{"id":29299,"date":"2019-04-15T00:00:00","date_gmt":"2019-04-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29299"},"modified":"2019-04-15T00:00:00","modified_gmt":"2019-04-14T23:00:00","slug":"archeologi-delluniversita-di-udine-sulle-tracce-di-alessandro-magno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/archeologi-delluniversita-di-udine-sulle-tracce-di-alessandro-magno\/","title":{"rendered":"Archeologi dell\u2019Universit\u00e0 di Udine  sulle tracce di Alessandro Magno"},"content":{"rendered":"<p>Nuove importanti scoperte nel Kurdistan Iracheno, luogo cruciale per la storia nel nord dell\u2019antica Mesopotamia, per decenni inesplorato a causa della complessa situazione politica, dove la missione archeologica dell\u2019Universit\u00e0 di Udine, guidata dal professore <strong>Daniele Morandi Bonacossi<\/strong>, \u00e8 presente dal 2012 con il progetto \u201cLand of Nineveh\u201d.<\/p>\n<p>Presentati oggi a Roma, in una conferenza stampa cui sono intervenuti<strong> Andrea Zannini, <\/strong>direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell\u2019Universit\u00e0 di Udine, <strong>Ettore Janulardo<\/strong>, Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale,<strong> Ahmad A.H. Bamarni <\/strong>Ambasciatore della Repubblica dell\u2019Iraq in Italia<strong>, Alessia Rosolen <\/strong>Assessore Istruzione, Ricerca, Universit\u00e0 del \u00a0Friuli Venezia Giulia, e lo stesso Daniele Morandi Bonacossi, i risultati dell\u2019ultima missione archeologica.<\/p>\n<p>La spedizione, sostenuta da Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Ministero dell\u2019Istruzione, Universit\u00e0 e Ricerca, Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli ha portato gli archeologi a una scoperta straordinaria: l\u2019identificazione del sito di Gaugamela con l\u2019attuale Gomel.<\/p>\n<p><strong>Le fonti non concordano sul luogo della battaglia,<\/strong> ma, grazie a un mix di storia antica e nuove tecnologie, filologia e GIS, remote sensing e lavoro sul <strong>campo, il team diretto dal prof. Morandi Bonacossi ha raccolto evidenze scientifiche sufficienti per individuare il luogo <\/strong>in cui il condottiero macedone trionfa sull\u2019armata persiana.<\/p>\n<p>L\u2019assessore <strong>Rosolen<\/strong> ha sottolineato \u00abl\u2019orgoglio di rappresentare le eccellenze di un sistema su cui il Friuli Venezia Giulia investe molto e il valore delle spedizioni archeologiche come strumenti fortissimi di cooperazione internazionale e diplomazia culturale. Ha ribadito inoltre la volont\u00e0 di continuare a sostenere l\u2019impegno dell\u2019Universit\u00e0 in questo senso\u00bb.<\/p>\n<p>La spedizione archeologica dell\u2019Universit\u00e0 di Udine, che coinvolge ogni anno circa 25 specialisti (archeologi, topografi, restauratori, archeobotanici, palinologi, esperti GIS) e diversi studenti, indaga la trasformazione del territorio dal Paleolitico al periodo islamico (da un milione di anni fa ad oggi) grazie ad una concessione di ricerca che copre <strong>un\u2019area di 3.000 kmq<\/strong>, una delle pi\u00f9 ampie mai rilasciate in Iraq, che ha consentito al team di scoprire e mappare <strong>1.100 siti archeologici<\/strong>.<\/p>\n<p>Grazie alle riprese con droni, a ortofoto, allo studio della ceramica e agli scavi stratigrafici, \u00e8 stata ricostruita la storia dell\u2019insediamento e della demografia della regione, che risulta essere una delle zone della Mesopotamia con la pi\u00f9 alta densit\u00e0 di siti archeologici (0,7 per chilometro quadrato)<strong>.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il <strong>lavoro di mappatura si rivela uno strumento importante non solo per la ricerca, ma anche per la tutela dei siti: l\u2019inventario aggiornato dei siti scoperti viene <\/strong>messo a disposizione delle autorit\u00e0 locali, che sono cos\u00ec in grado di <strong>geolocalizzare tutti i siti indagati<\/strong> e proteggerli dai potenziali danni derivanti dall\u2019agricoltura, dallo sviluppo urbano o da vandalismi.