{"id":30542,"date":"2019-12-20T00:00:00","date_gmt":"2019-12-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=30542"},"modified":"2019-12-20T00:00:00","modified_gmt":"2019-12-19T23:00:00","slug":"pedalando-in-normandia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/pedalando-in-normandia\/","title":{"rendered":"Pedalando in Normandia"},"content":{"rendered":"<p>Il mio tour inizia dalla Lombardia, che raggiungo dalla mia Perteole di Ruda per far visita a mio figlio Samuele, da anni residente a Cantalupo, in provincia di Milano. Proprio a Milano salgo con la mia bici sul treno per Lucerna, che mi eviter\u00e0 di attraversare sui pedali le Alpi Svizzere, risparmiando energie e chilometri.<\/p>\n<p>La bici \u00e8 carica di due borse anteriori e due borse posteriori pi\u00f9 grandi, oltre a un bauletto sul manubrio per tenere le cose pi\u00f9 piccole e leggere. Il peso complessivo \u00e8 di una trentina di chili. Quando arrivo a Lucerna scendo e cerco subito la strada statale per pedalare verso nord: dopo 56 km arrivo a Olten, a circa 40 km dal confine francese e tedesco.<\/p>\n<p>Qui mi aspettano due cari amici di infanzia, Natale e Vita Boschetto, che mi ospitano per la notte con la loro simpatia.<\/p>\n<p><strong>Tappa 1<\/strong>, Olten \u2013 Luxeuil-les-Bains, 105 km. Parto di buon\u2019ora verso Basilea, lascio il territorio svizzero ed entro in Francia. In questi primi chilometri prendo confidenza con la mia bici e con il suo peso: basta poco per sbilanciarsi. Il primo paese dopo il confine \u00e8 Altkirch, ricco di fiori. Proseguo per Belfort, nel cuore della Borgogna, dove mi fermo per il pranzo. Le persone sono molto gentili, mi aiutano nelle informazioni per trovare strade e siti storici da visitare. Tra le tante colline noto molti cimiteri di soldati francesi, tedeschi e alleati caduti nelle due guerre mondiali. Verso le 15 arrivo a Luxeuil-les-bains, nel dipartimento dell\u2019Alta Saona.<\/p>\n<p><strong>Tappa 2<\/strong>, Luxeuil-les-Bains \u2013 Neufschateau, 110 km. La giornata e un po\u2019 piovosa. Mi vesto bene e inizio a pedalare tra campagne e boschi. Numerosi campi di grano gi\u00e0 tagliati offrono allo sguardo balle di paglia che sembrano enormi ruote. Attraverso piccoli paesi molto carini, come Hennzel e Vittel, con edifici costruiti con mattoni di colore rosso e cemento delle fughe bianco. Durante il tragitto osservo tantissimi campi recintati ricchi di mucche da latte dai diversi colori. Raggiungo finalmente la cittadina di Neufchateau, nella regione del Grand Est: anche qui i monumenti ai caduti delle guerre sono una costante.<\/p>\n<p><strong>Tappa 3<\/strong>, Neufchateau \u2013 Verdun, 116 km. Un percorso di sofferenza, con molte salite e discese (anche del 10%). Inizio la tappa lungo la strada che porta a nord, alternando la statale a tratti di piste ciclabili. La segnaletica \u00e8 molto precisa. Arrivo a Domremy-la-Pucelle, piccolo paese che ha dato i natali a Giovanna d\u2019Arco, dove visito la sua casa museo. Molte persone sono incuriosite dal vedermi cos\u00ec carico di borse: scambio alcune battute con loro e riparto. Attraverso paesi come Commercy Saint-Mihiel con l\u2019immutato panorama di cimiteri di soldati caduti. Un territorio martoriato dalle due guerre mondiali, che non ha perso la pietas; mi imbatto in un cimitero di soldati tedeschi: nonostante fossero \u201cnemici\u201d in entrambi i conflitti, \u00e8 tenuto in maniera impeccabile, con le bandiere francese, tedesca ed europea a sventolare sopra i numero fiori presenti. Da brividi. Cos\u00ec come le foto appese sui pali della luce nei diversi paesini che attraverso. Immortalano i tanti soldati alleati con i loro nomi, e sotto una scritta: \u201ci nostri eroi\u201d.