{"id":28756,"date":"2019-01-17T00:00:00","date_gmt":"2019-01-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=28756"},"modified":"2019-01-17T00:00:00","modified_gmt":"2019-01-16T23:00:00","slug":"la-moda-e-lo-stile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/la-moda-e-lo-stile\/","title":{"rendered":"La moda e lo stile"},"content":{"rendered":"<p>Plasma le sete e i tessuti come uno scultore plasma il marmo, il metallo e il legno. Progetta abiti come un architetto d\u00e0 forma a volumi, linee e spazi. Lo stile di <strong>Roberto Capucci<\/strong>, sulla scena della moda mondiale dagli anni Cinquanta a oggi, ha una cifra inconfondibile: un mosaico di colori puri che danno vita a strutture di bellezza. I suoi abiti sono templi costruiti per esaltare il<\/p>\n<p>corpo della donna, in un\u2019esplosione di creativit\u00e0 fantastica e di energia onirica. Roberto Capucci \u00e8 uomo di grande raffinatezza, cortesia e gentilezza. Rigoroso nei suoi valori, ama la bellezza e la cultura, sottraendosi da sempre al clamore dei media a caccia di scandali ed eccessi. Un gentiluomo che nel mondo della moda ha sempre scelto di non assecondare la moda.<\/p>\n<p>Capucci dal 2004 ha un rapporto intenso con il Friuli Venezia Giulia tanto da scegliere <strong>Villa Manin di Passariano <\/strong>quale sede della Fondazione che porta il suo nome, realt\u00e0 nata nel 2005 e la cui direzione \u00e8 affidata sin dagli esordi a <strong>Enrico Minio Capucci<\/strong>.<\/p>\n<p>Nella dimora dei Dogi \u00e8 infatti conservato, catalogato e studiato il patrimonio degli abiti che sono stati esposti nei musei di arte antica e contemporanea italiana e del mondo, assieme ai disegni originali delle creazioni, materiale fotografico, video e\u00a0tanta documentazione che, debitamente catalogata, pu\u00f2 essere facilmente consultabile.<\/p>\n<p><strong>Maestro Capucci, come \u00e8 nato questo amore per il Friuli Venezia Giulia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl rapporto \u00e8 iniziato grazie all\u2019incontro con Raffaella Sgubin, all\u2019epoca soprintendente dei Musei provinciali di Gorizia e curatrice della grande mostra personale allestita nel 2004 a Palazzo Attems. Per la prima volta ho scoperto questa parte d\u2019Italia cos\u00ec affine alla mia sensibilit\u00e0, cos\u00ec diversa da Roma e da altri paesi dove avevo esposto le mie creazioni. Nelle fasi di\u00a0allestimento ho incontrato e apprezzato l\u2019atmosfera di queste terre interessanti e belle. Avevo lavorato a Venezia, Vienna, Graz e successivamente Lubiana, ma non immaginavo di scoprire un contesto tanto ricco e multiculturale nella sua variet\u00e0 mitteleuropea\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Negli anni Sessanta conobbe uno degli intellettuali pi\u00f9 geniali, anticipatore inascoltato, amato e contestato con radici friulane: Pier Paolo Pasolini.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abHo disegnato gli abiti del film <em>Teorema<\/em>, in particolare per i protagonisti Silvana Mangano e Terence Henry Stamp. Pasolini mi disse: \u201cVesti il protagonista maschile con i golf di cachemire e i pantaloni che porti tu\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come fu l\u2019incontro con Pasolini?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuando seppi che mi voleva conoscere ero felice; era di poche parole, poche ma in grado di spiegare tutto. Affascinante e cortese, era incredibilmente facile innamorarsi della sua gentilezza. Soprattutto questo incontro fu l\u2019occasione, che da tempo desideravo, di vestire la signora Mangano, una donna semplicissima e di gran classe, incredibilmente raffinata e elegante, molto pi\u00f9 bella dal vivo che sullo schermo. Una principessa di rango\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come furono i vostri rapporti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAll\u2019inizio gelidi, essendo entrambi poco loquaci. Le prove si svolgevano in silenzio. Lo dissi a Pasolini che mi sugger\u00ec di essere io il primo a rompere il ghiaccio.