<\/p>\n<p><strong>Ma le ricerche degli archeologi dell\u2019Universit\u00e0 di Udine si sono spinte fino ad arrivare sulle orme di Alessandro Magno<\/strong> e di un evento che segn\u00f2 la storia e i rapporti tra le civilt\u00e0 d\u2019oriente e d\u2019occidente: nel 331 a.C., sul campo di battaglia di Gaugamela, le truppe guidate da Alessandro Magno sconfiggono l\u2019esercito del re dei re persiano Dario III, uno dei momenti cruciali in cui un mondo finisce e inizia una nuova era, l\u2019Ellenismo. L\u2019impero di Alessandro Magno si forma e si espande in una regione enorme (che va dalla Macedonia all\u2019Asia centrale e fino alla valle dell\u2019Indo nell\u2019odierno Pakistan), in cui si realizza uno straordinario, fecondissimo momento di incontro culturale tra Oriente e Occidente.<\/p>\n<p>E il team del prof. Morandi ha ricevuto l\u2019apprezzamento\u00a0 dell\u2019ambasciatore della Repubblica dell\u2019Iraq Ahmed Bamarni: \u00abLa squadra del prof. Daniele Morandi Bonacossi \u2013 ha commentato \u2013 sta svolgendo un considerevole lavoro nella Regione del Kurdistan, e apprezziamo il loro impegno nel recupero del patrimonio culturale iracheno, come la recente identificazione del sito originale della Battaglia di Gaugamela, che vide la vittoria di Alessandro Magno sull\u2019esercito persiano di Dario, evento che rappresenta uno dei momenti storici pi\u00f9 significativi della storia regionale e mondiale.<\/p>\n<p>\u00abLa prova regina \u00e8 lo <strong>studio filologico del toponimo del sito che scaviamo \u2013 spiega Morandi Bonacossi \u2013<\/strong> oggi <em>Gomel<\/em>, derivante per corruzione dal nome di epoca medievale (IX sec. d.C.) <em>Gogemal<\/em>, che a sua volta \u00e8 una storpiatura del nome greco di <em>Gaugamela<\/em>. La dizione greca deriva dal nome del sito di epoca assira <em>Gammagara\/Gamgamara<\/em>, che troviamo in un\u2019iscrizione cuneiforme celebrativa dell\u2019epoca del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.). A ulteriore conferma, le nostre ricerche archeologiche hanno dimostrato che <strong>il sito di Gomel che stiamo scavando era solo un piccolissimo villaggio rurale poco prima dell\u2019arrivo di Alessandro in Oriente, ma fu rifondato proprio alla fine del IV secolo<\/strong>, contemporaneamente alla battaglia e da quel momento si svilupp\u00f2 come un sito esteso e importante. Infine, nelle vallate montuose circostanti, troviamo una <strong>serie di monumenti rupestri con rilievi che potrebbero essere riconducibili alla presenza di Alessandro Magno<\/strong>. Due di questi potrebbero rappresentare proprio il condottiero a cavallo ed essere considerati monumenti celebrativi della vittoria di Gaugamela.\u00a0 Un rilievo si trova in una valletta della montagna che domina il sito di Gomel, forse la montagna che, secondo le fonti, dopo la battaglia fu ribattezzata Monte Nikatorion, \u201cil monte della vittoria\u201d, mentre il secondo rilievo \u00e8 ubicato a 20 chilometri di distanza dalla piana che abbiamo individuato come il campo di battaglia, in un sito dove gi\u00e0 i re assiri avevano scolpito i loro volti\u00bb.<\/p>\n<p>Oltre a scavi stratigrafici, sono state utilizzate <strong>tecnologie all\u2019avanguardia e fotografie scattate durante operazioni militari e recentemente declassificate dal governo americano<\/strong>: si tratta di immagini aeree e satellitari riprese all\u2019interno di programmi di spionaggio negli anni 60\/70, immagini Corona, Hexagon o immagini scattate da aerei spia U-2, che si rivelano di straordinaria utilit\u00e0 perch\u00e9 fotografano il territorio prima dell\u2019era dei grandi cambiamenti e prima che i moderni mezzi di coltivazione con arature profonde e l\u2019espansione urbana di Mosul e Duhok compromettessero i resti archeologici dispersi. Fondamentali per la ricerca anche le nuove strumentazioni, dai droni ad ala fissa ai quadricotteri, che consentono di realizzare modelli tridimensionali e ortofotopiani del territorio e dei siti archeologici a risoluzione altissima.