{"id":32416,"date":"2020-02-06T00:00:00","date_gmt":"2020-02-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=32416"},"modified":"2020-02-06T00:00:00","modified_gmt":"2020-02-05T23:00:00","slug":"tracce-nel-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/tracce-nel-tempo\/","title":{"rendered":"Tracce nel tempo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ulderica Da Pozzo, che cos\u2019\u00e8 la fotografia per lei?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 lavoro di ricerca sul territorio da una parte e impegno professionale nella realizzazione di lavori commissionati dall\u2019altra. Un esempio: la mostra \u201cRagazzi del \u201999\u201d allestita nella chiesa di San Francesco a Udine \u00e8 frutto di una mia ricerca, il calendario realizzato per il Piano di Sviluppo rurale della Regione \u00e8 professione. \u00c8 un poco come tenere i piedi, o meglio\u00a0la mente, in due luoghi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua ricerca ha come soggetti prediletti la memoria, la natura, i volti, i luoghi&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTutto gira attorno alle parole tempo, memoria, morte. Esserci e non esserci. Essere al mondo, esserci stati, non esserci pi\u00f9. Alla fine tutto diventa memoria: questo sono le mie fotografie. Una traccia nel tempo, dunque, anche testimonianza. La fotografia \u00e8 tante cose, \u00e8 un linguaggio creativo in continua trasformazione. \u00c8 diventata un consumo continuo, un gioco perpetuo. Una volta era il fotografo che scattava, un\u2019azione elitaria, poi, con la diffusione delle macchine fotografiche, lo scatto \u00e8 arrivato alla portata di tutti. Oggi, attraverso il digitale e i cellulari \u00e8 una scorpacciata di immagini, linguaggio quotidiano di comunicazione per giovani e anziani. Ma la \u201cFotografia\u201d \u00e8 altro. La stessa differenza che passa fra scorrere Facebook e aprire un album di foto stampate o visitare una mostra\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La pervasivit\u00e0 di immagini nel quotidiano rende pi\u00f9 evidente uno scatto pensato, costruito, realizzato con stile, equilibrio, costruzione di luce, spazi, piani e colori?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUna bella fotografia pu\u00f2 essere fatta anche in pochi istanti, pu\u00f2 essere il rapido cogliere un\u2019apparizione oppure una costruzione per creare un viaggio o un progetto. Nei miei lavori ho spesso avuto presente il concetto di tempo. Ad esempio\u00a0nel mio primo libro ho fotografato i vecchi della Carnia, persone della mia infanzia, uomini e donne che pochi anni dopo sono spariti. Non ho scelto le storie interessanti ma semplicemente ho seguito le date di nascita di 120 persone ritratte all\u2019interno delle loro case. Ho realizzato anche delle video-interviste strutturate in modo che i soggetti non sentissero n\u00e9 la mia presenza n\u00e9 quella della telecamera. Era il 1996 e a questo lavoro di ritratti e raccolta di patrimonio orale, fermati e resi concreti per tutti e non solo per me, ho dedicato due anni. Come ci sono voluti altri due anni per realizzare il lavoro e il libro \u201cIl filo dei\u00a0bambini e i riti di montagna\u201d, un reportage sulle tradizioni e i bambini di montagna. In questo senso la fotografia ha anche una funzione sociale, di testimonianza di ci\u00f2 che era e non \u00e8 pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nella sua ormai lunga carriera vi sono temi ricorrenti come gli elementi naturali, i volti, i mestieri, le tradizioni e gli spazi vuoti&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono temi che negli anni ho sviluppato in libri e mostre. \u201c<em>Fum e l\u2019aga<\/em>\u201d del 1998 era centrato sui vecchi della Carnia. Sono seguite le pubblicazioni \u201cMalghe e malgari\u201d e \u201cFra mare e terra\u201d nelle quali il focus \u00e8 il lavoro dell\u2019uomo. Ma \u00e8 vero, sono affascinata dai luoghi vuoti e abbandonati raccontati nella mostra e volume \u201cStanze\u201d, presentati a Roma nel 2013, e in \u201cOltre le porte\u201d realizzato nell\u2019ex ospedale psichiatrico di Sant\u2019Osvaldo a Udine nel 2018. Ma ho anche raccontato Udine vista camminando, l\u2019acqua e il fuoco come elementi primogeni, componenti di riti e tradizioni e, nel caso dell\u2019acqua, un elemento\u00a0con tante \u201cvoci\u201d, da cui il titolo del libro \u201cLe voci dell\u2019acqua\u201d, elemento generativo di vita, di energia e anche di forza per l\u2019industria\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ascoltandola penso che nel suo lavoro entrino discipline diverse che vanno dall\u2019antropologia all\u2019etnografia, e vi siano sguardi differenti: viaggiatrice, narratrice e ascoltatrice di vite altrui.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon sta a me definirmi: i miei lavori raccontano le trasformazioni e i cambiamenti del paesaggio naturale e umano. In questo senso sono lavori antropologici e etnografici. Raccolgo storie ascoltandole. Faccio quello che mi piace, come so fare. Con alcune scelte che mi hanno fatto decidere con il cuore di restare legata a questa terra, pur avendo le possibilit\u00e0 di tentare strade pi\u00f9 lontane\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa intende?