\u00a0 Cos\u00ec feci e scoprii una donna straordinaria con la quale nacque una profonda amicizia, proseguita anche successivamente al film. Dopo di lei non volli vestire pi\u00f9 alcuna attrice. Lo considero il mio apice\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che effetto le fa essere ancora considerato il Maestro della moda internazionale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel lavoro non sento alcun peso. Sono nato con la gioia di creare e lavorare, lo faccio da 70 anni. Vivo per disegnare, sognare e realizzare i miei sogni. Non mi sono mai curato delle cose inutili. Mi affascina accogliere gli aspetti interessanti del mondo, della natura, della cultura. Amo la bellezza, la mia vita \u00e8 stata sempre una tensione verso il bello che \u00e8 equilibrio e forza. Siamo un Paese che ha un patrimonio unico di bellezza. Nessun altro pu\u00f2 vantare il nostro numero di artisti, scultori e \u00a0architetti. Eppure guardi cosa accade: in Francia per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci organizzeranno grandi mostre e noi niente. Vede la differenza?\u00bb<\/p>\n<p><strong>Nella fase creativa prende spunto dalla forma o dal tessuto per dare vita a un abito-scultura?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuando creo mi concentro sul disegno geometrico, scultoreo, architettonico e solo in un secondo momento scelgo il tessuto che sempre \u00e8 a tinta unita. Questa impostazione deriva dalla mia formazione. Sono entrato nel mondo della moda con un concetto diverso rispetto agli altri. Avendo frequentato prima il liceo artistico e poi l\u2019accademia di belle arti la mia impostazione \u00e8 artistico-accademica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Creare un abito di alta moda per valorizzare e rendere unica una donna passer\u00e0 mai di moda?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCi sono le donne che desiderano, vogliono e decidono una cosa particolare, esclusiva. Un abito su misura perfetto, pensato per esaltarne la bellezza ma anche la personalit\u00e0 \u00e8 destinato a durare oltre le mode\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I suoi abiti non sono facili da indossare&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abVero, non possono essere indossati da tutte. Sono pensati non solo per vestirle ma per interpretarle e suscitarne rispetto e ammirazione. Sono dunque destinati a creature dalla personalit\u00e0 e dal temperamento decisi. Per donne quindi che li sanno portare, ma non ne sono portate\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa pensa del <\/strong><strong><em>fashion business <\/em><\/strong><strong>di oggi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTroppa pubblicit\u00e0! Oggi va di moda ci\u00f2 che fa scalpore. La gente ama la follia. Un vestito \u00e8 bello se strambo, mentre una linea elegante ed equilibrata viene ignorata. I giornali e le riviste si occupano della parte meno affascinante e nobile della moda. Le notizie sono gridate, mentre il lettore e il compratore dovrebbero essere educati. \u00c8 un mondo fatto di impicci e stracci, fuori dalla mia cultura e dal mio modo di vedere il lavoro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il suo \u00e8 dunque un giudizio negativo\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn \u201cnon giudizio\u201d, in quanto troppo lontano da me. Certo che oggi la moda \u00e8 specchio dei tempi, interpreta una politica al ribasso. Guardi ad esempio i pantaloni rotti portati da ragazzi e signore: nessun buongusto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le donne che ha vestito con maggiore soddisfazione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono tante: dalla principessa Pallavicini alla deliziosa Levi Montalcini, dalla spiritosa Franca Valeri a Gloria Swanson e Marylin Monroe, senza dimenticare\u00a0 Doris Duranti e Elisa Cegani e tante altre. Tutte donne per le quali ho scelto i colori, le linee, i tessuti pi\u00f9 adatti a esaltarne bellezza e personalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La sua \u00e8 una creativit\u00e0 senza sregolatezza, fatto raro nel mondo della moda.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abConfesso sono un uomo di regole, non fumo, non bevo e non faccio uso di droghe. Sono rigoroso e mi fa piacere arrivare sempre in largo anticipo a un appuntamento. Sono ordinato. Magari noioso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ama la musica e la natura: quali sono le sue letture preferite?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi piace leggere le biografie serie e documentate dei grandi uomini e donne. Al momento sto leggendo quella di Ovidio, molto affascinante, uno spunto nato dalla visita della mostra allestita in questi mesi alle Scuderie del Quirinale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ha pi\u00f9 volte affermato che per lei la natura \u00e8 fonte di ispirazione.