{"id":29873,"date":"2019-07-19T00:00:00","date_gmt":"2019-07-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29873"},"modified":"2019-07-19T00:00:00","modified_gmt":"2019-07-18T23:00:00","slug":"respirando-la-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/respirando-la-liberta\/","title":{"rendered":"Respirando la libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p> \tAnche al calar del sole, il giro sulla piattaforma girevole della <em>cable car <\/em>di <strong>Union Square <\/strong>cattura lo sguardo del turista. Dopo un viaggio aereo allungato dai soliti ritardi e dagli eccessi del controllo documenti, uscendo dalla\u00a0<strong>stazione di Powell St. <\/strong>riceviamo il benvenuto di <strong>San Francisco<\/strong>.\u00a0Un \u201c<em>welcome<\/em>\u201d speciale visto che, per sbaglio, lungo il tragitto verso l\u2019hotel accorciamo per <strong>Tenderloin<\/strong>, il cuore malato della citt\u00e0, il quartiere dei barboni. La vera down town. Cos\u00ec tanti senzatetto in pochi isolati non li avevo visti mai.<\/p>\n<p> \tGli <em>homeless <\/em>di San Francisco non conoscono razza, sesso o et\u00e0. Trovi barboni bianchi e neri, questi ultimi in preponderanza. I pi\u00f9 fortunati si accampano con le tende da campeggio e dormono direttamente sui marciapiedi o sotto i ponti stradali. Altri vanno in giro coi carrelli della spesa colmi di cianfrusaglie. Molti sono in carrozzina. Sul volto della maggior parte di loro si legge una disperazione immane. Talmente disgraziati che non chiedono neanche l\u2019elemosina. Non ti rivolgono la parola, non ti senti in pericolo e non cercano la tua attenzione. \u00c8 la follia la causa di tutto. Gli <em>homeless <\/em>a San Francisco sono diversi da tutti gli altri nel resto degli Stati Uniti, perch\u00e9 la maggioranza di loro soffre di seri disturbi psichici. A dirlo, anche se ci vuol poco a notarlo, sono le statistiche del <em>San Francisco Department of Homelessness &#038; Supportive Housing<\/em>, impegnato a cercare di prevenire fenomeni come questo e ad assistere gli <em>homeless <\/em>della citt\u00e0.<\/p>\n<p> \t\u00c8 tardi e cerchiamo un posto dove andare a sederci e mangiare qualcosa. A San Francisco se sei un amante della cucina etnica-asiatica vai a nozze, altrimenti devi aguzzare la vista per trovare qualcosa di alternativo e un po\u2019 pi\u00f9 \u201c<em>american style<\/em>\u201d. \u00c8 buio, non riesco ancora a cogliere l\u2019essenza della citt\u00e0 anche se l\u2019odore persistente di marijuana non ci abbandona mai. Talvolta nauseandomi.<\/p>\n<p> \tDormo poco, molto poco, nonostante il mio apprezzabile <em>king bed<\/em>, ma sono puntuale al ritrovo prefissato, pronta ad affogarmi nelle <em>scrambled eggs with bacon<\/em>, perch\u00e9 il viaggio passa anche e soprattutto attraverso il cibo. Fuori i ragazzi sfrecciano sullo <em>skate<\/em>, veloci e temerari tra le auto, i tram, i filobus, le biciclette, verso il <strong>Financial District <\/strong>tra una salita e una discesa.<\/p>\n<p> \t\u00c8 venerd\u00ec. Ogni citt\u00e0 americana che si rispetti non pu\u00f2 non avere il suo quartiere finanziario, i suoi alti grattacieli che sovrastano l\u2019orizzonte e creano giochi di specchi e luci tra le grandi pareti vetrate. Ad attirare la mia attenzione \u00e8 il <strong>Transamerica Pyramid <\/strong>con le sue guglie singolari. Persone in movimento, di fretta, caff\u00e8 in una mano e cellulare nell\u2019altra. Camminiamo veloci sino a scrutare da lontano il famoso <strong>Dragon\u2019s Gate <\/strong>che apre il nostro sguardo e il nostro olfatto a una delle <strong>China Town <\/strong>pi\u00f9 antiche d\u2019America. Bancarelle, negozi di frutta, pesce essiccato, ristorantini, ma anche banche e negozi di souvenir riempiono le tante vie dove tutto si mescola e si confonde tra le mille lanterne rosse e le lingue pi\u00f9 disparate, perch\u00e9 infondo nella China Town di San Francisco parlare inglese \u00e8 quasi strano.<\/p>\n<p> \tCi allontaniamo andando a nord, seguendo la lunga <strong>Columbus Avenue<\/strong>. La meta che impongo al mio gruppo \u00e8 l\u2019incrocio con <strong>Broadway Street<\/strong>: l\u00ec sorge la famosa <strong>City Lights Bookstore<\/strong>, la casa editrice fondata nel 1953 da Lawrence Ferlinghetti e da Peter Martin. \u201c<em>Abbandonate la disperazione o voi che entrate<\/em>\u201d: cos\u00ec si viene accolti. E io obbedisco. Nel sotterraneo, tra scarichi e mattoni a faccia vista, il colore e l\u2019ordine con cui i testi sono posti negli\u00a0scaffali incantano i presenti facendo crescere il desiderio di leggerli. Perch\u00e9 a <strong>North Beach<\/strong>, il quartiere italiano di San Francisco, la poesia \u00e8 nell\u2019aria o graffita sulle pareti degli edifici. La <em>beat generation <\/em>\u00e8 nata e vissuta tra quelle mura, tra quegli scaffali colmi di libri. Il pavimento in legno scricchiola e trapela il vissuto del luogo. Svolto a sinistra per salire la scala annunciata da un \u201c<em>poetry room<\/em>\u201d impresso su una delle prime alzate. Rimango in silenzio da sola tra i testi dei poeti pi\u00f9 famosi al mondo e quella vecchia sedia a dondolo illuminata da un\u2019ampia finestra con impressa la scritta \u201c<em>poet\u2019s chair<\/em>\u201d. Mi siedo: nessuno mi vede, anche se poeta non sono. \u201c<em>Open books, open minds, open hearts<\/em>\u201d. Non serve aggiungere altro.