{"id":29195,"date":"2019-04-02T00:00:00","date_gmt":"2019-04-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29195"},"modified":"2019-04-02T00:00:00","modified_gmt":"2019-04-01T23:00:00","slug":"una-perla-nelladriatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/una-perla-nelladriatico\/","title":{"rendered":"Una perla nell&#8217;Adriatico"},"content":{"rendered":"<p>Esistono delle isole da scoprire, luoghi dove la modernit\u00e0 e la tecnologia faticano ad arrivare, nonostante ci siano solo pochi chilometri a separarle dall\u2019Italia. I nostri occhi sono puntati sull\u2019arcipelago chersinolussignano, a sud della penisola istriana, dove si distingue un\u2019isola su tutte che \u00e8 <strong>Unije<\/strong>.<\/p>\n<p>Qui l\u2019esistenza scorre lenta, scandita dall\u2019alba e dal tramonto, al ritmo di gesti e tradizioni dettati dalla vita del mare e dalla presenza di una macchia mediterranea incontaminata. Le strade sono quelle di un tempo e le autovetture sono bandite: camminare e andare in barca diventano i modi migliori per trascorrerci una vacanza. Il suo unico villaggio, adagiato sotto il <strong>monte Kalk<\/strong>, \u00e8 costellato da strade che s\u2019inerpicano tra il verde degli uliveti e dei querceti. Questo abitato prende il nome della stessa isola ed \u00e8 costituito da un centinaio di case, forse duecento o poco pi\u00f9: decisamente troppe &#8211; si potrebbe dire &#8211; per\u00a0ospitare un\u2019ottantina di residenti fissi. Ma il nostro dubbio \u00e8 presto fugato, perch\u00e9 agli inizi del Novecento questo paesello di pescatori era popolato da pi\u00f9 di 800 persone, mentre in seguito, a causa di emigrazioni negli Stati Uniti, buona parte dei suoi abitanti si trasfer\u00ec a New York alla ricerca di condizioni di vita migliori. Impossibile raccogliere testimonianze sulla vicenda, mentre scopriamo che qui ancora sopravvive il ricordo della dominazione italiana, quando l\u2019Istria faceva parte del Regno d\u2019Italia. Tutt\u2019oggi ne \u00e8 prova il dialetto parlato, anche se contiene influssi di altre lingue, derivate dagli Stati che hanno controllato l\u2019isola: da Venezia all\u2019Impero Ottomano, dall\u2019Italia alla Jugoslavia, fino all\u2019odierna Repubblica croata. Inoltre, in tempi pi\u00f9 recenti, \u00e8 stato reintrodotto l\u2019insegnamento dell\u2019alfabeto glagolitico nella piccola scuola elementare, oggi frequentata da appena 3 bambini. L\u2019antico logogramma del popolo slavo nacque dalla stilizzazione dei caratteri corsivi greci verso la met\u00e0 del IX secolo, grazie al suo creatore San Cirillo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, appena sbarcati, non \u00e8 fuori luogo vedere una scritta incomprensibile sul molo, che ci dicono significare proprio Unije in glagolitico. Di sicuro suscita la curiosit\u00e0 dei turisti che qui arrivano sempre pi\u00f9 numerosi alla ricerca di strutture ricettive; ed \u00e8 per questo motivo che molte delle antiche abitazioni sono state rimodernate, preservando le caratteristiche costruttive tipiche\u00a0dell\u2019isola. Come la dislocazione urbanistica, distribuita parallelamente al porto, con la forma di un anfiteatro a mezza luna, mantenendo peraltro la flora locale come il rosmarino, i fichi e le palme. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi se nei mesi di luglio e agosto l\u2019isola si riempie, dando ospitalit\u00e0 a pi\u00f9 di cinquecento persone tra emigrati e diversi turisti alla ricerca di relax e natura in mezzo al profumo dell\u2019elicriso, al mare cristallino e alle insenature.<\/p>\n<p>Queste casupole di pietra e legno non hanno neanche l\u2019acqua corrente e possono contare solo sulle cisterne di acqua piovana. Analogamente ci sono i serbatoi pubblici che vengono riforniti periodicamente con una grossa nave cisterna. Una sicurezza in pi\u00f9, ci dicono, per far fronte ai lunghi periodi di siccit\u00e0. Per questo motivo bisogna preservare le risorse idriche, evitando il pi\u00f9 possibile gli sprechi.<\/p>\n<p>Difficile vivere qui, anche perch\u00e9 Unije \u00e8 molto isolata: lo sanno bene i pochi giovani residenti che per proseguire gli studi devono recarsi fino a <strong>Lussino<\/strong>, una volta terminata la scuola elementare. Ogni mattina li attende una lunga traversata in nave di oltre un\u2019ora. Al ritmo lento del camminare, nelle vie del borgo scopriamo la presenza della <strong>chiesa di Sant\u2019Andrea <\/strong>col suo alto campanile, un market, una posta, un panificio e una pasticceria che funge da punto di ritrovo; mentre per dormire individuiamo numerose <em>guest house<\/em>. Viceversa per gustare i sapori del mare ci sono due ristorantini: la <em>konoba <\/em>in riva al mare, dove \u00e8 possibile gustare il pescato del giorno e godere del tramonto, e il consigliatissimo locale (anche affittacamere) di <strong>Romanela Gici\u0107<\/strong>, ubicato in mezzo a un intricato dedalo di viuzze e case di pietra, in un suggestivo insieme di nicchie e rientranze. Qui vengono preparati piatti di pesce, ma anche grigliate di carne e magari la nota <strong>cucina alla peka <\/strong>(sotto la campana), il piatto pi\u00f9 famoso del litorale: un arrosto che si prepara con carne o pesce e verdure varie in una teglia con coperchio a campana, il tutto cotto sulle braci.