{"id":27308,"date":"2018-09-25T00:00:00","date_gmt":"2018-09-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/?p=27308"},"modified":"2018-09-25T00:00:00","modified_gmt":"2018-09-24T23:00:00","slug":"lanima-del-barco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/lanima-del-barco\/","title":{"rendered":"L&#8217;anima del barco"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019interno del suo studio al piano terra in Calle Corbatto a Grado Vecchia, <strong>Dino Facchinetti <\/strong>mi accoglie con un atteggiamento di iniziale diffidenza. Attorno a me quadri, sculture e oggetti trasmettono un senso di confusione creativa, catturando il mio sguardo da diverse angolazioni.<\/p>\n<p>\u00abNon rilascio interviste\u00bb. Il primo impatto con l\u2019artista svela subito il suo carattere: \u00abSono gli altri che devono parlare di me, non io\u00bb. Dino Facchinetti \u00e8 un uomo riflessivo e attento alle parole. Mi osserva. Poi all\u2019improvviso prende un foglio e una biro, e inizia a disegnare.<\/p>\n<p>\u00abQuesta \u00e8 Grado vista dall\u2019alto\u00bb. E per toglierla dall\u2019isolamento, traccia una linea che rappresenta la strada di collegamento tra l\u2019isola e la terra ferma. Di colpo i ruoli si invertono e, mentre continua a disegnare, inizia a pormi delle domande. \u00abCos\u2019\u00e8 questo?\u00bb, chiede indicandomi il disegno. Non mi faccio cogliere impreparato e rispondo subito: \u00abIl barco\u00bb. Una parola che nell\u2019arte e nella vita di Facchinetti rappresenta l\u2019alfa e l\u2019omega. Una storia iniziata diversi anni fa in quello stesso studio. Dove l\u2019artista, aprendo una finestra, ascolt\u00f2 le parole di un gradese ormai anziano di ritorno dall\u2019Argentina che diceva ai suoi amici:\u00a0\u201c<em>Bon \u00e0neme, \u2018desso me ve saludo, perch\u00e9 vogio \u2018nd\u00e0 a veghe che \u2018riva i barchi in porto!<\/em>\u201d (Amici, adesso vi saluto, perch\u00e9 voglio andare a vedere le barche che arrivano in porto).<\/p>\n<p>\u2018I barchi? El barco?\u2019: Facchinetti ricordava di averlo letto in alcune poesie di Biagio Marin, \u201cel barco\u201d al maschile, ma non gli aveva dato tanto peso; magari una licenza poetica. Ma sentire quell\u2019uomo tornato a Grado dopo 50 anni con in valigia questo dialetto antico lo aveva emozionato. \u201c<em>Vago e veghe i barchi!<\/em>\u201d, come se andasse a vedere la Madonna che appare.<\/p>\n<p>\u00abPer quell\u2019uomo \u2013 rammenta l\u2019artista \u2013 era qualcosa di veramente mirabile. E da allora mi rimase nell\u2019animo questa parola (<em>el barco, i barchi<\/em>), antica eppure cos\u00ec nuova, cos\u00ec fresca. Su quei bragozzi, su quelle barche grandi vivevano, stavano giornate fuori in mare, facevano figli, mettevano su famiglia\u2026 Era un\u2019isola di umanit\u00e0, contrassegnata da ogni sorta di fatiche, privazioni e rinunce, richieste dalla intransigente sopravvivenza\u00bb.<\/p>\n<p>Da questo episodio \u00e8 nato il <strong>progetto dell\u2019Isola-barco<\/strong>, anche perch\u00e9 vista dall\u2019alto l\u2019isola ricorda la forma di una \u201cgal\u00e8a veneta\u201d. E con questa chiave di lettura che Facchinetti traccia una determinata navigazione assieme al protagonista &#8211; Barco -: tra mistero e realt\u00e0 storico culturale con la curiosit\u00e0 dell\u2019archeologo, evidenziando il pensiero sul piano teorico-pratico per accostarsi \u201cin punta di piedi\u201d all\u2019anima del Barco.<\/p>\n<p>\u00abVedi, se tu oggi non fossi passato di qua, questo disegno l\u2019avrei finito senza portarti a conoscenza di un elemento importante: il linguaggio dei segni. Per\u00f2 come puoi notare anche questo lavoro porta in fede questo segno utilizzato tanti anni fa, attribuito alla mia famiglia (i Balansi). Un linguaggio unico, fatto da semplici intagli, tacche, che i pescatori gradesi, soprattutto di laguna, utilizzavano come primitivo elemento di riconoscimento e di appartenenza (caratteri grafici dell\u2019antico alfabeto germanico X-XII secolo)\u00bb.<\/p>\n<p>La personalit\u00e0 e il carattere dell\u2019artista mi riportano al presente del suo studio in Grado Vecchia. Mi fa vedere un contenitore con i trucioli dei suoi pastelli passati sotto il temperamatite; in un altro contenitore invece mi mostra le vecchie biro. Poi riprende il disegno, continuando a parlare.<\/p>\n<p>Inizio a scattare qualche foto. Dopo pochi scatti mi ferma: \u00abBasta foto, non ne voglio pi\u00f9\u00bb. Scambiamo ancora poche parole, \u00a0poi cala il silenzio. Lo sguardo di Facchinetti \u00e8 tornato fisso sul suo barco. Alla ricerca della sua parte pi\u00f9 recondita. Alla ricerca della sua anima.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Dino Facchinetti <\/strong>nasce a Grado nel 1946, dove tuttora vive e lavora in una delle calli che attraversano l\u2019antico castrum romano, tra le basiliche e il porto. L\u2019isola \u00e8 il punto di partenza di un itinerario artistico incominciato alla fine degli anni 60. Incontra giovanissimo il pittore Antonio Coceani e scopre \u201cdalla radice\u201d, facendone tesoro, il grande valore del disegno. Durante il servizio militare a Venezia fa conoscenza con il maestro Virgilio Guidi il cui insegnamento rafforza il suo desiderio di vivere d\u2019arte. Dopo il congedo dalla Marina Militare, \u201cl\u2019incontro\u201d con il poeta Biagio Marin: anche grazie a questo sodalizio umano e artistico, matura in Dino la volont\u00e0 che si fa ricerca espressiva nella pittura.