{"id":30548,"date":"2019-12-23T00:00:00","date_gmt":"2019-12-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=30548"},"modified":"2019-12-23T00:00:00","modified_gmt":"2019-12-22T23:00:00","slug":"la-forza-dellumanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-forza-dellumanita\/","title":{"rendered":"La forza dell&#8217;umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Da Gorizia a Trieste, da Grado a Tolmezzo dagli anni Sessanta a oggi Arteni in Friuli Venezia Giulia significa abbigliamento\u00a0di qualit\u00e0. Un\u2019impresa famigliare nata in un piccolo negozio nel 1961 dalla determinazione e dal desiderio di fare di due fratelli friulani: Nella e Gianni. Una sfida negli anni del boom economico del dopoguerra, poi negli anni \u201980 la trasformazione in Societ\u00e0 per Azioni mantenendo il timone in famiglia.<\/p>\n<p>Oggi Arteni significa 12 punti vendita fra i quali il grande centro di Tavagnacco e le boutiques del centro di Udine e di Cividale del Friuli. Un\u2019azienda con 150 dipendenti. In questi quasi sessant\u2019anni di impresa, giunta alla terza generazione, tanto \u00e8 cambiato nel mondo dell\u2019abbigliamento. Ne abbiamo parlato con <strong>Gianni Arteni<\/strong>; un gentleman friulano riservato e pacato che ama il proprio lavoro come il primo giorno, convinto che sapere consigliare l\u2019abito che valorizza una persona significa darle la possibilit\u00e0 di essere se stessa al meglio.<\/p>\n<p><strong>Gianni Arteni, imprenditore di successo fra i pi\u00f9 solidi e stimati della regione, che uomo era nel 1961 quando tutto \u00e8 iniziato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPoco pi\u00f9 che ventenne, ex dipendente di un\u2019attivit\u00e0 commerciale che lavorava mezza giornata in un negozio di tessuti di Cividale. Un giorno assieme a mia sorella Nella abbiamo deciso di fare il grande passo aprendo il nostro primo negozio: trentasei metri quadrati a Feletto Umberto (a oggi in attivit\u00e0, ndr). Nella era appassionata e studiosa di moda e tessuti femminili ma anche insegnante alla scuola di taglio e cucito: abbiamo iniziato con un\u2019attivit\u00e0 di vendita di stoffe, confezioni e merceria. Intuimmo che la grande rivoluzione del capo pronto, figlio della voglia di cambiamento e di ricominciare del dopoguerra, era la grande evoluzione del settore. Inizialmente entrammo nelle confezioni per uomo e puntammo a prendere contatto con aziende serie e affidabili. Nella era facilitata nell\u2019impresa dalla sua esperienza e professionalit\u00e0, io ero affascinato e credevo nel capo confezionato. Fra le prime aziende fornitrici la Facis di Torino, una delle leader in quel momento in Italia. Inizialmente il mercato proponeva solo uomo, il settore della moda femminile infatti si svilupp\u00f2 pi\u00f9 tardi, in quanto ogni donna sapeva cucire ed era uso che gli abiti venissero confezionati in casa o dalla modista o sartina, a seconda del censo. Per l\u2019uomo era pi\u00f9 semplice, inoltre lo spezzato, che si vendeva molto, aveva il vantaggio di abbinare una giacca con pi\u00f9 calzoni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Intu\u00ec subito che la strada sarebbe stata ampia e il successo grande?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCompresi subito che la strada del vestire pronto era facile e offriva grandi prospettive, certo non avevo idea di dove saremmo arrivati e del successo dell\u2019impresa appena nata. Facis produceva 120 taglie solo per uomo. C\u2019era un grande fermento della produzione e di vendite che poi interess\u00f2 anche il settore femminile, che richiedeva studi pi\u00f9 approfonditi per la modellatura e la scelta dei tessuti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggi quali sono le differenze nel fare impresa rispetto agli anni Sessanta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCredo che la differenza fondamentale sia l\u2019entusiasmo che in quegli anni animava tutti noi. Voglia di riscatto, di crescere, di contare, di fare impresa, soprattutto in un Friuli che viveva il passaggio dall\u2019economia agricola a quella industriale. Avevamo pochi mezzi e i cardini erano basati sul lavoro e sulla credibilit\u00e0 dei fornitori. Oggi la situazione si \u00e8 capovolta, il mondo \u00e8 diventato super affollato, i canali di vendita sono molteplici, secondo me esagerati rispetto alla potenzialit\u00e0 di consumo del Friuli Venezia Giulia dove i numeri del bacino di clientela sono bassi. I negozi tradizionali oggi si trovano in una morsa, con costi di gestione elevati e una concorrenza molto spietata e scorretta: mi riferisco all\u2019<em>e-commerce<\/em>. Quando ho iniziato non potevamo neppure immaginare il panorama di oggi fra web, centri commerciali e outlet. Una vera rivoluzione\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Lei continua la sua attivit\u00e0 di imprenditore, nonostante tutto. Quali valori la sostengono?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOggi pi\u00f9 che mai bisogna credere in un lavoro spesso ingrato e deludente. Ma i risultati per chi sa produrre reddito e rinnovamento non mancano. La soddisfazione di rendere un cliente contento conta pi\u00f9 del denaro. Questo vale per tutte le imprese\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei crede che ci sar\u00e0 ancora un futuro per il negozio di abbigliamento tradizionale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuesta \u00e8 la domanda! Il settore sta attraversando un momento difficilissimo, un cambiamento forte e devastante. Ci sar\u00e0 futuro per i negozi di una certa dimensione ma umani, con alta professionalit\u00e0 degli operatori, in grado di fornire servizi e qualit\u00e0 del prodotto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la ricetta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCredo che le boutiques in genere tengano. Continua a piacere, o meglio si riscopre il negozio a misura d\u2019uomo e di donna. Un fenomeno gi\u00e0 avviato da alcuni anni in America. Il consumatore attento si affida alle mani di professionisti capaci e preparati. Stiamo vivendo la messa in discussione delle grandi superfici che oramai la gente frequenta mal volentieri. Questa \u00e8 una buona notizia per le attivit\u00e0 di quartiere dove viene offerto un servizio, i clienti sono chiamati per nome. I tempi imporranno alle grandi superfici di ridimensionarsi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La vostra impresa d\u00e0 lavoro a 150 persone. Quale senso di responsabilit\u00e0 sente verso di loro come imprenditore?