{"id":29175,"date":"2019-03-29T00:00:00","date_gmt":"2019-03-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29175"},"modified":"2019-03-29T00:00:00","modified_gmt":"2019-03-28T23:00:00","slug":"sto-let-centanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/sto-let-centanni\/","title":{"rendered":"Sto Let. Cent&#8217;anni"},"content":{"rendered":"<p>Il Nonno ci attende al crepuscolo, seduto sotto la spoglia pergola di gennaio che adorna l\u2019ingresso della casa di famiglia, quella dove lui \u00e8 nato, cento anni fa. \u00ab<em>Dober ve\u010der, buona sera. Kako ste? Come state?<\/em>\u00bb Lui risponde solo in italiano, sa bene chi sono e conosce il motivo della mia visita: farmi raccontare un po\u2019 di quel Novecento che lui ha vissuto in lungo e in largo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 questo che io voglio da lui, fresco centenario, farmi portare a spasso nel tempo; voglio sentire l\u2019eco delle parole di Mussolini, Churchill, Tito e tanti altri, ripetute da chi era presente. Voglio sentire lo stridio dei cingoli dei corazzati di El Alamein e il profumo del mosto fresco del Terrano portato in volo dalla Bora forte di cento anni fa, quella che ribaltava i tram e che adesso non soffia pi\u00f9 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Voglio assistere alla prima trasmissione televisiva italiana e ballare il <em>Mambo Triestino <\/em>che nasceva scopiazzando il <em>Rock and roll <\/em>di quando Trieste era America. Voglio tutto questo, e nonno Mili\u010d lo sa eccome. La mia vita ci sta quasi due volte nella sua. Con quanti uomini avr\u00e0 parlato prima di me? Quanta gente ha visto nascere, amarsi, odiarsi, morire? Una volta mi trovai a discutere di storia con un uomo di medicina dei nativi dell\u2019Isola delle Tartarughe. Gli dissi che secondo me la loro storia narrata era meno precisa della nostra scritta. Allora lui mi chiese: \u00abQuanto \u00e8 grande un libro?\u00bb Io mostrai le dimensioni approssimandole con le mani. \u00abE tu vorresti che duemila anni di storia stiano in un libro cos\u00ec piccolo?\u00bb<\/p>\n<p>Aveva ragione. Come faccio ora a narrare i cento anni di <strong>nonno Alojz Mili\u010d <\/strong>in un articolo cos\u00ec breve? \u00abPrima de tuto mejo se entremo in casa\u00bb. A tirarmi fuori dalla mia baraonda mentale ci pensa proprio lui, l\u2019esperto, invitando con il braccio ad appressarci all\u2019uscio, premurosamente anche nei confronti di <strong>Valentina<\/strong>, il mio gancio per l\u2019intervista, la moglie di suo nipote (<em>vnuk<\/em>) <strong>Damjan<\/strong>, e che \u00e8 al sesto mese di gravidanza. Il o la bisnipote di nonno Mili\u010d nascer\u00e0 nell\u2019anno 2019, a un secolo esatto di distanza dalla sua nascita. <em>Stoletje<\/em>, un secolo, e il sangue che scorre nelle vene di Nonno Mili\u010d si arricchir\u00e0 di un nuovo fiume di vita.<\/p>\n<p>Ci sediamo attorno al tavolo della cucina; lui \u00e8 un po\u2019 sordo, ma anche la mia voce non \u00e8 delle pi\u00f9 chiare, perch\u00e9 sono molto emozionato. \u00abQuando siete nato?\u00bb, Valentina traduce <em>Kdaj ste se rodil<\/em>? Nonno Mili\u010d non risponde, ma ha sentito. Vuole dirmi tante cose e anche lui non sa da dove cominciare, perch\u00e9 i ricordi si affollano disordinatamente all\u2019ingresso delle sue corde vocali. Decide di alzarsi, raggiunge il mobile che sta alle sue spalle, apre un cassetto e comincia a tirare fuori carte. Passaporti, tessere dell\u2019ANPI, foglio matricolare militare, foto di famiglia, cartoline e altro ancora, che depone sul tavolo davanti a me.<\/p>\n<p>Dal foglio matricolare militare si legge la sua data di nascita: 9 gennaio 1919. Pochi giorni dopo la mia intervista, in paese a <strong>Rupingrande (Repen)<\/strong>, capoluogo del comune di <strong>Monrupino<\/strong>, sono previsti grandi festeggiamenti ufficiali con le autorit\u00e0. Continuo a sfogliare i documenti, ma leggo un nome strano: <strong>Emili Luigi<\/strong>. Chi \u00e8? \u00c8 sempre lui, nonno Alojz Mili\u010d, con nome e cognome cambiati coattivamente dall\u2019amministrazione italiana fascista. Poi, come se la storia restituisse giustizia, la correzione; il cognome Emili depennato con tratti inclinati e paralleli, il simbolo dell\u2019annullamento per antonomasia, e ricompare Mili\u010d; per\u00f2 Luigi resta al posto di Alojz.