{"id":29173,"date":"2019-03-29T00:00:00","date_gmt":"2019-03-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=29173"},"modified":"2019-03-29T00:00:00","modified_gmt":"2019-03-28T23:00:00","slug":"il-marchese-mediatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/il-marchese-mediatore\/","title":{"rendered":"Il marchese mediatore"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il contesto storico<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019811 d.C., tre anni prima di morire, <strong>Carlo Magno <\/strong>detta il suo testamento. Fra i testimoni spicca <strong>Unroch II<\/strong>, fedele compagno di tante avventure militari in giro per l\u2019Europa: a lui spettano ampi territori nel Ducato del Friuli, appena sottratto\u00a0ai Longobardi. Carlo conosce bene questa regione: pochi anni prima, alla corte di <strong>Aquisgrana<\/strong>, ha accolto il musico <strong>Paolino di Aquileia <\/strong>e il cividalese <strong>Paolo Diacono<\/strong>, celebre autore della <em>Historia Langobardorum <\/em>(\u00abStoria dei Longobardi\u00bb). Ed \u00e8 proprio ad <strong>Aquisgrana, <\/strong>in quel cenacolo di intellettuali passato alla storia come <em>Schola Palatina<\/em>, che in quegli anni si sta formando una nuova cultura di respiro europeo, sotto la guida del grande Alcuino di York. L\u2019idea \u00e8 tanto semplice quanto geniale: in tutti i territori del Sacro Romano Impero, da Amburgo a Benevento, viene imposta una sola liturgia per la messa, una sola scrittura (la cosiddetta \u2018minuscola carolina\u2019, \u2018nonna\u2019 del nostro Times New Roman), una sola lingua latina standard,\u00a0finalmente depurata dai localismi, e un solo modello educativo per le classi dirigenti, basato sulla progressione dal \u2018trivio\u2019 (grammatica, retorica, dialettica) al \u2018quadrivio\u2019 (aritmetica, geometria, astronomia, musica).<\/p>\n<p>L\u2019attuazione di questo vasto programma culturale passa soprattutto per i monasteri, i veri custodi del sapere antico: da Corbie a Bobbio, da Lorsch a Nonantola, da Reichenau a Montecassino, l\u2019epopea degli <em>scriptoria <\/em>contribuir\u00e0 a salvare gli autori latini consegnandoli fino ai giorni nostri. Ma almeno in un caso passa anche per una biblioteca privata: quella di <strong>Eberardo del Friuli<\/strong>, figlio del gi\u00e0 citato Unroch II, originario della citt\u00e0 francese di <strong>Cynoing<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il colto mediatore<\/strong><\/p>\n<p>Morto Carlo Magno e ritiratosi a vita monastica Unroch II, i rispettivi figli mantengono saldi i rapporti familiari: dopo le scorrerie dei Bulgari in Pannonia (828), l\u2019imperatore <strong>Ludovico il Pio <\/strong>affider\u00e0 proprio a Eberardo la <strong>riorganizzazione del Friuli in marca<\/strong>. Il nome di questa nuova entit\u00e0 politica la dice lunga: <em>marka<\/em>, in lingua germanica, significa \u2018confine\u2019, e il Friuli (che in quest\u2019epoca comprende anche l\u2019Istria) \u00e8 appunto l\u2019ultimo baluardo dell\u2019Italia, uno dei vari regni che formano il Sacro Romano Impero. Consapevole dell\u2019enorme responsabilit\u00e0, Eberardo non si accontenta di riorganizzare l\u2019esercito per sbarrare la strada ai possibili invasori: gi\u00e0 nell\u2019830 \u00e8 infatti dedicatario del <em>Liber legum<\/em>, il \u00abLibro delle leggi\u00bb vergato per lui da <strong>Lupo di Ferrieres<\/strong>, uno dei massimi intellettuali dell\u2019epoca. \u00c8 la prova del riassetto politico del Friuli, ma anche dei rapporti internazionali che Eberardo sta tessendo, da buon allievo di quella S<em>chola Palatina <\/em>che cercher\u00e0, nel suo piccolo, di replicare per tutta la vita: di qui il suo amore per la letteratura, che lo porter\u00e0 a frequentare i pi\u00f9 importanti scrittori del tempo, da Lupo di Ferrieres al poeta <strong>Sedulio Scoto<\/strong>, che sottolinea come Eberardo <em>puerilibus annis almae sophiae sacra fluentia bibit<\/em>, \u00abfin dagli anni della fanciullezza bevve le sacre acque della sapienza\u00bb.