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/relink.html\" target=\"_top\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"LEFT\" height=\"250\" src=\"http:\/\/imagazinevideotruck.it\/outlet\/outlet30.gif\" width=\"300\" alt=\"\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ma a Unije ci sono anche una biblioteca con annesso centro di lettura, un piccolo aeroporto per voli privati e commerciali (che collega Unije all\u2019aeroporto di <strong>Lussinpiccolo<\/strong>, anche se attualmente \u00e8 chiuso fino a data da destinarsi) e una piccola infermeria per l\u2019assistenza medica di base, anche se per curarsi \u00e8 spesso necessario spostarsi sulla vicina isola di Lussino, utilizzando una barca a motore, sempre pronta in caso di emergenze.<\/p>\n<p>Questi edifici isolani sorprendono perch\u00e9 sono pi\u00f9 larghi che lunghi, orientati verso ovest, non hanno spioventi e presentano dalle tre alle sei finestre sul lato verso il mare. Ma anche il porto ha una sua particolarit\u00e0 e cos\u00ec in caso di brutto tempo costringe le navi a ripiegare nella <strong>baia di Mara\u010duol<\/strong>, nella parte orientale dell\u2019isola, poich\u00e9 non sarebbe sicuro attraccare dinnanzi al paese, in mare aperto. Nel bel mezzo di questa insenatura di ripiego si trova l\u2019ex fabbrica per la lavorazione delle sardine e dei calamari, che all\u2019epoca del Regno d\u2019Italia prendeva il nome di \u201cArrigoni\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019industria che ha funzionato fino al 1963 e che dava lavoro a oltre 60 persone fintantoch\u00e9 fu trasformata in una caserma di frontiera dell\u2019ex esercito jugoslavo. Poco fuori dall\u2019abitato, invece, si trova una spiaggetta dedicata agli amanti dell\u2019abbronzatura integrale, celata tra gli scogli e a cui si accede attraverso un sentiero non proprio agevole. Una folta vegetazione la ricopre di alberi e spianate di lavanda e rosmarino. Al profumo delle erbe aromatiche si aggiunge un mare trasparente e cristallino, ideale per tuffarsi e fare <em>snorkelling<\/em>. La conformazione rocciosa dell\u2019isola rende l\u2019acqua subito molto alta e, grazie all\u2019assenza di sabbia, consente una limpidezza del mare fuori dal comune. Il fondo \u00e8 ben visibile anche a profondit\u00e0 di trenta o quaranta metri e i suoi colori variano dall\u2019azzurro cristallino al verde al bianco.<\/p>\n<p>Ma le meraviglie non sono finite qui. A sudovest del villaggio si trova la piccola <strong>penisola di Polje<\/strong>, una striscia di terreno molto fertile (grazie a una sorgente di acqua) che lambisce la <strong>punta Vnetak<\/strong>, luogo dove si trova il caratteristico faro. Una radura che peraltro offre il pascolo a numerosi animali tra pecore, capre, cavalli e vacche, ma ci stazionano pure fagiani, pernici e lepri. \u00c8 qui che conosciamo <strong>Robert Nikoli\u0107<\/strong>, rappresentante dell\u2019amministrazione locale, nonch\u00e9 referente del <strong>presidio Slow Food<\/strong>. Faccia larga, sguardo affabile, ci racconta che dopo anni trascorsi in mare come capitano di lungo corso\u00a0e dopo aver fatto perfino parte della Nazionale croata di pesca subacquea, ha deciso di ritornare sulla sua isola, ristrutturando l\u2019antica casa paterna.<\/p>\n<p>Qui vive con la moglie e con i due figli. Ci propone di accompagnarlo nell\u2019harem di vacche e vitelli della <strong>piana di Polje<\/strong>. Saliti su un carrello e trainati da un trattorino borbottante, da lui stesso guidato, ci avviciniamo alla mandria mansueta di \u201c<em>boscarin<\/em>\u201d, ovvero i bovini istriani della razza podolica, un tempo diffusi fino al Friuli, e che Robert ci spiega oramai ridotta a una reliquia genetica. Mentre gli d\u00e0 da mangiare ci svela che nell\u2019attuale territorio istriano ce ne sarebbero poco pi\u00f9 di duecento, a differenza degli inizi del XX secolo, quando invece raggiungevano le sessantamila unit\u00e0. Un tempo il \u201cboscarin\u201d era indispensabile non solo per il latte e la carne, ma anche perch\u00e9 veniva utilizzato come mezzo di trazione animale per la lavorazione dei campi. La reintroduzione del \u201cboscarin\u201d sull\u2019isola \u00e8 opera sua e, sempre grazie a lui, si \u00e8 riprodotto in quasi quaranta unit\u00e0. Un successo inaspettato, anche perch\u00e9 la carne dei capi allevati \u00e8 richiesta da diversi ristoratori croati. Ma\u00a0non \u00e8 tutto: ci spiega che l\u2019altro risultato ottenuto riguarda il recupero degli ulivi abbandonati dell\u2019area meridionale di Unije, ai piedi dei pendii pietrosi del monte Kalk, grazie agli investimenti della curia e di diversi privati.