{"id":29227,"date":"2019-04-05T00:00:00","date_gmt":"2019-04-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29227"},"modified":"2019-04-05T00:00:00","modified_gmt":"2019-04-04T23:00:00","slug":"larte-italiana-da-trieste-allarmenia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/larte-italiana-da-trieste-allarmenia\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte italiana da Trieste all&#8217;Armenia"},"content":{"rendered":"<p>Inaugurata presso la Galleria nazionale di Yerevan, in Armenia, la rassegna espositiva <strong>&#8220;La Forma del Colore: dal Rinascimento al Rococ\u00f2. Tre secoli di grande arte italiana dalla Galleria nazionale d\u2019arte antica di Trieste&#8221;<\/strong>. L&#39;esposizione, che comprende una serie di capolavori provenienti dalla collezione della <strong>Galleria d&#39;Arte Antica di Trieste<\/strong>, \u00e8 curata da\u00a0<strong>Luca Caburlotto, Rossella Fabiani, Dominique Lora<\/strong> e\u00a0rester\u00e0\u00a0aperta fino all&#39;<strong> 11 giugno 2019.<\/strong><\/p>\n<p>Il nucleo principale della collezione della Galleria Nazionale d&#39;Arte Antica di Trieste \u00e8 costituito dalla <strong>Collezione Mentasti<\/strong>, acquistata dallo Stato italiano tra il 1955 e il 1957 e comprendente dipinti inediti che attraversano <strong>tre secoli di pittura sacra, dalla Controriforma al Rococ\u00f2, suddivisi in altrettanti momenti espositivi. <\/strong>Ad un primo momento \u2013 come scrive in catalogo la curatrice <strong>Dominique Lora<\/strong> \u2013 appartiene <strong>\u201clo<\/strong> <strong>spettacolo della fede\u201d<\/strong>, ovvero dell\u2019arte controriformistica centrata sul potere educativo e ispiratore delle arti visive al quale rimandava la Chiesa incoraggiando la produzione di immagini iconografiche drammatiche e suggestive per impressionare l\u2019osservatore.<\/p>\n<p>Superando il valico iconografico tra Riforma e Controriforma, molti artisti riuscirono \u2013 grazie al loro genio \u2013 a sviluppare nuovi linguaggi, eludendo gli artigli dell&#39;Inquisizione e generando nuove forme di espressione spirituale. In tale contesto, <em>il Cristo morto sorretto dall\u2019Angelo<\/em> eseguito da <strong>Domenico Robusti, figlio di Jacopo<\/strong> Tintoretto nel 1595 ca., \u00e8 una composizione nodale e di grande sensibilit\u00e0 cromatica, dalla quale emerge il corpo bianco e luminoso del Cristo morto abbandonato tra le braccia dell\u2019angelo. Un\u2019immagine che incarna un vero e proprio trait d\u2019union tra lo spirito rinascimentale del <em>Cristo in Piet\u00e0 sorretto dall\u2019angelo<\/em> di Antonello da Messina del 1476-78 (Museo del Prado) e la formidabile e struggente immagine del <strong><em>Cristo deposto<\/em> di Bernini<\/strong> \u2013 qui esposto &#8211; probabilmente realizzato tra il 1660 e il 1670, in cui il grande regista del Barocco romano cattura e coinvolge completamente lo spettatore in un primo piano privo di sfondo e di ornamenti, saturo di intensa e dolorosa umanit\u00e0. Diversamente innovativa \u00e8 invece <em>La visione di san Gerolamo<\/em> della bottega del Guercino che introduce una nuova pittura realista e coinvolgente, realizzata per mezzo di effetti chiaroscurali e giochi luministici inediti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il secondo momento espositivo \u00e8 centrato sul <strong>Barocco<\/strong> e <strong>\u201cl\u2019iconografia della luce\u201d<\/strong>. Se la Controriforma aveva tentato di imporre norme estetiche e culturali per controllare la produzione artistica, l\u2019impulso sperimentale e inarrestabile di grandi maestri come Annibale Carracci, Caravaggio, Pieter Paul Rubens e Anthony Van Dyck avevano invece gettato le fondamenta per la creazione di un nuovo linguaggio, che, oscillando tra realismo e classicismo, diede origine ad un movimento artistico e culturale rivoluzionario. Vero e proprio dialogo tra reale e sovrannaturale, tra superfluo e necessario, il Barocco si svilupp\u00f2 dapprima a Roma, orchestrato da Giovan Lorenzo Bernini e potenziato, tra gli altri, da Pietro da Cortona, Andrea Pozzo, Baciccio e Andrea Sacchi. Incarnando l\u2019apparato comunicativo, morale e spirituale della Chiesa cattolica, questo movimento proteiforme si diffuse attraverso la penisola italiana influenzando il fare artistico di pittori eclettici e poliedrici quali Domenico Fetti (<em>San Francesco in meditazione)<\/em>, Vincenzo Spisanelli (<em>La chiamata di sant\u2019Andrea)<\/em>, Simone Brentana (<em>Giuditta e Oloferne<\/em>) o Francesco Maffei (<em>La liberazione dell\u2019ossessa<\/em>), oltrepassando infine i confini italiani, da Parigi a Vienna, da Praga a San Pietroburgo, fino a raggiungere il continente Sud Americano.<\/p>\n<p>Al terzo e ultimo nucleo del percorso espositivo appartiene il <strong>\u201cRococ\u00f2: tra ragione e sentimento\u201d<\/strong>. A cavallo tra XVI e XVII secolo, la sperimentazione artistica si concentra su dicotomie quali ragione e sentimento, oggettivo e soggettivo, regola e libert\u00e0. L&#39;artista afferma l&#39;indipendenza dell&#39;arte e sostiene la propria libert\u00e0 creativa. Tra i grandi interpreti del movimento Rococ\u00f2 vi sono: Nicola Grassi (<em>Maddalena e Annunciazione<\/em>), Domenico Zorzi (<em>La Vergine appare a San Gaetano<\/em>), Francesco Fontebasso (<em>La Vergine appare a san Gerolamo<\/em>), Francesco Cappella detto Daggi\u00f9 (<em>Madonna con bambino<\/em>) e &#8211; a rappresentanza della scuola romana &#8211; Pompeo Batoni (<em>La Vergine con il bambino e san Giovanni Nepomuceno<\/em>). Particolarmente emblematica di questo periodo \u00e8 l\u2019opera di Carlo Innocenzo Carloni (Scaria d\u2019Intelvi 1686\/87 -1775) raffigurante <em>La Gloria di San Filippo Neri.