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abA 42 anni ebbi il regalo della nascita di mio figlio. Una gravidanza difficile prima e un grande impegno poi, che richiese una pausa di circa 4 anni. Questa \u00e8 stata una scelta di cuore che ha significato restare fuori da contratti, contatti e tanto altro di importante per la professione. Essere stata scelta da Franco Fontana per la mostra allestita nel 2014 a Roma nel Complesso Dioscuri del Quirinale, a distanza di molti anni da un corso che avevo seguito con il maestro, mi ha dato la misura delle mie possibilit\u00e0 che avrebbero potuto portarmi in altri luoghi. Perch\u00e9, come mi disse Fontana, avevo le carte per farlo. Ma ho preferito restare e lavorare nella mia terra, pendolare fra Udine e Ravascletto (<em>a Salars di Ravascletto nel 2013 ha aperto la Cjasa da Duga, piccolo luogo dedicato alla fotografia, n.d.r.<\/em>)\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa cerca nel ritratto di vecchi e bambini?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCerco la direttrice dello sguardo, nel mezzo di questo spazio c\u2019\u00e8 il tempo. Cerco la frontalit\u00e0 nella quale io mi specchio e ridivento bambina\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Chi sono i ragazzi e le ragazze ritratti in questa mostra udinese?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono giovani carnici nati nel 1999, un omaggio a mio nonno ragazzo del \u201999 e a mio figlio Niccol\u00f2 ragazzo del \u201999; un rispecchiare uno in un altro, due secoli, due tempi vicini e lontani. Ho cercato anche un po\u2019 a caso, a volte, come in certi comuni dove i numeri lasciavano poco spazio alla scelta con 2 nati all\u2019anno: li ho cercati, intervistati, fotografati. Ognuno ha una storia da raccontare. Tracciano una mappa su come i numeri raccontino il cambiamento di un territorio. Paesi che erano importanti per abitanti e valli che si sono spopolate\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La Carnia le deve molto, lei \u00e8 la sua narratrice; che spirito cerca in questa terra dalla bellezza e dalla forza pudiche e ritrose?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abProvo per la Carnia gratitudine per la mia infanzia, nostalgia dei rapporti umani e della coesione sociale che stanno cambiando. Racconto quello che vedo e sento. Di giovani che amano la loro terra: alcuni decidono di restare, altri di andare via e alcuni sanno di dover andare. Vivo vicino a loro e lontana da loro, semplicemente li racconto. Fotografo lo spaesamento di certi luoghi e la tenacia di resistere. Racconto di come i ragazzi di Ravascletto hanno creato l\u2019associazione \u201c<em>Cidulins e cidulines<\/em>\u201d per essere vicini, non solo per l\u2019esigenza di tener vive le tradizioni ma anche per la voglia di resistere e fare gruppo. Immagini e vite che cerco e racconto anche in questa mostra. E poi la Carnia \u00e8 memoria e futuro. La Carnia e le Valli del Natisone sono luoghi che sento in modo intenso anche se contradditorio: appartenenza e straniamento\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come giudica il panorama della fotografia in Friuli Venezia Giulia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abRicco e variegato, con interessanti presenze di donne e di giovani, assai diverso rispetto a quando ho iniziato a met\u00e0 degli anni \u201970. Se da una parte c\u2019\u00e8 stato un impoverimento di studi fotografici \u2013 a Tolmezzo negli anni \u201940 ce n\u2019erano 6, oggi 1 \u2013 dall\u2019altra vi sono autori interessanti che si occupano di fotografia in tanti modi, dal reportage alla ricerca. Alcuni occupano anche la scena internazionale, inoltre ci sono molti giovani autori che faranno strada\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che rapporto intercorre fra la fotografia e il video?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl video ha per me sempre un ruolo di supporto al progetto fotografico. Adopero spesso il video per i racconti orali, altre volte per raccontare. Sono azioni che hanno tempi diversi. Nella prima i tempi sono pi\u00f9 veloci mentre per filmare un racconto ho bisogno di tempi lunghi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il nome Ulderica significa \u201cpotente nella clemenza\u201d: si riconosce?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon lo so: certo posso essere affettuosa e terribile, tutto e il contrario di tutto\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ulderica Da Pozzo<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":32417,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-32416","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32693-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Ulderica Da Pozzo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32416","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32416"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32416\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32417"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}