{"id":27573,"date":"2018-11-12T00:00:00","date_gmt":"2018-11-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27573"},"modified":"2018-11-12T00:00:00","modified_gmt":"2018-11-11T23:00:00","slug":"una-vita-sul-palcoscenico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/una-vita-sul-palcoscenico\/","title":{"rendered":"Una vita sul palcoscenico"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nevio Scaramuzza, attore, cantante, uomo di spettacolo: lei come si definirebbe?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOggi a 67 anni potrei definirmi un dilettante uomo di spettacolo e cantante per esigenze di copione nel variet\u00e0 o per i testi teatrali che contenevano il canto, con o senza l\u2019accompagnamento musicale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il suo nome \u00e8 legato al mondo del teatro a Grado. Come \u00e8 iniziata questa storia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa formazione intellettuale \u00e8 iniziata all\u2019oratorio dove ho scoperto di essere portato a prediligere la cultura nelle varie espressioni, mentre diversi amici si cimentavano nello sport. Ho avuto la fortuna di condividere con persone eccezionali un decennio, tra il 1970 e il 1980, vissuto trasversalmente tra il teatro (il Piccolo Teatro Citt\u00e0 di Grado) e il folk cabaret, frequentando con tanto di contratto i night club di mezza regione e del Veneto. Nelle pieghe del teatro succede che i pi\u00f9 vispi, o forse i pi\u00f9 folli della compagnia, si incontrano per formare un duo cabarettistico, come andava di moda a quel tempo; io ero io e lui era Giglio Boemo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa rappresenta per lei il teatro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl teatro produce nei miei sentimenti una sorta di poliedricit\u00e0, in certi casi buona in altri meno. Ogni volta che sali su un palcoscenico senti la tremarella, termometro che misura il gradiente del pubblico nei tuoi confronti. Il pubblico non sempre \u00e8 paziente e tollerante se qualcosa non lo soddisfa, i fischi ne sono il segnale\u2026 Allo stesso tempo il calore e la gratificazione che il pubblico trasmette con l\u2019applauso finale non ha metro di paragone\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oltre a Giglio Boemo quali sono stati i compagni di viaggio nella sua avventura artistica?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019elenco sarebbe nutrito, anche se una gran parte di loro non \u00e8 pi\u00f9 tra noi. Li cito in ordine sparso: Dino Facchinetti, Ferruccio Tognon, Tullio Svettini, Giovanni Marchesan (Stiata), Monica Maran e la sua Compagnia Teatro della Mandragola. Spero di non aver scordato nessuno\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Grado e i gradesi come hanno accolto i vostri spettacoli?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPrima di noi alcuni intellettuali di paese negli anni 60 fondarono la Compagnia \u201cPiccolo Teatro Citt\u00e0 di Grado\u201d che andava a sostituire la vecchia Compagnia filodrammatica, che alla domenica riempiva la casa GIL (giovent\u00f9 italiana del littorio) per un sano divertimento famigliare. Bisognava strutturare una compagnia che sostituendo le scenette con il teatro, quello vero, facesse maturare cultura e sensibilit\u00e0 Lo scopo era avvicinare i giovani e meno giovani al teatro e, magari, scoprire i talenti per le giuste promozioni. La cultura gradese in fatto di testi teatrali non possedeva niente di speciale da teatralizzare e cos\u00ec i testi utilizzati erano in lingua, aprirono la stagione delle tragedie greche, divenendo un teatro di nicchia per la scarsa partecipazione di pubblico. Poi la svolta con il teatro dialettale e la partecipazione dell\u2019amico Giglio hanno fatto s\u00ec che le sale si tornassero a riempire. Gran parte dei testi erano in lingua gradese\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tra gli spettacoli messi in scena a quale \u00e8 principalmente legato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDovendo sceglierne uno, cito <em>I mamuli del \u201823<\/em>. Ambientato in un\u2019osteria di paese dove un giorno entra un forestiero per chiedere notizie di una persona di cui ha perso le tracce durante la guerra. Se ci fosse la possibilit\u00e0 lo rimetterei in scena; ma forse \u00e8 destino che rimanga un sogno nel cassetto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fare teatro in lingua gradese significa non solo diffondere la cultura, ma anche continuare a studiarla. Da questo punto di vista come si pongono le giovani generazioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQualsiasi sia la forma artistica, fare teatro significa approfondire argomenti, associarli a una trama, scrivere un testo, una scenografi a, una \u201ccolonna sonora\u201d. Stilare il copione per la prima lettura, per il \u201cs\u00ec piace\u201d o \u201cno, non piace\u201d. Quindi passare allo studio a memoria della parte assegnata, poi le prove finch\u00e9 si va in scena. Credo che i giovani sensibili alla tecnologia potrebbero saltare certi passaggi della scaletta appena descritta. Non \u00e8 facile far tutto ci\u00f2 con la passione che noi abbiamo profuso. Ma una cosa la si potrebbe fare: un laboratorio teatrale che avvicini i giovani al teatro, poich\u00e9 non tutti diventano noti giocatori di calcio o di pallacanestro. Sarebbe positivo l\u2019impegno di enti e associazioni che sostenessero una bozza di progetto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dai tempi in cui lei ha iniziato ai giorni nostri, come si \u00e8 evoluto il teatro a Grado?