{"id":29849,"date":"2019-07-16T00:00:00","date_gmt":"2019-07-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29849"},"modified":"2019-07-16T00:00:00","modified_gmt":"2019-07-15T23:00:00","slug":"la-costa-verde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-costa-verde\/","title":{"rendered":"La Costa Verde"},"content":{"rendered":"<p>In un periodo in cui il sentiero del Selvaggio Blu stava raggiungendo la giusta fama, nasceva l\u2019idea di creare un percorso\u00a0alternativo, nel sud ovest della <strong>Sardegna<\/strong>, lungo la selvaggia <strong>Costa Verde<\/strong>; un luogo ricco di profumi e colori che preserva la macchia mediterranea pi\u00f9 tipica. Qui, tra il mare cobalto e l\u2019entroterra, si trova uno dei litorali pi\u00f9 selvaggi e incontaminati\u00a0della Sardegna; un luogo che racchiude paesaggi mozzafiato e che si contraddistingue per le ampie scogliere, le spiagge dorate, i promontori granitici, le falesie strapiombanti e i deserti di sabbia. Si scorgono lunghi arenili e onde impetuose che in primavera si trasformano e richiamano gli amanti del surf di tutto il mondo. Ma la Costa Verde non \u00e8 solo il mare, il silenzio e la natura, \u00e8 la storia del lavoro e dalla fatica di tanti uomini nati e cresciuti attorno alle miniere. In questa zona sono state scritte pagine memorabili di storia mineraria, ne sono testimonianza i monumenti di archeologia industriale, i ruderi dei villaggi e le gallerie dei minatori. Questi insediamenti, che si estendono lungo l\u2019interno e la costa, ospitano ruderi di case, impianti e pozzi, enormi cumuli di materiali di scarto e carrelli arrugginiti e hanno le sembianze dei luoghi descritti nei film western di Sergio Leone.<\/p>\n<p>La Costa Verde \u00e8 singolare per i <strong>fenomeni geologici <\/strong>che qui trovano traccia fino a 550 milioni di anni fa. Un tesoro inestimabile che ha dato origine al <strong>Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna<\/strong>. Il 17 novembre 2015 l\u2019UNESCO l\u2019ha riconosciuto (anche se inglobato ad altri ambiti minerari) annoverandolo nella lista del patrimonio mondiale dell\u2019umanit\u00e0. Il Parco, che si estende <strong>da Serbariu a Montevecchio<\/strong>, \u00e8 stato istituito per tutelare il contesto storico e naturale,\u00a0nonch\u00e9 per ricordare l\u2019epopea mineraria che per secoli ha contraddistinto l\u2019economia isolana. Una forma di tutela dettata per preservare il contesto geologico e paleontologico che oggi \u00e8 al centro di numerosi studi scientifici.<\/p>\n<p>Uno scenario unico dove vivere intense emozioni e anche il motivo che ha portato il <strong>Sentiero della Costa Verde <\/strong>a diventare un trekking molto frequentato. Il percorso inizia nei pressi delle <strong>spiagge desertiche di Piscinas <\/strong>e prosegue per oltre sessanta chilometri, lungo antichi camminamenti di pastori e carbonai, sino a raggiungere le <strong>localit\u00e0 di Masua e Nebida<\/strong>, note per l\u2019<strong>ex miniera di Porto Flavia <\/strong>e per una laveria in mattoni e pietra con scorci suggestivi, sul <strong>ciclopico faraglione di Pan di Zucchero<\/strong>, alto 132 metri.<\/p>\n<p>Il trekking \u00e8 lungo, ma per chi volesse effettuarlo a pezzi \u00e8 consigliabile iniziarlo a <strong>Buggerru <\/strong>nei pressi della <strong>Galleria Henry <\/strong>e del villaggio \u201cfantasma\u201d di <strong>Planu Sartu<\/strong>. Al tour non pu\u00f2 mancare la visita di <strong>Porto Flavia<\/strong>, la straordinaria opera ingegneristica costruita su progetto dell\u2019ingegnere Cesare Vecelli tra il 1922 e il 1924. La sua realizzazione fu conseguenza\u00a0degli alti costi di trasporto legati al materiale estratto e all\u2019uso di carri, barche a vela (<em>galanze<\/em>) e alla necessaria manodopera: il motivo che spinse Vecelli a brevettare un nuovo sistema capace di movimentare meccanicamente il minerale. Tale impianto sfruttava speciali carrelli su rotaia che, collegati ad aree di stoccaggio, terminavano la corsa su alcune griglie poste a strapiombo sul mare. Queste ultime aprendosi facevano defluire il materiale sulle stive delle navi che, posizionate al di sotto, una volta caricate, partivano verso il continente.