<\/p>\n<p> \tChina Town e North Beach si confondono e tra i grattacieli spicca il verde di alcune alberature che fanno ancor pi\u00f9 risaltare il verde salvia del <strong>Sentinel Building<\/strong>. La sua angolazione e posizione fanno percepire come tutto sia nato attorno a lui e dipenda da lui. Motivati da un tempo pazzerello e da qualche goccia di pioggia, decidiamo di prendere la <em>cable car <\/em>per raggiungere la baia. Uno dei conducenti scherza subito con noi dicendo che non c\u2019\u00e8 posto\u2026 Poi prende velocemente i soldi dei biglietti e ci posiziona all\u2019esterno: un piede in pedana e una mano per appendersi.<\/p>\n<p> \tPrima di partire ci urla \u201c<em>tenetevi forte<\/em>\u201d. Sul tenersi forte non ha assolutamente torto, forse poteva aggiungere di non sporgersi visto che lo spazio tra il tram pi\u00f9 antico al mondo e le macchine parcheggiate \u00e8 a dir poco irrisorio. Dettagli. Con l\u2019aria tra i capelli e le battute scambiate con il conducente, tra un saliscendi, una manovra e una\u00a0frenata, raggiungiamo la baia, sino all\u2019ingresso del parco nazionale marittimo di San Francisco, meglio noto come <strong>Fisherman\u2019s Wharf<\/strong>. Una colora ta e inebriante giostra per turisti, che racchiude ancora il suo fascino pur nella mondanit\u00e0 ed eccessivit\u00e0.<\/p>\n<p> \tProfumo di zuppa, la tipica <em>clam cowder<\/em>, <em>fish &#038; chips <\/em>e musica assordante. Negozi per turisti, insegne luminose, ma poca gente. Visitare San Francisco a febbraio ha i suoi vantaggi.<\/p>\n<p> \tCamminiamo e raggiungiamo <strong>Pier 39 <\/strong>per portare il nostro saluto alla colonia di leoni marini. Sono famosi per stazionare al sole nelle piattaforme loro dedicate. Il sole non c\u2019\u00e8, ma l\u2019odore nauseabondo e le violente litigate fra loro per accaparrarsi il posto migliore sono il ricordo che porteremo a casa di questi esemplari. Inizia a piovere. Prendiamo una bus e ci dirigiamo verso <strong>Lombard Street<\/strong>, percorrendo gli otto tornanti di una strada diversa dalle altre. Costruita nel 1922, \u00e8 diventata un simbolo della citt\u00e0; i suoi 400 metri di mattoni rossi le sono valsi il riconoscimento di strada pi\u00f9 tortuosa al mondo. Lussuose abitazioni colorate e diversificate affiancano la ripida discesa e fanno percepire la gioia di poterle abitare. Un angolo e una vista meravigliosa della citt\u00e0 da lass\u00f9 o da quaggi\u00f9, una volta percorsa, rigorosamente in discesa.<\/p>\n<p> \tCerchiamo indicazioni per raggiungere nuovamente la baia all\u2019altezza del <strong>Ferry Building<\/strong>, vecchio punto di arrivo di treni e traghetti, oggi convertito in un enorme centro dedicato all\u2019arte culinaria, perch\u00e9 San Francisco \u00e8 anche citt\u00e0 rinomata per la sua attenzione al cibo bio e alle nuove tendenze in fatto di <em>food &#038; bevarage<\/em>. Tra l\u2019assaggio di qualche olio extravergine e di miele mi imbatto in un caff\u00e8 espresso accettabile e in una bellissima libreria, piccola ma ricca e accogliente. Giusto il tempo per asciugarsi e riprendere fiato.<\/p>\n<p> \tScende il buio e ci avviamo verso l\u2019albergo, trovando un posto dove mangiare un buon hamburger, lontani da fast food noti e felicemente evitabili. Il mattino seguente il ritrovo \u00e8 anticipato: dobbiamo trovare un filobus che ci porti direttamente al <strong>Pier 32 <\/strong>per salire nell\u2019imbarcazione gi\u00e0 prenotata per raggiungere un punto in mezzo al mare ad appena due chilometri dalla baia: l\u2019<strong>isola di Alcatraz<\/strong>. L\u2019ex carcere di massima sicurezza al mondo fu chiuso nel 1963 per gli elevati costi di gestione, rimanendo fonte di spirazione per il cinema e non solo. Tutto \u00e8 lasciato come allora. Tutto accopagnato da quell\u2019odore pregnante di umido, di vecchio, di angusto. Vista dal mare, San Francisco appare ancor pi\u00f9 meravigliosa.