<\/p>\n<p>Nel primo pomeriggio arrivo finalmente a Verdun. Mi dirigo subito verso la collina del Memoriale di Douaumont, dove riposano i resti di 130.000 soldati non identificati tra francesi e tedeschi. Qui si svolse una delle pi\u00f9 cruente battaglie della Prima guerra mondiale, in cui morirono 300.000 soldati: una carneficina. La collina \u00e8 tutta una buca, lasciata volutamente come era allora, non c\u2019\u00e8 un metro di terreno piano, a testimonianza della quantit\u00e0 di bombe piovute sui soldati francesi (una tonnellata per metro quadro secondo alcune ricostruzioni). Cammino in mezzo a migliaia di croci bianche senza riuscire a trovare le parole per descrivere la tristezza che provo. \u00c8 tardi e decido di tornare in albergo, con un magone allo stomaco impossibile da dimenticare.<\/p>\n<p><strong>Tappa 4<\/strong>, Verdun \u2013 Charleville-Mezieres, 110 km. Un\u2019altra tappa di saliscendi. Attraverso paesi come Stenay, Mouzon, ma anche la cittadina di Sedan. Verso le 15.30 arrivo a Charleville-Mezieres, citt\u00e0 attraversata dal fiume Mosa (Mouse). La centrale piazza la Place Ducale \u00e8 un gioiello architettonico costruito tra il 1612 e il 1628, composta da 27 edifici in stile Enrico IV e Luigi XIII. Le giostre e i giochi presenti rendono l\u2019atmosfera vitale.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Tappa 5<\/strong>, Charlesville \u2013 Le Cateau-Cambresis, 109 km. Attraverso tanti paesi che si assomigliano. Sono lunghi e stretti con edifici di mattone rosso che mi ricordano quelli scozzesi. Mi trovo nel territorio dell\u2019Alta Francia, molto vicino al confine con il Belgio. \u00c8 zona di buon vino; osservo le persone che escono dalle boulangerie (panifici) con le baguette in mano: le mangiano camminando o anche nei mezzi pubblici. Verso mezzogiorno mi dirigo al Memoriale di Hirson ed entro nel cimitero americano. Anche qui un\u2019infinit\u00e0 di croci bianche, tutte con una piccola bandierina a stelle e strisce.<\/p>\n<p><strong>Tappa 6<\/strong>, Le Cateau-Cambresis \u2013 Roubaix, 112 km. Inizio a prendere molto vento proveniente dal mare. Sono nelle Ardenne e mi sto avvicinando al nord della Francia. Transito attraverso tanti boschi fitti, con pini molto alti che raggiungono anche i 25 metri di altezza. Mi destreggio tra camion e auto (che passano talvolta troppo vicini) e l\u2019incontro con cervi o cinghiali. Attraverso cittadine come Caudry e Lens Carvin. Verso le 11.30 arrivo ad Arras, cittadina con una bellissima piazza con edifici tutti uguali: sembrano dei modellini di case in un plastico. In centro citt\u00e0 c\u2019\u00e8 una grande fortezza del 1640.<\/p>\n<p>Alle 13.00 arrivo a Lilla, citta industriale vicino al confine belga. Sono nelle Fiandre, terra di famosi campioni del ciclismo, ma anche terra di miniere di carbone. Mi fermo un po\u2019 prima di percorrere i 4 km che mi separano da Roubaix. Verso le 15 arrivo nella Manchester francese, come veniva chiamata questa citt\u00e0 industriale famosa per la lavorazione tessile. Il mio desiderio \u00e8 quello di poter vedere il velodromo che dal 1943 ospita l\u2019arrivo della gara ciclistica Parigi &#8211; Roubaix. All\u2019ingresso c\u2019\u00e8 un tornello. Lo supero e mi si avvicina il custode, chiedendomi cosa faccio l\u00ec. Gli dico che vengo da lontano, da vicino Venezia, per vedere almeno la pista. Lui mi guarda e mi dice&#8230; \u201cVai, puoi entrare in pista con la tua bici e fare un giro\u201d. Incredulo non me lo faccio ripetere due volte: entro con un\u2019emozione grandissima, sento un nodo alla gola quando transito sotto la tribuna dell\u2019arrivo dove grandissimi campioni hanno vinto questa corsa. Impossibile fermarmi, faccio 6 giri. Felice, mi dirigo verso il custode per ringraziarlo, ma lui mi conduce negli spogliatoi dove i campioni del mondo si lavano. Mi lascia solo. Entro e vedo i box in cemento con le targhe di tutti i campioni: Coppi, Bartali, Gimondi, Merckx, Ballarini, Anquetill fino ad arrivare a Sagan. Visito anche la sala stampa. Poi torno dal custode e acquisto una borraccia e un cappellino con la scritta Roubaix. Sono felice e penso che potrei tornare in Italia oggi stesso dopo aver visto la storia del ciclismo.