<\/p>\n<p>Ma in fondo queste sono cose da uomini, cose dappoco, perch\u00e9 il nome con il quale Madre Terra riconosce lo spirito di nonno Mili\u010d \u00e8 un altro: <strong><em>\u010celdin\u2019ve<\/em><\/strong>. I Mili\u010d sono tanti in tutto il Carso e oltre, ma di \u010celdin\u2019ve c\u2019\u00e8 una casata sola. Il soprannome deriva dalla parola \u201c<em>\u010celo<\/em>\u201d, che significa fronte, ed era stato appioppato alla loro famiglia non tanto per via della ereditaria fronte alta, quanto per una certa cocciutaggine caratteriale dei suoi componenti. I testardi, mi viene da tradurlo. E bisogna essere davvero testardi e determinati per collegare fra loro due secoli. Alojz \u00e8 il primogenito di una coppia di cittadini austriaci di nazionalit\u00e0 slovena, che senza spostarsi di casa, come per tanti loro connazionali, era diventata italiana pochi mesi prima della sua nascita. Primo e unico maschio di una famiglia che dopo di lui aggiunger\u00e0 nove femmine per propagare l\u2019eredit\u00e0 dei \u201ctestardi\u201d, delle quali tre sono ancora in vita e a cui auguriamo di raggiungere i traguardi del loro fratello maggiore.<\/p>\n<p>\u00abMi guidavo el camion, e gavevo la mapa che colegava le tre zit\u00e0. Dormivo anca soto el Camion\u00bb. I ricordi hanno cominciato a muovere le corde vocali, il triestino \u201ckra\u0161uko\u201d delle sue parole \u00e8 una melodia che sa di vita in tutte le sue forme, dalle gioie alle sofferenze.<\/p>\n<p><strong>Questo a El Alamein?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDormivo soto el camion perch\u00e9 l\u00e0 jera forte sbalzo termico, de giorno arrostiva, ma la notte, al mattino coperto tutto di brina, allora jera mejo dormir soto el camion. E son anca vignudo a casa col camion\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tornato a casa con il camion?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel \u201945. Me ga autorizado gli americani, e gavevo el fojo de via dove jera notade tute le zit\u00e0 e i punti che dovevo tocar. Son tornado a casa dopo cinque anni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qui dice che lei \u00e8 stato chiamato alla visita di leva anticipata con la classe 1918, e che \u00e8 partito militare all\u2019inizio del 1939, e sempre nel 1939 \u00e8 stato trattenuto alle armi. Quindi se \u00e8 tornato a casa nel 1945, \u00e8 mancato da casa sette anni pieni.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSi, sar\u00e0. E chi se ricorda. Son sta mand\u00e0 in tante zit\u00e0, Verona, e poi una ke jera belisima, Bardonecchia, vicin al confin francese, e poi da l\u00ec inviadi a Taranto e imbarcadi per la Libia. Anche a El Alamein avevo il camion, e poi son st\u00e0 fato prigioniero tre volte, la prima degli inglesi, vizin a quela zit\u00e0, Ssandria, o come che xe disi\u2026\u00bb<\/p>\n<p><strong>Alessandria d\u2019Egitto.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPoi son pasado soto i Francesi, o jera un che voleva per forza impararne el francese, e poi son sta fato prigioniero de novo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 stato anche partigiano, <\/strong><strong><em>Prekomorska brigade<\/em><\/strong><strong>, la brigata che attraversa il mare, con tanto di Diploma d\u2019Onore al Combattente per la libert\u00e0 d\u2019Italia 1943-1945, rilasciato il 19 giugno 1984 dall\u2019allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini e dal Ministro della Difesa Giovanni Spadolini. Vuol dire che siete stati addestrati dagli alleati e poi \u00a0inviati a far parte delle truppe partigiane che risalendo i Balcani sono rientrate in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMancava