{"id":27370,"date":"2018-10-05T00:00:00","date_gmt":"2018-10-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27370"},"modified":"2018-10-05T00:00:00","modified_gmt":"2018-10-04T23:00:00","slug":"quanto-conta-la-morale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/quanto-conta-la-morale\/","title":{"rendered":"Quanto conta la morale?"},"content":{"rendered":"<p>Studenti che alzano le mani sui docenti. Genitori che aggrediscono i professori dei figli. Minorenni che lanciano uova contro una ragazza. Adolescenti che girano armati. Avvenimenti di aggressivit\u00e0 giovanile si verificano da sempre. Eppure la percezione comune (e non solo) \u00e8 che qualcosa negli anni sia peggiorato, qualcosa nel patto generazionale si sia rotto, qualcosa non funzioni pi\u00f9 come prima.<\/p>\n<p>Senza voler entrare in tutta l\u2019articolazione della questione \u2013 compito semplicemente impossibile \u2013 \u00e8 il caso di sottolinearne alcuni tratti. Innanzitutto una questione a monte: molti hanno smesso da tempo di credere che l\u2019educazione sia un fenomeno morale e che educare voglia dire anche formare ai valori morali.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un punto determinante. L\u2019educazione, infatti, si articola mediante un insieme di pratiche, rette da una comune intenzionalit\u00e0, che introduce un cucciolo d\u2019uomo alla realt\u00e0 e quindi anche a un determinato modo di vivere. Educare equivale a umanizzare, cio\u00e8 a favorire la crescita di quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 umano nell\u2019uomo. La pratica\u00a0educativa \u00e8 una pratica morale e forma a un modo etico di stare al mondo.<\/p>\n<p>A giustificare il nesso tra educazione e moralit\u00e0 vi \u00e8 un presupposto di ordine antropologico. Non esiste identit\u00e0 umana che non sia al tempo stesso un\u2019identit\u00e0 morale. La morale \u00e8 parte integrante e costitutiva dell\u2019identit\u00e0 della persona. Identit\u00e0 e moralit\u00e0 sono legate da una connessione inscindibile.<\/p>\n<p>La persona \u00e8 inevitabilmente, sempre e comunque, un soggetto morale, qualcuno che fa propria una visione del bene e del male, del giusto e dell\u2019ingiusto e soprattutto che mette in pratica uno stile di vita moralmente orientato. Infatti, ogni uomo porta con s\u00e9 una domanda, a cui cerca inesorabilmente di rispondere: \u00ab<em>Qual \u00e8 per me il modo\u00a0migliore di vivere?<\/em>\u00bb (Ch Taylor).<\/p>\n<p>Alla base dell\u2019identit\u00e0 personale e quindi della moralit\u00e0 vi \u00e8 il rapporto con l\u2019altro. L\u2019altro \u00e8 parte integrante della persona e questo legame \u00e8 costitutivo dell\u2019identit\u00e0. Senza l\u2019altro io non esisto. Senza l\u2019altro non esiste umanit\u00e0. Il rapporto con l\u2019altro \u00e8 la via principale di conoscenza di s\u00e9, di accesso a s\u00e9, di costruzione di s\u00e9.<\/p>\n<p>Una delle chiavi di accesso all\u2019altro e quindi a se stessi \u00e8 l\u2019empatia. L\u2019empatia \u00e8 quell\u2019atto che ci permette di percepire la presenza di un\u2019altra persona diversa da noi e simile a noi. Quest\u2019atto ci consente di percepire l\u2019evidenza della presenza dell\u2019altro (E. Stein), come di una persona dotata di un mondo esteriore e interiore come lo siamo noi e, in ultima analisi, di cogliere il suo valore intrinseco, pari al nostro. Di pi\u00f9, \u00e8 proprio sperimentando i rapporti empatici che capiamo come senza l\u2019altro noi non siamo noi stessi e che, in qualche modo, il rapporto con l\u2019altro ci rende maggiormente noi stessi, ossia potenzia la nostra umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 vero, la portata educativa dell\u2019empatia \u00e8 decisiva. Se l\u2019empatia rappresenta una speciale porta di accesso al mondo dell\u2019altro e quindi al nostro, \u00e8 chiaro che lo sviluppo di questa capacit\u00e0 favorisce la maturazione di una personalit\u00e0 eticamente pi\u00f9 solida, maggiormente capace di rispettare l\u2019altro e se stessa.