<\/p>\n<p>Fra i suoi amici spicca anche <strong>Rabano Mauro<\/strong>, autore del <em>De laudibus sanctae crucis<\/em>, una raccolta di poesie sacre ideate in modo tale da creare un nuovo componimento con una parte delle lettere disposte dentro un\u2019immagine, secondo l\u2019antica tecnica grecoromana del calligramma. \u00c8 questo l\u2019orizzonte culturale, e quindi politico, di Eberardo: un\u2019Europa che tenga insieme Cristianesimo ed eredit\u00e0 classica, sotto l\u2019egida dell\u2019Impero costruito da Carlo Magno. La dialettica fra imperatore e sovrani, tuttavia, non \u00e8 affatto piana: la scalata al potere, nel mondo carolingio, anima tutti i principali attori della politica. Fa eccezione proprio il marchese del Friuli, fedele a quell\u2019idea di unit\u00e0 e armonia appresa ad Aquisgrana: cos\u00ec, quando il re d\u2019Italia <strong>Lotario I<\/strong>, figlio di Ludovico il Pio e di fatto \u2018co-imperatore\u2019, entra in collisione con il padre per questioni \u00a0amministrative, il mediatore non pu\u00f2 che essere Eberardo.<\/p>\n<p>E quando, alla morte di Ludovico il Pio (840), Lotario I ne eredita il titolo, a negoziare fra l\u2019imperatore e i suoi familiari c\u2019\u00e8 nuovamente Eberardo, uno dei registi dell\u2019<strong>accordo di Verdun (843)<\/strong>: l\u2019Italia e il titolo imperiale vanno a Lotario I, le regioni\u00a0tedesche passano al fratello Ludovico il Germanico e la Francia \u00e8 assegnata al fratellastro Carlo il Calvo, di cui Eberardo sposa la sorella <strong>Gisella<\/strong>. Nell\u2019<strong>855 <\/strong>Lotario I, ormai molto malato, si ritira in convento: con i nuovi <strong>accordi di Pr\u00fcm <\/strong>entrano quindi in scena i figli Carlo, a cui viene concessa la Provenza, e <strong>Lotario II<\/strong>, a cui va un territorio esteso dalla Svizzera ai Paesi Bassi passando per la Francia orientale, e Ludovico II, che diventa imperatore e re d\u2019Italia, mentre Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo mantengono i loro precedenti territori.<\/p>\n<p><strong>Relazioni pericolose<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ideale unitario di Eberardo si riflette anche in campo religioso. Da avido lettore dei padri della Chiesa, il marchese del Friuli sa che la dottrina \u00e8 materia in movimento: attorno all\u2019846 non si fa quindi problemi ad accogliere il monaco <strong>Gottschalk il Sassone<\/strong>, gi\u00e0 da tempo in odore di eresia per la sua tesi della predestinazione. Secondo Gottschalk, la salvezza e la condanna nella vita eterna sono gi\u00e0 stabilite da Dio, in un disegno imperscrutabile che Cristo sarebbe venuto ad annunciare non a tutti, bens\u00ec a pochi eletti in grado di comprenderlo, gli unici per i quali si sarebbe sacrificato morendo sulla croce: una teoria ferocemente osteggiata da Rabano Mauro, che far\u00e0 pressioni sull\u2019amico Eberardo per chiedergli di non ospitare pi\u00f9 tale\u00a0<em>scandalum<\/em>, ma al marchese friulano non sfugge il fatto che queste idee siano gi\u00e0 presenti in S. Agostino e S. Isidoro di Siviglia.<\/p>\n<p>Ci vorranno due concili e relative condanne per sottrarre Gottschalk, con la forza, all\u2019ala protettrice di Eberardo, ma ormai tutti i fuggiaschi sanno che il Friuli \u00e8 luogo sicuro: nell\u2019849 arriva infatti ad Aquileia il coltissimo <strong>Anastasio, detto il Bibliotecario <\/strong>per il suo incarico alla corte vaticana, scappato da Roma e poi scomunicato per ragioni tuttora misteriose. Anastasio \u00e8 uno dei pochissimi, nell\u2019Europa di allora, a conoscere il greco e ad avere accesso diretto al mondo bizantino: non \u00e8 dato sapere se il suo futuro reintegro nella chiesa di Roma come traduttore di opere greche sia anche opera di Eberardo, ma di certo l\u2019appoggio del marchese friulano non verr\u00e0 mai meno.