l\u2019acqua, non te ne trovavi da nisuna parte, io per fortuna gavevo sempre la borraccia con me, ma gli inglesi no gavevano acqua per tutti noi; un\u00a0\u201csluk\u201d doveva bastarte per giorni, e cus\u00ec ga fato la decimazion e ne g\u00e0 fato scampar&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Ho sentito gi\u00e0 la storia da altri reduci; mi hanno detto che siete stati fatti prigionieri in oltre 300.000 e che gli inglesi, non avendo viveri nemmeno per loro, hanno minacciato la decimazione ma hanno lasciato i cancelli dei campi di prigionia aperti, e cos\u00ec la maggior parte di voi \u00e8 riuscita a scappare e, con \u201cpassaggi di fortuna\u201d, arrivare in Grecia e poi da l\u00ec risalire verso l\u2019Italia\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIerimo tanti, ma americani bombardava sulle colonne in ritirata e ore intiere pasade drio un mureto a spetar che finisi i bombardamenti, perch\u00e9 no podevimo far altro. Quando jera pausa qualche volta cercavo di metterme in contatto con \u0160kabar, un mio paesano che abitava qui sotto, ma che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 da tanto tempo. O mandavi cartoline, io scrivevo a una zia che stava de casa nella valle del Vipacco, a Brajnik. Poi tornati, quando era Zona A e Zona B, ci vennero a trovare mia suocera e le fidanzate dei miei due commilitoni\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019intreccio dei ricordi \u00e8 troppo intricato perch\u00e9 ne avessi una descrizione pi\u00f9 esauriente. Avrei voluto di pi\u00f9; avrei voluto farla prima questa intervista, qualche anno fa, quando sarebbe stato pi\u00f9 facile permettere alla voce del cuore di tirare fuori i ricordi dai meandri della memoria. Ma i messaggi di nonno Mili\u010d sono chiari comunque. Cosa ha detto in chiusura? Che vennero a trovarli le fidanzate. Gi\u00e0, l\u2019amore \u00e8 l\u2019arma pi\u00f9 grande e potente, \u00e8 quello che ti fa superare i tuoi limiti, sopravvivere alle guerre e ad altre avversit\u00e0 della vita. Nonno Mili\u010d ha amato e onorato l\u2019amore. Ha festeggiato le nozze di diamante con la sua amata Angela, scomparsa nel 2009, ed \u00e8 stato pap\u00e0 per tre volte di tre maschi: <strong>Janko<\/strong>, il primogenito (scomparso \u00a0prematuramente all\u2019et\u00e0 di sette anni per una banale appendicite), <strong>Lorenzo <\/strong>(Renzo) e <strong>Walter<\/strong>, e da loro ha avuto nipoti e pronipoti. Tutti <em>Vnuk<\/em>, ovvero nipote di nonni, non di zii, che invece \u00e8 <em>Ne\u010dak<\/em>. Una differenza che in italiano si perde, ma che \u00e8 invece molto significativa, perch\u00e9 il termine preciso che traduce nonno, <em>Stari O\u010de<\/em>, letteralmente Vecchio Padre, rende meglio\u00a0la differenza fra i due tipi di nipoti esistenti.<\/p>\n<p>Ma il messaggio di amore non si esaurisce solo verso la famiglia, va verso l\u2019umanit\u00e0 intera, perch\u00e9 nel cuore di nonno Alojz non esistono pi\u00f9 confini; li ha abbattuti tutti. E lo dimostra il fatto che lui, di madrelingua slovena, che a casa parla in sloveno, sogna ricorrentemente in italiano di trovarsi ancora al fronte e di presentarsi come italiano, contesto per il quale ha ricevuto la croce di merito proprio dall\u2019Esercito Italiano. Ma essendo stato anche partigiano, ha il diploma rilasciato da un presidente come Pertini. Non \u00e8 questa la dimostrazione di quanto siano assurdi i confini, le fazioni, i ghetti, nei quali la nostra variopinta\u00a0umanit\u00e0 si rinchiude da sola?