{"id":28873,"date":"2019-02-08T00:00:00","date_gmt":"2019-02-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=28873"},"modified":"2026-01-13T18:27:57","modified_gmt":"2026-01-13T17:27:57","slug":"lastro-che-illumino-la-bassa-friulana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/lastro-che-illumino-la-bassa-friulana\/","title":{"rendered":"L&#8217;astro che illumin\u00f2 la bassa friulana"},"content":{"rendered":"<p>Fin da piccolo la mia vocazione era quella di diventare architetto. E la strada sembrava spianata. Terminato infatti il liceo artistico a Venezia, fui presentato a <strong>Max Fabiani <\/strong>che, abbandonato il ruolo di rettore della cattedra di architettura proprio a Vienna, si era sistemato a Gorizia per trascorrere gli anni della pensione.<\/p>\n<p>Dopo aver visionato i miei progetti, si offr\u00ec di impartirmi lezioni di architettura, garantendo che mi avrebbe seguito durante l\u2019intero percorso universitario, fino alla laurea. Nei due anni successivi \u00a0ebbi il privilegio di frequentare il suo studio: condizione che si interruppe bruscamente nel momento in cui venni chiamato a svolgere il servizio di leva.<\/p>\n<p>Al mio ritorno, infatti, i miei genitori mi comunicarono due cose. La prima, che non avevano pi\u00f9 le possibilit\u00e0 economiche per sostenere i miei studi. La seconda, che avevano acquistato un terreno nel nostro paese natio, <strong>Fiumicello<\/strong>. Si trattava di una porzione di una grande fattoria in cui erano presenti mucche e tori. Situato in via Gramsci, il suo nome era tutto un programma: \u201c<strong><em>Ledamar di Gasparut<\/em><\/strong>\u201d (in friulano, letamaio di Gasparut).<\/p>\n<p>Ma forte dell\u2019esperienza acquisita proprio con Max Fabiani, mi misi subito al lavoro. Perch\u00e9 in quel luogo io vedevo gi\u00e0 altro. Progettai un edificio a due piani, con appartamento e locali da adibire a bar. Trovai un geometra, <strong>Gino Basutto<\/strong>, che firm\u00f2 il progetto consentendo il via ai lavori di costruzione. I miei genitori, nel frattempo, avevano deciso di affidare la gestione del loro negozio di alimentari in centro paese a mio fratello Tonino.<\/p>\n<p>Nel 1956, terminati gli interventi, aprii il mio bar. Come fatto per la struttura esterna, decisi di optare per soluzioni futuristiche anche nella scelta degli arredi interni. Una soluzione audace per l\u2019epoca, al punto che il giorno dell\u2019inaugurazione il prete giunto per la benedizione di rito disse perplesso: \u00abIl locale non lavorer\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 troppo lussuoso\u00bb. Invece fu un successo.<\/p>\n<p>Nel giro di poco tempo dovetti attivarmi per ampliare lo <strong>spazio dedicato alla sala tv<\/strong>, per far fronte al numeroso pubblico. Tuttavia, avevo ancora diverse novit\u00e0 da introdurre. La prima era un <strong>Jukebox<\/strong>, destinato a mio avviso a prendere rapidamente piede. Mio fratello era contrario, sostenendo che avevamo gi\u00e0 troppi debiti. Ma io feci di testa mia, e in societ\u00e0 con un rappresentante, lo acquistai e lo sistemai proprio nella sala tv. Fu un altro grande successo, tanto che in poco tempo riuscii a saldare il debito.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 attir\u00f2 ancora pi\u00f9 persone che, oltre a scegliere le proprie musiche preferite, si scatenavano ballando. E cos\u00ec dovetti pagare una tassa perch\u00e9 si ballava\u2026 La mia creativit\u00e0, inoltre, non mi dava pace, sollecitandomi sempre a fare un passo pi\u00f9 in l\u00e0. Cos\u00ec mi rimisi a progettare, per mettere nero su bianco la mia nuova visione: un locale circolare con orchestra in mezzo.<\/p>\n<p>Terminati tutti i disegni, come fatto in passato mi ripresentai dal geometra Basutto per ottenere la firma del professionista. Questa volta per\u00f2 non solo si rifiut\u00f2, ma and\u00f2 anche dai miei genitori a dire che ero pazzo perch\u00e9 avevo progettato una cosa folle. Non fu sufficiente per scoraggiarmi. Trovai un altro geometra che firm\u00f2 i miei progetti, consentendomi di realizzare il\u00a0mio sogno. Una struttura circolare come un\u2019arena che, su suggerimento dell\u2019altro mio fratello Glauco, battezzai con il nome\u00a0\u201c<strong>Arenella<\/strong>\u201d. Era il 1960.