milena Gabanelli, Nicola Gasbarro, Ettore Mo, Carla Nicolini, Marco Pacini, Paolo Pecile, Remo Politeo, Marino Sinibaldi.<\/p>\n<p>Il vincitore sar\u00e0 annunciato in aprile e <strong>sabato 23 maggio, <\/strong>al Teatro Nuovo Giovanni da Udine (ore 21), sar\u00e0 il protagonista della <strong>serata-evento per la consegna del Premio, <\/strong>da sempre appuntamento centrale del <strong>festival vicino\/lontano<\/strong>, in programma a Udine dal 21 al 24 maggio. Info <u><a href=\"http:\/\/www.vicinolontano.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>www.vicinolontano.it<\/strong><\/a><\/u><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Behrouz Boochani, <\/strong>giornalista, poeta e documentarista curdo-iraniano \u00e8 fra i fondatori della rivista in lingua curda \u201cWerya\u201d, messa al bando dal regime. Per le minacce subite, nel maggio 2013 lascia l\u2019Iran e raggiunge clandestinamente l\u2019Indonesia e poi, via mare, tenta la traversata verso l\u2019Australia, dove intende chiedere asilo politico. Tratto in salvo dalla Marina australiana dal naufragio del barcone su cui si era imbarcato, viene confinato in un centro di detenzione per immigrati irregolari nell\u2019isola di Manus, in Papua Nuova Guinea. Dopo pi\u00f9 di sei anni di detenzione illegale, soltanto dallo scorso novembre \u00e8 un uomo libero. <strong><em>Nessun amico se non le montagne. Prigioniero nell\u2019isola di Manus<\/em><\/strong> \u2013 tradotto in venti lingue, pubblicato in italiano da <strong>add editore<\/strong> e vincitore all\u2019estero di numerosi premi \u2013 racconta cinque anni di carcere ed esilio in condizioni degradanti, cinque anni di lotta per la sopravvivenza, la salute e la dignit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Erika Fatland<\/strong>, scrittrice e antropologa, nel 2015 \u00e8 stata nominata tra i migliori autori norvegesi under 35. <strong><em>La frontiera. Viaggio intorno alla Russia<\/em><\/strong>, pubblicato in italiano da <strong>Marsilio editore<\/strong>, \u00e8 il suo secondo libro. Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi pi\u00f9 disparati, Erika Fatland percorre l\u2019interminabile linea di confine tra la Russia e i paesi vicini. Le storie, ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica, fornendo milioni di risposte. Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera pi\u00f9 lunga del mondo.<\/p>\n<p><strong>Amin Maalouf<\/strong> \u00e8 uno dei grandi intellettuali del nostro tempo. Nato in Libano nel 1949, nel 1976 si trasferisce a Parigi, dove tuttora vive. Dal 2011 fa parte dell\u2019Acad\u00e9mie fran\u00e7aise. Nel suo ultimo lavoro, <strong><em>Il naufragio delle civilt\u00e0<\/em><\/strong>, pubblicato in italiano da <strong>La nave di Teseo<\/strong>, Maalouf racconta con la consueta lucidit\u00e0 i grandi avvenimenti di cui \u00e8 stato testimone privilegiato: evoca con struggente nostalgia il mondo perduto del Levante, uno spazio simbolico dove da tempo ormai si consuma l\u2019irreparabile naufragio di una multiforme, millenaria, preziosa complessit\u00e0 culturale. E con la curiosit\u00e0 del cronista e dello storico si chiede, e indaga con insistenza, da dove, quando e perch\u00e9 \u00e8 iniziata la disgregazione de quell\u2019armonia, contestualmente avviando una riflessione sofferta sulla deriva cui sta andando incontro la specie umana.<\/p>\n<p><strong>Francesca Mannocchi <\/strong>\u00e8 una firma del giornalismo internazionale. Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Tunisia, Egitto e Afghanistan. Per le sue inchieste ha vinto, tra gli altri, il Premio Giustolisi e, nel 2016, il prestigioso Premiolino. Ha diretto con il fotografo Alessio Romenzi il documentario <em>Isis, Tomorrow,<\/em> presentato alla 75a Mostra internazionale del Cinema di Venezia. <strong><em>Io Khaled vendo uomini e sono innocente<\/em><\/strong>, pubblicato da <strong>Einaudi<\/strong>, \u00e8 il suo primo romanzo, la scioccante storia di un trafficante di esseri umani: la tragedia dei migranti raccontata dalla voce contraddittoria di un carnefice, vittima del ricatto di un Paese nel caos. Khaled \u00e8 libico, ha poco pi\u00fa di trent\u2019anni, ha partecipato alla rivoluzione per deporre Gheddafi, ma la rivoluzione lo ha tradito. Cos\u00ed lui, che voleva fare l\u2019ingegnere e costruire uno Stato nuovo, \u00e8 diventato un anello della catena che gestisce il traffico di persone.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ece Temelkuran<\/strong> \u00e8 una scrittrice, giornalista e commentatrice politica turca, per anni firma delle testate pi\u00f9 importanti del suo paese. I suoi articoli sono stati tradotti e ripresi dalle pi\u00f9 autorevoli testate internazionali, dal <em>Guardian<\/em> al <em>New York Times<\/em>. Nel 2012 \u00e8 stata licenziata dal suo giornale, l\u2019<em>Habertu\u0308rk,<\/em> per aver riportato il massacro dei curdi al confine tra Turchia e Iraq. Vive ora in Croazia. In <strong><em>Come sfasciare un paese in sette mosse. La via che porta dal populismo alla dittatura, <\/em><\/strong>pubblicato in italiano da <strong>Bollati Boringhieri<\/strong>, a partire dalla sua esperienza personale spiega come una nazione possa in breve tempo scivolare nel baratro della dittatura. E i passaggi salienti che hanno condotto la Turchia al regime attuale sono secondo l\u2019autrice ben riconoscibili anche altrove, fino a costituire una costante della politica contemporanea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In aprile il nome del vincitore<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":32515,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-32514","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",750,548,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",750,548,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",750,548,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1-300x219.webp",300,219,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",640,468,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",300,219,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",500,365,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",443,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",356,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",300,219,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",750,548,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",750,548,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",750,548,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",750,548,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1.webp",250,183,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32910-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"In aprile il nome del vincitore","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32514"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32514\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}