<\/p>\n<p>Anche le feste hanno rivitalizzato l\u2019isola. Ogni 30 novembre \u2013 ma \u00e8 bene accertarsene perch\u00e9 lo svolgimento dipende dal tempo \u2013 in occasione della <strong>festa del patrono di San Andrea<\/strong>, il team locale di Slow Food organizza la \u201c<strong><em>Lignjada<\/em><\/strong>\u201d,\u00a0gara di pesca ai calamari a cui partecipano non solo barche locali, ma anche svariati turisti provenienti dalla Slovenia e dall\u2019Italia. Il tutto si conclude con la mangiata dei calamari raccolti (di solito 60 chili) senza dover pagare una <em>kuna<\/em>.<\/p>\n<p>Che cosa volere di pi\u00f9? Magari fare una passeggiata in stile <em>wilderness<\/em>. Cos\u00ec, decidiamo di addentrarci nell\u2019isola. Dal paese ci sono pi\u00f9 sentieri. Uno sale sulla collina e poi scende nella baia di Mara\u010duol, l\u2019altro \u2013 quello di sinistra e che prendiamo \u2013 compie il periplo meridionale dell\u2019isola arrivando alla <strong>punta Arbit <\/strong>p rima e alla baia di Mara\u010duol poi. L\u2019inizio del trekking avviene nei pressi di un cimitero. Spinti dalla curiosit\u00e0, lo visitiamo; all\u2019interno ci sono delle tombe che riportano cognomi italiani, uno dei quali \u00e8 Nadalin, diffuso anche nella bassa friulana. Successivamente, superiamo l\u2019aeroporto, una fattoria e, dopo 40 minuti di cammino tra gli uliveti, arriviamo alla punta meridionale.<\/p>\n<p>Davanti a noi un grande spettacolo. Si vedono le <strong>isole Canidole <\/strong>(Grande e Piccola, Vele e Male Srakane), <strong>Sansego <\/strong>(Susak) e <strong>l\u2019isola di Lussino <\/strong>(Lo\u0161inj). Continuiamo lungo i muretti a secco e poi in riva al mare con i piedi nell\u2019acqua. Il sentiero \u00e8 incerto, ma dopo diversi chilometri arriva alla baia di Mara\u010duol, unendoci al percorso che proviene dal villaggio. Sopra di noi si trova una piccola cappella, da dove si osserva una vista magnifica sull\u2019arcipelago. Un paesaggio incantevole che si adombra lungo la vecchia strada romana che raggiunge la spiaggia di ciottoli della <strong>baia di Goligna<\/strong>, punto estremo a nord dell\u2019isola. Un\u00a0luogo ideale per nuotare e concludere la vacanza. Ora il viaggio \u00e8 davvero finito, ma la mente \u00e8 gi\u00e0 alla prossima avventura\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;isola di Unije<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":29196,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-29195","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-turismo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",750,443,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",750,443,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",750,443,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1-300x177.webp",300,177,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",640,378,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",300,177,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",500,295,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",474,280,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",391,231,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",300,177,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",750,443,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",750,443,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",750,443,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",750,443,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1.webp",250,148,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29083-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele Tomaselli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/tomaselli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/turismo\/\" rel=\"category tag\">TURISMO<\/a>","rttpg_excerpt":"L'isola di Unije","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29195","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29195"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29195\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29196"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29195"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29195"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29195"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}