{"id":29834,"date":"2019-07-15T00:00:00","date_gmt":"2019-07-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29834"},"modified":"2019-07-15T00:00:00","modified_gmt":"2019-07-14T23:00:00","slug":"dopo-le-preghiere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/dopo-le-preghiere\/","title":{"rendered":"Dopo le preghiere"},"content":{"rendered":"<p>La pacatezza dell\u2019uomo maturo, la competenza espressiva del ricercatore colorate dall\u2019entusiasmo di un giovane amante dei\u00a0viaggi e curioso di scoprire i fatti e le loro cause, senza temerne la complessit\u00e0. Il friulano <strong>Simone Mestroni<\/strong>, classe 1981, \u00e8 autore di un importante lavoro sul separatismo in Kashmir, al confine fra India e Pakistan, raccontato attraverso il documentario <em>After prayers <\/em>(<em>Dopo le preghiere<\/em>) e il saggio <em>Linee di controllo<\/em>, edito da Meltemi nel 2018, lavoro pubblicato per il dottorato in Antropologia all\u2019Universit\u00e0 di Messina. In questi mesi Mestroni \u00e8 rientrato a Udine. \u00abSto trascorrendo l\u2019estate \u2013 racconta \u2013 in Friuli Venezia Giulia e in giro per l\u2019Europa, impegnato nella presentazione del mio documentario e nella partecipazione a festival di settore. Un\u2019esperienza, quella delle rassegne di film documentari, che mi sta dando soddisfazioni e\u00a0premi (fra i riconoscimenti pi\u00f9 recenti il primo premio al <em>Monselice Etnofilmfest <\/em>e quello al <em>Festival del documentario\u00a0di Vienna<\/em>, ndr)\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Questo \u00e8 un momento particolarmente positivo per la produzione di documentari?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, \u00e8 un periodo di fermento anche se \u00e8 sempre molto difficile reperire finanziamenti in quanto c\u2019\u00e8 molta competizione. Me ne sto rendendo conto in questi giorni in cui sto cercando di reperire fondi per realizzare un documentario che racconti la storia di Sergio Cechet, capitano in ruolo d\u2019Onore dell\u2019Aeronautica che nel 1982, a causa dello scoppio di una bomba durante la sua attivit\u00e0 militare, ha perso la vista. Un evento drammatico, superato impegnandosi nello sport, nell\u2019arte e in molte altre attivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Torniamo ad <\/strong><strong><em>After prayers<\/em><\/strong><strong>: quali sono le motivazioni principali di apprezzamento del film da parte delle giurie nazionali e internazionali? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDirei che viene evidenziato e apprezzato tutto il lavoro etnografico che sta dietro la costruzione della storia. Viene dunque compreso come il lavoro non sia stato fatto mordi e fuggi, ma attraverso una lunga e attenta permanenza sul campo, per arrivare a una conoscenza del background geopolitico e storico del territorio del Kashmir, dove da oltre 70 anni \u00e8 in atto una \u00a0guerra. In occasione di una presentazione a Gemona una spettatrice ha fatto un\u2019osservazione informale ma molto interessante\u00a0descrivendolo tattile: sensoriale e al contempo cerebrale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una definizione che condivide?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDirei che spiega bene le caratteristiche del mio lavoro, ma \u00e8 anche una definizione propria della ricerca etnografica. Questo mi ha molto gratificato in quanto evidentemente si riesce ad apprezzare la parte esperienziale assieme alla componente analitica e intellettuale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come si sviluppa la storia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAttraverso le narrazioni di gente del luogo che ho incontrato e conosciuto. Da parte mia non c\u2019\u00e8 una sovrapposizione esplicita con una voce fuori campo: in questo senso mi esprimo di pi\u00f9 nella fase del montaggio\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>In che lingua \u00e8 stato girato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abParte in kashmiri e parte in inglese, a seconda della possibilit\u00e0 dei protagonisti di esprimersi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come mai ha scelto lo studio di etnografia e antropologia quali strumenti per guardare al mondo e farne\u00a0un linguaggio espressivo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer una serie di coincidenze inconsapevoli manifestatesi alla scelta dell\u2019universit\u00e0, lasciandomi guidare dalla fascinazione, in base alla preponderanza di materie umanistiche nel corso di studi. Con il termine antropologia si intende la materia in senso pi\u00f9 teorico, mentre l\u2019etnografia in genere riguarda la ricerca sul campo. Ma buona parte delle mie competenze le ho apprese facendo osservazione partecipante all\u2019interno della societ\u00e0 kashmiri, con una particolare attenzione alla questione dei confini, prendendo in considerazione e studiando le dimensioni identitarie, religiose e sociali del conflitto fra India e Pakistan\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un conflitto che ha origini lontane.