{"id":29838,"date":"2019-07-15T00:00:00","date_gmt":"2019-07-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29838"},"modified":"2019-07-15T00:00:00","modified_gmt":"2019-07-14T23:00:00","slug":"benessere-e-politiche-pubbliche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/benessere-e-politiche-pubbliche\/","title":{"rendered":"Benessere e politiche pubbliche"},"content":{"rendered":"<p>Come si misura la felicit\u00e0? Cosa la promuove? Come la si agevola? Queste domande hanno impegnato generazioni\u00a0di filosofi, sociologi, economisti, scienziati della vita. Alcuni di essi sostengono che sia possibile definire e misurare la felicit\u00e0 e individuare cosa la determina. Le politiche pubbliche secondo loro oggi possono essere pi\u00f9 puntualmente orientate e focalizzate nel perseguimento di questo obiettivo.<\/p>\n<p>Ma quali sono i criteri con cui valutarne bont\u00e0 ed efficacia? Ogni buon criterio dovrebbe consentire di misurare gli effetti di diverse politiche, le une rispetto a quelle alternative. Uno di questi criteri potrebbe essere quello di <strong>mercato<\/strong>, ovvero la <strong>disponibilit\u00e0 a remunerare il servizio fruito<\/strong>. Ma molte politiche sono finalizzate alla produzione di beni pubblici, per i quali \u00e8 difficile valutare tale disponibilit\u00e0 individuale. Inoltre, su tale disponibilit\u00e0 pesano in modo determinante e sproporzionato le valutazioni di persone e famiglie benestanti rispetto a quelle di altri strati sociali, peraltro sempre pi\u00f9 articolati nella frammentazione delle societ\u00e0 contemporanee.<\/p>\n<p><strong>Il prodotto interno lordo \u00e8 un\u2019altra misura distorcente<\/strong>: esclude molti aspetti importanti della qualit\u00e0 di vita e d\u00e0 lo stesso valore a tutti i soldi, indipendentemente dal reddito del destinatario. Bisognerebbe domandarsi perch\u00e9 si utilizzano misure indirette e imperfette di contributi alla felicit\u00e0 quando si potrebbe usare misure dirette. Come hanno\u00a0sostenuto gli utilitaristi nel 19mo secolo, il pi\u00f9 influente dei quali era il filosofo <strong>Jeremy Bentham<\/strong>, e come sostengono alcuni utilitaristi moderni, secondo i quali \u00e8 possibile definire e misurare la felicit\u00e0 e individuare cosa la determina.<\/p>\n<p>Uno dei concetti fondamentali alla base degli studi di economia \u00e8 il concetto di <strong>utilit\u00e0<\/strong>, intesa come <strong>soddisfazione derivante dal consumo di un bene per soddisfare un bisogno<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019utilit\u00e0 \u00e8 quindi quella soddisfazione, quel benessere che deriva dal soddisfacimento di un bisogno attraverso il consumo di un bene o la fruizione di un servizio. Un bene o un servizio \u00e8 utile se procura \u201cfelicit\u00e0\u201d, \u201csoddisfazione\u201d.<\/p>\n<p>Secondo questo approccio il <strong>fine di una societ\u00e0 <\/strong>dovrebbe essere quello di <strong>massimizzare l\u2019utilit\u00e0 sociale<\/strong>, allo scopo di ottenere \u201cla felicit\u00e0 maggiore per il maggior numero di individui\u201d.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 evidente che l\u2019utilit\u00e0 \u00e8 soggettiva e allora qual \u00e8 il modo per misurarla direttamente? La risposta degli utilitaristi moderni \u00e8 la <em>self-reported life satisfaction<\/em>, la \u201csoddisfazione di vita auto-riferita\u201d, che si basa sulle preferenze e sui giudizi delle persone. Ma questo metodo fornisce risultati solidi sugli input rilevanti?<\/p>\n<p>Il reddito spiega una piccola parte delle variazioni di felicit\u00e0; sono le relazioni umane, in particolare quelle che implicano solidariet\u00e0, collaborazione e fiducia, che contano. La disoccupazione e la mancanza di progettualit\u00e0 e di aspettative di miglioramento sono d\u2019altro canto tra i fattori pi\u00f9 penalizzanti. Ma questi moderni utilitaristi dicono che \u00e8 il benessere mentale il fattore determinante pi\u00f9 importante della soddisfazione del vivere, del benessere.