<\/p>\n<p>Partigiano e soldato, e in entrambi i casi premiato. Questo risulter\u00e0 incomprensibile a chi non ha mai vissuto un confine, ma noi che questo confine lo viviamo sulla nostra pelle, esaltiamo le cose che abbiamo in comune, non le differenze. Qualcuno obietter\u00e0 che nonno Mili\u010d non \u00e8 un famoso letterato come Boris Pahor, n\u00e9 un artista come Lojze Spacal, quindi che altro pu\u00f2 trasmettere un uomo \u2018normale\u2019? In fondo lui ha fatto solo il capo squadra della manutenzione in Ferrovia (rinunciando al passaggio a Capo Tecnico perch\u00e9 questo lo avrebbe allontanato dal suo amato Carso e dai suoi cari, cosa gi\u00e0 avvenuta per troppo tempo), ha fatto parte del consiglio comunale per qualche mandato, e possiamo aggiungere che ha prodotto dalle storiche e cocciute vigne dei \u010celdin\u2019ve un eccellente vino Terrano, apprezzato ancora oggi dagli esperti del settore, trasmettendo questa nobile arte di vignaiolo a figli e nipoti.<\/p>\n<p>Cos\u2019altro pu\u00f2 trasmettere un uomo normale? Invece c\u2019\u00e8 molto altro, perch\u00e9, per esempio, andare a vendemmiare fino a 98 anni suonati (\u201cIl movimento \u00e8 vita\u201d) porta il suo esempio di laboriosit\u00e0 a cinque generazioni. Nonno Mili\u010d ha avuto sempre la forza di distinguere il bene dal male, non facendo di tutta l\u2019erba un fascio fra coloro che gli hanno cambiato i connotati e istigato alla rivendicazione ma, apprezzando gli uomini di buona volont\u00e0, ha sostenuto tutto il processo di pace che noi oggi viviamo e che ha portato alla creazione di quest\u2019Europa. Come un solido ponte unisce le due sponde di un fiume, Nonno Mili\u010d, con le sue cento primavere, collega due culture, quella slovena e quella italiana, due modi diversi di vedere le cose, affinch\u00e9 tutto proceda verso la pace.<\/p>\n<p>Lui \u00e8 tutto questo. Ma cento anni non si possono raccontare in un articolo; e nemmeno in un libro bello grosso, perch\u00e9 l\u2019amore non si pu\u00f2 misurare a chili o a litri, ma lo si pu\u00f2 solo percepire. E dire che Nonno Mili\u010d \u00e8 anche mio nonno, il nostro nonno, \u00e8 rendere omaggio alla parte nobile della razza umana, che spesso dimentica l\u2019unicit\u00e0 del nostro destino barricandosi dietro muri linguistici o altro. <em>Brez meje<\/em>. Senza confini, questo \u00e8 l\u2019amore trasmesso da Nonno Mili\u010d a tutti noi.<\/p>\n<p>Per questo posso solo scrivere <em>grazie Nonno Mili\u010d, per tutto quello che hai fatto e che farai. Stari O\u010de, Najlep\u0161a Hvala za vseh &#8230;iz srca!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alojz Mili\u010d<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":29176,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-29175","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",750,482,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",750,482,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",750,482,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1-300x193.webp",300,193,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",640,411,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",300,193,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",500,321,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",474,305,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",391,251,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",300,193,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",750,482,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",750,482,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",750,482,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",750,482,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1.webp",250,161,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29015-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Michele D'Urso","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/durso\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Alojz Mili\u010d","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29175","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29175"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29175\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29176"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29175"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29175"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29175"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}