{"id":29708,"date":"2019-06-26T00:00:00","date_gmt":"2019-06-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29708"},"modified":"2019-06-26T00:00:00","modified_gmt":"2019-06-25T23:00:00","slug":"aquileia-in-mostra-a-mosca-grazie-a-elio-ciol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/aquileia-in-mostra-a-mosca-grazie-a-elio-ciol\/","title":{"rendered":"Aquileia in mostra a Mosca grazie a Elio Ciol"},"content":{"rendered":"<p>Gioved\u00ec 27 giugno alle ore 19 inaugura al Multimedia Art Museum di Mosca la mostra fotografica\u00a0del maestro Elio Ciol \u201cDal Neorealismo ad Aquileia\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>La retrospettiva del maestro, uno dei massimi esponenti della fotografia italiana, \u00e8 organizzata dall\u2019Istituto Italiano di Cultura di Mosca, dal Multimedia Art Museum di Mosca in collaborazione con la Fondazione Aquileia. Alla mostra saranno esposti 161 lavori realizzati dal fotografo friulano nel periodo dal 1950 al 1990 nell\u2019ambito dell\u2019XI Biennale Internazionale \u201cModa e Stile nella Fotografia\u201d. La mostra sar\u00e0 aperta al pubblico fino al 26 luglio.<\/p>\n<p>Nell&#39;occasione sar\u00e0 presentata la \u00a0serie che il maestro ha dedicato al sito archeologico di Aquileia, l\u2019antica citt\u00e0 che celebra quest\u2019anno i 2200 anni dalla fondazione, sito \u00a0patrimonio dell\u2019UNESCO dal 1998: saranno esposte le fotografie in bianco e nero degli affreschi e i mosaici della Basilica di Aquileia, dedicata alla Vergine e ai santi Ermacora e Fortunato, al Foro Romano, al porto fluviale e al campanile della basilica stessa.\u00a0<\/p>\n<p>La direttrice del MAMM, <strong>Olga Sviblova<\/strong>, \u00e8 \u00a0personalmente interessata all\u2019opera del fotografo friulano, che doner\u00e0 alcune delle sue opere alla collezione permanente del MAMM.\u00a0Opere dell\u2019artista sono\u00a0\u00a0gi\u00e0 presenti nelle collezioni di grandi musei russi come il <em>Puskin<\/em> di Mosca o il <em>Rosphoto<\/em> di San Pietroburgo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00abL\u2019iniziativa \u2013 spiega <strong>Antonio Zanardi Landi<\/strong>, presidente della Fondazione Aquileia \u2013rientra nell\u2019azione di diffusione della conoscenza di Aquileia all\u2019estero che la Fondazione Aquileia sta promuovendo con particolare attenzione al mondo russo e al mondo tedesco dove, in particolare, sta operando in sinergia con il Comune di Grado e\u00a0 PromoTurismoFVG. Il sito della Fondazione Aquileia, recentemente rinnovato anche in quest\u2019ottica \u00e8 disponibile anche in russo e tedesco, oltre che in italiano, inglese e francese, per facilitarne la fruizione in nuovi bacini di visitatori\u00bb.<\/p>\n<p>Elio Ciol \u00e8 nato nel 1929 in Friuli a Casarsa della Delizia, dove vive e lavora. Inizia giovanissimo a lavorare nel laboratorio fotografico del padre dove acquisisce esperienza tecnica. All\u2019et\u00e0 di 15 anni Ciol lascia la scuola e si dedica, come autodidatta, alla fotografia, attivit\u00e0 che lo impegna appieno tuttora.<\/p>\n<p>Nel 1948 Elio Ciol vince il primo premio in un concorso fotografico di Udine. Dal 1955 al 1960 \u00e8 attivo nel circolo fotografico \u201cLa Gondola\u201d di Venezia. Molti i premi e i riconoscimenti ricevuti nella sua lunga attivit\u00e0.\u00a0Nel dicembre 2001 il New York Times gli ha dedicato uno spazio nella sezione <em>Arts and Leisure<\/em>. Collabora con importanti case editrici. Ha contribuito alla realizzazione di oltre duecento volumi. Da sessant&#39;anni Elio Ciol scrive con la luce, tracciando un lungo e affascinante itinerario fotografico. \u00c8 autore di numerosi libri fotografici che sono stati tradotti in pi\u00f9 lingue.<\/p>\n<p>Gli esordi della sua carriera creativa coincidono con la fioritura in Italia del Neorealismo, movimento che si svilupp\u00f2 intorno a un circolo di critici cinematografici che ruotavano attorno alla rivista \u201cCinema\u201d, fra cui Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Giuseppe De Santis. Lungi dal trattare temi politici, i critici attaccavano i film ascrivibili al genere dei telefoni bianchi, che al tempo dominavano l&#39;industria cinematografica italiana. I nuovi autori erano attratti dal racconto di situazioni aderenti alla nuova realt\u00e0 italiana del dopoguerra.