<\/p>\n<p>Il miglior predittore di felicit\u00e0 nella vita adulta \u00e8 il <strong>benessere emotivo nell\u2019infanzia e nell\u2019adolescenza<\/strong>. Questo, a sua volta, \u00e8 determinato dal contesto familiare ed educativo. Essi affermano che la valutazione della politica fondata sulla creazione di benessere diventer\u00e0 lo standard per valutare le politiche sociali. C\u2019\u00e8 da sperare che la sperimentazione di nuove politiche sociali guidate da tali principi diventi la premessa per il cambiamento nell\u2019allocazione di risorse pubbliche.<\/p>\n<p>\u00c8 lecito sollevare dubbi e perplessit\u00e0 al riguardo. Sar\u00e0 difficile collegare in modo preciso molte scelte politiche al benessere della popolazione. Tuttavia se la convergenza delle nuove tecnologie che abilitano comunicazioni <em>always on<\/em>, senza soluzione di continuit\u00e0 spazio temporale, se i <em>social networks<\/em>, la tracciabilit\u00e0 delle interazioni e il monitoraggio di comportamenti d\u2019acquisto e stili di consumo, se la profilatura degli stili sociali, dei gusti, degli interessi e delle passioni a 360 gradi a un livello di analiticit\u00e0 inimmaginabile fino a pochi anni fa, se tutto ci\u00f2 venisse utilizzato non solo per monetizzare il valore di questa messe informativa a beneficio di logiche di <em>business<\/em>, ma anche per monitorare i fattori generativi di benessere per il bene comune, il compito sarebbe meno difficile.<\/p>\n<p>Un nuovo approccio al benessere collettivo e individuale pu\u00f2 essere visto in due modi diversi. Il percorso pi\u00f9 ambizioso \u00e8 quello di riconsiderare tutte le politiche dei governi rispetto al loro contributo al benessere sociale, misurato direttamente alla fonte. Uno pi\u00f9 limitato, ma forse pi\u00f9 realistico potrebbe invece mirare a spostare le risorse, a margine, verso le aree di spesa\/investimento che hanno maggiori probabilit\u00e0 di ridurre le cause di malessere sociale, individuate sempre alla fonte, come ad esempio il disagio psicologico e mentale, e la solitudine. Ci\u00f2 che \u00e8 possibile e realistico auspicare \u00e8 che si possano <strong>identificare in modo relativamente chiaro le determinanti del malessere <\/strong>e anche identificare politiche che potrebbero alleviare il malessere in modo relativamente efficace. In altri termini <strong>concentrare\u00a0le politiche sulla rimozione delle cause del malessere e dei suoi effetti<\/strong>.<\/p>\n<p>In alcuni Paesi si sta riflettendo su come questo approccio di fondo potrebbe essere applicato alla revisione quali-quantitativa della spesa pubblica. Le priorit\u00e0 principali potrebbero consistere nell\u2019aumentare le risorse per l\u2019assistenza sanitaria fi sica e mentale, nell\u2019investire nel benessere dei bambini nelle scuole primarie e secondarie, nella creazione di nuova occupazione qualificata, nell\u2019assistenza sociale per bambini, disabili e anziani. Non \u00e8 necessario adottare politiche di pi\u00f9 ampio respiro per iniziare a perseguire questo spostamento di priorit\u00e0 verso le attenuazione dei maggiori \u201cdanni sociali\u201d fonti di malessere.<\/p>\n<p>E dovrebbe essere un obiettivo trasversale alle forze politiche, che dovrebbero concordare su questo come l\u2019obiettivo minimo per la politica in una societ\u00e0 civile e in uno Stato garante della riservatezza delle informazioni sensibili e del loro utilizzo per il bene comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Economia e felicit\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-29838","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":null,"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Economia e felicit\u00e0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29838","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29838"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29838\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29838"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29838"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}