<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 importante oltre che per la valenza scientifica, anche per la <strong>cooperazione internazionale che porta avanti<\/strong>: il Kurdistan, infatti, \u00e8 una regione dell\u2019Iraq confederato che, negli ultimi 40 anni, \u00e8 stata destabilizzata dalla guerra. Le missioni archeologiche che vi operano sentono come dovere morale contribuire al <strong>capacity building<\/strong> della regione, cio\u00e8 alla formazione del personale locale nel campo della ricerca archeologica, della tutela, del restauro, della conservazione e della valorizzazione. Per questa ragione, grazie all\u2019appoggio del Ministero Affari Esteri e cooperazione internazionale e dell\u2019Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la missione dell\u2019Universit\u00e0 di Udine ha lanciato un <strong>programma di formazione del personale<\/strong> della Direzione delle Antichit\u00e0 del Kurdistan nelle tecniche di scavo, restauro, disegno dei materiali, antropologia e geoarcheologia, elaborando anche manuali didattici in curdo, e ha <strong>donato un<\/strong> <strong>laboratorio di restauro archeologico<\/strong> al <strong>Museo Nazionale di Duhok<\/strong> , che, attualmente, \u00e8 l\u2019unico museo del Kurdistan a disporre di un laboratorio con due giovani formate per condurre le operazioni basilari di restauro.<\/p>\n<p>Sempre nell\u2019ottica della cooperazione, si inserisce il cruciale lavoro della missione per la tutela e la <strong>valorizzazione del monumentale sistema d\u2019irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib nel 700 a.C. per portare l\u2019acqua a Ninive<\/strong> e irrigare la pianura circostante: una rete di canali lunga 250 chilometri dotata di acquedotti (i primi acquedotti in pietra della storia), dighe, sbarramenti, argini, e una serie di monumentali rilievi rupestri fatti scolpire dal sovrano sulle montagne nel punto in cui veniva deviato il corso naturale dell\u2019acqua. Un patrimonio culturale straordinario, unico, esposto agli agenti atmosferici, al vandalismo e distruzioni di ogni tipo, che la missione sta proteggendo anche attraverso l\u2019elaborazione, ad opera dell\u2019Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR, di un progetto di parco archeologico e la preparazione di un <strong>dossier per il suo inserimento nella tentative list dell\u2019UNESCO<\/strong> al fine di portarlo all\u2019attenzione internazionale.<\/p>\n<p><strong>\u00abRicerca, tutela, valorizzazione, formazione, restauri e cooperazione internazionale <\/strong>al centro di un progetto, dove <strong>l\u2019archeologia diventa anche strumento di diplomazia culturale<\/strong> \u2013 come ha sottolineato Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio culturale \u2013\u00a0 e con cui l&#39;Universit\u00e0 degli studi di Udine si conferma un Ateneo di assoluto rilievo internazionale per quanto riguarda l&#39;archeologia del Vicino Oriente antico e il Dipartimento di Studi umanistici un dipartimento di eccellenza Ricerca sul campo, valorizzazione e protezione del patrimonio culturale costituiscono obiettivi inscindibili anche per ricostruire il tessuto sociale e civile di questi Paesi martoriati dalle guerre\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLa Fondazione Friuli \u2013 commenta il presidente <strong>Giuseppe Morandini<\/strong>, che non ha potuto essere presente alla conferenza \u2013 ha sostenuto fin dall\u2019inizio la missione archeologica nel Kurdistan iracheno, che, anno dopo anno, ha rafforzato la solida partnership che lega il nostro Ente all\u2019Universit\u00e0 di Udine. Sono veramente entusiasta delle ultime importantissime scoperte portate alla luce dal team interdisciplinare impiegato nel progetto, che collocano l\u2019Ateneo friulano tra le eccellenze archeologiche e non solo nella scena internazionale\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una missione che diventa diplomazia culturale<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":29300,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-29299","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29274-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Una missione che diventa diplomazia culturale","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29299","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29299"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29299\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29300"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29299"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29299"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29299"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}