<\/p>\n<p>Nel 1971 Facchinetti espone a Roma presentato in catalogo da Biagio Marin. A cavallo fra gli anni \u201870 e \u201980 Facchinetti collabora al \u201cPiccolo Teatro Citt\u00e0 di Grado\u201d come scenografo, ricercando nuovi spazi espressivi. Ha esposto in 5 istituti italiani di cultura: nel novembre 1974 a Stoccarda, nel 2003 a Zagabria, 2004 a Lubiana e 2005 a Spalato con una mostra itinerante, nel 2018 a Vienna. Schivo ad apparire, Facchinetti inventa un approccio originale alle sue mostre, ricercando ambienti desueti, che conservano l\u2019essenza \u00a0di tempi passati, come la Villa Matilde (dove espone nel 1981) e le Ville Bianchi (1985). Facchinetti ha dedicato tre importanti mostre all\u2019amico Biagio Marin: nel 1981, 1985 e nel marzo 1988, quest\u2019ultima intitolata \u201cAl queto svolo de \u2018na Vose\u201d. Nel 1989 il\u00a0Comune di Grado ospita al Palazzo Regionale dei Congressi una grande mostra antologica che Dino Facchinetti dedica \u201cA Grado e alla sua Gente\u201d. Nel 1991, ha l\u2019incarico dalla direzione della Cassa di Risparmio di Gorizia di realizzare nelle sedi di Grado e Monfalcone due opere di grandi dimensioni sul tema \u201cAmbiente e Poesia\u201d. In quello stesso anno viene commissionata all\u2019artista dal\u00a0Comune di Grado la realizzazione di una formella artistica in bronzo a tiratura limitata in onore del poeta Biagio Marin, del quale ricorreva il centenario della nascita. Nel 1995 Facchinetti d\u00e0 alle stampe un libro dedicato esclusivamente alle mani, \u201cLe Mani\u201d, testi di Renzo Sanson. Nel dicembre dello stesso anno, su invito dell\u2019amministrazione Comunale di Sauris i quarantacinque disegni delle \u00a0mani vengono esposti al Centro Etnografico. Nello stesso anno espone in Spagna su invito della <em>Caja Vital Kutxa <\/em>a Vitoria.<\/p>\n<p>Nel 2002 collabora con 23 tavole artistiche, esclusive, alla realizzazione del quinto volume della collana miti, fiabe e leggende del Friuli storico \u201cTere de Gravo e de Maran\u201d (Chiandetti editore, Udine).<\/p>\n<p>Nell\u2019ottobre 2003 nell\u2019ambito della terza edizione de \u201cla settimana della lingua italiana nel mondo\u201d, organizzata dalla Farnesina con l\u2019Accademia della Crusca, l\u2019Istituto Italiano di Cultura di Zagabria ospita la mostra itinerante di 40 opere di Dino Facchinetti dal titolo \u201dPiscator Nauta\u201d. Nel 2007 il Comune di Saint Vallery (Francia) ospita nella sale della Maison Henri IV, sotto la direzione di Martine Lannoy, una raccolta di ottanta opere dal titolo \u201cLa Musa mia arriva \u2026\u201d. Nel 2009 elabora il progetto per la realizzazione di un\u2019opera musiva di grandi dimensioni raffigurante \u201cel Barco\u201d. L\u2019opera, realizzata nella scuola di Mosaicisti di Spilimbergo da un gruppo di allievi con la supervisione degli insegnanti e la guida di Dino Facchinetti, sar\u00e0 collocata in un contesto storico e culturale dell\u2019Isola. Da sempre Facchinetti collabora con le scuole primarie e dell\u2019infanzia, offrendo disponibilit\u00e0 per incontri di studio e di ricerca tecnica, realizzando a fine anno l\u2019esposizione dei lavori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dino Facchinetti<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":27309,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[],"class_list":["post-27308","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-spettacolo"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",750,500,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",750,500,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",750,500,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",300,200,false],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",500,333,false],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",474,316,false],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",391,260,false],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",300,200,false],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",750,500,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",750,500,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",750,500,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",750,500,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/26845-1-272x182.webp",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"Claudio Pizzin","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/pizzin\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/cultura-e-spettacolo\/\" rel=\"category tag\">CULTURA&amp;SPETTACOLO<\/a>","rttpg_excerpt":"Dino Facchinetti","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27308","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27308"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27308\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27309"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27308"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27308"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}