<\/p>\n<p><strong>Tappa 7<\/strong>, Roubaix \u2013 Calais, 89 km. Seguo la statale del Nord in direzione Dunkerque. Il percorso inizia a spianare verso il mare, non ci sono tante colline e anche i paesi che attraverso stanno cambiando. Non sono pi\u00f9 nella Campagne, gli edifici sono pi\u00f9 moderni e passo localit\u00e0 come Cassel, Wormhout, Bergues. Verso le 12 arrivo a Dunkerque e mi dirigo verso la spiaggia e il mare. La sabbia ha un colore giallo intenso. Alzo lo sguardo e guardo l\u2019orizzonte, dall\u2019altra parte della Manica c\u2019\u00e8 l\u2019Inghilterra. Con la mia Mtb inizi\u00f2 a pedalare lungo la spiaggia e fare foto che rimarranno nel mio cuore. Dunkerque \u00e8 storicamente conosciuta per una delle pi\u00f9 grandi ritirate dell\u2019esercito inglese, con l\u2019evacuazione di centinaia di migliaia di soldati.<\/p>\n<p>Riprendo il percorso che mi porta alla citt\u00e0 di Calais, il punto pi\u00f9 stretto della Manica, con i suoi 44 km che dividono Francia e Inghilterra. Mi imbatto in una zona recintata con filo spinato: \u00e8 l\u2019ingresso dell\u2019Eurotunnel che solo i treni attraversano sotto il livello del mare.<\/p>\n<p><strong>Tappa 8<\/strong>, Calais \u2013 Rang-du-Fliers, 113 km. La strada costiera della Normandia offre una panoramica emozionante lungo i saliscendi, da cui si scorgono scogliere bianche. Dopo 40 km arrivo vicino a Le-Touquet-Paris-Fliers; oltre la collina, una strada sale verso la cima. \u00c8 molto trafficata e decido di percorrerla anch\u2019io. Arrivato in cima ammiro il mare, \u00e8 bello ma non comprendo la presenza di tutta questa gente. Alzo lo sguardo in lontananza e davanti a me trovo la risposta: le scogliere di Dover. Ancora emozionato inizio la discesa in direzione Berck, dove visito le spiagge locali prima di raggiungere la meta di giornata.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Tappa 9<\/strong>, Rang-du-Fliers \u2013 Le Treport, 110 km. Il tempo non promette nulla di buono, ma parto ugualmente con destinazione Le Treport. Il percorso \u00e8 quasi sempre vicino al mare anche se per passare dei fiumi sono obbligato a deviazioni verso l\u2019entroterra. Attraverso paesi come Quend, Rue, Le Crotoy e un bellissimo parco naturale a Saint-Valery-sur-Somme. Verso le 11.30 arriv\u00f2 ad Ault, dove tocco con mano le maestose scogliere bianche. Su consiglio di una signora, raggiungo anche Plage du Bois de Cise: il panorama \u00e8 fantastico, un prato verde intenso a un certo punto viene interrotto da un precipizio che regala una vista mozzafiato sul mare blu e la scogliera bianca per un effetto cromatico di rara bellezza. Riprendo il viaggio e arrivo a Le Treport, bellissima cittadina portuale che si affaccia sul mare. Osservo la funicolare che conduce sopra al paese per ammirarlo dall\u2019alto e mi dirigo verso il Faro del porto. Delle persone anziane pescano dal pontile.<\/p>\n<p><strong>Tappa 10<\/strong>, Le Treport \u2013 Dieppe, 110 km. Percorso di puro spettacolo: attraverser\u00f2 tanti paesi vicini alle scogliere, alternando in pochi chilometri altitudini di un centinaio di metri a strade a livello del mare. Tra Saint-Martin-en-Campagne e Belle-ville-sur-Mer pedalo a pochi metri dal bordo della scogliera: sembra di volare sopra il mare&#8230; La campagna \u00e8 di una bellezza unica, con i colori dei campi di grano; ogni tanto spunta il grigiore dei bunker con le loro feritoie che scrutano il mare in lontananza. Nel pomeriggio raggiungo Dieppe. Qui 75 anni fa circa 6.500 soldati canadesi e inglesi morirono per essere stati mandati allo sbaraglio. Il Castello che sovrasta la citt\u00e0, con il suo museo, sembra custodire in silenzio anche questa memoria.<\/p>\n<p><strong>Tappa 11<\/strong>, Dieppe \u2013 Le Havre, 117 km. Lungo il tragitto oltrepasso paesini e cittadine come Fecamp, Etratat, Saint-Adresse e Sanit-jouin-Bruneval. Mi sto avvicinando al luogo dello sbarco in Normandia e incrocio numerosi bunker di grosse dimensioni e tante postazioni di batterie realizzate dai tedeschi per contrastare lo sbarco degli Alleati. Proseguo in direzione Fecamp. Scendo gi\u00f9 per il paese e arrivo al porto. Per la prima volta vedo una falesia, un arco eroso dal mare in una scogliera. Nel pomeriggio raggiungo Le Havre che per la sua architettura moderna \u00e8 inserita nel Patrimonio Mondiale dell\u2019UNESCO.