<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 vero, la natura \u00e8 affascinante. La bellezza dei fiori, le loro forme e i loro colori sono cos\u00ec perfetti e mi riempiono di stupore. Non mi curo delle cose inutili ma di ogni forma d\u2019arte che tiene lontana dalle cose brutte. Oggi manca nella vita la bellezza che \u00e8 ci\u00f2 che per me conta e cerco\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le sue creazioni sono state esposte in musei importanti e di lei hanno scritto esperti del settore e giornalisti. Ultimi in ordine di tempo il volume <\/strong><strong><em>Roberto Capucci. Lo scultore della seta <\/em><\/strong><strong>e il catalogo della mostra di Gorizia <\/strong><strong><em>L\u2019atelier dei Fiori.\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Gli abiti di Roberto Capucci incontrano le immagini di Massimo Gardone<\/em><\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDue volumi importanti. Il primo, curato dal giornalista del <em>Corriere della Sera <\/em>e scrittore Gian Luca Bauzano, analizza la storia delle mie creazioni che sono state esposte fra l\u2019altro alla Galleria Nazionale di Arte moderna di Roma, a Palazzo Strozzi a Firenze, ma anche al Kunsthistorisches Museum di Vienna e alla Biennale d\u2019Arte di Venezia. Due volumi davvero ben riusciti con immagini stupende. \u00c8 stato per me un piacere partecipare alle loro presentazioni a Milano e al museo della Moda di Borgo Castello a Gorizia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i suoi progetti per il futuro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abContinuare a creare e lavorare. Ogni giorno disegno e mi sento bene, sereno e felice di non aver avuto paura delle mie scelte, di aver detto anche molti no, magari a clienti importanti con le quali non mi sentivo in sintonia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019atelier dei fiori &#8211; Gli abiti di Roberto Capucci incontrano le immagini di Massimo Gardone <\/em><\/strong>La mostra nasce dall\u2019incontro tra i fiori eterei del fotografo Massimo Gardone e quelli materici del maitre couturier Roberto Capucci, serici velluti, rasi e taffetas. Un incontro casuale di sensibilit\u00e0 artistiche molto affini, di linguaggi diversi a confronto. Il tutto in un\u2019inattesa e sorprendente armonia.<\/p>\n<p>Visitabile fino al 14 febbraio 2019. Museo della Moda e delle Arti Applicate \u2013 Borgo Castello 13 \u2013 Gorizia.<\/p>\n<p><strong><em>Apertura<\/em><\/strong>: da marted\u00ec a domenica dalle 9 alle 19; Chiuso il luned\u00ec. <strong><em>Organizzato da<\/em><\/strong>: ERPAC &#8211; Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia Telefono 0481 533926 \/ 0481 530382 &#8211; <a href=\"http:\/\/www.musei.regione.fvg.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.musei.regione.fvg.it<\/a> email: musei.erpac@regione.fvg.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roberto Capucci<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":28757,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-28756","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",750,481,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",750,481,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",750,481,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1-300x192.webp",300,192,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",640,410,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",300,192,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",500,321,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",474,304,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",391,251,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",300,192,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",750,481,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",750,481,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",750,481,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",750,481,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1.webp",250,160,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/28035-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Roberto Capucci","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28756","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28756"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28756\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/28757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28756"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28756"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28756"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}