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUna guerra che si trascina dal 1947, con un aggravarsi della violenza dopo l\u2019insurrezione armata del 1989. Ho analizzato e dato voce a come tutto questo si riverberi all\u2019interno della vita emozionale, del mondo vissuto dalle popolazioni che sperimentano la violenza quotidiana, pervasiva nella situazione sociale condivisa. Generazioni che non conoscono la pace ma solo un perpetuarsi della violenza. Una situazione strutturale, in cui la politica di occupazione indiana viene vissuta sul territorio come forza di occupazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Su tutto questo ha scritto anche un volume, dal titolo <em>Linee di controllo: genealogie pratiche e immagini nel separatismo\u00a0kashmiri<\/em><strong>, <\/strong>che ha presentato in Friuli Venezia Giulia e in Italia e che \u00e8 testo adottato nelle universit\u00e0\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel volume l\u2019analisi etnografica riprende il conflitto da diversi punti di vista. Il focus \u00e8 la <em>kanijang <\/em>(le sassaiole), scontri quasi rituali che avvengono il venerd\u00ec dopo le preghiere fra i giovani kashmiri e i militari indiani. Un modo con il quale gli adolescenti rievocano la spartizione tra India e Pakistan, quindi l\u2019origine della disputa del Kashmir. Una memoria performata che, quando la situazione politica \u00e8 pi\u00f9 grave, diventa dura e violenta, tanto da essere anche una macchina di martirio. Si crea allora una scissione fra chi considera martiri le vittime dell\u2019esercito indiano e chi li considera agenti del Pakistan o terroristi.\u00a0Solo saltuariamente la presenza dei media fa rimbalzare in occidente le notizie della questione separatista che caratterizza queste terre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 ha scelto il Kashmir per il suo lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUna coincidenza anche questa. Andai in India per la prima volta a 25 anni, nel 2006. Era il periodo dei monsoni e per evitare la piogge mi diressi verso il Tibet indiano e poi verso il Kashmir, prendendomi la responsabilit\u00e0 di andare in luoghi considerati pericolosi. Lo trovai molto lirico dal punto di vista paesaggistico, ma soprattutto incontrai persone desiderose di raccontare le loro vicende legate al conflitto. Mi chiedevano di raccontare quello che avevo ascoltato al di fuori la vallata. Restai per 15 giorni, ma decisi di tornare per la laurea specialistica, conseguita nel 2009. Mi recai allora nella citt\u00e0 vecchia di Srinagar, la capitale estiva dello stato, dove trovai lavoro come apprendista in una bottega d\u2019intaglio. Questo mi ha permesso di imparare la lingua e di osservare il tutto da un punto di vista diretto e privilegiato, raccogliendo il materiale per il dottorato, ma anche per il libro e per il documentario\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il libro \u00e8 corredato da fotografie da lei scattate. Quella di chiusura del testo \u00e8 molto particolare. <\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 la foto di Oyoub, il protagonista del documentario e voce importante del libro. Si tratta di uno dei primi guerriglieri che negli anni \u201980 ha dato principio\u00a0 all\u2019insurrezione contro l\u2019India. Una storia e una personalit\u00e0 contorte. Negli anni \u201990 ha perso la vista mentre preparava un ordigno. \u00c8 stato lui in pratica la mia chiave d\u2019accesso alla complessit\u00e0 del Kashmir, della quale\u00a0conosce tutti i retroscena. Era votato al martirio ma solo il caso lo ha fatto sopravvivere, al contrario dei suoi compagni di lotta, tutti caduti in combattimento molto giovani. Lo considero un amico e quando sono in Italia di fatto sento la sua mancanza. Un rapporto che \u00e8 decisamente proseguito oltre la ricerca\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua famiglia \u00e8 venuta in Kashmir?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSia mio padre Armando che mi madre Antonietta hanno voluto vedere i luoghi dove ho vissuto e lavorato. Sono entrambi viaggiatori ma devo dire che mia madre \u00e8 \u201cla viaggiatrice doc\u201d. Da lei ho preso il gusto e la curiosit\u00e0 di andare a vedere e conoscere luoghi fuori dal turismo di massa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanto tempo ha vissuto sul confine?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono stati vari soggiorni ma direi complessivamente 4 anni, spezzettati, durante i quali ho viaggiato anche nel resto dell\u2019India\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando torner\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPresumibilmente in novembre, ma al momento sono molto impegnato nei festival internazionali e nel lavorare a questa storia di Cechet che ha punti di interesse con Oyoub. Due vite cambiate dalla cecit\u00e0 ma proseguite poi in modo intenso, facendo di uno svantaggio una forza, nel tentativo di superare i limiti attraverso gli ideali e la voglia di vivere appieno. Una vocazione condivisa da questi due uomini cos\u00ec lontani e cos\u00ec simili\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Simone Mestroni<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":29835,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-29834","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",750,501,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",750,501,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",750,501,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",640,428,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",500,334,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",474,317,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",389,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",750,501,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",750,501,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",750,501,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",750,501,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30407-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Simone Mestroni","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29834","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29834"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29834\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29835"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29834"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29834"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29834"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}