<\/p>\n<p>Sebbene la miniera fosse nota gi\u00e0 nel 1600, l\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 risale a met\u00e0 del XIX secolo, mentre \u00e8 del XX secolo la modernizzazione a impianto industriale. Tuttavia, nonostante l\u2019impiego di oltre 700 maestranze e il passaggio alla societ\u00e0 belga <em>de la Vieille Montagne<\/em>, inizi\u00f2 una fase di declino che port\u00f2 alla cessazione dell\u2019attivit\u00e0. Per chi ama i viaggi zaino in spalla, la Costa Verde ha in serbo altre sorprese: come la <strong>spiaggetta di Cala Domestica<\/strong>, un fiordo di rara bellezza che si trova a sud di Buggerru. Attraverso una galleria scavata dai minatori si accede a una piccola spiaggia denominata \u201c<strong>La Caletta<\/strong>\u201d. Qui il mare ha un colore verde smeraldo, il fondale \u00e8 riempito da una sabbia finissima e sullo sfondo troneggia una torre spagnola d\u2019avvistamento. \u00a0Caratteristiche che ne fanno un angolo di paradiso che in passato \u00e8 gi\u00e0 stato utilizzato come location per set cinematografici.<\/p>\n<p>Un\u2019altra meta da \u00a0non perdere sono le <strong>dune di Piscinas <\/strong>che ricordano le immense distese sahariane. Alte fino a sessanta metri e modellate dal maestrale, sono formate da spiagge di sabbia dorata lambite da un mare cristallino. Al <strong>lido di Scivu <\/strong>si arriva dall\u2019alto, percorrendo una pensilina di legno che poi si affaccia su una delle spiagge pi\u00f9 belle e selvagge della Sardegna. Sul bagnasciuga \u00e8 possibile noleggiare canoe, pattini e gommoni mentre sull\u2019arenile ci sono due chioschi e un servizio di affitta ombrelloni e sdraio.<\/p>\n<p>Non molto lontano si pu\u00f2 visitare l\u2019<strong>antico borgo minerario di Ingurtosu <\/strong>che addietro costituiva una delle miniere pi\u00f9 importanti della Sardegna dove si estraevano piombo, zinco e argento. \u00c8 strano ma fino agli anni \u201960 ospitava 6.000 persone; oggi \u00e8 un villaggio abbandonato. Una passeggiata ci fa scoprire il suo fascino, in particolare rimaniamo colpiti dal bel palazzo denominato il \u201c<strong>Castello<\/strong>\u201d, un tempo sede della direzione della miniera.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Montevecchio <\/strong>\u00e8 un altro sito minerario che s\u2019incontra nelle <strong>montagne dell\u2019Arburese<\/strong>, fino a cinquant\u2019anni fa costituiva una delle realt\u00e0 industriali pi\u00f9 importanti d\u2019Europa, dando lavoro a pi\u00f9 di 2.000 operai. Oggi \u00e8 una citt\u00e0 semi fantasma dove vivono 300 persone o poco pi\u00f9; propone un tuffo nel passato quando uomini e attrezzi scavavano il filone bronzo-zincifero. La storia del giacimento \u00e8 documentata nel 1628 quando Giacomo Esquirro inizi\u00f2 le attivit\u00e0 di scavo. Viceversa nel 1848 Giovanni Antonio Sanna, dopo essersi aggiudicato la nuova concessione, costru\u00ec l\u2019attuale paese. La crisi finanziaria del 1929 colp\u00ec duramente la produzione e in seguito, dopo alcuni passaggi societari, si arriv\u00f2 nel 1991 alla chiusura definitiva. Dopo anni di silenzio, l\u2019impianto \u00e8 stato riaperto al pubblico proponendo visite guidate ai complessi di archeologia industriale e alla ex palazzina della direzione, oggi trasformata a museo. Altres\u00ec offrendo la possibilit\u00e0 di ammirare le abitazioni degli ex dipendenti, l\u2019ex ospedale, gli ex alberghi, l\u2019ex complesso liberty della foresteria e infine le vecchie scuole.<\/p>\n<p>Ma per scoprire l\u2019atmosfera di queste terre non c\u2019\u00e8 cosa migliore che salire su qualche vetta, le montagne dopotutto regalano occasioni per vivere la natura e per godere di panorami inconsueti che ripagano dagli sforzi di salita. Il <strong>Monte Arcuentu <\/strong>ne \u00e8 la conferma: dalla sua vetta si gode un panorama a 360 gradi sull\u2019entroterra e sul tratto di costa. Una cima selvaggia incastonata in una lunga linea di creste vulcaniche che presentano le forme pi\u00f9 aspre e strane. Il massiccio risale all\u2019era Cenozoica ed \u00e8 formato da vere e proprie muraglie di pietra squadrata e liscia. Sull\u2019Arcuentu sopravvive un bosco primario di lecci, inoltre si trovano i resti di un antico maniero.<\/p>\n<p>Quello che segue \u00e8 il racconto della\u00a0 nostra ascensione, un viaggio poi proseguito a <strong>Carloforte<\/strong>. Pernottiamo all\u2019agriturismo \u201cLa Cresta\u201d. La nostra stanza affaccia sul verde, mentre in lontananza si vede il mare; la sera, seduti sulla terrazza, godiamo\u00a0del cielo stellato. Il luogo \u00e8 selvaggio e regna la pace pi\u00f9 assoluta. I gestori <strong>Sergio, Lucilla e il figlio Giacomo <\/strong>pensano a tutto rendendo il nostro soggiorno speciale. A colazione Giacomo ci prepara delle torte e dei biscotti e come se non bastasse ci serve la ricotta e la marmellata fatta in casa. Le cene &#8230; beh, quelle sono speciali! Tornando dalla spiaggia mangiamo a tavola con Sergio e Lucilla in un clima molto familiare. Nelle diverse serate ci vengono offerti dei piatti irripetibili, come il capretto\u00a0allo spiedo, il cinghiale e il cardo selvatico Quest\u2019ultimo una squisitezza che qui si serve come antipasto.