<\/p>\n<p> \tIn lontananza, tra una barca a vela e grossi gabbiani in volo, si intravede il rosso del <strong>Golden Gate Bridge<\/strong>. A quella distanza sembra piccolo, quasi assurdo credere si tratti del simbolo di questa citt\u00e0. Ritornati sulla terra ci dirigiamo verso la punta estrema della baia, quasi a toccare l\u2019Oceano Pacifico. Tra il verde del principale parco cittadino (leggermente pi\u00f9 grande del celebre Central Park newyorkese), i nostri occhi restano sbalorditi. Ora lo vediamo nitido da vicino nella sua maestosit\u00e0. E il Golden Gate Bridge ci toglie il fiato. Un\u2019altezza pari a 80 piani, letteralmente sospeso sulle acque agitate dove surfisti temerari sfidano il vento forte. Finalmente il sole, l\u2019azzurro del cielo e quel la splendida vernice \u201carancione internazionale\u201d che spicca e cattura il desiderio di percorrerlo. Si va. Quanto vento, quanto frastuono. Il traffico \u00e8 veloce e impazzito, ma siamo impegnati a camminare e a osservare le tante persone locali che fanno jogging o semplicemente passeggiano sul loro amato ponte, sperando di toccare il cielo.<\/p>\n<p> \tArriviamo sull\u2019altra sponda, lasciandoci alle spalle il gigante rosso che si frastaglia tra l\u2019azzurro del cielo e il blu intenso dell\u2019oceano. Sembra che sia l\u00ec immobile, a osservarti e forse a rassicurarti. Ogni angolo nuovo \u00e8 un pezzettino di felicit\u00e0 a San Francisco, quartieri da scoprire che stimolano la curiosit\u00e0. Un quartiere \u201cvalenciano\u201d pieno zeppo di negozi hipster e di passanti realmente hippy, perch\u00e9 in fondo non sono certo passati di moda\u2026 O la meraviglia di una passeggiata tra i murales e i graffiti di <strong>Haight Ashbury<\/strong>\u2026 O ancora i colori arcobaleno del\u00a0magnifico quartiere <strong>Castro<\/strong>. Magia allo stato puro. Colore, profumo di libert\u00e0, gioia e pazzia trapelano e ti avvolgono.<\/p>\n<p> \tL\u2019esagerazione \u00e8 il pane quotidiano a San Francisco: se mai facessi qualcosa di matto, sicuramente qualcuno avr\u00e0 fatto qualcos\u2019altro di molto pi\u00f9 folle prima di te. Cos\u00ec come la libert\u00e0 di espressione: ogni murales e graffito racconta una storia, una lotta d\u2019uguaglianza, l\u2019amore per un poeta o l\u2019irrefrenabile desiderio di affermare che nessuno \u00e8 uguale, che ognuno \u00e8 unico perch\u00e9 diverso. La diversit\u00e0 vissuta come ricchezza, non solo per le strisce pedonali \u201carcobaleno\u201d: basta bere una coca cola in uno dei bar pi\u00f9 antichi di Castro per comprendere che qui si pu\u00f2 essere realmente ci\u00f2 che si vuole essere. San Francisco, tra le sue colline, le sue case colorate e le sue viste mozzafiato, tra i colori e la vivacit\u00e0 di un luogo dove tutto sembra possibile, rischia gravemente di catturare il tuo cuore. Non so quando, ma ci torner\u00f2. Ho un conto in sospeso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>San Francisco<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":29874,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-29873","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",750,422,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",750,422,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",750,422,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1-300x169.webp",300,169,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",640,360,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",300,169,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",500,281,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",474,267,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",391,220,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",300,169,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",750,422,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",750,422,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",750,422,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",750,422,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1.webp",250,141,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30495-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Federica Maule","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/maule\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"San Francisco","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29873","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29873"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29873\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29874"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29873"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29873"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29873"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}