<\/p>\n<p>Avendo contratto ulteriori debiti per la realizzazione del nuovo locale, dovetti inventarmi soluzioni innovative e di poco costo\u00a0per l\u2019arredamento. Per l\u2019illuminazione puntai a inserire delle lampadine all\u2019interno dei <strong>gusci delle noci da cocco <\/strong>appesi al\u00a0soffitto.<\/p>\n<p>Sopra l\u2019orchestra feci sistemare una <strong>tendina circolare in raffia<\/strong>, mentre altre zone furono <strong>decorate con bamb\u00f9<\/strong>. Realizzai inoltre personalmente <strong>enormi mascheroni in stile africano <\/strong>da appendere alle pareti, alternandoli con <strong>quadri da me dipinti <\/strong>raffiguranti scene di balletti africani.<\/p>\n<p>Una scelta che il pubblico grad\u00ec ampiamente, spingendomi a un passo ulteriore: <strong>attrezzare il locale con una cucina <\/strong>per adibirlo a ristorante. Non solo, decisi anche di proporre la <strong>pizza <\/strong>che, all\u2019epoca, in provincia era una cosa pressoch\u00e9 sconosciuta. Avendo difficolt\u00e0 a trovare un <strong>forno a legna<\/strong>, mi rivolsi a tre anziani artigiani di Buia che lavoravano per il museo di Aquileia. Su richiesta, realizzarono i radiali per un forno circolare. E anche questa mia idea si trasform\u00f2 in realt\u00e0.<\/p>\n<p>Inizialmente la pizza non ebbe successo, ma pian piano ne esplose il consumo. Per valorizzare il servizio ristorante, inoltre,\u00a0proposi anche il <strong>piatto di mezzanotte<\/strong>: una pastasciutta condita con sughi di mia invenzione. Cos\u00ec come di mia scelta erano le orchestre chiamate a esibirsi all\u2019Arenella. Una sera, mentre ascoltavo un complesso a Trieste, rimasi colpito da un giovane\u00a0mentre cantava una canzone: lo volli a tutti i costi nel mio locale. Il suo nome era <strong>Lorenzo Pilat<\/strong>.<\/p>\n<p>A Fiumicello cant\u00f2 per diversi anni, prima di affiancare Celentano e divenire per tutti Pilade.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-70869\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-Pista-1.jpg\" alt=\"\" width=\"761\" height=\"621\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-Pista-1.jpg 761w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-Pista-1-300x245.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 761px) 100vw, 761px\" \/><\/p>\n<p>Nel frattempo il mondo e la societ\u00e0 continuavano a evolversi, cos\u00ec anch\u2019io, negli anni \u201970, decisi di rivoluzionare il locale. Chiusi con la pizza, ormai inflazionata dalle numerose pizzerie sorte sul territorio, e puntai sulla <strong>cucina di pesce<\/strong>. Il forno continuai a utilizzarlo per gli arrosti e per cuocere il pane.<\/p>\n<p>Comprai anche un <strong>pianoforte<\/strong>, che posizionai proprio nel ristorante. Il <strong>banco bar <\/strong>venne completamente rinnovato, cos\u00ec come la sala da ballo arredata da box semicircolari imbottiti. Feci costruire\u00a0un <strong>palco girevole per l\u2019orchestra <\/strong>che, nella roteazione, si alternava con un disc jockey. L\u2019area centrale del locale dove in precedenza suonava l\u2019orchestra venne invece adibiti a <strong>pista da ballo<\/strong>, attorniata da vetrate che decorai personalmente con uccelli e fi ori, mentre sul soffitto feci realizzare dei rosoni illuminati.<\/p>\n<p>La mia passione per l\u2019arte, intanto, mi aveva riavvicinato alla pittura. Il locale era aperto dal venerd\u00ec alla domenica nei mesi invernali. Nel resto del tempo esponevo le mie opere in mostre in giro per l\u2019Italia e all\u2019estero. A Milano ebbi l\u2019occasione di esporre al \u201cDerby\u201d, famoso locale di cabaret, dove strinsi amicizia con il proprietario. Un legame che mi permise di portare all\u2019Arenella molti personaggi famosi che si esibivano nel suo locale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec a Fiumicello i venerd\u00ec sera videro arrivare artisti quali <strong>Silvan<\/strong>, <strong>Mike Bongiorno<\/strong>, <strong>Mauro Di Francesco<\/strong>, <strong>Ezio Greggio<\/strong>, <strong>Gerry Cal\u00e0<\/strong>, <strong>Lino Toff olo<\/strong>, <strong>Pippo Baudo<\/strong>, <strong>I Gatti di Vicolo dei Miracoli, Enrico Beruschi <\/strong>e molti altri. Incuriosita dalla fama crescente dell\u2019Arenella, una troupe cinematografica venne addirittura a girare diverse scene di un film di <strong>Fabio Testi<\/strong>.