<\/p>\n<p>Sergio \u00e8 un uomo d\u2019altri tempi che trasuda valori e tradizioni, ci mostra come mungere una pecora o come produrre la\u00a0ricotta. E mentre ci offre un buon bicchiere di mirto d\u00e0 prova della proverbiale ospitalit\u00e0 sarda, che in questa famiglia \u00e8 cosa\u00a0antica e diffusa. L\u2019indomani, su consiglio di Sergio, decidiamo di salire il Monte Arcuentu alto 785 metri. Dopo aver studiato l\u2019itinerario di salita, percorriamo la mulattiera che ci porta in direzione delle creste. Purtroppo il sentiero non \u00e8 tracciato e ogni tanto ci fermiamo per mettere qualche \u201comino\u201d di pietra affinch\u00e9 non ci siano sorprese al ritorno nel caso scendesse la nebbia.<\/p>\n<p>Dopo esserci inventati il percorso raggiungiamo l\u2019Arcuentu dove troviamo alcuni altari e un crocifisso in ricordo del frate Nazareno che nell\u2019estate del 1987 si ritir\u00f2 sulla cima per 15 giorni. Le gambe vengono messe a dura prova ma qui ci aspetta il meritato riposo all\u2019ombra di una diffusa lecceta. La stanchezza lascia posto alla bellezza, appena godiamo del panorama sulle aree minerarie e del lunghissimo tratto di costa. Narrano le leggende che la montagna, dalla cima a forma di arco, non sia altro che la testa di un guerriero proveniente dall\u2019Africa e che proprio quass\u00f9 sarebbe stato edificato un tempio in onore di Ercole, il famoso eroe greco noto per la sua forza. Nel complesso il trekking \u00e8 facile e d\u00e0 la possibilit\u00e0 di osservare cervi e rapaci.<\/p>\n<p>Per concludere il viaggio visitiamo la cittadina di Carloforte, situata sull\u2019<strong>Isola di San Pietro<\/strong>, a circa 50 km dalla Costa Verde, che assieme alla vicina <strong>Isola di Sant\u2019Antioco <\/strong>e altri isolotti fa parte dell\u2019<strong>arcipelago del Sulcis<\/strong>. Qui si parla il tabarchino, un dialetto simile al genovese, ancora parlato dall\u201987% degli abitanti. Questo patrimonio linguistico affonda le radici nel \u2019500, quando 300 famiglie pegliesi migrarono nell\u2019isola di Tabarca dell\u2019odierna Tunisia. Nel 1737 fu chiesto al re di Sardegna, Carlo Emanuele III, di farli rientrare e di destinarli ad alcune isole, tra cui quella di San Pietro, allora disabitata. Cos\u00ec, quando la raggiunsero, fondarono la citt\u00e0 di Carloforte.<\/p>\n<p>Molti studiosi si sono occupati di questa lingua, ma anche il cantautore Fabrizio De Andr\u00e8 che proprio qui compose il \u00a0\u00a0capolavoro <em>Creuza de m\u00e0<\/em>. La vacanza \u00e8 finita, inutile dire che la mente \u00e8 gi\u00e0 alla prossima isola da visitare!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sardegna<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":29850,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-29849","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",750,449,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",750,449,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",750,449,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1-300x180.webp",300,180,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",640,383,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",300,180,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",500,299,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",474,284,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",391,234,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",300,180,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",750,449,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",750,449,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",750,449,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",750,449,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1.webp",250,150,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30446-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"Sardegna","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29849","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29849"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29849\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29850"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29849"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29849"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29849"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}