{"id":30577,"date":"2019-12-31T00:00:00","date_gmt":"2019-12-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=30577"},"modified":"2019-12-31T00:00:00","modified_gmt":"2019-12-30T23:00:00","slug":"i-gioielli-dei-balcani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/i-gioielli-dei-balcani\/","title":{"rendered":"I gioielli dei Balcani"},"content":{"rendered":"<p>Destinazione il cuore dei <strong>Balcani <\/strong>per scoprire storie e culture diverse di due dei tre Stati pi\u00f9 giovani al mondo, il Montene\u00adgro e il <strong>Kosovo<\/strong>, nazioni nate dopo l\u2019implosione del\u00adla ex Jugoslavia, senza per\u00f2 far mancare una visita al Paese delle Aquile, l\u2019<strong>Albania<\/strong>: una terra per lungo tempo chiusa agli stranieri.<\/p>\n<p>Un viaggio per attraversare alcuni luoghi che fu\u00adrono teatro di feroci combattimenti, in particolare le zone contese tra serbi e kosovari durante la guer\u00adra del Kosovo, combattuta tra il 1996 e il 1999. Un conflitto cessato grazie al <strong><em>Patto di Kumanovo<\/em><\/strong>, dopo i violenti bombardamenti delle forze NATO su Bel\u00adgrado. Conseguenza che port\u00f2 il Kosovo a staccar\u00adsi unilateralmente dalla Repubblica di Serbia e a di\u00adchiararsi poi indipendente nel 2008, sull\u2019esempio del Montenegro che, gi\u00e0 nel 2006, dopo un referen\u00addum, si era autoproclamato autonomo dall\u2019Unione delle Repubbliche di Serbia e Montenegro, facendo cos\u00ec naufragare il progetto di Slobodan Milo\u0161evi\u0107 di costituire una Grande Serbia. Tuttavia la Serbia e altri Stati membri dell\u2019ONU non hanno mai rico\u00adnosciuto l\u2019indipendenza del Kosovo tanto che oggi continuano a verificarsi tensioni tra la popolazione albanese e la minoranza serba per la ridefinizione dei confini.<\/p>\n<p>Malgrado il clima politico, questi luoghi si rive\u00adlano mete affascinanti grazie all\u2019influsso culturale delle varie religioni che nei secoli hanno mutato sti\u00adli e rapporti sociali. Sono territori di grande e sel\u00advaggia bellezza che racchiudono scenari unici, fatti di montagne impervie e fiumi primitivi; quasi come quelli descritti dallo scrittore Ivo Andri\u0107 pi\u00f9 di set\u00adtant\u2019anni fa.<\/p>\n<p>Addentrarsi significa godere di paesag\u00adgi incontaminati, non toccati dal turismo di mas\u00adsa. Oltretutto gli appassionati del trekking potran\u00adno godere di un paradiso per compiere magnifiche escursioni: in particolare a nord di <strong>Scutari<\/strong>, non lon\u00adtano dal confine con il Kosovo e con il Montenegro dove si trova la <strong>Valle di Valbona<\/strong>, che include deci\u00adne di chilometri di percorsi per ogni grado di pre\u00adparazione. Un ambiente dove si trovano abbarbica\u00adti villaggi alpini, quasi sperduti in mezzo al niente.<\/p>\n<p><strong>Dal diario di viaggio<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 da tempo che voglio vi\u00adsitare le montagne di confine dell\u2019Albania. Mi incu\u00adriosiscono queste guglie anche dopo aver letto una rivista inglese che le indica come una meta ambi\u00adta per fare trekking. Prendo un volo per <strong>Tirana<\/strong>, ma nella capitale vado incontro ai primi intoppi&#8230; No\u00adleggiare un\u2019auto senza farsi fregare sembra facile, invece provo sulla mia pelle cosa voglia dire appog\u00adgiarsi a un autonoleggio <em>low cost<\/em>. Un vero percor\u00adso a ostacoli con costi aggiuntivi: la cauzione rad\u00addoppiata, strani calcoli sul carburante, imposizio\u00adne di polizze accessorie spacciate per obbligatorie&#8230; Ma la Dea Bendata fortunosamente mi viene in soc\u00adcorso, perch\u00e9 al momento del pagamento il plafond della carta di credito non garantisce la cauzione ri\u00adchiesta, cos\u00ec l\u2019operatore per non perdere il noleg\u00adgio oramai certo mi propone di ritirare l\u2019auto con condizioni molto pi\u00f9 favorevoli.