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi piacerebbe rappresentare con un diagramma l\u2019involuzione della produzione teatrale&#8230; I valori di un tempo sono sbiaditi e tanti sono partiti per l\u2019ultimo viaggio. L\u2019attrazione del pubblico non c\u2019\u00e9, le compagnie teatrali amatoriali \u2013 se sono ancora in piedi \u2013 sono prive di prime donne. Il tracciato \u00e8 depresso, eppure abbiamo conosciuto annate di grande partecipazione. Credo\u00a0che ognuno dei sopravvissuti abbia scelto di fare spettacolo in autonomia onde evitare di inciampare nella burocrazia e nella modesta verve teatrale stanca, senza ricambi, complice la sordit\u00e0 degli enti pubblici, ma anche dei privati\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non solo teatro: lei di recente ha vinto pi\u00f9 volte il Festival della Canzone Gradese. Il suo legame con la musica quando \u00e8 nato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDa fanciullo sono stato introdotto nel gruppo di canto della chiesa. \u00c8 stato un prete con la passione per la musica a orientarci al canto corale di brani musicali, compreso \u201cl\u2019<em>usualis<\/em>\u201d gregoriano. Negli anni mi sono sempre interessato di canto e di canzoni, fi no a quando mio cognato Gianni, appassionato di musica, ha ridestato in me, in et\u00e0 matura, quel bagaglio culturale vissuto in cinquant\u2019anni. Cos\u00ec ho provato a scrivere un testo che Gianni ha musicato: \u00e8 nata una canzone allegra che, presentata al Festival della Canzone Gradese, ne \u00e8 uscita vincitrice\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Teatro gradese e canzone gradese: a suo avviso chi dei due gode di migliore salute?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOgni inizio anno al termine del festival girano voci che, viste le difficolt\u00e0, si \u00e8 trattata dell\u2019ultima edizione. Io non credo possa finire cos\u00ec; piuttosto i due\u00a0 eventi capisaldi della cultura e della tradizione dovrebbero sottoporsi a un lifting di ammodernamento. Bisogna sperimentare nuove espressioni artistiche e sviluppare idee che possano varcare il ponte e portare gli spettacoli nelle sale della bassa, coniugando la narrativa pubblicata da autori giovani, gradesi e non, dove i giovani sono capaci di sorprenderci. Lasciamo loro lo spazio che abusivamente noi occupiamo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i prossimi progetti di Nevio Scaramuzza?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019approccio con la post modernit\u00e0 mi ha fatto conoscere aspetti che ritengo innovativi. Riprendendo lo spettacolo <em>Una cartolina da Grado<\/em>, ho realizzato un mix tra tecnologia e attualit\u00e0, in un copione in cui il <em>Tramp-olin <\/em>di Grado dialoga in collegamento con New York, terra \u201c<em>del Tramp<\/em>\u201d. Ora sto cercando qualcuno che sia disposto ad aiutarmi nell\u2019impianto scenografico. Per il resto, mi piacerebbe dedicarmi alla consulenza culturale, per riprendere temi abbandonati ma che la nostra isola sa ben sciorinare\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nevio Scaramuzza<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":27574,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-27573","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",750,536,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",750,536,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",750,536,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1-300x214.webp",300,214,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",640,457,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",300,214,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",500,357,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",453,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",364,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",300,214,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",750,536,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",750,536,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",750,536,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",750,536,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1.webp",250,179,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27391-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Claudio Pizzin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/pizzin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Nevio Scaramuzza","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27573","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27573"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27573\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27574"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27573"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27573"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27573"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}