<\/p>\n<p><strong>Il testamento<\/strong><\/p>\n<p>Dopo gli accordi di Pr\u00fcm dell\u2019855 e una serie di spedizioni militari contro Saraceni, Mori, Slavi e Normanni, Eberardo pu\u00f2 godersi il meritato riposo. Attorno all\u2019863, a Musestre sul Sile, redige il testamento assieme alla moglie Gisella: fra le tante disposizioni a favore dei loro nove figli, spiccano quelle relative alla divisione della poderosa biblioteca, composta da quasi 50 volumi, un numero immenso per un laico del medioevo. Troviamo testi patristici, svariati messali e salteri (raccolte di Salmi), le Storie di Orosio (un allievo di Agostino), biografie di santi, un volume del suo vecchio maestro Alcuino di York, libri di storia, geografia, giurisprudenza, medicina e scienze naturali.<\/p>\n<p>A Unroch, il primogenito, spetta un trattato romano di arte militare, il <em>Liber legum <\/em>che Lupo di Ferrieres aveva confezionato per Eberardo nell\u2019830 e un eccezionale Salterio che molti studiosi identificano nell\u2019attuale <strong>codice Reginense latino 11<\/strong>, conservato alla Biblioteca Vaticana. Il manoscritto \u00e8 \u2018doppio\u2019: sulla pagina di sinistra \u00e8 riportata la traduzione latina dei Salmi compiuta da S. Girolamo a partire dal testo <em>greco <\/em>(la cosiddetta \u2018Bibbia dei Settanta\u2019), mentre su quella di destra \u00e8 trascritta un\u2019altra versione latina dei Salmi, sempre realizzata da S. Girolamo, ma stavolta a partire dal testo ebraico. Al secondogenito <strong>Berengario<\/strong>, nato a Cividale nell\u2019850 circa, va invece un salterio scritto in lettere d\u2019oro e il <em>De civitate Dei <\/em>(\u00abLa citt\u00e0 di Dio\u00bb) di S. Agostino, l\u2019opera politico-religiosa pi\u00f9 importante del medioevo latino: forse un presagio del futuro destino di Berengario, che diventer\u00e0 prima marchese del Friuli (874), poi re d\u2019Italia (888) e infine, come Carlo Magno, addirittura imperatore (915). Quasi un premio <em>post mortem <\/em>alla lealt\u00e0 politica del padre Eberardo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eberardo del Friuli<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":29174,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-29173","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",750,527,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",750,527,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",750,527,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1-300x211.webp",300,211,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",640,450,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",300,211,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",500,351,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",461,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",370,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",300,211,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",750,527,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",750,527,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",750,527,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",750,527,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1.webp",250,176,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/29009-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Vanni Veronesi","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/veronesi\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Eberardo del Friuli","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29173","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29173"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29173\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29174"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29173"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29173"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29173"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}