<\/p>\n<p>Visitare Tirana \u00e8 un buon modo per iniziare a scoprire i Balcani e anche per conoscere la sto\u00adria di Enver Hoxha, dittatore violento e truce che priv\u00f2 il popolo albanese di ogni forma di libert\u00e0, di espressione e di pensiero. Tuttavia, molto pi\u00f9 interessante si rivela la vicina citt\u00e0 di <strong>Berat<\/strong>, in\u00adserita nel patrimonio dell\u2019UNESCO, o la picco\u00adla <strong>Kruja<\/strong>. A differenza di <strong>Durazzo<\/strong>, inoltre, Tira\u00adna non si trova sul mare, che dista oltre 40 chilo\u00admetri. Per\u00f2 una particolarit\u00e0 \u00e8 molto gradita: qui in tanti parlano l\u2019italiano. Dopotutto gli albanesi si sintonizzano sui canali delle nostre TV che qui si prendono un po\u2019 ovunque. La nostra influen\u00adza culturale \u00e8 evidente, quasi naturale, visto che stiamo parlando di una ex colonia occupata dai fascisti. Al Regime del Littorio si deve infatti la costruzione di una parte delle strade e la moder\u00adnizzazione delle infrastrutture, opere per buona parte utilizzate ancora oggi.<\/p>\n<p>Tirana \u00e8 una citt\u00e0 caotica da 3 milioni di abi\u00adtanti che mi fa subito trovare imbottigliato nel traffico al di sopra di una strada con tratti sterra\u00adti e buche profonde. Ai lati vedo ecomostri in ce\u00admento armato. Qui per guidare bisogna aver co\u00adraggio, pazienza, decisione. Non esistono rego\u00adle, la segnaletica \u00e8 pressoch\u00e9 inesistente. Per far\u00adsi strada \u00e8 necessario suonare costantemente il clacson e procedere vagando a zig zag, da destra a sinistra, nelle varie corsie di marcia. Per non parlare di quando si devono attraversare incroci o rotatorie, in questi casi \u00e8 indicato buttarsi nel\u00adla mischia e procedere verso lo stop \u2013 inesistente \u2013 quasi impattando gli altri veicoli. Ma quando il botto sembra una cosa certa ecco che l\u2019autovettu\u00adra riesce a trovare un pertugio e a uscire dall\u2019in\u00adgorgo. Sembra strano, ma ci si abitua a queste re\u00adgole, come a parcheggiare in terza o in quarta fila. Se questi metodi sono normali in Albania, si consiglia tuttavia di ritornare alle vecchie abitu\u00addini di guida una volta rientrati in Italia\u2026<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Scutari, che raggiungo dopo ore di coda lun\u00adgo la E72, \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 importante nel nord. Fu la capitale del Regno Illirico nel III secolo a.C., mentre oggi rappresenta il principale centro della minoranza cristiana albanese, religione che qui si \u00e8 sviluppata dopo l\u2019arrivo della Serenissima. D\u2019altronde gli influssi delle architetture venezia\u00adne sono evidenti cos\u00ec come quelli che riferisco\u00adno al periodo della dominazione dell\u2019Austria Un\u00adgheria.<\/p>\n<p>L\u2019indomani parto per il trekking. Sono seduto su un furgone diretto verso l\u2019imbarcadero di <strong>Ko\u00adman<\/strong>. Dopo due ore di viaggio la strada si trasfor\u00adma: \u00e8 piena di buche quasi come una gruviera, si salta su ogni curva, ma quando i muscoli dei glu\u00adtei sembrano presi dalla sindrome del sedere ad\u00addormentato ecco apparire la grande <strong>diga di Ko\u00adman<\/strong>. Scendo dal mezzo e, a piedi, lungo un tun\u00adnel scavato nella roccia, arrivo al pontile da dove prendo il traghetto per <strong>Fierze<\/strong>. Il <strong>Lago Koman <\/strong>\u00e8 lungo e stretto e si sviluppa per oltre 40 