{"id":27544,"date":"2018-11-07T00:00:00","date_gmt":"2018-11-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27544"},"modified":"2018-11-07T00:00:00","modified_gmt":"2018-11-06T23:00:00","slug":"lo-scrigno-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/lo-scrigno-della-storia\/","title":{"rendered":"Lo scrigno della storia"},"content":{"rendered":"<p>A <strong>Gorizia<\/strong>, immerso nel verde di un magnifico parco, sorge <strong>Palazzo Coronini Cronberg<\/strong>. Un gioiello architettonico, uno scrigno che custodisce un tesoro accumulato nei secoli da generazioni di nobili goriziani ed europei. Entriamo alla sua scoperta con <strong>Cristina Bragaglia Venuti<\/strong>, responsabile dell\u2019attivit\u00e0 della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg Onlus e curatrice della mostra <em>L\u2019eredit\u00e0 russa dei Conti Coronini<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nata la Fondazione e quali sono i suoi compiti statutari?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa Fondazione \u00e8 un ente morale nato nel 1990 per disposizione testamentaria del conte Guglielmo Coronini Cronberg (1905-1990), ultimo discendente della nobile famiglia goriziana, con lo scopo di conservare, valorizzare e rendere accessibile a tutti il suo immenso patrimonio, a cominciare dal Palazzo trasformato in un museo, e dal parco, entrambi aperti al pubblico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Chi sono i componenti del curatorio che la gestisce e programma l\u2019attivit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSecondo quanto indicato nel testamento del conte ne fanno parte di diritto per la durata del loro incarico il sindaco di Gorizia, il soprintendente per il Ministero dei Beni Culturali per archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, l\u2019assessore regionale alla cultura, i direttori della Biblioteca Statale Isontina e dei Musei Provinciali. A loro si aggiungono quattro esperti nel campo storico artistico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggetti preziosi e legami di sangue sono il filo rosso dell\u2019esposizione <\/strong><strong><em>L\u2019eredit\u00e0 russa dei Conti Coronini<\/em><\/strong><strong>. Cosa racconta questa narrazione senza confini in forma di mostra?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSvela la straordinaria consistenza dell\u2019eredit\u00e0 che, nel 1913, il conte Eduard Cassini, ciambellano e maestro di cerimonie alla corte degli ultimi zar, lasci\u00f2 alla nipote Olga Westphalen F\u00fcrstenberg, madre del conte Guglielmo. Attraverso opere d\u2019arte, documenti, fotografie e oggetti preziosi sono narrati i momenti salienti di un racconto iniziato alla fine del \u2019700, quando il conte piemontese Vittorio Gioacchino Capizzucchi Cassini di Strada decise di arruolarsi nell\u2019esercito del grande impero russo di Caterina II. Da quel momento, per ben tre generazioni, i conti Cassini rimasero al servizio degli zar, ricoprendo importanti\u00a0incarichi come diplomatici o funzionari di corte, incrociando sul loro cammino papi, imperatori e presidenti, da Napoleone Bonaparte a Jacqueline Kennedy. Alle loro vicende si intrecciano quelle delle prestigiose famiglie russe Bibikov, Beketov e Ku\u0161nikov, da cui discendeva Zo\u00e9 Bibikova (1840-1907), la moglie di Eduard Cassini, alla quale apparteneva in realt\u00e0 il cospicuo patrimonio ereditato da Olga e oggi patrimonio della Fondazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 la curatrice della mostra e responsabile dell\u2019attivit\u00e0 della Fondazione: ci accompagna in una visita virtuale nelle sale espositive e nel Palazzo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa nostra visita inizia nelle sale delle Scuderie, oggi spazi espositivi, book-shop e biglietteria. Qui fotografie e documenti raccontano la storia della famiglia Cassini. Dopo aver fatto la conoscenza con questi importanti antenati del conte Coronini possiamo proseguire poi all\u2019interno del Palazzo che fu la sua casa fino alla morte avvenuta a Vienna. Nelle sale al piano terra, in una sorta di piccola sala del tesoro, sono esposti gli oggetti pi\u00f9 preziosi dell\u2019eredit\u00e0 russa: argenti, gioielli, portasigarette e icone. Una testimonianza della raffinatezza e abilit\u00e0 tecnica di una produzione artigianale di altissima qualit\u00e0 che, grazie a maestri del calibro di Faberg\u00e9, nell\u2019800 si fece apprezzare in tutta Europa. Turchesi, diamanti, perle e cammei incastonati in spille, bracciali e collane testimoniano le principali tendenze della gioielleria dell\u2019epoca, dallo stile neorococ\u00f2 al gusto per le forme della natura fino all\u2019Art Nouveau\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Esposti anche oggetti per l\u2019allestimento di banchetti e tavole per occasioni speciali. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo scelto di esporre anche manufatti a smalto e a niello, realizzati con tecniche diverse. Il sapiente uso del cesello ha prodotto oggetti da tavola che, nelle forme e nei decori, si richiamano a uno \u201cstile russo\u201d, ispirato alle tradizioni popolari, agli umili oggetti della vita quotidiana e a un repertorio decorativo ricavato dagli antichi manufatti russi del XVI e del XVII secolo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La mostra \u00e8 stata l\u2019occasione anche per scoprire e capire l\u2019origine di alcuni oggetti\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abStudiando e confrontando abbiamo scoperto come anche molte delle opere d\u2019arte e degli arredi, che siamo abituati a vedere nei suggestivi ambienti arredati dal conte Coronini, abbiano in realt\u00e0 un\u2019origine russa ma non solo. Si tratta di un viaggio dai pregevoli dipinti olandesi al busto di Napoleone Bonaparte, dalle settecentesche vedute di Napoli al servizio da scrittura in malachite. Quasi ogni stanza del Palazzo conserva in maniera indelebile una traccia della straordinaria ricchezza del lascito Cassini e del gusto del Conte\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono alcuni degli oggetti pi\u00f9 pregevoli ai quali \u00e8 stato riservato un posto d\u2019onore?