<\/p>\n<p>Intanto, la gestione del supermercato di mio fratello risult\u00f2 sempre meno redditizia: Tonino decise di affittarlo e torn\u00f2 a lavorare con me. Agli inizi degli anni \u201980 decisi di adibire a ristorante anche il primo piano della struttura, caratterizzandolo\u00a0con vetrate dipinte con lacca per le unghie, sedie in giunco e soffitto a quadroni con la stampa di un mio disegno plastificato.<\/p>\n<p>Nel frattempo con mio fratello la situazione andava degenerando. Tonino curava l\u2019aspetto amministrativo e i contatti con i fornitori, ma non condivideva il mio modo di gestire e di arredare il locale. Appariva chiara la sua voglia di gestirlo in proprio. Io ero stanco del clima che si era creato: la pittura mi dava sempre maggiori soddisfazioni, cos\u00ec andai da mia madre manifestando l\u2019intenzione di voler lasciare a Tonino la gestione del locale. Lei si mise a piangere, pregandomi di restare.<\/p>\n<p>Nel 1986 presi la decisione definitiva. Facemmo scambio di attivit\u00e0: Tonino mi pass\u00f2 il suo super mercato e io gli cedetti l\u2019Arenella, con immensa gioia di mio fratello. Infatti diede subito il via alla trasformazione in un locale secondo le sue idee e il suo gusto. L\u2019Arenella venne completamente trasformato. In poco tempo fu spogliato di tutto ci\u00f2 che io avevo creato e inventato: non gli vennero tolti solo gli arredi e i mobili, gli venne tolta l\u2019anima.<\/p>\n<p>Divent\u00f2 un locale completamente diverso, destinato a subire un lento ma inesorabile declino che lo port\u00f2 alla chiusura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1960 apr\u00ec a Fiumicello &#8220;L&#8217;Arenella&#8221;, un locale che negli anni avrebbe ospitato grandi nomi dello spettacolo italiano, come Pippo Baudo e Mike Bongiorno. Dalle scelte futuristiche per l\u2019epoca alla sua controversa chiusura: il suo ideatore e fondatore ripercorre un\u2019epopea lunga 25 anni<\/p>\n","protected":false},"author":41,"featured_media":70870,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[""],"dwc-content":[""],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[3683,393],"class_list":["post-28873","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo","tag-arenella","tag-fiumicello"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1.jpg",1366,945,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1.jpg",1366,945,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1.jpg",1366,945,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-150x150.jpg",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-300x208.jpg",300,208,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-1024x708.jpg",640,443,true],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-300x300.jpg",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-500x500.jpg",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-474x324.jpg",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-391x260.jpg",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-300x400.jpg",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1.jpg",1366,945,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1.jpg",1366,945,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-1280x720.jpg",1280,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-1024x708.jpg",1024,708,true],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-720x380.jpg",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-250x210.jpg",250,210,true],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Arenella-decorazioni-sala-.1-272x182.jpg",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Ivan Bidoli","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/ivan-bidoli\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Nel 1960 apr\u00ec a Fiumicello \"L'Arenella\", un locale che negli anni avrebbe ospitato grandi nomi dello spettacolo italiano, come Pippo Baudo e Mike Bongiorno. 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