<\/em> La composizione \u00e8 un bozzetto preparatorio (forse in vista degli affreschi per la chiesa di san Filippo di Lodi) e incarna pienamente lo spirito Rococ\u00f2 nella sua ampia e aerea composizione, arricchita dall\u2019uso di colori preziosi e brillanti e in cui una moltitudine di personaggi si muovono attraverso arditi scorci prospettici. La maniera del Carloni sconfina nel \u201cRococ\u00f2 internazionale\u201d, il gusto di cui Giovanni Battista Tiepolo fu l\u2019indiscusso protagonista.<\/p>\n<p>La mostra \u201c<strong>La Forma del Colore: dal Rinascimento al Rococ\u00f2. Tre secoli di grande arte italiana dalla Galleria nazionale d\u2019arte antica di Trieste<\/strong><em>\u201d <\/em>offre dunque allo spettatore una visione unitaria all\u2019interno di unico percorso espositivo delle scuole che si svilupparono nell\u2019Italia settentrionale a partire della seconda met\u00e0 del Rinascimento fin quasi al termine del XVIII secolo. Come un microcosmico <em>Grand Tour della grande arte italiana<\/em>, la mostra presenta un numero di capolavori particolarmente rappresentativi delle maggiori scuole del nord Italia incluse Bologna (Guercino, Giuseppe Maria Crespi), Genova (Giovanni Battista Paggi, Bernardo Strozzi, Gioacchino Assereto, Giovanni Francesco Castiglione), la Lombardia (Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, Pier Francesco Cittadini detto il Milanese), il Veneto (Bonifacio De Pitati, Jacopo e Domenico Tintoretto, Carlo Caliari, Jacopo Bassano, Francesco Maffei, Nicola Grassi, Francesco Fontebasso, Antonio Canaletto), Mantova (Giuseppe Bazzani). Ad arricchire la narrativa e la dialettica del progetto espositivo vi sono inoltre alcune opere realizzate da grandi maestri stranieri o provenienti da altre regioni italiane come Pieter Paul Rubens (Fiandre), Giovan Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona e Pompeo Batoni (Roma) e Francesco Solimena (Napoli).<\/p>\n<p>La mostra consolida le relazioni culturali bilaterali evidenziando, tra l\u2019altro, l\u2019importante legame con <strong>Trieste<\/strong>, citt\u00e0 cosmopolita e porto franco dove la <strong>colonia armena <\/strong>ha acquisito, fin dal Settecento, un ruolo di fulcro per produzione culturale ed intensit\u00e0 di scambi commerciali con l\u2019Italia. Cos\u00ec scrivono, infatti, i curatori nel catalogo della mostra: \u201c<em>Dopo l\u2019arrivo a Trieste\u00a0dei primi padri mechitaristi, nella prima met\u00e0 del Settecento, la Nazione armena si sviluppa grazie\u00a0all\u2019emanazione il 30 maggio\u00a01775 del diploma imperiale di Maria Teresa\u00a0d\u2019Asburgo, che concede il riconoscimento ufficiale all\u2019ordine dei padri mechitaristi, favorendo\u00a0l\u2019insediamento della\u00a0comunit\u00e0 armena; con il diploma i monaci vengono riconosciuti quali sudditi austriaci e ricevono in concessione la chiesa dei Santi Martiri.<\/em> <em>L\u2019incrociarsi di etnie, di culture, di religioni e il dinamico sviluppo economico favoriscono lo sviluppo della cultura e la nascita delle raccolte di intenditori e amatori\u00a0d\u2019arte,\u00a0espressione del nuovo capitalismo ottocentesco: sono coloro che, tra l\u2019altro, daranno vita, con\u00a0le loro donazioni, ai civici musei cittadini portando all\u2019inaugurazione, nel 1957, della\u00a0Galleria nazionale d\u2019arte antica di Trieste\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La rassegna espositiva \u00e8 realizzata dall\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Yerevan in collaborazione con il Ministero della Cultura e con il patrocinio del Primo Ministro della Repubblica d&#39;Armenia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La forma del Colore: dal Rinascimento al Rococ\u00f2<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":29228,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-29227","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",750,561,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",750,561,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",750,561,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1-300x224.webp",300,224,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",640,479,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",300,224,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",500,374,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",433,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",348,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",300,224,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",750,561,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",750,561,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",750,561,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",750,561,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1.webp",250,187,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29152-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a 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