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono molti i pezzi unici e preziosi, alcuni dei quali mai visti prima. Fra questi una preziosissima balza in pizzo francese del Settecento, lunga cinque metri, esposta nel salone centrale, o la spettacolare etag\u00e8re con specchiera in legno dorato e porcellana, restaurata per l\u2019occasione grazie ai proventi raccolti con il progetto de \u201cIl Panettone del conte\u201d e al sostegno del Lions Club Gorizia Host\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono gli altri tesori della Fondazione che attendono di essere scoperti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLe collezioni Coronini comprendono una straordinaria variet\u00e0 di oggetti, molti dei quali non sono mai stati esposti al pubblico o lo sono stati solo in parte. Senza contare i dipinti, le sculture e i mobili custoditi nei depositi, possiamo ricordare le stampe, tra cui pregevoli esemplari del XVI, XVII e XVIII secolo, disegni, tra cui una significativa raccolta di opere del pittore neoclassico di origine goriziana Francesco Caucig, le monete e le medaglie, per finire con un interessante nucleo di opere orientali che comprende porcellane e stampe cinesi e giapponesi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i programmi per il 2019?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl prossimo anno abbiamo intenzione di far scoprire un\u2019altra sezione delle collezioni Coronini che non \u00e8 stata ancora studiata e valorizzata appieno: quella dei tessili e dell\u2019abbigliamento. La mostra, che verr\u00e0 inaugurata in primavera, sar\u00e0 dedicata agli accessori della moda. Se oggi infatti gli accessori sono considerati essenziali, quasi pi\u00f9 dell\u2019abito stesso, perch\u00e9 sono il mezzo attraverso cui una persona esprime la propria personalit\u00e0 o il proprio stato d\u2019animo, altrettanto importante fu il loro ruolo nei secoli passati. Ogni epoca ebbe i propri \u201cfronzoli\u201d che ne caratterizzarono il gusto e lo stile. Per questo un\u2019analisi dei diversi oggetti che nel corso del tempo furono considerati un indispensabile completamento dell\u2019abbigliamento, le loro caratteristiche, i loro materiali, pu\u00f2 aiutare, al di l\u00e0 della loro apparente futilit\u00e0, a conoscere la mentalit\u00e0 e le abitudini che connotavano un\u00a0determinato periodo storico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci pu\u00f2 anticipare quali accessori fashion si potranno ammirare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDa un lato gli accessori che si indossano, che si portano sul corpo insieme al vestito o sul vestito, come cappelli, guanti, scarpe, calze, ghette, ma anche bottoni e ancora cinture, scialli, merletti, pettini. Dall\u2019altro oggetti che si tengono in mano come borse, ventagli, bastoni da passeggio, fazzoletti, tabacchiere, portasigarette, etui (busta o astuccio, <em>ndr<\/em>) ma anche ninnoli oggi in disuso come boccette portasali e portaprofumo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggetti che ci faranno viaggiare in quali secoli?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUna variet\u00e0 di oggetti preziosi e curiosi giunti fino a noi per raccontarci la societ\u00e0 del XVIII e del XIX secolo, evidenziandone piccoli vizi e abitudini quotidiane, un tuffo a ritroso nel tempo dal forte impatto emotivo ed estetico ma anche con una spiccata valenza didattica\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>La mostra L\u2019eredit\u00e0 russa dei Conti Coronini rester\u00e0 aperta fino al 31 dicembre 2018. Ingresso \u20ac 5,00, ridotto \u20ac 3,00; orari di apertura sul sito <u><a href=\"http:\/\/www.coronini.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.coronini.it<\/a><\/u><\/em><\/p>\n<p><em>Visite guidate su prenotazioni per gruppi. Catalogo in mostra. Palazzo Coronini Cronberg, viale XX Settembre 14 &#8211; Gorizia.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristina Bragaglia Venuti<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":27545,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-27544","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",750,543,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",750,543,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",750,543,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1-300x217.webp",300,217,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",640,463,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",300,217,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",500,362,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",448,324,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",359,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",300,217,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",750,543,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",750,543,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",750,543,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",750,543,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1.webp",250,181,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/27325-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Margherita Reguitti","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/reguitti\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Cristina Bragaglia Venuti","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27544","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27544"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27544\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27545"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27544"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27544"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27544"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}