<\/p>\n<p><strong>Tappa 12<\/strong>, Le Havre \u2013 Caen, 115 km. La prima tappa di questa giornata speciale \u00e8 la Falesia d\u2019Etretat, una meraviglia della natura che offre un panorama bellissimo impossibile da descrivere. Proseguo poi per Deuville e Cabourg, quindi Lions-sur-mer nella cui piazza si trova il tank su cui sal\u00ec il primo ministro inglese Winston Churchill. Proseguo per altri 20 km e arrivo a Courselles-sur-mer dove sono sbarcati i soldati canadesi, australiani e neozelandesi nella spiaggia con il nome in codice Juno Beach. In tutte queste spiagge ci sono ovunque testimonianze di quei giorni terribili. Verso le 15.30 arrivo a Caen, tappa conclusiva del mio viaggio, dove mi fermo due giorni.<\/p>\n<p>La mattina dopo parto verso la cittadina di Vierville-sur-mer per vedere la spiaggia dello sbarco con il nome in codice Overlord, avvenuto alle 6.30 del 6 giugno 1944 sulla famosa Omaha Beach. La statua in bronzo di due soldati americani (\u201cun soldato che aiuta e trascina un suo amico ferito\u201d) \u00e8 il monumento dedicato a tutti i morti di quello sbarco. Omaha Beach, Juno Beach, Sword Beach, Utah Beach e le altre meno famose: in un solo giorno morirono 4.400 soldati e altri 8.000 rimasero feriti.<\/p>\n<p><strong>Tappa 13<\/strong>, Caen \u2013 Mont Saint-Michel, 100 km. Sono a circa 90 km da Mont Saint-Michel, cos\u00ec \u2013 fuori programma \u2013 decido di visitarla. Dopo un\u2019ora di treno arrivo alla stazione di Pontorson a circa 9 km dall\u2019isola. Inizio a pedalare, dopo circa 4 km in aperta campagna vedo in lontananza un panettone che spunta dalla terra. Percorro ancora un km e sulla mia destra inizio a vedere l\u2019isola con la sua abbazia: una bellezza unica. Mont Saint-Michel pu\u00f2 essere raggiunta a piedi o con apposti bus navetta. L\u2019isola \u00e8 circondata da mura alte almeno 7 metri: si vede il segno dell\u2019acqua quando la marea sale raggiungendo i 5 metri&#8230; Verso le 14 ritorno in stazione. L\u2019indomani riparto per l\u2019Italia, custodendo per sempre con me le emozioni di un viaggio indimenticabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo Berlino, nuova iniziativa di Mauro Buoro<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":30543,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-30542","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",750,442,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",750,442,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",750,442,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1-300x177.webp",300,177,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",640,377,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",300,177,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",500,295,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",474,279,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",391,230,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",300,177,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",750,442,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",750,442,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",750,442,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",750,442,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1.webp",250,147,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/32107-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Dopo Berlino, nuova iniziativa di Mauro Buoro","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30542","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30542"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30542\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30543"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30542"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30542"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30542"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}