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl senso di responsabilit\u00e0 \u00e8 molto alto da un punto di vista umano, sono 150 famiglie, la preoccupazione \u00e8 forte in questo mercato oggi cos\u00ec difficile. I collaboratori sono l\u2019azienda, senza di loro l\u2019azienda non esiste. Li sentiamo vicini, amici, ci vogliamo bene, con stima reciproca. Queste sono le motivazioni che rendono vincente un gruppo coeso. Cos\u00ec come avere dei clienti fidelizzati\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali caratteristiche apprezza maggiormente nei collaboratori?<\/strong><\/p>\n<p>Correttezza, affidabilit\u00e0, capacit\u00e0 di ricevere e capire il cliente, suggerendo le cose giuste. Tutto questo ha come riscontro la riconoscenza della clientela per il servizio. Queste sono le caratteristiche in linea con l\u2019azienda\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il vostro dna \u00e8 di impresa famigliare giunta alla terza generazione, come viene mantenuta questa impronta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNella libert\u00e0 di ognuno di fare scelte diverse secondo le proprie inclinazioni. Le mie due figlie, la maggiore Cristina e la minore Tiziana, sono in azienda. La prima si occupa del personale e di altri settori e in futuro sar\u00e0 lei a guidare il gruppo, mentre la seconda segue i <em>buyers<\/em>. Sono molto impegnate e mi danno grandi soddisfazioni. Mio genero e un mio nipote,\u00a0figlio di mio fratello, lavorano con noi. Altri nipoti invece stanno seguendo un percorso di studi all\u2019estero in Gran Bretagna e Belgio e anche in America\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali pensa debbano essere le caratteristiche di un imprenditore?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel mio settore la comunicazione e l\u2019attenzione nei confronti della clientela. Mi considero fortunato perch\u00e9 la mia attivit\u00e0 ha sempre permesso di confrontarmi con tante persone diverse. Stare in mezzo alla gente mi piace. Per questo continuo ad amare il mio lavoro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua giornata tipo a che ora inizia e finisce?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abInizia verso le 7 con la sveglia: alle 8.30 sono in azienda, un\u2019ora prima dell\u2019apertura del centro di Tavagnacco. Rientro per le 20.30 e ogni sera leggo per almeno due ore, l\u2019attualit\u00e0 sui giornali locali e nazionali ma anche libri di genere diverso. Di recente ho letto il libro del medico friulano d\u2019adozione Elio Carchietti dal titolo <em>Il baratto impossibile<\/em>, che tratta temi morali seguendo i ricordi in parte autobiografici di un giovane medico. Durante il giorno cammino molto: circa 10 chilometri. Molti in azienda pochi all\u2019aria aperta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito di salute: quali sono le condizioni del mondo imprenditoriale ed economico friulano?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abStagnazione, incertezza, delusione, nulla si muove. Siamo in Friuli, ma nel resto del Paese \u00e8 uguale, un momento di grande riflessione, aspettiamo che qualcosa accada. E in questo stato non si produce n\u00e9 lavoro n\u00e9 ricchezza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Mai tentato dalla politica?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn varie occasioni a livello locale mi sono stati proposti posti prestigiosi. Io per\u00f2, seguendo il consiglio di mio padre, ho sempre evitato di mettermi addosso colori politici. Indosso tutte le tinte per i miei clienti, nessuno deve pensare che sono contro di lui. Ho scelto di essere un operatore commerciale: oggi a 82 anni sono ancora qui\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gianni Arteni<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":30549,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-30548","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",732,514,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",732,514,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",732,514,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1-300x211.webp",300,211,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",640,449,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",300,211,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",500,351,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",461,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",370,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",300,211,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",732,514,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",732,514,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",732,514,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",732,514,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1.webp",250,176,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32116-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Gianni Arteni","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30548","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30548"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30548\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30549"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30548"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30548"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30548"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}