km; sulle sue sponde si trovano alcuni villaggi e <em>guest hou\u00adse <\/em>raggiungibili solo in barca. Questo lago esiste solo dal 1983, si tratta infatti di un bacino arti\u00adficiale voluto dal dittatore Hoxha per potenziare la produzione elettrica dell\u2019Albania. Ma una vol\u00adta completati i lavori idraulici e riempito il grande invaso di acqua, il volto della vallata venne cam\u00adbiato per sempre e con esso le vite delle perso\u00adne che qui vivevano secondo le antiche tradizio\u00adni. Un migliaio, pi\u00f9 o meno, gli albanesi che oggi abitano queste montagne e che lottano quotidiana\u00admente per sopravvivere dovendo camminare deci\u00adne di chilometri al giorno per raggiungere la stra\u00adda asfaltata.<\/p>\n<p>Dopo quasi 3 ore di navigazione ecco compa\u00adrire il <strong>pontile di Fierze<\/strong>. Mi sembra di rivivere l\u2019approdo vissuto tanti anni fa sul fiume Mekong, quando arrivai sulla sponda laotiana di Luang Prabang. Come allora l\u2019imbarcazione compie di\u00adverse manovre d\u2019attracco e tanti a terra sono i lo\u00adcali pronti a offrire alloggi e servizi. Tornano uti\u00adli perch\u00e9 mettono a disposizione dei mezzi di tra\u00adsporto per raggiungere <strong>Valbona<\/strong>.<\/p>\n<p>Il trekking che attraversa la Valle di Valbona sale su un passo e poi scende nella <strong>Valle di Theth<\/strong>. Con i suoi quasi 1.000 metri di dislivello (da 900 metri s.l.m. a oltre 1800 metri di quota) \u00e8 consi\u00adderato un miracolo delle <strong>Alpi Albanesi <\/strong>che offre una variet\u00e0 di forme, colori, flora e fauna. L\u2019indo\u00admani, abbandonato l\u2019asfalto, percorro con lo zaino in spalla i primi chilometri sul greto di un torren\u00adte. \u00c8 qui che conosco <strong>Kola<\/strong>. \u00c8 un uomo di monta\u00adgna, generoso nello spirito, cultore di valori e tra\u00addizioni. Nonostante l\u2019et\u00e0 avanzata e il sorregger\u00adsi su un bastone, accompagna giornalmente i tu\u00adristi lungo il sentiero. Un sacrificio anche alla me\u00admoria del padre morto su queste vette dopo essere scivolato in un burrone. Per tre ore procedo lungo una salita impegnativa fino a raggiungere il pas\u00adso dove contemplo il panorama tra le due valla\u00adte. Discendo lungo il versante ovest, nella Valle di Theth, attraversando boschi di pini bosniaci e di faggi. Poi incontro il secondo punto di ristoro, dove faccio una sosta. Kola mi racconta del per\u00adch\u00e9 l\u2019Albania sia chiamata <em>Shqip\u00ebri <\/em>(la terra del\u00adle aquile). Dopotutto l\u2019aquila a due teste domina la bandiera ed \u00e8 il simbolo albanese. La leggenda vuole che un coraggioso cacciatore, durante una battuta di caccia, avvist\u00f2 una grande aquila con in bocca un serpente morto che lasci\u00f2 cadere sul nido, vicino al suo piccolo. Il giovane cacciatore raggiunse quel punto trovando il serpente ancora in vita mentre cercava di mordere l\u2019aquilotto che, invece, il cacciatore riusc\u00ec a salvare: da allora, per gratitudine, l\u2019aquila continua a proteggere il po\u00adpolo albanese.<\/p>\n<p>Il programma dei giorni successivi prevede di raggiungere il Kosovo dal Montenegro, percorrendo il mitico <strong>Cakor pass<\/strong>, il passo pi\u00f9 alto della ex Jugo\u00adslavia, scendendo poi nelle magnifiche <strong>gole di Ru\u00adgova<\/strong>, in uno dei percorsi pi\u00f9 panoramici e avven\u00adturosi dei Balcani, un luogo selvaggio frequentato dalle rotte degli <em>Hippies <\/em>che qui venivano per rag\u00adgiungere Istanbul. Tuttavia l\u2019amara scoperta&#8230; il pas\u00adso \u00e8 chiuso. Non \u00e8 percorribile da quando nel 1999 il KFOR chiuse la <strong>strada Pe\u0107-\u010cakor-Murino <\/strong>ponen\u00addo ostacoli e piramidi al confine. La riapertura era prevista nel 2011 grazie ad alcuni lavori poi effettua\u00adti sulla Katun Road (la strada che proviene dal Mon\u00adtenegro) con l\u2019asfaltatura fino al confine. Tuttavia, nonostante <em>Google maps <\/em>indichi la frontiera acces\u00adsibile, oggi rimane invalicabile. \u00c8 comunque possi\u00adbile arrivare in auto fino ai blocchi di cemento: oltre si pu\u00f2 proseguire solo a piedi o in bici.