<\/p>\n<p>Come nelle pellicole dei maestri nel Neorealismo, i primi lavori di Elio Ciol, realizzati tra il 1950 e il 1960, rappresentano una serie di ritratti e situazioni che cercano il pi\u00f9 possibile di raffigurare la vita di tutti i giorni e i volti delle persone comuni.<\/p>\n<p>Un posto speciale in questa mostra \u00e8 occupato dalla serie delle fotografie di scena da lui scattate durante le riprese del film \u201cGli ultimi\u201d, del 1963, affresco della vita dei contadini del Friuli negli anni 1930. Questa possente opera cinematografica, ideata dal filosofo, poeta e uomo di chiesa Padre David Maria Turoldo, e diretta da Vito Pandolfi, \u00e8 un inno all\u2019umanit\u00e0 ed alla dignit\u00e0. Pasolini ne parl\u00f2 in termini di \u201cassoluta severit\u00e0 estetica\u201d, Ungaretti di \u201cschietta e alta poesia\u201d e Zavattini, pur non condividendo il finale, ne ammira \u201cla scarna verit\u00e0 delle immagini\u201d.\u00a0\u00a0 Primo esempio di cinema professionale in Friuli, il film non ha fortuna. Turoldo deve lottare contro i pregiudizi: la scarna realt\u00e0 rappresentata suscita in chi \u00e8 gi\u00e0 proiettato in una fuga ottimistica e consumistica da miracolo economico un profondo disagio ed un senso di rifiuto verso qualcosa che appare vecchio e superato.<\/p>\n<p>Gli scatti di Elio Ciol non solo fanno rinascere l\u2019interesse per questo capolavoro del cinema neorealista, ingiustamente dimenticato negli anni Sessanta e ritornato alla luce nel 2002, ma uniscono in un unico spazio artistico la storia antica e contemporanea del Friuli.<\/p>\n<p>Elio Ciol \u00e8 un poeta che canta la bellezza dell\u2019Italia. I paesaggi grafici in bianco e nero, scattati\u00a0 dall\u2019alto, sono diventati il suo biglietto da visita.\u00a0 Nel 1997 \u00e8 stato insignito di un premio del\u00a0 World Press Photo. Nell\u2019ambito della mostra moscovita sono esposte fotografie di Assisi, Venezia, Roma, Amalfi e di altre localit\u00e0 italiane. Nei suoi lavori \u00e8 evidente la straordinaria capacit\u00e0 di lavorare con la luce e la padronanza nell\u2019uso della tecnica fotografica, tanto da sembrare delle incisioni realizzate a mano o a delle litografie. In taluni casi, laddove lo ritiene necessario, Ciol interviene sulla fotografia avvalendosi di tecniche manuali, allo scopo esclusivo di sottolineare dei dettagli e incarnare l\u2019idea primigenia.<\/p>\n<p>Tra le attivit\u00e0 di Ciol un posto centrale \u00e0 occupato dalla creazione di un archivio fotografico di opere d\u2019arte italiana.\u00a0Le fotografie di Elio Ciol si trovano nella collezione del Metropolitan di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra, del Museo internazionale della fotografia di Rodchester, dell\u2019Arts Institute di Chicago.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Multimedia Art Museum<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":29709,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-29708","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",750,564,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",750,564,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",750,564,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1-300x226.webp",300,226,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",640,481,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",300,226,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",500,376,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",431,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",346,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",300,226,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",750,564,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",750,564,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",750,564,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",750,564,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1.webp",250,188,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/30150-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Al Multimedia Art Museum","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29708","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29708"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29708\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29709"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29708"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29708"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29708"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}