<\/p>\n<p>L\u2019empatia si qualifica per il riconoscimento del mondo dell\u2019altro e, in particolare, del suo mondo emotivo e affettivo. Riconoscere gli stati d\u2019animo che l\u2019altro prova vuol dire non minimizzarli o, peggio ancora, negarli. Vuol dire dare ad essi il giusto peso e saperli chiamare col nome corretto. Ma \u00e8 possibile educare alla competenza e a uno stile empatico? Di certo l\u2019adulto ha la possibilit\u00e0 di darne innanzitutto una opportuna testimonianza. Un genitore pu\u00f2 e deve ascoltare i figli, con attenzione e non in modo distratto. Chiedere loro cosa \u00e8 successo durante la giornata e cosa hanno provato, aiutandoli a esprimere pensieri e sentimenti, \u00e8 un modo per favorire la crescita del contatto col mondo interno proprio e quindi con quello altrui.<\/p>\n<p>Gli adulti stessi possono esprimere quello che hanno provato in certe situazioni. Chiaramente questo va calibrato a seconda dell\u2019et\u00e0, della maturit\u00e0 del figlio o del ragazzo e della situazione. Bisogna sempre evitare di trattare il bambino o il ragazzino come un adulto, cos\u00ec come \u00e8 opportuno evitare di trattarlo come un bambino quando \u00e8 adolescente. Raccontare che la vita al lavoro a volte \u00e8 molto soddisfacente ma a volte \u00e8 pesante pu\u00f2 essere opportuno.<\/p>\n<p>Dire che si \u00e8 stati in ansia perch\u00e9 il figlio non \u00e8 rientrato in orario e non era reperibile al cellulare oppure che si \u00e8 rimasti male di fronte a determinati comportamenti \u00e8 del tutto legittimo, sano e talvolta persino doveroso.<\/p>\n<p>E poi possono esprimere pensieri e sentimenti di fronte a episodi che riguardano altre persone. Raccontare la fatica che qualcuno ha dovuto sostenere\u00a0 per ottenere un risultato non semplice, la gioia che ha provato un amico alla nascita del figlio o il dolore provato a causa di ingiustizie subite, pu\u00f2 insegnare l\u2019arte di mettersi nei panni degli altri.<\/p>\n<p>Molti altri sono i canali che possono aiutare a far maturare lo spirito empatico. Si pensi alla lettura dei romanzi: Fedor Dostoevskij \u00e8 un autore finissimo nella lettura dell\u2019animo umano e della complessit\u00e0 delle situazioni morali. Oppure ai versi che Dante dedica alla donna di cui \u00e8 invaghito. Ma anche alla \u201cPiet\u00e0\u201d di Michelangelo: la madre che tiene tra le braccia il figlio, la sofferenza atroce che si fa vita per la redenzione. Senza dimenticare i film e i cartoni animati che parlano di affetti e di riconoscimento dell\u2019altro. Le occasioni per innescare processi di crescita empatica sono davvero infiniti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sempre facile costruire rapporti educativi. Eppure \u00e8 un processo affascinante e necessario, da affrontare se vogliamo tessere o ricucire un patto tra le generazioni che sia qualificato da valori che sappiano introdurre il cucciolo d\u2019uomo nella realt\u00e0 e aiutarlo a diventare adulto, cio\u00e8 libero e responsabile. L\u2019educazione a uno stile relazionale e sociale empatico potrebbe rappresentare una via di accesso preferenziale al mondo delle nuove\u00a0generazioni e soprattutto un sentiero opportuno per favorire la maturazione di personalit\u00e0 capaci di ascoltare gli altri e tessere rapporti interpersonali e sociali ispirati al rispetto del prossimo e, perch\u00e9 no, anche alla solidariet\u00e0 nei suoi confronti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Empatia ed educazione<\/p>\n","protected":false},"author":13,"featured_media":27371,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-27370","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26986-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Cristian Vecchiet","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/vecchiet\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Empatia ed educazione","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27370","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/13"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27370"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27370\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27371"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27370"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27370"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}