<\/p>\n<p>Per entrare in Kosovo torno indietro fino a <strong>Roza\u00adje<\/strong>, la cittadina pi\u00f9 a nordest del Montenegro, percor\u00adrendo cento chilometri in pi\u00f9. La strada parte da <strong>Za\u00adbljak <\/strong>e si snoda lungo il <strong>canyon del Tara<\/strong>, quasi pa\u00adrallela al tracciato della nuova autostrada. Sono di\u00adverse le imprese cinesi che qui lavorano per realiz\u00adzare infrastrutture a dir poco impressionanti.<\/p>\n<p>Dopo Rozaje la strada inizia a salire su un go\u00admitolo di curve, circondata ai lati da foreste di abe\u00adti e da alti minareti. Sono in mezzo alle montagne che formano il confine. Il Montenegro e il Kosovo l\u2019hanno definito ufficialmente solo nel 2015 e forse per questo motivo ci sono undici chilometri tra le due frontiere. Dopo aver passato la prima dogana la strada scende notevolmente. Subito s\u2019incontrano ba\u00adracche abitate da sinti e, poco oltre, pastori che con\u00adducono un gregge di pecore. Superata \u201cla terra di nessuno\u201d ricevo sul passaporto il timbro del Koso\u00advo. \u00c8 illeggibile, ma forse \u00e8 meglio cos\u00ec, perch\u00e9 non avr\u00f2 sicuramente problemi alla frontiera della Ser\u00adbia caso mai decidessi di entrare. Passato il casel\u00adlo inizio la discesa per <strong>Pej\u00eb <\/strong>(Pe\u0107). Faccio gasolio a un prezzo bassissimo (circa 1 euro al litro), e final\u00admente giungo a destinazione. Qui si trova la sede del patriarcato serbo-ortodosso, fondato nel XIII secolo quando Sava, fratello del principe Stefan Nemanja, si separ\u00f2 per la prima volta dal patriarcato greco di Costantinopoli e pose le basi dell\u2019autocefalia serba. Per entrare nella chiesa sono costretto a lasciare i documenti ai soldati dell\u2019Eufor. Sono tre le chiese che compongono il complesso: la pi\u00f9 antica \u00e8 quel\u00adla di San Salvatore, costruita agli inizi del tredicesi\u00admo secolo. Ho ancora il tempo di visitare Prizren, considerata la capitale culturale del Paese e che, no\u00adnostante la recente guerra, ha conservato degli edi\u00adfici di stile ottomano, le antiche moschee oltre che <strong>Kalaja, la fortezza che domina dall\u2019alto la citt\u00e0<\/strong>. Come in qualsiasi viaggio \u00e8 arrivata la fine e al rien\u00adtro in Italia mi accorgo di essermi ammalato del mal di Balcani&#8230; Un morbo che mi rester\u00e0 per sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albania, Montenegro e Kosovo<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":30578,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-30577","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32185-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Albania, Montenegro e Kosovo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30577","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30577"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30577\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30578"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30577"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30577"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30577"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}